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01.12.06

Indymedia chiude per ricominciare

[testo tratto dalla homepage di indymedia. Se non conoscete questo sito, con i suoi pregi e difetti, dateci un'occhiata. E magari estendete la curiosità alle edizioni straniere: non si hanno mai abbastanza occhi. mm]

Indymedia-Italia a 6 anni dalla sua nascita ha bisogno di ripensare il suo modo di essere media, e per farlo ha bisogno di silenzio, di tacere, ha bisogno di ripartire senza rete e di allargare la discussione a 360 gradi.

Indymedia è nata dalle strade e dalle piazze, luoghi che hanno trovato spazio sulle diverse parti del sito: il newswire, la colonna centrale, le categorie tematiche, i dossier. Ma anche il forum e le mailing-list.
Tutto ciò Indymedia lo ha fatto mantenendo sempre il suo essere network locale/globale che torna nelle strade e nelle piazze a chiudere il cerchio.

Col passare degli anni persone e strumenti sono entrati in conflitto, e il caso più emblematico è proprio il newswire, l'area a pubblicazione libera, diretta e senza filtri (concetti alla base dell'open publishing), intorno a cui si assiste a costanti polemiche su cosa viene nascosto e perché, sulla pubblicazione di foto e filmati che mostrano i visi delle persone, o dei loro dati personali.

Anche le mailing-list sono entrate in crisi, fra scarsa partecipazione e/o difficoltà nelle discussioni, e la ricerca del consenso, ovvero l'armonizzazione delle diverse posizioni e sfumature, è diventata sempre più difficile.

Tutto questo è oggetto di riflessione continua perché il senso critico impone di (ri)mettersi in discussione, sempre, ma il rumore di fondo è assordante e c'è bisogno di silenzio. In modo da poter ascoltare, osservare, valutare e concentrare le proprie energie sulle idee che altrimenti rischierebbero di restare sommerse. Il silenzio serve a questo, e di energie e idee, parliamone insieme, ripartendo da zero.

Indymedia-Italia chiude per ricominciare.

Pubblicato da Mauro Mongarli, il giorno e l'ora: 01.12.06 11:41

Interventi

Oh, una buona notizia: chiude.
Ma temo che: riaprirà. :-(((

Però per il momento gli si fa il funerale.
Potrei esternare un grido di sano giubilo.
Anzi, lo esterno: WOW.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 01.12.06 11:50

Mi incuriosisce il commento di Giuseppe Iannozzi: perché vuoi che chiuda un sito? Mi incuriosice anche perché qualcuno l'ha scritto per vibrisse: spero che chiuda; mi chiedo: se un sito non piace non è meglio non guardarlo, semplicemente? Perché il furore di chiudere?

Pubblicato da: mauro baldrati - 01.12.06 12:40

Mauro, arguisco che non conosci il sito in questione.

Il comunicato di "chiusura e ripartenza" è vago ed eufemistico, non rende minimamente l'idea della degenerazione e deboscia comunicativa in cui l'Indymedia italiano da tempo si crogiolava.

Il newswire era diventato nulla più che una piattaforma per la calunnia anonima e sistematica, per lo spam di insinuazioni e insulti, per l'accusa arbitraria e indimostrata ma ripetuta con ossessione sotto l'ombrello protettivo del "laissez faire". L'ultraliberismo sfrenato, l'assenza totale di limiti e tutele, l'accidia e l'inerzia di chi avrebbe dovuto vigilare, tutto questo era spacciato in modo roboante per libertà di parola. L'irresponsabilità nel portare avanti diffamazioni e delazioni era totale.

Chiunque abbia dato un'occhiata a quel newswire, ogni tanto, capisce di cosa parlo. Io sono stato accusato per mesi, per anni, da anonimi le cui calunnie non sono mai state rimosse, di avere un passato di frequentazioni ambigue in ambienti para-nazisti, e non sono il solo: il medesimo trattamento è stato riservato a Franco "Bifo" Berardi, per fare il primo nome che mi viene in mente. Di alcune persone sono stati resi pubblici indirizzi, numeri di telefono, luoghi di lavoro e itinerari di spostamento. Le reputazioni di persone appena morte sono state infangate tramite illazioni e dicerie. Tutto questo era sistematico, e non vi è ombra di autocritica in tal senso nei testi che annunciano la chiusura.

Ci vorrà qualche anno di distacco prima di riuscire a valutare i danni morali e politici causati da Indymedia in Italia: un medium che ha accelerato e inasprito ogni possibile scazzo fratricida all'interno dei movimenti, ha amplificato le dicerie più idiote, ha contribuito a isolare le persone e atomizzare le pratiche, ha fornito in continuazione pretesti alla destra più becera, ha dato un'immagine caricaturale di discussioni che altrove proseguivano sì con difficoltà ma almeno senza infamia.

Io sono profondamente rammaricato per l'occasione sprecata e le sinapsi gettate alle ortiche. Non gioisco, come invece fa Iannozzi, ma posso capire chi gioisce. Lo spettacolo era nauseante.

Pubblicato da: Wu Ming 1 - 01.12.06 13:10

a me non incuriosisce.

è vero: se un sito non piace, basta non guardarlo.
ma indymedia non è solo un sito "brutto" per me, è "brutto" per tutti. dico per tutti perché su indymedia, oltre alla promozione di attività illegali, sono stati pubblicati dati personali estorti illegalmente ad iscritti a movimenti politici di centrodestra, e sono stati pianificati prima e raccontati poi dei pestaggi a danno di ragazzi di azione giovani - questi fascisti!

Pubblicato da: carlo - 01.12.06 13:11

..non mancherà a nessuno tra coloro che hanno ancora un cuore e un cervello...
indymedia era il disumano, ributtante, estremismo. Delatorio, infantile, irresponsabile. Violento. Insomma: fascista. Autenticamente fascista (per la nota coincidentia oppositorum).
Davvero una bella notizia.

Pubblicato da: marco v - 01.12.06 14:27

Direi che Wu Ming 1 ha detto bene, anche se con un ritardo mostruoso. Un ritardo purtroppo che è comune a tante e tante menti.

Io posso dire che era diventato peggio di una betoniera, il rifugio per tutte le malelingue in Rete. Un vero e proprio LAGER in RETE.

Era ora che chiudesse.

Io gioisco e ampiamente: quel covo di serpenti, per non dire peggio, era un insulto per TUTTA LA RETE.

E' morto. R.I.P.

PREGANDO CHE MAI PIU' POSSA RISORGERE UN SIMILE INSULTO ALL'INFORMAZIONE.

Io gioisco, Roberto, e sono orgoglioso e felice di gioiere per la morte di QUALCOSA su cui nessuno ha mai detto niente. Mai un intelletto che abbia osato dire lo schifo che c'era su Indymedia.
Solo ora esponi qualcosetta. MA SIN TANTO CHE ERA IN VITA, Roberto caro, non hai detto nemmeno un MA.

Però per fortuna che puoi capire chi oggi gioisce.

Saluti

Giuseppe Iannozzi

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 01.12.06 14:36

"Mai un intelletto che abbia osato dire lo schifo che c'era su Indymedia", scrive Giuseppe Iannozzi nel commento sopra. Subito dopo, rivolgendosi direttamente a me, specifica: "Solo ora esponi qualcosetta. MA SIN TANTO CHE ERA IN VITA, Roberto caro, non hai detto nemmeno un MA".

Tre anni e mezzo fa (ripeto: *tre anni e mezzo fa*), e precisamente il 5 luglio 2003, su un numero di Giap intitolato "No teneis huevo pare contestarme", io scrivevo, in risposta a un lettore:

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...ti invito a farti un giro sul newswire di Indymedia Italia, di passarci anche solo una mezz'oretta e capirai di cosa stiamo parlando. Parliamo di provocatori, di "trolls", di tentativi coscienti di devastare la comunicazione, di divulgazioni di particolari della vita privata degli "avversari", di spammers fascisti o stalinisti etc., tutta gente che costringe il collettivo degli admin ad assurdi tours de force, al vaglio di ciascun messaggio per vedere se rispetta la policy redazionale, e nel caso "occultarlo". Gli stessi problemi che avremmo noi senza il "filtro" dell'attività redazionale. E' un problema che tutti gli Indymedia del mondo si stanno ponendo, pena il decesso di un medium importantissimo. Indymedia.org (quello "globale") ha nascosto la colonna di destra, quella dell'open publishing, vale a dire che quest'ultima non è più nella homepage, ci vuole un click in più per accedervi. Poiché i provocatori sono indolenti, questo è bastato a rialzare la qualità della comunicazione. Indymedia Madrid e Indymedia France hanno introdotto il sistema dei "punteggi": gli utenti possono registrarsi, cioe' assumersi la responsabilità di uscire dall'anonimato, e acquisiscono la facoltà di "votare" la qualità dei post (non il loro contenuto ideologico, semplicemente l'utilità per la discussione). I post con la media più alta restano in cima alla colonna destra della home page; quelli con la media più bassa non scompaiono né vengono rimossi semplicemente finiscono nelle pagine successive, e per accedervi c'e' bisogno di quel click in più. Alcuni anarchici hanno reagito parlando - a sproposito - di "censura", ma è innegabile che Indymedia Madrid sia uno strumento più utile e credibile di altri Indymedia, strumenti ormai completamente sputtanati e alla deriva, perché vi prevale ancora l'idea che la comunicazione senza filtri sia automaticamente migliore di quella con, per via del paralogismo a cui accennavo: l'essere umano è buono, tutto ciò che c'e' di cattivo in lui è frutto della repressione, quindi se gli lasciamo dire tutto ciò che gli passa per la testa ne viene fuori una comunicazione "buona".
L'esempio delle telefonate di Radio Radicale aveva già dimostrato vent'anni fa che sommergere un messaggio sensato nel marasma di centinaia di persone che si sbraitano contro a colpi di "Terroni di merda" e "Tua mamma fa i bocchini ai cani" non è esattamente una buona idea di comunicazione, perché quel messaggio non sorpasserà la soglia del rumore, e nessuno avrà voglia di nuotare nel vomito per andare a ripescarlo. Si possono usare mille sofismi, proseguire all'infinito con disquisizioni sganciate dall'esperienza pratica, ma quest'ultima s'incarica di far crollare i castelli in aria. Senza lo sbattimento costante, senza la fatica delle relazioni, senza gli sforzi comuni, quindi anche senza quelli che abbiamo chiamato i "filtri", NON esiste buona comunicazione. Nelle migliori delle ipotesi esistono lo svacco e il "beato cazzeggio", nella peggiore dilaga l'infamia.Mettiamo che Giap sia un pacco-dono che chi si iscrive riceve ogni due settimane, contenente un buon libro. L'allegoria funziona? Bene, cambiamola: immaginiamo che Giap sia un sacco pieno di vomito, bile, merde di cane e sborre di diversi animali; in fondo a tutto quel liquame c'e' un buon libro. Chi avrà voglia di ficcare le mani nel sacco per prenderlo? Te lo dico io: nessuno. Ecco, l'open publishing astratto e ideologico equivale a recapitare a casa della gente siffatti involucri. C'e' una minoranza di persone a cui piace. Bene, possono senz'altro rivolgersi altrove. Noi funzioniamo in un'altra maniera.

[Ecco il link a quella discussione:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/quasigiap05072003.html ]

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Inoltre, quasi due anni fa, e precisamente il 13 gennaio 2005, postavo su Carmilla un intervento intitolato "Il verde livore della discordia", il link è qui:
http://www.carmillaonline.com/archives/2005/01/001163.html

Pubblicato da: Wu Ming 1 - 01.12.06 15:11

E aggiungo, come risulta da questa discussione interna, che tra gli amministratori di Indymedia qualcuno provò a sollevare le questioni poste dal mio intervento, rimediandone quasi soltanto insulti e prese di posizione iper-dogmatiche sulle meraviglie dell'open publishing:

http://tinyurl.com/y5ttk4

Pubblicato da: Wu Ming 1 - 01.12.06 15:26

Grazie per l'interesse mostrato, che mi consente di arrivare dove volevo, cioè a chiedere: è una questione di tempi o di modi? Sono i tempi che generano balordi da ogni parte e ce li dobbiamo tenere, o tecnicamente il modello Indymedia (apprezzabile in teoria, altrove migliore dell'italiano in pratica) è superato? Quando nacque anticipava molte cose (tecniche e d'approccio) che oggi vengono calate dall'alto dall'informazione mainstream.

Ci vuole uno scatto ulteriore per l'informazione alternativa (d'ogni colore, lasciamo a Stendhal il rosso e il nero) o con la parcellizzazione di fonti e voci la soluzione non rimane che la fatica di farsi un "giornale" da soli?
E' una fatica che fa cittadinanza, personalmente la farò sempre. Però vorrei faticare per qualcosa che poi mi resti: non mancano le fonti (anzi) ma vengono meno sempre di più i contesti che formano pensiero condiviso.

Pubblicato da: Mauro Mongarli - 01.12.06 17:00

L'articolo su Giap mi pare un po' dispersivo nella presa di posizione. Nel senso che si tira in ballo Indymedia Italia, ma non più di tanto: si parla di Indymedia in generale, accennando anche a quanto in Italia e allo schifo. Pezzo purtroppo datato, di 3 anni: perché nel frattempo la ***merda*** su Indymedia Italia è aumentata, è diventato un tumore impazzito. Però forse poi hai detto dell'altro e a me è sfuggito.

In tal senso, un "MA" l'hai detto.
Potevi far meglio.
Però, mi sono sbagliato io: il "MA" lo dicesti. Io non ne ero a conoscenza.

*** *** Quindi ti chiedo scusa per aver detto una castroneria. Evidenziando che ero io in torto, perché hai detto di Indymedia, e, gentilmente, hai documentato. Quindi grazie, e ricevi le mie scuse. *** ***

Il verde livore della discordia è poi alla fine, anzi è: Roberto Bui che giustamente si difende dalle accuse che gli sono state rivolte.

Nel mio piccolo, ma grande come offesa personale: purtroppo su quel diavolo di canale di Indymedia ci sono finito pure io, come bersaglio. Avrei forse dovuto difendermi pubblicamente. Non lo feci. Non lo faccio adesso.

Il problema era grave.
Tu sei il solo che ha detto un "ma".
Avresti potuto dirne altri. E forse l'hai fatto.
Non ho mai seguito Indymedia nelle sue discussioni, ragion per cui se mi dici che hai detto dell'altro, non ho motivo alcuno per non crederti sulla parola.

Spero solo che Indymedia non risorga mai più. Tanto ha ormai dato prova di cos'era capace: diciamo che ne abbiamo le scatole piene.

Saluti.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 01.12.06 17:07

Ok. Il mio discorso era generico, infatti non mi sono mai interessato al sito in questione. Per cui, se era un sito-fogna, come ha illustrato Wu Ming 1, è un caso speciale.

Pubblicato da: mauro baldrati - 01.12.06 18:13

Segnalo questi post dal blog di Blicero, ex-admin di Indymedia:

Indymedia, la politica e l'horror vacui
http://tinyurl.com/y5e44s

La vera storia delle origini di Indymedia Italia
http://tinyurl.com/y2dob5

Il terzo non è solo su Indymedia, si intitola "Here come the bastards" e parte da una premessa simile a quella di Mauro Mongarli:
http://tinyurl.com/teptn

Pubblicato da: Wu Ming 1 - 02.12.06 00:22

Aprite gli occhi: l'open-publishing in senso lato, inteso come pubblicazione libera di fonti e documenti senza alcun controllo è fallito. C'era infondo da aspettarselo (magari se certa gente ragionasse più con la testa e meno con l'ideologia.. :) ). Wikipedia sta avendo grossissimi problemi, Digg è sotto attacco da diggatori a pagamento e viene usato sempre più spesso per lanciare virali.

Io ormai credo fermamente nel metodo Metafilter: possibilità libera di leggere, ma per postare e commentare paghi 5$ una tantum di iscrizione con paypal. E funziona: la maggiorparte della gente che trolleggia in giro per la rete ha un sacco di posti dove farlo gratis, e non si disturba dallo sprecare 5$ per vedersi il proprio account bannato pochi minuti dopo.

Sarà un caso, ma il forum più antico della rete e quello con la più solida tradizione di discussioni di alto livello è The Well, che costa addirittura 10$ al mese.

Pubblicato da: darkripper - 02.12.06 02:38

Indymedia va riaperta e va difesa.
Anche contro quelli che l'attaccano peché hanno la coda di paglia

http://italy.indymedia.org/news/2006/10/1160944_comment.php#1189644

Pubblicato da: indyan - 02.12.06 11:14

Indymedia è morta.
Noi si prega che sia proprio per sempre.

Anzi: è uno di quei siti che dovrebbero intervenire le istitituzioni e OSCURARLO PER SEMPRE.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 02.12.06 13:07

Vedo che l'operazione calunnia prosegue anche più virulenta di prima, ora che non c'è più possibilità di replica. L'ennesimo regalo di Indy: mantenere l'accesso al materiale diffamatorio, ora addirittura *feticizzato* dall'operazione-chiusura.
Ad ogni modo, il virgolettato citato nel penultimo commento in quel thread di Indymedia, per quanto oggi lo veda ingenuo e tagliato con l'accetta, non solo contiene (e ci mancherebbe altro!) alcuna apologia di fascismo e di nazismo, ma mi sembra ancora utile.
Il nazismo è stato prodotto da forze sociali, non è stato una forza metastorica e metafisica. Descrivendolo come pura irruzione luciferina negli equilibri del mondo, gli si è fatto un favore, perché lo si è caricato di fascino maligno, alternativa alla mediocrità del quotidiano. Ne "I ragazzi venuti dal Brasile", film dal contenuto antinazista, la forma purtroppo è nazista: Gregory Peck-Mengele è affascinante, mentre Lawrence Olivier-Wiesenthal irradia noia e mediocrità. Non capire questo, e aggredire chi ha cercato di dirlo, è un atto di (involontaria?) complicità col mito nazi.

Pubblicato da: Wu Ming 1 - 02.12.06 13:35

E' saltato un "non", ma la frase si capiva lo stesso.

Pubblicato da: Wu Ming 1 - 02.12.06 13:36

riconosco tutti limiti di Indy, ma mi auguro che sia 'riaperto e responsabile'. Autoresponsabilità in primis, per il resto non riesco a immaginare formule.

Comunque era uno spazio in cui, se ti tenevi fuori da chiacchere e infamità, potevi recuperare informazioni che altrove non esistono.

Mi auguro che si trovi una formula per evitare le degenerazioni e mi auguro che sia presto.

besos

Pubblicato da: spettatrice - 02.12.06 16:37

Io, invece, Spettatrice, mi auguro che le istituzioni statali lo OSCURINO PER SEMPRE QUEL LAGER CHE E' INDYMIDIA e che nonostante l'annunciata chiusura riesce ancora a far danni.

UN SIMILE SCHIFO non è sopportabile.
Una vergogna che non conosce limiti.

Tutto il peggio che la Rete poteva dare l'ha dimostrato con Indymedia.

Non è da riaprire.
DEVE ESSERE SOPPRESSO PER SEMPRE.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 02.12.06 18:01

La parola chiave è proprio "responsabile". Prendersi responsabilità è qualcosa di eticamente imprescindibile. Per esperienza, so che sono possibili forme di responsabilità anche dentro progetti "aperti".
A ben vedere, lo stesso Luther Blissett Project era un esperimento su una particolare forma di responsabilità, vale a dire quella che può prendersi una comunità informale e agerarchica nel partecipare a un'impresa collettiva (il famoso “Picard e Dathon su El-Adrel”, per dirla in linguaggio tamariano). La responsabilità dell'autoregolamentazione e dell'apporto spontaneo di tutti alla correzione degli errori. All'epoca questa forma di intelligenza e giudiziosità collettiva era molto in anticipo sui tempi, oggi certi discorsi e certe pratiche sono molto più comprensibili.
Prendiamo Wikipedia: onestamente io non la metterei sullo stesso piano del newswire di Indymedia Italia, perché Wikipedia ha ampiamente dimostrato di sapersi auto-correggere e auto-migliorare. Certo, non esiste vera e propria responsabilità individuale, però vi sono tantissimi volontari che vigilano e si fanno carico di mantenere la qualità e l'informatività delle voci, bloccano i tentativi di vandalismo, quando vedono un errore anche piccolissimo lo correggono. Le critiche all'inaccuratezza di alcune voci di Wikipedia non tengono conto di questo: Wikipedia è un organismo in irrefrenabile evoluzione, se segnali un errore con lo scopo di denigrarla in realtà le fai un favore, perché immediatamente qualcuno correggerà e il progetto ne uscirà rafforzato. Questa è una forma di responsabilità socialmente condivisa, è la responsabilità che nasce dalla cooperazione sociale. Potrei fare molti altri esempi presi dal mondo della rete, ma rimaniamo al fenomeno che conosco meglio, cioè Luther Blissett: pur senza conoscersi e senza mettersi d'accordo, per un quinquennio centinaia di persone sono riuscite a mantenere la coerenza stilistica e politica del progetto, ad esempio impedendo con la semplice forza dell'esempio contagioso che il nome “Luther Blissett” venisse utilizzato per veicolare contenuti razzisti, fascisti o sessisti (e tentativi ce ne sono stati). Non è una forma di responsabilità, questa? Si è reso impossibile apporre un copyright a Luther Blissett (*), sforzandosi di mantenere il progetto il più aperto e inclusivo possibile senza però perdere unità e coerenza dell'azione. Tutto questo, ripeto, senza che i partecipanti si conoscessero tra loro. Questa mi sembra una magnifica forma di responsabilità non-individuale. L'estremo atto di difesa della coerenza del progetto fu il “Seppuku”: noi, rete informale di singoli e gruppi che usavano il nome, ci siamo “suicidati” in una data programmata fin dall'inizio, per liberare Luther Blissett dal peso di un nostro possibile imbolsimento (se poi quest'ultimo si sia verificato lo lascio decidere agli altri, può anche darsi di sì).
L'intelligenza collettiva è possibile, la "giudiziosità dei gruppi" [wisdom of crowds] anche. Il fallimento di Indy non significa il fallimento della comunicazione orizzontale.

*ne fece le spese il buon Genna, ben al di là delle sue reali intenzioni, e in seguito l'episodio è stato chiarito in abbondanza.

Pubblicato da: Wu Ming 1 - 02.12.06 18:01

Iannozzi: dai, calmati. Le "autorità" se ne sono già occupate di Indymedia, sempre a sproposito e in modo vergognoso. E' la comunità degli utenti che deve sanzionare certi comportamenti disgregativi, non il braccio armato dello Stato.

Pubblicato da: Wu Ming 1 - 02.12.06 18:05

E PARTICOLARE SU CUI TUTT* sono passati sopra facendo finta di non vedere, Indymedia figura tra i link fissi di Carmilla e di Genna, da anni e anni.

Si diceva proprio qui, in altro post, che vado su di un sito affidabile e seguo i suoi link non dovrei incappare in una merda: si ipotizzava che non si correva proprio questo rischio.

E io avvertivo che non era affatto così.

Ed difatti. Vai su Carmilla e trovi che Indymedia è tra i link fissi.
Vai dal Genna e trovi anche lì che Indymedia è tra i link fissi.

Certo, libertà anche nel linkare.

Ma c'è questo ***MA*** che per quanto mi riguarda rimarrà per sempre una tara pesantissima.

E c'è pure la faccia tosta di dire che però... ma quale però e però. Uomini o caporali?

Siamo proprio nel Web dei Cachi.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 02.12.06 18:12

E speriamo che se ne OCCUPINO DI NUOVO E IN MANIERA LETTERALMENTE DEFINITIVA, AFFINCHE' INDYMEDIA NON RISORGA MAI PIU' NEMMENO COME REMOTA POSSIBILITA'.

Quel posto, caro Roberto, era ed è ancora un LAGER di porci fascisti e stalinisti.

*** Una simile vergogna non è tollerabile. ****
Io non la tollero e non sono il solo.

Ciao

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 02.12.06 18:15

Ripeto: calmati. Se non perdo le staffe io con tutti i tentativi che hanno fatto di massacrarmi (senza alcun esito)...

Si stava discutendo di comunicazione ben al di là delle invettive, mi pare. Ricomponiti.

E la parola "lager" è troppo pesante per usarla alla leggera. Si finisce per mancare di rispetto alle vittime dei lager veri, se si paragonano due balordi da newswire a degli sterminatori.

En passant: dentro Carmilla si era deciso di togliere il link a Indy all'epoca del restyiling del sito, la cosa era stata espressamente chiesta - e più volte - da diversi redattori, ma Movable Type dava dei problemi sulla colonna destra, e si era rinviato l'intervento. Dopodiché non ho più saputo nulla.

Pubblicato da: Wu Ming 1 - 02.12.06 18:29

Roberto, mai e poi mai mancherei di rispetto a chi L'ORRORE l'ha pagato con la propria vita e l'ha vissuto sulla proprio pelle.

Lager, in senso allargato, metaforico, figurato, mettila come vuoi: ci siamo capiti.

Altrimenti c'è il Demauroparavia.com che peraltro piace tanto a Giulio e che dà la definizione di lager anche in senso figurato. E io in tal senso l'ho usato.

Non mettermi dalla parte dei cattivi.

Alla faccia! C'erano dei problemi con M.T., e poi ci si dimentica.

Magari è successa la stessa cosa con Genna.

Ma ripeto: ognuno liberissimo di linkare chi diavolo vuole.

Ma io liberissimo di alzare un MA e dirlo pesantissa tara.

Sono composto. Non ti preoccupare.
E' solo che certe cose, che potrebbero passar per cosette, uno le vede le nota e se le annota pure: perché questa è la democrazia finché c'è.

Indymedia ha dato prova di come si può far diventare la Rete un autentico schifo.
Non c'è molto da dire. O meglio: possibile che non l'abbiano ancora oscurata Indy?

Wikipedia: sono d'accordo con te. Ha avuto dei problemi, ma ha saputo gestirsi subito, auto-coreggendosi e migliorandosi. Dei possibili punti deboli ne ha fatto punti di forza per il miglioramento, e questo grazie a tanti volontari che si sono impegnati onestamente a lavorare senza fini di lucro per fornire a tutt* una enciclopedia in continuo aggiornamento.
Mille lodi a tutt* i ragazzi di Wikipedia sparsi per il mondo.


Ciao

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 02.12.06 18:46

L'accesso all'archivio di Indymedia è utilissimo per tante ricerche.

Nel caso citato, secondo me non è diffamazione far conoscere quello che qualcuno, anche se si chiama Wu Ming 1, ha scritto anni fa in un libro.
La gente che le legge può giudicare con la sua testa e farsi un suo parere e per me venire a conoscere quelle frasi è stato importante. Non ho voglia di dir qui ilmio punto di vista per non aprire delle polemiche che non mi interessano.

Io vedo che Indymedia manca solo a me (man mano che passano i giorni tanti compagni e compagne mi dicono che gli manca) e spero che i beccamorti di tutti i colori che vorrebbero vederla sparire (e cancellarne pure la tracce!) avranno un'altra delusione.

Pubblicato da: perla85 - 03.12.06 19:43

Cara Perla,

con pazienza e calma:

- accusare una persona di una qualsiasi forma di filo-fascismo quando invece quella persona, in tutta la sua vita, ha dedicato tempo ed energie a combattere i fascismi e i razzismi in tutte le loro manifestazioni, subendo anche un processo per questo, e dedicando all'antifascismo opere e testi di vario genere...

- ...alludere ossessivamente a presunti "misteri" e alla divulgazione di testi "segreti" che in realtà non sono mai stati tali...

- ...puntare l'indice cinquanta, ottanta, seicento volte sulle stesse cose, ogni volta come se le si rivelasse per la prima volta, quando invece il diretto interessato le ha sempre discusse senza problemi...

- ...attaccare una persona per boutades su cui si è già criticato da solo, e non cinque minuti prima, bensì *anni* prima, e dal cui contenuto provocatorio ha preso le distanze non solo con le parole, ma con la prassi e con le scelte di tutti i giorni...

- ...estrapolare dal contesto e riproporre in modo strumentale sempre gli stessi virgolettati (del 1992!) come presunta prova - che in realtà prova è ben lungi dall'essere - di chissà quali trascorsi ambigui...

- ...dipingere, a uso dei gonzi e dei disinformati, un panorama bolognese dei primi anni novanta che non corrisponde in alcun modo alla realtà e che qualunque bolognese attivo nel movimento dell'epoca può smentire tra mille risate...

- ...puntare il dito contro la mia persona come se io all'epoca fossi una monade e un appestato, quando invece trasmettevo su due radio di movimento, ero nella redazione dell'ECN bolognese, facevo parte di diversi collettivi di occupazione, organizzavo serate in diversi centri sociali, scrivevo su diverse riviste di movimento (compreso un pezzo su "Autonomia" dal titolo "L'antifascismo militante e la fogna diffusa"), e quindi se fossi stato un cripto-fascista o un provocatore sarei certo stato bandito da tutte queste realtà, cosa che invece non è accaduta né allora né in seguito, tant'è che ho lavorato duro in felice collaborazione con tanti altri nel periodo di movimento da Seattle a Genova...

Bene, tutto questo secondo me è NON è comunicazione di buona qualità. Sarebbe troppo semplice giudicare la diffamazione dalla singola citazione o dal singolo atto comunicativo: la diffamazione più efficace consiste nel costruire un contesto favorevole a distorcere (o a tentare di distorcere) l'intera biografia di una persona, anche e soprattutto in contraddizione con ciò che quella persona fa e dice veramente, che - fandonia dopo fandonia - viene presentato come "facciata" dietro la quale si nasconderebbe chissà cosa.

Ora, questo tentativo, che pure va avanti da anni, non è riuscito, non ha mai travalicato il newswire, io stesso ho smesso di interessarmente per quasi un biennio e nessuno gli ha dato credito. Io ho "sfidato" a provare le cose assurde che si dicevano, nessuno ha provato niente. Per me basta così.

Però è vero che il tentativo c'è stato. Com'è vero che sul nw si sono divulgati dati personali di persone, si sono sparse menzogne vergognose su compagni che erano appena morti, si sono divulgate informazioni riservate che hanno creato difficoltà agli avvocati difensori in alcuni processi, si sono fomentati dissidi di ogni tipo, si è detto che Tizio o Caio erano poliziotti infiltrati, si è data all'esterno un'immagine dei movimenti sociali di questo paese non soltanto patetica, ma nauseabonda.

Molte delle espressioni di solidarietà dei giorni scorsi sono ipocrite, ho letto auspici di riapertura da parte di gruppi e individui la cui reale opinione su com'era diventata Indy io la conosco non bene: benissimo.

Io almeno sono sincero: secondo me il newswire di Indy, da tre-quattro anni a questa parte, ha faceva più che altro danni. Danni che per il momento non sono valutabili, ma forse in futuro lo saranno.

Dopodiché, continuate pure ad attaccarmi per cose di oltre tre lustri fa, cazzate e provocazioncine di quando avevo ventun'anni, continuate a farlo oggi che ne ho trentasette, sono diventato padre, ho tutt'altre pratiche, tutt'altro stile di vita, amicizie anche tra chi all'epoca si scazzava con me pesantemente. Continuate così, Wu Ming 1 qui, Wu Ming 1 là, Wu Ming 1 pezzo di merda.

Per me è tutta brand awareness, e non ci sputo sopra, con un nuovo romanzo che sta per uscire.

Pubblicato da: Wu Ming 1 - 03.12.06 20:48

Indymedia: da dimenticare, da cancellare, per sempre. Non mancherà a nessuno.

Ha fatto solo danni e null'altro: quattro anni di merda, non si può dirli diversamente.

Mi chiedo solo perché è stata linkata...

Saludos

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 04.12.06 08:35

Per tutti i becchini, le ultime parole di di Indymedia 1:
"il funerale è stato annullato e lo scoop si è afflosciato".

Pubblicato da: indymedia - 04.12.06 11:05

Vedremo se Indymedia 2 partirà con presupposti diversi e con soluzioni efficaci per i problemi che l'hanno messa in crisi. Ma ci consentirete almeno di dubitarne. Non sono stati i "nemici di Indy" (meno paranoia, compagni) a parlare di "horror vacui", ma un ex-admin che per il vostro progetto si era fatto il culo.

Certo che dare dei becchini agli altri, dal pulpito che ha consentito gli insulti e le calunnie a Valerio Marchi appena morto...

Questo per fare il primo nome che mi viene in mente, una persona che aveva più dignità nello sporco sotto l'unghia dell'alluce di quanta certi vigliacchi da newswire e "comunisti" alla Pio Pompa ne abbiano in tutta la persona.

Pubblicato da: Wu Ming 1 - 04.12.06 12:08

Riguardo alle calunnie ai morti,
questo è il caso tipico del bue che da del cornuto all'asino!

Pubblicato da: nomignolo - 04.12.06 12:27

Dei tizi che partono con lo slogan così possono solo partire con il piede nella fossa.

Il becchino di turno felicissimo di seppellirla in terra sconsacrata a dio e agli uomini indymedia.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 04.12.06 13:30

La differenza è tra chi sbaglia con nome e cognome e se ne assume la responsabilità, e chi pugnala nel buio.

Pubblicato da: altro nomignolo - 04.12.06 14:28

Ragazzi, avete dato un segnale: non siete d'accordo con chi spera che Indymedia Italia chiuda e sparisca per sempre.

Ma a cosa serve battibeccare qui?
Se siete per il rilancio di Indy, partecipate alla mailing list di Indymedia!


Pubblicato da: ultimo - 04.12.06 15:50

Ultimo ha ragione. Se davvero e nonostante tutto c'è chi ha amore per il progetto e il medium, sarò ben contento di apprendere che mi sbagliavo, sarò contento se i problemi del nw non si ripresenteranno tali e quali, se la vostra comunità sarà ancora in grado di innovare sul piano della comunicazione, se la nuova prassi non sarà schiacciata su quella vecchia. Se si produrrà una discontinuità con la routine venefica dell'ultimo triennio, tanto di guadagnato per tutto il mondo del mediattivismo.

La strada è tutta in salita, però: checché se ne dica, Indy si è tirata addosso una bruttissima nomea. Solo che è "politically correct" non parlarne, dare finti attestati di solidarietà (mica tutti, però io ne ho letti svariati) da parte di persone che in realtà hanno tirato un sospiro di sollievo.

Io preferisco la schiettezza: secondo me il modello di open publishing seguito finora è stato un innegabile fallimento (e lo dico da tempi non sospetti, come dimostra lo stralcio di Giap riportato più sopra). Il rapporto rumore-segnale era sbilanciato in modo plateale e il newswire ha soprattutto seminato zizzania in ogni ambito di movimento e prodotto disgregazione.

Dopodiché, è chiaro che la colpa non può ricadere tutta sulle spalle degli admin, sarebbe ridicolo. Ma negare che ci siano precise responsabilità è altrettanto ridicolo.

Pubblicato da: Wu Ming 1 - 04.12.06 17:12

Roberto, ma che fai?
Sì, ho capito. Cia' neh!

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 04.12.06 18:23

In che senso "che faccio"? Ti ho già detto che le invettive non servono a niente, che gioire per la chiusura di uno spazio non serve a niente, qui si tratta di capire perché un modello di comunicazione non ha funzionato, perché una degenerazione ha avuto luogo, perché il meccanismo ha consegnato una fetta di rete a provocatori, calunniatori e forse peggio.

Io ribadisco che sono *rammaricato* per questo fallimento, io ho l'amaro in bocca, non provo alcuna allegria, come non sarò allegro il giorno che riusciranno a staccare la spina a Piergiorgio Welby, anche se trovo sia la cosa giusta da fare.

Limitarsi a dire: "Fate cagare, dovete morire etc.", senza fare un passo oltre, è un atteggiamento speculare a quello di chi difende a spada tratta e acriticamente il Corpo Mistico di Indymedia, Noi-Contro-Il-Nemico, siete dei beccamorti, viva Indy! etc.

Ora, io sono convinto del fatto che, se anche ripartirà, Indymedia rientrerà in crisi molto presto, se i presupposti rimarranno quelli. Nulla di quanto è uscito pubblicamente mi fa pensare a un cambiamento radicale dei presupposti. Ragion per cui, sono scettico.

Tuttavia, se mi sbaglio, e se in realtà ci sono buone idee, e se quando Indy riaprirà avrà un newswire non assimilabile a una fogna, sarà sicuramente un risultato positivo. Mantengo tutti i miei dubbi.

Pubblicato da: Wu Ming 1 - 04.12.06 20:39

Lascia perdere il Signor Welby. Non è questo il luogo. E mi pare quantomeno ***irrispettoso*** portarlo qui, per tirar acqua al mulino di Indy. Perché è questa l'impressione.

Questa uscita te la potevi decisamente risparmiare.

Resta pure rammaricato per Indy, se ti fa piacere.
E' un tuo diritto.
E' anche un tuo diritto poi tirar giù paginoni in tua difesa perché ti attaccano.
Ma ti attaccano veramente?
Il dubbio sorge spontaneo: è un mio diritto nutrire il dubbio.

A me pare si stia giocando al vecchio gioco del piede in due staffe. Una brutta sensazione, non un'accusa. Ma questa è la sensazione, la mia.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 05.12.06 08:51

Secondo te sono io che mi attacco da solo? Dai, questo è irriguardoso nei confronti di quelli che da anni si fanno il culo quadro per escogitare nuove calunnie a mio danno! :-) Dovresti chieder loro scusa. Comunque, ti consolerà sapere che non sei il primo a ipotizzarlo, e questo testimonia del fallimento dell'operazione.

Ho forse ritirato una sola delle mie critiche? No, ho detto una cosa molto semplice e logica: se verrò stupito in positivo, tanto di guadagnato. E ho aggiunto che resto convinto che non accadrà.

Tanto quelli non è che si fermano per sempre perché glielo dice Iannozzi. Visto che Indy la vogliono riaprire comunque, possiamo solo sperare che faccia meno schifo di quella precedente. Mantenendo tutti i nostri dubbi in proposito, e continuando a esercitare il nostro pensiero critico.

Detto questo, io non mi sono "difeso": semplicemente, sono rimasto aperto, sereno e senza nulla da nascondere. L'onere della prova spetta a chi accusa. Ho fatto notare che le accuse sono strumentali, e le ho smontate. Le mie autentiche posizioni del 1992-93 su nazi, nuova destra, contaminazione destra-sinistra etc. sono negli archivi di Carmilla, leggibili da chiunque. Di cazzate ne ho scritte non solo allora, ma in ogni fase della mia vita (del resto, non si può sempre cagare oro!), ma persino in quel periodo ho scritto cose che ritengo ancora utili e attuali. Ringrazio anzi chi mi accusa, perché mi ha dato occasione di rispolverarle.

[Ah, già, è vero: non sono accuse vere, in realtà li pago io per farmi da ufficio-stampa. Ennesima conferma della mia genialità! :-)]

Pubblicato da: Wu Ming 1 - 05.12.06 11:48

Mannaggia, Roberto, che 1984 che ti sei sparato! :-D

In pratica ti autoaccusi e poi ti autodifendi: io l'ho sempre sospettato da tempi non sospetti. :-)))

Hai ragione: non si può sempre cagar oro.
Io, ad esempio, non sono riuscito ancora a cagare una sola pepita: ho paura che mi vengano le emorroidi. ^_____^'''

Ah, allora lo ammetti che le cazzate le scrivi pure tu. Ti ho beccato! :-)

Ciao

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 05.12.06 11:59

Hai voglia, sai quante?
Fermo restando che sono un genio, ça va sans dire :-)

Pubblicato da: Wu Ming 1 - 05.12.06 12:05

No, ho perso il conto qualche anno fa. :-D

Pure io dico d'esser un genio a tutti quelli che conosco e che no: il problema è riuscire ad infinocchiarli. :-)

Uè: ci sono due geni qui. ^____^

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 05.12.06 12:24

Indymedia è unica perché è generalista (cioè non parla solo di un tema, per es. razzismo, oppure occupazioni di case, o antifascismo, ecc.) ma unisce tanti temi. E tante voci.
E ci fa sapere quello che non dicono i giornali: dalla manifestazione all'assalto dei fasci, ma anche delle notizie su dei personaggi pubblici che non trovi sui media.

Riguardo alla diffamazione:
Le frasi su Thaelamann del libro di Roberto Bui citate in Indymedia a quanto pare sono vere, anche lui conferma.

Poi ci sono le valutazioni politiche e culturali e questo è un altro paio di maniche.
Alcuni pensano che quelle cose facevano parte di una politica sciagurata, degli altri pensano che che in un clima informale certe cose sbagliate potevano capitare.

Non c'è niente di male se dei punti di vista opposti trovano un posto in cui confrontarsi o scontrarsi.

Se non c'era Indymedia tante cose non le avremmo sapute.

L'importante sono i dati, cioè che una notizia sia vera, poi la gente non è stupida, e ognuno fa le sue valutazioni nella sua testa, o pubblicandole se vuole. E' lì la grandezza di Indy.

E' un diritto quello di sapere il passato dei personaggi pubblici, soprattutto se hanno fatto o se hanno scritto delle cose pubbliche.

Se certi hanno la possibilità di esprimersi sui giornali e degli altri per un motivo o per un altro non ce l'hanno, è giusto che anche loro trovino un posto dove possono esprimersi e ricevere e dare delle informazioni e, se gli interessa, anche dare dei giudizi.

Se no non si capirebbe perché sono in tanti a difendere Italy Indymedia!


Pubblicato da: Mauro78 - 05.12.06 12:31

La frase di Thaelmann è un conto, e non era certo un segreto.
Ma questi sono solo gli ultimi cinque minuti dell'ultima puntata di una serie che va avanti da due anni.

Nelle puntate precedenti si è affermato che io frequentavo nazi, che avevo rapporti organici con la Nuova Destra, che ero un naziskin, che ho professato pubblicamente la mia ammirazione per Giuliano Ferrara (!), che "Il Manifesto" ci boicotta perché siamo negazionisti (mentre hanno recensito quasi tutti i nostri libri e ci hanno anche fatto scrivere), che Berlusconi ci ha voluti all'Einaudi perché siamo suoi alleati politici, che siamo responsabili e mandanti di progetti e azioni con cui non abbiamo nulla a che vedere, e tante altre piccole sconcezze e amenità :-/

Se ripercorri la discussione linkata, vedrai che è colmo di idiozie deliranti sul fatto che nei primi anni Novanta il movimento bolognese filtrava con la nuova destra, cosa che non sta né in cielo né in terra, e come prove si portano... una frase detta da un fascista in un'intervista e un libro di Bifo ("Come si cura il nazi") il cui contenuto non corrisponde affatto a quello descritto dai suoi detrattori. Su questo si fa leva per dire che alcuni occupanti del TPO avevano rapporti con fascisti.

E questo è solo un piccolo esempio di uso di Indymedia per diffondere false informazioni sul conto di chiunque ti stia sulle palle per un motivo o per l'altro.
Nel nostro caso, molta gente ha contrastato queste fandonie, che si sono rivelate delle bubbole, ma altri sono inermi di fronte a questo genere di aggressioni. Che non risparmiano i morti. L'episodio in zona Cesarini sono state insinuazioni schifose su Gianluca Lerici appena morto di infarto.
Inoltre, a dispetto della policy sui contenuti, il newswire in certi periodi è stato un troiaio di propaganda fascista e xenofoba.

Indy non ha mai predisposto alcun mezzo per evitare tutto questo e mantenera la qualità della comunicazione. Di questo clima può approfittare chiunque, anche stipendiato per farlo, e nessuno può escludere che sia accaduto. Nell'Italia delle intercettazioni illegali fatte sistema e degli agenti provocatori, che ci vuole per andare su Indy a seminare discordia?

Questo è un problema o no? Vogliamo per forza dire che le cose andavano bene? Ok, allora va tutto bene, Indy è il paradiso della libera comunicazione e là, sullo sfondo, vedo i campi di grano e il mulino bianco. Le cose buone di una volta.

Pubblicato da: Wu Ming 1 - 05.12.06 12:48

Questo è un teatrino di quarta categoria dove iannozzi fa da spalla a wu ming 1: iannozzi fa il poliziotto cattivo (istiga alla chiusura statale di Indymedia) e wuminguno fa quello buono (istiga al suicidio di Indymedia).
E' un po' da vigliacchetti attaccare Indy in questo modo adesso che è chiusa (temporaneante, statene sicuri, becchini vari!).
Credete che chi non risponde a queste provocazioni lo faccia perché non avrebbe niente da ridire? Ma a cosa serve farlo qui? Quyndi anche se si potrebbe smontare da cima a fondo la ricostruzione faziosa di quello che è successo in Indy, lasciamoli cianciare tra di loro.

Pubblicato da: Esodo - 07.12.06 12:02

Non so se vibrisse si illude di farsi pubblicità con quest'anticonformismo fasullo, che poi serve a riconsegnare il monopolio del'informazione ai padroni di sempre e un po' di scena ai finti antagonisti patinati.
Però un sito letterario fa un grosso errore a prestarsi a un attacco così squallido al più grande mezzo di controinformazione italiano.
A prestarsi a questa manovra, la sua immagine non ci guadagnerà.

Pubblicato da: cassandra - 07.12.06 17:35

A parte che pare d'essere alla fiera del cliché, manca solo quello che urla "Ecce booooomboooo", faccio notare che le mie critiche al newswire di Indy risalenti al 2003 (tempi non sospetti, insomma) sono un po' più sopra, bastava gettare un'occhiata. Critiche pubbliche e trasparenti, allora come adesso. Nessun "teatrino", insomma. E nessuna "manovra". E soprattutto nessuno sbirro.

Molta psicosi del complotto, invece, in questi ultimi commenti. Psicosi che non solo non serve, ma rende miopi, immiserisce e impedisce di fare tesoro delle critiche. *Se uno vuole la comunicazione aperta, si becca pure che non tutti gli esprimano simpatia*. O è un obbligo dire che Indy è "il più grande organo di controinformazione"? Alla faccia dell'anticonformismo, qui stiamo al Pensiero Unico!

Dire che io sono d'accordo con Iannozzi, poi, beh, ehm... Perdonali perché non s'informano prima di scrivere :-) Tra l'altro, sono su Vibrisse per caso, qui sono un commentatore ben più che occasionale. Anche dare a questo blog la colpa di mie opinioni personali dimostra un certo fare ignorantello.

Comunque io quello che dovevo dire l'ho detto. Se a voi non interessa, 'sti gran cazzi.

Pubblicato da: Wu Ming 1 - 07.12.06 21:51