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05.12.06
I Sonetti di Shakespeare
di Gino Tasca
[altri articoli in vibrisse di e su Gino Tasca]
"Il traduttore di questi sonetti non ritiene che sia di nessuna importanza né il suo nome, né le sue origini o fattezze né le sue nevrosi o gioie. Se qualcuno trovasse anche solo un po' di Grazia in quanto ha erroneamente posto in essere ne sarebbe già totalmente appagato. Merci."
3 marzo 2001
When forty winters shall besiege thy brow,
and dig deep trenches in thy beauty’ field,
thy youth’proud livery, so gazed on now,
will be a tattered weed of small worth held.
Then being asked where all thy beauty lies,
where all the treasure of thy lusty days,
to say within thine own deep-sunken eyes
were an all-eating shame and thriftless praise.
How much more praise deserved thy beauty’s use
if thou couldst answer “This fair child of mine
shall sum my count and make my old excuse,
proving his beauty by succession thine.
This were to be new made when thou art old,
and see thy blood warm when thou feel’st it cold.
Oltre alle tre traduzioni dell’altra volta (in successione: Perrella, Piumini e mia) vi invio anche una traduzione letteralissima e senza pretese “poetiche".
Quando quaranta inverni assedieranno la tua fronte, / e scaveranno profonde trincee nel campo della tua bellezza, / la livrea superba della tua giovenizza, su cui ora si fissano tutti gli occhi (che tutti gli occhi ora incanta), / diventerà un pezzo di stoffa bucherellato (stracciato) e tenuto in pochissimo conto. / Quando richiesto (interrogato) su dove sia (si trovi) la tua bellezza, / dove tutto il tesoro dei tuo giorni vivaci, / rispondessi: dentro ai miei proprio occhi profondamente scavati / sarebbe una vergogna divorante e lode dilapidata. / Quanta più lode si riserverebbe all’uso della tua bellezza / se tu potessi rispondere “Questo mio grazioso (bel) figlio salderà il mio conto (debito) e renderà scusata (scusabile) la mia vecchiaia", / provando per successione che è sua la tua bellezza. / Sarebbe essere fatto nuovo quando sei vecchio, / e vedere il tuo sangue caldo quando tu lo senti freddo (gelato).
(traduz. Perrella)
Quando quaranta inverni assedieranno
di solchi profondi i campi tuoi belli,
li livree che guardare ora ti fanno,
lacere ormai, saran vili brandelli;
a chi chiedesse dov’è la bellezza
e il tesoro dei giorni in cui si gode,
dir negli occhi scavati di tristezza
ti sarebbe vergogna o vana lode.
Meriterebbe più lode il suo uso
se rispondessi “Il conto salderà
questo bel figlio mio, con cui mi scuso",
e provassi che tuo con la beltà.
Vecchio, rinasceresti, ed il tuo sangue
si scalderebbe quando, freddo, langue.
(traduz. Piumini)
Quando l’assedio di quaranta inverni
solcherà i campi della tua bellezza,
il manto giovanile che squaderni
si ridurrà a nient’altro che una pezza.
Se chiederanno: “Dove sono andati
la tua bellezza e i tuoi giorni d’incanto?"
rispondere: “Nei miei occhi infossati"
sarà vergogna nera e sciocco vanto.
Meglio varrebbe, per la tua avvenenza,
se tu potessi dire: “Il figlio mio
pareggia il conto della senescenza:
la sua bellezza, gliel’ho data io!".
Sarebbe essere nuovo da invecchiato,
riavere, caldo, il tuo sangue gelato.
(mia traduzione)
Quando quaranta inverni la fronte assedieranno,
e scaveranno fonde trincee sul tuo bel viso,
la livrea altera e giovane ch’ora ammireranno,
diventerà uno straccio di poco conto e liso.
E se ti si chiedesse “Ove la bellezza ascondi,
dove tutto il tesoro di tue ore sfrenate?",
e rispondessi “nei miei occhi incavati e fondi."
sarà vergogna divorante e lodi sprecate.
Quanto più da lodare di tua bellezza l’uso
se tu potessi dire “Questo bel figlio mio
il debito pareggia e in lui la mia vecchiaia scuso."
provando ch’è tuo per successione tal sfolgorio.
Sarebbe mentre invecchi rinascere nuovamente
e quel ghiacciato sangue vedere ancora ardente.
BEAUTY’S FIELD – PER “I campi tuoi belli" (ma non è un agricoltore), PIU “i campi della tua bellezza". Stavolta sono io a sciogliere – per esigenze di rima – la metafora in “sul tuo bel viso" ma e di ciò che stiamo parlando, no? Ammiro la furbizia endecasillabara di PER-PIU che inglobano in “solcherà" i “deep trenches" del secondo verso.
“YOUTH’S PROUD LIVERY" – PER “le livree" e si perde sia “proud" che “youth’s" – PIU salva almeno la marca della giovinezza. Confesso la durezza anche della mia traduzione con quel violento anacoluto di fine verso a cui però ora mi affezionerò: “ora/ammireranno??!!" Un futuro innestato nel presente: oh God!
“WILL BE A TATTERED WEED OF SMALL WORTH HELD" – Sia PER che PIU hanno soluzioni brillanti (a voler essere sofistici: la “pezza" di PIU non ha necessariamente nella sua valigia semantica l’essere a brandelli.)
“LUSTY DAYS" – PER “giorni in cui si gode" – PIU “giorni d’incanto". PIU - come in un paio di punti del primo sonetto che ho segnalato la volta scorsa – con “d’incanto" scuce di dosso a “lusty" il suo spessore di godere/piacere dandogli una tinta favolistica.
“DEEP SUNKEN EYES" – PER scrive “scavati di tristezza", aggiunge, cioè, una parola ma perfettamente adeguata: il peccatore – come sa ogni moralista DOC – è triste (Adamo sarebbe, allora, il primo malinconio) e poi, “tristezza" è la speculare di “lusty" di poco prima.
“ALL-EATING" – PER non lo traduce e PIU usa un modo di dire forse troppo discorsivo (e poi non aveva già detto “rovina nera" nel primo sonetto?) del tipo: “Sai che sfiga nera!".
“THRIFTLESS PRAISE" – PIU “sciocco vanto", PER “vana lode", io più vicino a PER con “lodi sprecate" (“thriftless è “scialacquatore, dilapidatore", ergo il mio “sprecate – però, allungando un po’ la catena semantica ci si può far rientrare anche PIU: che dilapida, in fin dei conti, è uno sciocco ((secondo un’etica della formica, però)).)
“HOW MUCH MORE PRAISE DESERVED THY BEUATY’S USE" – PER ha una soluzione piuttosto bella ma bisogna ricordarsi che si parla della “bellezza" risalendo al 5° verso. PIU, questa volta, è proprio anodino.
“SHALL SUM MY COUNT, AND MAKE MY OLD EXCUSE" – PER lascia per strada “my old" per cui non si capisce quale sia il conto da saldare.
“PROVING HIS BEAUTY BY SUCCESSION THINE" – PER “e provassi che è tuo con la beltà" elegante ed economico ma non può farci stare "successione" (lo capisco: l’endecasillabo non è sprecone e quella parola si portava via quasi metà del posto disponibile.). PIU “La sua sua bellezza gliel’ho data io!" Ehilà! Un po’ troppo disinvolto, forse. Io (sempre per la tirannia della rima) sostituisco “bellezza" con “sfolgorio" ma è solo una garbata metonimia: un attributo per il tutto. Scusatemene. Piuttosto bello il distico finale di PER mentre in PIU è legnoso quel “essere nuovo"
3 marzo 2001
Caro (?) Tasca
Le invio la versione scritta dalla Sua Mano Sinistra.
So che vorrebbe censurarla ma deve farsene una ragione:lei non può nulla.
Quaranta li hai compiuti bello mio
e quante rughe in questa bella faccia!
Eri un pavone e per gli altri quasi dio
ed ora sei ridotto a carta straccia.
Se ti domando “Tutta ‘sta bellezza
dov’è finita, dove il gran godere?"
e mi rispondi “In ‘st’occhi da monnezza."
ti devi vergognare e poi tacere.
Fanne buon uso invece e lodo pronto
quando dirai “’Sto figlio l’ho fatto io
ci scuso la vecchiaia e saldo il conto
e questo bell’erede e solo mio."
Sarebbe fare un lifting al vecchio viso
e avere il sangue caldo all’improvviso.
Pubblicato da Tonino Pintacuda, il giorno e l'ora: 05.12.06 08:13
Interventi
Peccato (mi riferisco a "Tonino Pintacuda") il penultimo verso ipermetro, la sua versione è di incomparabile volgarità, ma almeno va dritta allo scopo (che non è chiaro, ma questo è tutt'un altro pajo di maniche).
Pubblicato da: anfiosso - 05.12.06 13:39




