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12.12.06
Come si leggono i libri: Il libro e la ruota della memoria
[Dopo la pubblicazione del 22 dicembre, ci sarà una interruzione e si riprenderà il 9 gennaio 2007. "Come si leggono i libri" diventerà un pdf scaricabile. bdm]
Non posso dire d’aspettarlo tutto il giorno solo perché darei l’impressione di vivere una vita monotona - in effetti. Ma quando finalmente arriva, be’ allora tiro un sospiro. Allora le stanze della casa si vuotano, le luci una a una si spengono, i rumori spariscono e, in tutto quel silenzio, io se come adesso fa già freddo mi rincantuccio sotto le coperte, o d’estate mi spaparanzo nudo sulle lenzuola di lino irlandese ereditate da una prozia che, fattasi suora brigidina, non ha mai usato il suo corredo, e da lì provo a sporgermi oltre la “soglia magica" di cui parla Bart: inizio a leggermi un libro insomma.
È l’unico momento del giorno in cui non ascolto musica - ho una specie di fobia per il silenzio. Tengo sempre una matita sul comodino. Un comodino cinese antico con intagliati, nel legno di ciliegio porporino, dei pipistrelli e insieme a quegli equivoci signori della notte inizio a volare inseguendo i sogni i desideri le fantasie i pensieri degli scrittori.
Che dispiego di fantasia, mi dico. Che meraviglia di stile, considero. Che ti va a creare l’intelligenza umana, penso ammirato mentre con la matitina metto un puntino lieve qui e un asterisco lì, solo in casi davvero speciali un punto esclamativo. Poi vado al penultimo foglio bianco e ci riporto il mio indice personale con il numero della pagina che contiene quella frase memorabile, la perla rara, l’immagine preziosa, il gioiello sfavillante - una volta quando avevo una buona memoria certe volte qualche piccolo furtarello l’ho anche fatto. Ma anche ci segno sopra le stronzate che pesco: ci sono libri che vanno letti solo per quelle. Anzi già trovarne è qualcosa perché poi, in una buona parte di essi, non trovi nemmeno quelle. Sono semplicemente vuoti.
A volte mentre leggo mi viene in mente un’idea per il romanzo a cui sto lavorando - e può anche non aver nulla a che fare con quello che ho davanti. Allora la scrivo sul libro che sto leggendo in quel momento. Così ogni tanto mi capita di tirar giù dalla libreria un romanzo che ho letto qualche tempo prima e di scoprirci dentro dei pezzi di libri miei. Non dico che la cosa mi commuova ma sì, è strano.
Su un romanzo, non particolarmente memorabile, ho letto questa cosa curiosa e cioè che la madre delle muse è la memoria. In effetti le muse - che va ricordato erano nove - sono figlie di Zeus e Mnemòsine - ricordarsi l’accento, prego - che è la dea appunto della memoria. E questo per uno al quale ogni tanto è capitato d’intrattenersi con qualcuna delle nove muse - le mie predilette: Talia (commedia) e Erato (poesia amorosa) e Euterpe (lirica) e Melpomene (tragedia); tutte insieme e ben mescolate s’intende: che gran trombate che mi sono sono fatto! - la faccenda, dicevo, che la madre di queste signorine un po’ snob e lunatiche ma tutto sommato munificamente puttane, sia la memoria significherà pure qualcosa.
Tutto quello che fai o hai visto fare, che vivi e che pensi è lì come una specie di deposito che si ingrossa al quale attingere per scrivere. E alla fine, tra dozzine di quadernetti che si riempiono giorno dopo giorno di appunti, nastri registrati, file e sotto-file non hai tregua. Sei schiacciato da questa ruota che continua a girare perfino quando leggi. Voglio dire: uno che scrive a sua volta libri, li legge ovviamente in una maniera diversa da chi non ne scrive - a prescindere dalla posizione. E bene o male i libri che ha letto poi finiscono nei libri che ha scritto. Come si dice: dai libri nascono i libri.
Ma adesso per una serie di motivi che ho quasi dimenticato non ho più così tanta memoria e di furti - quelli che se ti scoprono si chiamano “citazioni" - ne faccio sempre meno. Le belle frasi continuo comunque ad appuntarle sui miei indici personali anche se poi non solo non mi ricordo in quale libro stanno ma anche proprio di averle lette. E sentite un po’: ora leggendo le frasi bellissime di certi libri, le vedo alzarsi leggere come bolle dai fogli e scomparire lontano per sempre e mi sento più libero e felice.
Di più aspetto quell’ora tarda quando le parole stampate diventano una specie di marea ondeggiante e mi sembra quasi di entrare nella trama d’inchiostro di ogni singola lettera ed è come avessi la febbre ma senza il mal di testa. Allora mi sembra di entrare in una di quelle bolle opalescenti, e piano piano inizio ad ascoltare una voce che ne legge le parole. Non so di chi sia. È una voce intima, misteriosa - direi quasi “interiore" se non fossi lo scrittore svagato che sono - e mentre l’ascolto, sospeso e isolato dal mondo, entro nella parte più profonda di me stesso. E dormo finalmente. Ah, come dormo!
Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 12.12.06 06:40
Interventi
E' da ieri che sto ridendo per le Muse trombanti (très amusantes) e per "Non mi ricordo più perché da un po' ho meno memoria..." Ciao Cappè.
Pubblicato da: Giancarlo Tramutoli - 13.12.06 10:41
Oh, finalmente: son due giorni che provo a mettere un piccolo commento in rete, dopo un pezzo così sciccoso!! Ma dai, Gaetano, anche tu questa cosa del libro che partorisce libri? non posso crederci! mi sento onoratissima. Pur'io, pur'io! Dovresti vedere come è ridotto Mistandivò!!
Tutti i miei libri più belli, all'inizio e alla fine, in ogni foglio bianco disponibile, son pieni di annotazioni che con il libro in sè non c'entrano un tubo, se non per ispirazione aerea, per nessi vaghi e imperscrutabili, ma che sono finalizzate ad un raccontino, una storiella, una trama da buttare giù successivamente. Annotazioni prese per una specie di dialogo tra me e me, a volte sconclusionato, a volte clonato, che per caso includono l'autore del libro sulla cui carta il dialogo stesso ha sede, oppure no.
Più spesso: oppure no.
Tutto verissimo, tutto sacrosanto per me!
Un saluto caro da Elisabetta
Pubblicato da: elisabetta liguori - 13.12.06 13:51
...Però il mondo che ti gira intorno ha tramato fortemente perché tu potessi diventare uno scrittore (!!!): la zia suora brigidina, le lenzuola irlandesi che non ha mai usato, il comodino cinese! Una bella immagine.
Quando penso alle citazioni e ai furti che gli autori fanno da altri autori penso a varie ipotesi.
1) a volte tanti concetti si trovano in autori diversi, la mente umana si modula attraverso schemi noti, non si è mai davvero "originali" (quanto mi è antipatico questo termine): pertanto ci sono autori che non fanno furti, ma semplicemente dalla penna scivola ciò che già altri hanno pensato.
2)ci sono veri e propri plagi e quelli si smascherano miseramente. Almeno il copista (come puoi chiamarlo autore?) poteva citare l'autore!
:-)
3)ci sono situazioni per cui spesso alcune letture entrano in ogni fibra del nostro essere e diventano nostre di fatto. Sono quei libri che si leggono e si perdono nella notte dei tempi dell'esistenza breve di un uomo. E non ci si può fare niente. Non sono plagi, non sono furti. Sono una cosa nuova.
L'immagine che mi viene in mente quando penso alle citazioni di autore da autore è quella che Alessandro Manzoni usa per il dialetto nell'introduzione al "Fermo e Lucia" (1823):
"Quando l'uomo che parla abitualmente un dialetto si pone a scrivere in una lingua di cui egli s'è servito nelle occasioni più attive della vita [...] gli si affaccia da tutte le parti, s'attacca alle sue idee, se ne impadronisce [...]: gli cola dalla penna [...]".
(Ho usato di Manzoni ciò che mi serviva! Il resto sarebbe stato fuorviante, perché sta parlando del rapporto dialetto-lingua).
Se sei stato abituato a leggere un autore, anche se ora non lo leggi più, ti sei impradronito di lui e lui si è impadronito di te e cola dalla pennna, dalla bocca, dai pensieri e non sai più dove finisce lui e dove cominci tu. E' la "magia" (ma forse sarebbe meglio dire intimità) della lettura, fatta di scambi intimi e profondi con i messaggi che volteggiano, e si perdono (ma si perdono davvero?), come delicatamente descrivi nell'ultimo paragrafetto di questo tuo bel pezzo.
Non disdegno le citazioni di autore da autore, ovvio quando mi rendo conto che non sono plagio e che l'effetto è voluto e c'è dialogo ed emulazione. Anzi solleticano e stimolano... certo certo, quando le capisco, perché ciuchinamente mi rassegno al fatto di non riuscire a carpire tutte le citazioni implicite di un libro.
Con gaiezza!
Pubblicato da: Gaiamente - 28.12.06 12:46
L'indirizzo mail digitato sotto gaiamente è sbagliato... sobh!
Lo lascio giusto sotto il link di questo commento!
Risaluti e felice 2007 per tutti voi,
gaiamente.
Pubblicato da: Gaiamente - 28.12.06 12:50
