« Idee sparse, poche e ben confuse sul futuro di vibrisse | Main | I Sonetti di Shakespeare »

05.12.06

Come si leggono i libri: Abitudini di una lettrice

di Maura Gancitano

[Con il 30 novembre 2006 è scaduto il termine per l'invio degli articoli. Come già detto, ci sarà una interruzione dopo la pubblicazione del 22 dicembre e si riprenderà il 9 gennaio 2007. "Come si leggono i libri" diventerà un pdf scaricabile. bdm]

Clicca qui per leggere tutti gli articoli della serie Come si leggono i libriPerché leggere? Perché dedicare così tanto tempo ad un’attività essenzialmente solitaria e comunemente considerata noiosa? Per rispondere a questa domanda farò una breve digressione. Dunque, io sono una persona che vive con la tremenda paura di perdere tempo. Ho paura del tempo che passa, ho paura di non riuscire a dare il meglio di me, e di veder scorrere gli anni senza accorgermene, ho paura che vivere la mia vita non sia vivere abbastanza. Perciò leggo, perché la lettura mi fa dimenticare del tempo che passa, mi dà la possibilità di vivere migliaia di vite oltre alla mia, e mi fa avere maggiore fiducia nel mondo. Forse questa risposta, però, è troppo poetica e neanche tanto originale, e voi che leggete starete pensando che io non sia stata completamente sincera. Dimenticate quello che avete letto, allora, e permettetemi di rispondere nuovamente.

Perché leggo? Perché ne sento la necessità, e perché mi piace. Preferite questa? Probabilmente no, probabilmente non nutrite alcun interesse nei confronti del modo di vivere di una persona che non conoscete. La mia risposta, poi, è certamente vaga, e sembra quasi che io pensi che ogni libro sia degno di essere letto. Ovviamente ci sono centinaia di libri che potrebbero essere tranquillamente ignorati. Quali scegliere, allora? Quali sono i libri che vale la pena leggere? È meglio leggere solo i classici o anche le ultime novità, solo narrativa o anche poesie e saggi? Avete ragione, mi accorgo anch’io di stare elencando una serie di domande alle quali non ho alcuna risposta. Cominciamo dall’inizio, allora. Come ho iniziato a leggere?
Avrei voluto cominciare molto presto, divorando libri d’avventura, classici per ragazzi. Invece ogni volta che prendevo in mano un libro e iniziavo a leggerlo mi annoiavo e lo mettevo via. Ero una bambina che si annoiava facilmente. Non mi piaceva guardare la tv, non mi piacevano i videogiochi, non mi piaceva stare seduta a lungo. Preferivo giocare, cantare, pasticciare con la plastilina o con gli acquerelli, nonostante fossi negata nei lavori manuali e totalmente incapace nel disegno. I libri mi piacevano, sfogliavo quelli che c’erano in casa, me ne facevo regalare qualcuno (uno dei primi è stato Israele e Palestina di Eli Barnavi, e ancora non riesco a spiegarmi perché mi attraesse tanto), ma non riuscivo a finirli. Poi, in quinta elementare, a casa mia arrivò Il mondo di Sofia, un bestseller di cui tutti parlavano in quel momento. Lo lessi anch’io, nonostante qualcuno dicesse che non era adatto a una bambina, riuscendo per la prima volta (almeno questo è il ricordo che ho) ad arrivare fino all’ultima pagina. Da allora iniziai a leggere qualunque cosa trovassi: manuali sulle fasi del sonno, libri del Battello a vapore, Tolstoj, Dacia Maraini, Oriana Fallaci, Nicholas Sparks, James Hillmann, Flaubert. Col tempo il mio gusto è cambiato (oggi non riesco neanche ad avvicinarmi alla maggior parte dei libri che ho letto in quel periodo) e sono molto più critica.

È ovvio, un lettore non rimane lo stesso per tutta la vita. Un lettore è come un gourmet, il suo gusto cambia con l’esperienza. Nonostante io sia una “lettrice forte" (ma cosa significherà mai essere una lettrice forte?) da poco più di una decina d’anni, mi accorgo che il mio modo di leggere è molto cambiato. Sto molto più attenta alle traduzioni (purtroppo ho letto pochi libri in lingua originale) mi appassiono nella ricerca di testi poco conosciuti e cerco le prime edizioni dei miei libri preferiti o colleziono vecchie collane, incappando spesso in gigantesche fregature. In particolare, oltre a leggere la storia – vi sarete accorti che sto parlando essenzialmente di narrativa – adesso mi accorgo dei meccanismi che sono stati usati per raccontarla. Leggere mi aiuta quindi anche a capire “come si fa", come possono essere evitati i classici difetti in cui ogni persona inesperta incappa nel momento in cui sente il bisogno di sporcare dei fogli d’inchiostro.
Nonostante questo, mi capita anche di leggere consapevolmente dei brutti libri. Partendo dal presupposto non verificato (e forse non verificabile) che io nel giro di qualche anno sia riuscita a formarmi un certo “gusto" e sia abbastanza capace di capire se un libro è “buono" o “cattivo", potrei dire che a volte mi piace leggere cose “cattive". Insomma, non si può sempre essere “salutisti", non si può sempre “mangiar bene", a volte si possono anche ingurgitare schifezze che il giorno dopo il nostro stomaco, più o meno facilmente, dimenticherà d’aver digerito. Ad ogni modo, poi mi sento un po’ in colpa, perché una cosa è trovarsi di fronte a un piatto, o a un libro, che ci pare buono e che poi scopriamo essere di cattivo gusto, e un’altra è sceglierlo consapevolmente, perdendo delle ore preziose a scorrere delle pagine che sarebbero più utili se usate per accendere il fuoco.La lettrice

Anche le mie abitudini di lettrice si stanno trasformando: dal primo ottobre 2004, giorno in cui sono andata a vivere in Brianza, tengo un “diario delle letture", nel quale elenco i libri letti durante l’anno. All’inizio pensavo fosse una mia mania, ma poi ho scoperto che è un’abitudine che hanno in tanti. È come tenere un diario. A seconda del tipo, della quantità, della qualità dei libri letti si può capire tanto di una persona, anche solo dello stato d’animo in cui si trovava nel momento in cui leggeva un determinato libro. Leggere, poi, può farci scoprire cose ignote di noi stessi. Qualche mese fa, per esempio, leggendo Orgoglio e pregiudizio, ho scoperto di essere una sciocca ragazzina dell’800 che sogna il suo Darcy. Chi se lo sarebbe mai aspettato?
Mi rendo conto di essere sempre più dipendente dalla lettura. Non riesco a stare più di un paio di giorni senza leggere, nella mia borsa deve sempre esserci un libro e, finitone uno, devo immediatamente iniziarne un altro. Se sono in viaggio, mi porto dietro più libri di quelli che riuscirò a leggere. L’idea di non avere un libro da leggere mi atterrisce. Magari non riuscirò ad aprirne neanche uno, ma non si sa mai.
Leggo in treno, in aereo, sul letto, sul divano, in piedi, seduta alla scrivania. Di solito non leggo in spiaggia (non ci vado quasi mai da sola, e se solo mi azzardo a tirare fuori un libro dalla borsa chi mi accompagna di solito inizia a urlare), in coda alla posta o al supermercato (lì mi piace di più osservare le persone, sperando che non se ne accorgano). Leggo di mattina (anche all’alba, soprattutto quando viaggio), di pomeriggio, di sera. Di solito non leggo di notte, nonostante vada a dormire piuttosto tardi.

Leggo soprattutto narrativa. Non amo molto la letteratura americana (anche se ci sono autori che mi piacciono), mentre impazzisco per i romanzi europei del ‘700 e dell’800. Tra gli italiani, mi piacciono soprattutto Natalia Ginzburg, Calvino e Pavese (ovviamente ce ne sarebbero altri mille da citare, ma non mi sembra il caso di fare un elenco). Leggo anche poesia e saggi, soprattutto di filosofia, politica e letteratura. Adoro i carteggi e i diari.
Ho liste infinite di libri da leggere. Di recente ho stilato una lista di “letture doverose, non procrastinabili, urgenti" e una di “libri che sarebbe bene leggere prima possibile". Più che altro è un divertimento, perché so già che non le rispetterò.
Leggo con la matita se si tratta di saggi o di un carteggio. Sottolineo se il libro è mio, se è preso in prestito in biblioteca ricopio le frasi su un bloc notes o sul computer. Se ci sono tante cose che mi interessano fotocopio le pagine o il libro intero, soprattutto nel caso non sia più in commercio.
Una cosa che mi piace e che mi manda in crisi è la scelta del libro. Leggere è giocare una partita persa in partenza. Scegliere un libro, averlo tra le mani, significa rifiutare tutti gli altri. Vicino ai fogli su cui sto scrivendo in questo momento c’è Gnòsi delle Fànfole di Fosco Maraini, che ho appena preso in prestito in biblioteca. È un libro piccolino, composto da meno di cento pagine. Domani o dopodomani lo avrò finito, non avrà rubato un tempo considerevole alla mia esistenza e se sarò fortunata mi sarà anche piaciuto. Ma cosa potrei fare in quello stesso tempo? Potrei leggere qualcosa di più bello, o addirittura potrei vivere la mia vita fregandomene della poesia meta-semantica. Ad ogni modo, è importante che tra me e il libro che sto iniziando a leggere si crei un’alchimia, che quello sia il libro che devo leggere in quel momento preciso.

La cosa che mi dà più fastidio della mia voracità di lettrice, è che spesso non riesco ad andare lentamente, a lasciare al libro troppo spazio, a dedicargli più di una manciata di giorni. Quando la lettura va lenta leggo contemporaneamente più libri, e magari mi stanco e metto via quello che ostacola la mia velocità. Per esempio, perché non ho ancora letto il Don Chisciotte? Perché vorrei comprarlo e non trovo mai i soldi per prendere l’edizione che mi piace? O forse perché penso che ci metterei troppo tempo a finirlo?
No, non è così, sto mentendo. In realtà leggo anche grossi tomi, anche volumi piuttosto ostici. Però, in effetti, il più delle volte leggo libri con meno di trecento pagine, e mi viene il sospetto che sia colpa di questa mia voracità, della fretta di godere del maggior numero possibile di libri. Forse anche per questo non amo rileggere. Ho riletto pochi libri nella mia vita, più che altro per capire se a distanza di tempo mi sarebbero piaciuti ancora.
Sono una lettrice imperfetta che cerca di migliorarsi! Dopotutto leggo da pochi anni, e questa avidità probabilmente dipende dalla mia età. Magari tra qualche decina d’anni leggerò molto lentamente, rileggerò i libri letti in tutto questo tempo, senza avere la fregola che ho adesso.
Ho parlato troppo? Sì, ho parlato troppo. Allora torno ai miei libri, e lascio voi ai vostri.


Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 05.12.06 08:08

Interventi

"Ho paura del tempo che passa, ho paura di non riuscire a dare il meglio di me, e di veder scorrere gli anni senza accorgermene, ho paura che vivere la mia vita non sia vivere abbastanza. Perciò leggo" e non ti viene la paura che il tempo che stai usando per leggere il libro che stai leggendo potresti usarlo per leggere un altro libro che non stai leggendo? o la paura che il tempo che stai impiegando per leggere il libro che stai leggendo sia un tempo che ti impedisce di leggere altri tre libri che non stai leggendo? o la paura che anche se riuscissi a leggere tre libri nel tempo che stai impiegando per leggere il libro che stai leggendo non avrai lo stesso tempo per leggere tutti i libri che non stai leggendo e che vorresti leggere? o che potresti leggere? o che dovresti leggere? o la paura che anche se riuscissi a leggere tre libri nel tempo che stai impiegando per leggere il libro che stai leggendo quel tempo che stai impiegando per leggere i tre libri sia un tempo che ti impedisce di pensare ai libri che stai leggendo?

Pubblicato da: iochehounaoduedomande - 05.12.06 10:03

Mi viene in mente in continuazione e non ci dormo la notte, in effetti! Non sto scherzando...

Pubblicato da: Maura - 05.12.06 15:20

Pubblica un intervento




Vuoi che mi ricordi di te?