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01.12.06
Come si leggono i libri: Lo Xeres del Corsaro Nero
[Con il 30 novembre 2006 è scaduto il termine per l'invio degli articoli. Come già detto, ci sarà una interruzione dopo la pubblicazione del 22 dicembre e si riprenderà il 9 gennaio 2007. "Come si leggono i libri" diventerà un pdf scaricabile.]
Ho letto per la prima volta Il Corsaro Nero di Emilio Salgari nello spazio perfetto di una giornata d’estate. Le ultime ore di lettura le trascorsi seduto su una poltrona rossa, a portata di mano una tazza da latte di colore beige piena d’acqua fresca (che riempivo ogni tanto). A un certo punto, mi ricordo, l’acqua nella tazza si tinse di rosso, come il vino di Xeres bevuto dai pirati della Folgore in una taverna di Maracaibo.
Volendo andare per le spicce, per me questo è leggere. Così leggo un libro. Dovrei (sempre) leggere un libro in questo modo, avendone la possibilità. Mi rendo conto però che, circoscritta in questo modo, la questione del leggere, di come leggo, non può esaurirsi qui. Allora procediamo con ordine.
Leggere implica, per prima cosa, un’azione, un agire corporeo. Implica una postura, una disposizione del corpo in uno spazio. E quindi, per dire come/dove leggo devo distinguere due ambiti di lettura: quello della letteratura e quello dei saggi. Il primo tipo di lettura è assolto in posizione distesa o supina, sul letto o sul divano. Il secondo, che sottintende in modo più marcato uno “studio”, è affidato allo spazio della scrivania e della poltrona.
Poi c’è la lettura affidata agli spazi liminari dei mezzi di trasporto: treni, navi, automobili, aerei, metropolitane. È questa lettura liminare, sospesa, che dà spazio sia alla letteratura che ai libri di studio.
Su tutto domina il libro, oggetto sottratto al “memento” della riproducibilità dell’opera d’arte, quindi letto come fosse l’unico supporto di un’unica opera, e per questo inviolabile, inalterabile, difeso da strappi, intagli, svirgole, macchie d’inchiostro, sottolineature, tracce di cibo e di bevande, orecchie segnapagina.
Ma, se la lettura si inscrive nel quadro generale di una fisicità, corpo leggente e luogo della lettura, è anche vero che costituisce una delle migliori occasioni (e a prezzo relativamente contenuto rispetto ad altri strumenti o sostanze) per trascendere quella fisicità di partenza (corpo/luogo). Tutte le letture, almeno al loro avvio, presuppongono la possibilità presentata da quella lettura Big Bang, quella del Corsaro Nero. Ognuna potrebbe presupporre quel piacere “infinito” di essere ALTROVE, a cui, nel tempo, si è aggiunta la necessità che dalla lettura balzino fuori informazioni, scoperte, intuizioni. La lettura, rimanendo fedele, in qualche modo, a quel modello lontano, deve svelare, risvegliare, accrescere, spostare, suscitare, iniziare.
Forse, nella mia “carriera” di lettore ho continuato, anno dopo anno, a desiderare e cercare tra le pagine l’effetto di quella lettura sulla poltrona rossa, la Lettura Perfetta, che apre la strada dell’altrove. Perché, a pensarci bene, quando leggo sto cercando un altro luogo, un’altra idea, un altro punto di vista. E così, dopo Il Corsaro Nero ci sono state molte altre occasioni di altrove (anche narrativi, letterari). Il Memoriale del Convento di José Saramago, Il Buon Soldato Sveik di Hasek, Il libro nero di Orhan Pamuk, Sulla strada di Kerouac, Le città invisibili di Calvino. Ce ne sono stati molti altri di Corsari. Ma sempre accompagnati da una sensazione fastidiosa: stavano diminuendo a vista d’occhio. Un po’ perché ne leggevo tanti. Un po’ perché qualcuno stava smettendo di scriverli.
“Se siamo fortunati, tanto come scrittori che come lettori, finiremo l’ultimo paio di righe di un racconto e resteremo poi seduti un momento o due in silenzio.”
Raymond Carver
Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 01.12.06 08:43
Interventi
Ehm, il vino di Xeres sarebbe poi lo Jerez, ovvero lo Sherry, ed è in massima parte bianco. Jerez rossi ce ne sono davvero pochi e sono vini liquorosi, da dessert.
Pubblicato da: enotrio - 01.12.06 14:35
C'è molto di vero in quello che hai scritto. Certi passaggi mi appartengono profondamente! :-)
Bella anche la citazione di Carver.
Fumetti a parte, il primo libro che ho letto (avevo otto anni) fu "Cosetta" ovvero la versione per bambini de "I miserabili" di Hugo.
Ricordo come fosse ieri la sensazione che provai a fine lettura. Immobile sul divano, non sentivo il bisogno di nulla. Ero accanto a Cosetta mentre ripensava al volto rugoso di Jan Valejan.
Pubblicato da: RosaTiziana - 01.12.06 16:17
enotrio
lo hai detto tu, rosso. l'importante è che fosse rosso (come lo vedevo). vedo che non hai capito cosa significa leggere (per me), allora! la tua pignoleria è la morte di ogni lettura! comunque bravo
RosaTiziana
satto. nessun bisogno se non di bere, magari, per il caldo
Pubblicato da: Melpunk - 01.12.06 16:24
Ci pensavo in questi giorni, una delle cose che mi manca, da moltissimo tempo, è la lettura affidata agli spazi dei mezzi di trasporto. Mi piacerebbe, ma non ne ho mai occasione.
Secondo me, è una delle possibili letture perfette.
Un bicchiere di Xeres alla tua salute, bianco o rosso chissenefrega (e sopratutto grazie per questo pezzo)
Pubblicato da: francesco - 01.12.06 21:41
grazie francesco
e alla tua
bianco o rosso va bene l'importante è vada bene
Pubblicato da: melpunk - 01.12.06 21:50
francesco
forse si: il moto, l'andare costituiscono il luogo della possibile lettura pefetta
Pubblicato da: melpunk - 01.12.06 22:05
mi associo alla nostalgia della lettura sui mezzi di trasporto, e aggiungo quella nei bar, entrambe prerogative di età diverse dalla mia (mediana e forzatamente produttiva).
bellissimo pezzo, mel, che mi ha fatto venire in mente la mia "lettura perfetta" (Tarzan di Burroughs).
Pubblicato da: synesius - 03.12.06 11:04
synesius
si e anche l'età della scrittura, nei bar
Pubblicato da: melpunk - 03.12.06 13:43