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12.11.06

Viviane Ciampi, Pareti e famiglie

di Alessio Brandolini

E’ uscita nell’aprile scorso l’ultima raccolta poetica di Viviane Ciampi, francese di origine toscana, nata a Lione nel 1946, ma che da molti anni vive e lavora a Genova. S’intitola Pareti e famiglie (Liberodiscrivere, Genova 2006, pagg. 74, euro 10 – prefazione di Luciano Roncalli) e si divide in tre parti. La prima si compone di quindici tesissime poesie, ed è quella che dà il titolo all’intera raccolta: una specie di poemetto in cui l’autrice ripercorre luoghi e situazioni legate al mondo dell’infanzia, come a cercare le impronte lasciate dai ricordi: la casa di Lione, il Rodano, la madre, la sorella morta tragicamente (v. Ciò che nasce e che brucia, dove le domande siedono, per il troppo dolore, “nel gelo del fiume"). Il tono dei versi è quasi distaccato, dubitativo, ironico: gli indizi del passato vanno rivisitati con prudenza, come tenuti a bada perché potrebbero ribellarsi, o condurre altrove, o seppellire sotto macerie. La poesia d’apertura (Finti affetti) chiarisce da subito e senza indugi, oltre agli intenti poetici di questa importante sezione del libro, l’estraneità che si può percepire non solo degli altri (familiari o amici) ma anche di se stessi. Per questo il passato va osservato senza modificarne (addolcirne) fatti e circostanze, rivissuto senza indulgenze persino nei confronti dei giorni più duri, quelli che hanno segnato in profondità la nostra esistenza, il nostro carattere, lasciando impronte indelebili tra le piccole pareti della mente e del cuore. Immergere lo sguardo con discrezione in quello “strano dormire" che ora ci sembra l’infanzia, fatto di giorni d’ombre e d’attese, di sogni modesti “in bilico sulla finestra", di sorrisi congelati. E così a seguire, tutti i testi della sezione sono “Colpi d’ala / per recidere il bianco", ovvero lo sforzo poetico – fitto di domande – teso a comprendere, a strappare inganni e veli (“Con le dita sollevi la maschera"). Pur sapendo perfettamente che la verità, nonostante gli sforzi di chiarezza, è sempre ambigua, impenetrabile nella sua essenza, e ci si può rivoltare persino contro se si prova ad afferrarla, o sotto lo sguardo si scioglie come neve (“La neve dei segreti / scivola dal tetto"), si fonde (e confonde) al fiume inarrestabile della vita.

Poesie a mollo nel ghiaccio, quindi, dove l’infanzia non è il nido da difendere a tutti i costi, a denti stretti ma l’inizio dei propri turbamenti, di piccole gioie e del loro esatto contrario. Un mondo di luci abbaglianti e sfocate, d’ombre variabili e persistenti, di tabù familiari che ancorano pensieri e sogni, sulle labbra congelano il sorriso. L’ironia di Viviane Ciampi profana persino l’amore:

Amare è un male così vasto
che prende il sentiero della mano sinistra
attinge l’anima
e la interpella con parole riciclate?
Perché mai alterarla
nelle sue abitudini fino al midollo?

La misura classica del dettato (e l’autrice cita Dante e Petrarca) si fonde a un pessimismo che succhia via all’amore la dolcezza (quella “alterata") e impregna di morte la vita, non a caso l’epigrafe di Céline che spolpa l’innocenza dell’uomo. L’infanzia qui perde il vizio della bontà, della bellezza assoluta e si ricopre di paure e incertezze, di dolore e morte:

Ho freddo alle natiche
a furia di star seduta
sulla mia stessa pietra tombale
di purificarmi nel lavacro
chiedendoti l’ora e il giorno
della rinascita.

Questo viaggio a ritroso nel tempo (con le sue “mappe impiccate"), privo di nostalgie e turbamenti sentimentali, con il relativo legame materno e l’enigma dell’esistenza è ripreso, in modo più articolato ed esplicito, nella Lettera alla madre, uno dei testi più belli del libro:

Così ci comprendiamo
quando erompe l’incendio.
Di quale anima nera stai parlando?
Sono una bambina con il buio
appoggiato alle tempie
(...)
Mappe impiccate all’albero
– imparo a memoria –
perché le fughe allentano i nervi
e scacciano nenie affollate nel cranio.

E ora che facciamo? suona un verso: domanda d’una bambina e/o d’una donna che si rivede bambina. Ecco, se la prima parte esplora il passato, i legami familiari, le pareti domestiche con i suoi nodi e i suoi misteri l’ultima sezione del libro (la più fitta) si apre all’esterno, sconfina. Però tra le due parti c’è un sottile e tenace legame: il dolore, che dall’infanzia di una persona (o, più in generale, dall’infanzia di qualsiasi uomo) si trasferisce a quello del mondo, alla vita quotidiana, alle violenza in città (v. Caccia notturna) a quella portata dalla guerra, come Guernica, di marzo e in Bassora, dove si torna a parlare dell’infanzia e della morte (“C’è questo lungo silenzio guerriero / il coito incessante della morte"), e di bambini, come quelli massacrati a Beslan il 1° settembre del 2004 (Dama in rosso). Barbarie dei nostri tempi dove “è come entrare / in un libro dell’infanzia / senza foresta, senza fate, / senza eroi, senza storia. (De quel ciel). Nella Lettera dal fronte (come non pensare a “ Le déserteur" di Boris Vian), l’ironia tesse versi duri e violenti sull’uomo che si scontra con un proprio simile (“indovino il mio seme in te disarmato"), sull’umanissima umanità che si autodistrugge. A stemperare il pessimismo di questi versi e, più in generale, quello che pervade l’intera raccolta, ci pensano gli zulù con il loro canto guerriero: Se avanzi muori / se indietreggi muori / allora perché indietreggiare? Messo in epigrafe alla poesia Il senso del fare che chiude la raccolta.
Nella terza sezione si parla anche del lavoro del traduttore (“Ti chiedo: quale parola / quale fonema / fa del sogno il tuo sogno?") e ci sono anche poesie insolite, con un timbro nuovo, dove l’ironia s’attenua e avanza una voce più suadente e lirica (Infrapensiero, Incontro, Verifiche, Accettazione), ma intrecciate di versi strani e stranianti, che percuotono il lettore: “Sei tu il perno / di questa mandibola"; “C’è l’osso dell’avvenire / nella fodera della giacca"; “la civetta si ciba beccandomi le mani" ecc. Poesie diverse, “altre", quindi, e infatti così s’intitola questo terzo percorso all’interno di “Pareti e famiglie", il più incisivo e carico di nuove aperture poetiche.

Tra le due sezioni (la prima e la terza) c’è quella più breve “D’amore, perché no?", con sette testi dove si parla dell’amore (“formiamo in due un arco di roccia"), ma anche della propria scrittura (“ho lingua da pungitopo"), delle bozze da correggere, della vita di tutti i giorni, dove si aspira a non avere sorprese: “e sarà questa la vera sorpresa". Un lento procedere verso una leggerezza basata sull’onestà e la conoscenza, tirata su pian piano, a fatica, scrostando le pareti del passato, e della mente. Allora a Céline, ai “poeti maledetti" francesi di fine ottocento, s’affianca la levigatezza esistenziale (spesso pessimistica ma sempre vitale) di tanta e raffinata canzone d’autore (Brassens, Ferré, Béart, Trenet, Lauzi, De André, Paoli...), non a caso legata ai luoghi d’esistenza dell’autrice: la Francia e Genova.

Pareti e famiglie è stato scritto in italiano, ma probabilmente pensato molto anche in francese (v. Due paesaggi, con la seconda parte in francese), con una fusione di suoni e ritmi inconsueti, spesso aspri, che fa pensare alla poesia di Amelia Rosselli (in un’epigrafe citata dall’autrice). Quello proposto da Viviane Ciampi è un ottimo libro di poesia, del quale si potrebbe parlare ancora a lungo. Ha la sua specificità nella tensione etica, nella consapevolezza della propria scrittura (di poeta e traduttrice), nella ricerca esistenziale, nell’indignazione civile scevra di retorica (Fortini), sul lavoro paziente e accurato sulla lingua (“Corri sui binari / mia lingua plurale") e su quel suo verso (e il sentire poetico ad esso ancorato) rapido e spinoso, che innesta il francese all’italiano.

Viviane Ciampi, Pareti e famiglie (Liberodiscrivere, Genova 2006)

Pubblicato da Alessio Brandolini, il giorno e l'ora: 12.11.06 09:24

Interventi

ot: leggo di uno dei libri da voi editi nel sottotitolo "un grande noir fantastico sulla strage di Piazza Fontana". Ovvero? Che c'è da ridere sull'argomento o qualcuno ha fatto il creativo e ci ha svelato tutta la dietrologia? Non vedevo l'ora di perdere il mio tempo in modo così costruttivo.

Pubblicato da: medo - 13.11.06 00:12

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