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26.11.06
Georges Perec: L’arte e la maniera di abbordare il proprio capufficio per chiedergli un aumento
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Georges Perec si paragonava ad “un contadino che coltiva parecchi campi: in uno pianta delle barbabietole, in un altro erba medica, in un terzo granoturco…": si è infatti cimentato nella produzione di romanzi, racconti, articoli, traduzioni, creazioni musicali, radiofoniche, film ed anche teatro. Per quel che riguarda quest’ultimo, lo spettacolo di cui qui si tratta nasce nel 1968, come racconto a monologo per una rivista di didattica intitolato L'art et la manière d'aborder son chef de service pour lui demander une augmentation (Enseignement programmé, n.4, 1968).
Lo spettacolo era costruito attorno ad un diagramma di flusso costituito da una serie di scelte condizionali, che permettevano di istruire un impiegato sulla difficile arte di chiedere un aumento al proprio capufficio. Il testo esplora la casistica della richiesta, valutandone esaustivamente le probabilità in un gioco ironico e crudele in cui si espongono le mille varianti, le iterazioni necessarie, gli intoppi, le possibili soluzioni.
L’arte e la maniera… subisce una prima messa in scena radiofonica in tedesco, con il titolo Wucherungen (per Perec, né prima né ultima collaborazione con la radio tedesca). Due anni dopo, il racconto diventa spettacolo teatrale con il titolo de L’aumento, ed i personaggi passano dall’unica voce narrante presente nella prima versione a sei, più una voce fuori campo. I sei personaggi non sono umani: sono le parti del discorso (“La proposta", “L’alternativa", “L’ipotesi positiva", “L’ipotesi negativa", “La scelta" e “La conclusione"); anche la voce fuori campo è particolare, essendo quella della rosolia.
In Italia il teatro di Perec è comparso per la prima volta nel 1990 proprio con questo spettacolo. La allora neonata compagnia teatrale del CSS (teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia) esordisce al festival Astiteatro con L’aumento, per la regia di Alessandro Marinuzzi.
A distanza di quindici anni, il CSS ha chiesto a Marinuzzi di rivisitare quel testo che sta alle origini dell’attività teatrale del CSS, per inserirlo nella stagione di Teatro Contatto 06/07 a Udine. La scelta del regista questa volta è caduta sulla versione originale, nella traduzione effettuata durante la preparazione dello spettacolo del 1990 da Letizia Pellizzari Gusella, all’epoca sua assistente di regia.
Non è stato semplice trovare un biglietto. Lo spettacolo, inizialmente previsto per dieci serate, è stato replicato diverse volte oltre i programmi iniziali. D’altra parte non si teneva in teatro ma in una sala riunioni, con un piccolo pubblico (50 persone alla volta). Gli spettatori vengono radunati attorno ad un tavolo per assistere all’equivalente di un corso rapido di richiesta aumenti di stipendio, tenuto da una specie di consulente del lavoro: Rita Maffei, attrice (e regista, ma non in questa occasione) del CSS, vestita da uomo in carriera, da manager. 
Sul tavolo, tanti oggettini contrassegnati da un’etichetta. Attorno al tavolo, due sedie: una, poco usata, per la protagonista (sempre in movimento), ed una, vuota, per il fantomatico impiegato da istruire (in realtà degnamente rappresentato da ognuno dei presenti). Dietro la sedia vuota, una lavagna magnetica col diagramma di flusso delle azioni da compiere (diagramma di flusso che non è organigramma, come impropriamente definito in tutta la documentazione dello spettacolo).
Il monologo è una vera prova d’attore: a parte il ritmo forsennato, si snoda in continue scelte condizionali da scioglilingua (per esempio: “delle due l’una o l’altra: o il capufficio c’è, oppure non c’è. Se c’è, delle due l’una: o muove la testa o non la muove…"), ed in ripetizioni a ritmo ancora più veloce ogni volta che si deve ricominciare da capo, perché il capufficio signor X (come Xavier) ha inghiottito una lisca, o perché è stato scelto il giorno sbagliato per parlargli, o perché hanno la rosolia una, due, tre o quattro delle sue figlie o una qualsiasi delle sue sedici nipotine, o per qualsiasi altra ragione che renda necessario abbandonare il campo per ritentare più avanti – due settimane, quarantun giorni, sei mesi dopo. Anche il cosa fare nelle attese è problema informatico: si può chiacchierare con la signorina Y (come Yolande), ma solo se è in stanza e se è di buon umore, altrimenti tocca attraversare i vari settori della grande azienda che di volta in volta ci dà uno stipendio, ci ospita come una madre, ci sfrutta, ci consuma, ci succhia l’anima.
E’ stata un’ora e un quarto di divertimento, e di – immagino - esaltante fatica per la bravissima Maffei. Il divertimento è solo apparentemente fine a se stesso: la figura assente dell’impiegato, nel suo percorrere tutte le vie possibili per arrivare al capufficio e per spiegargli le sue esigenze e per convincerlo, pian pianino si forma come in negativo, ed è una specie di Fantozzi che lavora in un’azienda spersonalizzata, a produrre qualcosa che non è chiaro ma che non è nemmeno molto importante, ed in cui è più utile essere in buoni rapporti con l’ingegnere che avere buone idee.
Chi volesse vedere lo spettacolo lo trova anche fuori Udine: le date della tournée sono reperibili all’indirizzo http://www.css-teatro.com/spettacoli_scheda.php/ID=90/menu=5.
Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 26.11.06 23:20
Interventi
a quando Il posto delle patate?
Pubblicato da: Melpunk - 27.11.06 16:14
Un piccolo aggiornamento: ho avuto modo di chiacchierare con Rita Maffei, e mi ha spiegato che effettivamente sono stati in dubbio se tradurre organigramme come diagramma di flusso, ma hanno preferito la scelta filologica, ovvero rispettare l'originale.
Pubblicato da: Vincenzo - 30.11.06 16:23
Dal 15 al 25 febbraio lo spettacolo è al Teatro Litta di Milano, se a qualcuno interessa; il 27 a Prato.
Pubblicato da: Vincenzo - 14.02.07 11:58




