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06.11.06

Georges Perec e la lettura

di Paolo Melissi

[tutti gli articoli su Georges Perec]

Georges PerecNel 1976 Georges Perec scrisse Leggere: schizzo socio-psicologico sulla rivista Traverses. Nel breve saggio lo scrittore accennava alla necessità di una sociologia della lettura, o una socio-antropologia, inserendo quest’idea nel più ampio compito che l’etnologo Marcel Mauss si era prefissato, quello di sondare aspetti della vita umana che, pur secondari rispetto ad altre sue attività, meritano comunque lo sforzo di uno studio, dal momento che “rinviano alla storia del nostro corpo, alla cultura che ha modellato i nostri gesti e i nostri atteggiamenti, all’educazione che ha formato i nostri atti motorii non meno di quelli mentali".

Perec, con la sua consueta tecnica enumeratoria, passa in rassegna diversi aspetti corporei relativi alla lettura (la voce, le labbra, le mani, le posizioni), oltre a collocarli in ambiti o spazi precisi: il viaggio, le vacanze, lo spazio sociale, i trasporti. Perec sceglie un ambito, e individua in un approccio “socio-antropologico" la possibilità di “pensare" la lettura. Una “tecnica" che avrebbe usato in più di una direzione.

Le pagine che seguono non sono altro che semplici note: un insieme, più intuitivo che organizzato, di fatti sparsi che, solo eccezionalmente, rimandano a discipline costituite; semmai, esse appartengono a quei settori così mal suddivisi che richiamano le terre incolte dell'etnologia descrittiva di cui parla Marcel Mauss nella sua introduzione alle "tecniche del corpo" (cfr. Sociologie et Anthropologie, Paris, P.U.F., 1950, pp.365 e segg.), e che, catalogate sotto la voce "varie", formano zone particolari di cui si sa solamente che non si sa gran che, ma dove si presume che si potrebbero trovare molte cose qualora si decidesse di prestarvi un po' di attenzione: fatti banali, passati sotto silenzio, tenuti in nessun conto data la loro pochezza: eppure ci descrivono, nonostante noi crediamo di poterci dispensare dal descriverli; con molta più acutezza e attualità della maggior parte delle istituzioni e delle ideologie a cui i sociologi ricorrono abitualmente per le loro ricerche, rinviano alla storia del nostro corpo, alla cultura che ha modellato i nostri gesti e i nostri atteggiamenti, all'educazione che ha formato i nostri atti motorii non meno di quelli mentali. E così, precisa Mauss, per la marcia e la danza, la corsa a piedi e il salto, modi di riposare, tecniche di trasporto e di lancio, maniere di stare a tavola e a letto, forme esteriori di rispetto, dell'igiene corporale, ecc. Naturalmente, è così anche per la lettura.

Leggere è un atto. E io vorrei parlare di questo atto, e di questo solo, di ciò che lo costituisce, di ciò che lo circonda, e non di ciò che produce (la lettura, il testo letto), né di ciò che lo precede (la scrittura e le sue scelte, l'editoria e le sue scelte, la stampa e le sue scelte, la distribuzione e le sue scelte, ecc.), qualche cosa, insomma, come una economia della lettura sotto i suoi aspetti ergologici (fisiologia, lavoro muscolare) e socio-ecologici (ambiente spazio-temporale).

Da parecchi decenni ormai, tutta una moderna scuola critica ha posto l'accento proprio sul come della scrittura, sul fare, sul poietico. Non la sacra maieutica, l'ispirazione afferrata per i capelli, ma il nero su bianco, la tessitura del testo, l'iscrizione, la traccia, il piede della lettera, il lavoro minuto, l'organizzazione spaziale della scrittura, i materiali (la penna o il pennello, macchina da scrivere), i supporti (Valmont alla Presidentessa di Tourvel: «La tavola stessa su cui vi scrivo, per la prima volta adibita a tale uso, diventa per me l'altare sacro dell'amore... »), i codici (punteggiatura, capoversi, paragrafi, ecc.), il proprio intorno (lo scrittore che scrive, i suoi luoghi, i suoi ritmi; coloro che scrivono al caffè, quelli che lavorano di notte o all'alba, oppure alla domenica, ecc.).

A me sembra che un lavoro analogo vada fatto sull'aspetto efferente di tale produzione: ossia l'assunzione del testo da parte del lettore. Non si tratta tanto di considerare il messaggio emesso, quanto l'emissione del messaggio al livello elementare, ciò che avviene quando si legge: gli occhi che si posano sulle righe, il loro percorso e tutto ciò che accompagna questo percorso: la lettura ricondotta a ciò che innanzi tutto è: una precisa attività del corpo, il movimento di certi muscoli, le diverse organizzazioni delle posizioni del corpo stesso.

Georges Perec
Pensare/Classificare
Rizzoli

Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 06.11.06 07:23

Interventi

Bella mel! non conoscevo questa pagina di Perec (come non ne conosco molte altre, peraltro). Tra l'altro mi pare che potrebbe funzionare molto bene come capitolo introduttivo all'iniziativa "Come si leggono i libri" di Vibrisse.

Pubblicato da: Luca Tassinari - 06.11.06 18:22

ué, egregio
sì lo avevo suggerito a bartolomeo come un "capitolo" della rubrica, ma in realtà sarebbe meglio come introduzione. Bella luca!

Pubblicato da: melpunk - 06.11.06 19:29

Luca, seguendo il tuo consiglio ho dato al pezzo di melpunk, anche la categoria secondaria di Come si leggono libri. La categoria primaria resta Georges Perec, creata apposta oggi dal grande Giulio Mozzi.

Perciò, sia richiamando la categoria primaria (Georges Perec) che quella secondaria (Come si leggono i libri) viene compreso l'articolo di melpunk. Poi, se Giulio deciderà di fare anche un pdf per Come si leggono i libri, vedrò di ricordarmi di mettere all'inizio questo articolo.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 06.11.06 19:49

Riguardo Perec, in questo periodo a Udine è in cartellone la sua piece teatrale intitolata "L'arte e la maniera di abbordare il proprio capoufficio per chiedergli un aumento", regia di Alessandro Marinuzzi, inteprete Rita Maffei. Io sarei dovuto andare ieri sera ma i biglietti erano esauriti, ed hanno anche aggiunto alcune serate.

Info: http://www.css-teatro.com/produzioni_scheda.php/ID=90

Pubblicato da: Vincenzo - 06.11.06 20:39

Grazie per la segnalazione, Vincenzo. Se ci vai, urge recensione per queste "perecchìadi" vibrissiche.

Pubblicato da: Luca Tassinari - 06.11.06 21:00

luca
mi piace perecchiadi!

Pubblicato da: melpunk - 06.11.06 21:33

se va bene (cioè se trovo biglietti), dovrei andarci il 15; ancora in tempo o la fiamma perecchica sarà già spenta?

Pubblicato da: Vincenzo - 07.11.06 08:06

Direi che aspettiamo il tuo pezzo subito dopo il 15. Non te la cavi, perciò:-)

Comunque, Georges Perec ha in vibrisse una categoria primaria a se stante, per cui, anche in futuro - inviandomi un pezzo su Perec - possiamo assegnarlo a tale categoria. Pertanto, tutti gli articoli su Perec potranno essere rivisti e letti uno di seguito all'altro in ordine di comparizione.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 07.11.06 09:44

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