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08.11.06
Evoluzionismo / nuove frontiere
di Mauro Baldrati
Era atteso questo disco di Eric Clapton e JJ Cale, The Road To Escondido. Alcune radio avevano trasmesso, con la solita cadenza ossessiva, un pezzo bellissimo, Danger, e creava curiosità il nuovo incontro tra il grande chitarrista blues e l’autore di Cocain e After Midnight.
L’ho subito comprato, quindi, essendo un cultore di blues, e un grande ammiratore di Eric Clapton anni ’60 e ’70, quando, con John Mayall, coi Cream, diede un tocco inconfondibile al blues bianco - soprattutto il British Blues - , contaminandolo col rock e con la psichedelia.
Appena aperta la confezione del CD però è uscito questo foglietto: un piccolo opuscolo pubblicitario sullo store – cioè un negozio virtuale – di Eric Clapton, dove si trovano magliette, gadget, cappellini, un accendino, una tazza, un portachiavi. Sono rimasto sbalordito. Anche dalla mia stessa ingenuità, lo ammetto. Eric Clapton doveva essere – l’ha detto lui stesso in alcune interviste - un tranquillo signore che si avvia alla terza età interessato quasi unicamente alla musica, la sua musica. Un gentiluomo con una grande storia alle spalle che fa vita ritirata, che incontra altri musicisti, che si chiude in sala di registrazione e guarda il mondo con distacco. Macché. Anche lui è diventato un uomo d’affari, perché ormai nell’immaginario se un uomo di successo – un artista – non è anche un uomo d’affari che produce plusvalore il suo successo vale quanto una boccata di aria fritta. Deve essere proprio così.
Anche su Jimi Hendrix si sono scatenate le forze del Buio, un gigantesco sito-store dove tutto, anche gli sguardi di Jimi, è in vendita. Ma è avvenuto dopo la morte, e tutto è stato gestito dagli avidissimi eredi. Ma Clapton no, lui è vivo e vegeto, lui è l’unico responsabile di se stesso.
Forse è davvero l’ultima frontiera dell’evoluzione, e dopo l’Homo Sapiens Sapiens – passando per l’Homo Economicus – è giunta l’era dell’Homo Business dove ogni aspetto della vita, compreso Dio, la Morte, la Malattia, l’Arte, l’Amicizia, la Solidarietà, tutto diventa un’unica, enorme transazione commerciale.
Pubblicato da Mauro Baldrati, il giorno e l'ora: 08.11.06 09:18
Interventi
E allora! Nel senso, ce l'hanno quasi tutti gli artisti il negozietto on line, non vedo perché Clapton no - che tra l'altro insieme a Vaughan (sempre poco ricordato) - e B.B. King è uno dei miei bluesmen preferiti.
Pure King, Stephen aveva detto che si sarebbe ritirato dalla scrittura: e invece ci annoia a morte coi suoi "romanzettini", uno dopo l'altro, più di uno all'anno, tutti necessariamente ripetitivi e infinitamente conditi di pagine e pagine e pagine e pagine, per dirci la solita cavolata di messaggio. Lui si che lucra e lucra ma proprio di brutto, proprio senza vergogna alcuna.
Ma: Hendrix è perché c'ha gli eredi, Lennon pure, Marley pure, Morrison pure... Insomma, non vedo dove starebbe la notizia. :-) Clapton è un bluesman, un artista, e se vuole il suo negozietto on line, e allora? dov'è tutto questo male? Poi, diciamocelo, non è che un bluesman venda quanto una Britney Spears, ad esempio. Allora meglio una maglietta di Clapton a una della Spears: se non altro con la maglietta di Clapton addosso, casomai, vuoi che qualcuno delle nuove generazioni almeno si interroghi su chi è Clapton!
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 08.11.06 11:17
...per non parlare del fatto che, non molti anni fa, Clapton ammise di aver speso milioni di sterline (milioni, non migliaia o centinaia di migliaia) in droga nel passato. In pratica, il Clapton degli anni '60 - '70 è stato tutto tirato su di naso! Non avesse ripreso una carriera artistica ex novo - e quindi come si fa oggi e non 35 anni fa - non avrebbe mai potuto mantenere il suo stile di vita.E poi, ragazzi..: s'è venduto pure le chitarre!
Pubblicato da: marco v - 08.11.06 11:22
Appunto, Iannozzi, è tutto normale, è tutto sotto controllo, non c'è più la notizia, perché ormai tutto e tutti sono in vendita. Anche tu (però, dai, non farti travolgere dal furore edonostico che ti provoca l'idea di essere in vendita ecc.)?
marco: quindi il nostro avrebbe bisogno di pilla. Sì, è possibile, ma sono nostre interperetazioni perché dalle varie interviste sembrava, come ho scritto, un uomo che ha raggiunto la cosiddetta pace dei sensi...
Pubblicato da: Mauro Baldrati - 08.11.06 11:44
@ MAURO
Magari qualcuno mi comprasse: TE LO DICO SINCERAMENTE E CON ANIMO APERTO. Anzi, sai che ti dico: SONO IN VENDITA. E' un appello e una provocazione.
Il problema, caro Mauro, è solo che non mi si compra NESSUNO. :-)))
Nessura furia rushdiana, non te sta' a preoccupa'. :-)
E' già da parecchio che tutto è in vendita, caro Mauro. Sarà la globalizzazione, che ti devo dire?
Pochi giorni fa ho preso dei cd rimasterizzati dei primi anni degli ZZ Top, e anch'io ci ho trovato un foglietto simile, e pure con i codici per delle suonerie.
Il mercato discografico - se è giusto dirlo così ancora - sta in piedi grazie (almeno così ci vien detto) agli introiti delle suonerie, e ora degli MP3 legali, dei file per l'iPod. Non c'è più la cultura del disco, del vinile. Io amavo i vinili. Sono passato traumaticamente ai CD: adesso mi vorrebbero vendere dei file 0 1 0 1 0 1 0 1... e il disco, il disco dov'è? Per me, non esiste che io con un iPod del piffero. Voglio il disco. Senti, fin tanto che ci sono, teniamoceli i CD con o senza mercatino on line: perché di questo passo non ci sarà proprio più il Disco come mezzo e concetto. :-(((
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 08.11.06 12:14
Non capisco. Cosa c'è di male a vendere on line i gadget di un'artista?
E' da secoli che i fan comprano magliette dei loro beniamini musicali. Poterlo fare on line mi sembra una comodità, mica uno scandalo.
Pubblicato da: Federico Platania - 08.11.06 13:52
Ma il disco, com'é?
Pubblicato da: maurizio becker - 08.11.06 15:14
Federico, è una concezione dell'arte, dell'artista (musica, letteratura, tutto) intesa unicamente come merce. Così l'artista diventa un mercante, un affarista. Non so se è "male", certamente è, o sta diventando "normale"; per cui, visto che è ormai assodato, si dice che va bene così. Tutto ciò che viene acquisito dal senso comune, dalle comuni abitudini, dal trend maggioritario, dalla televisione, diventa normale. In questo modo gli affari si sono mangiati l'espressione artistica. Cioè, la baracca ancora tiene, ma non so per quanto tempo ancora la creatività umana potrà sopravvivere in relativa libertà sotto il gioco del denaro e del profitto a tutti i costi. A te può andare bene, va bene a molti; io, pur non potendo fare nulla per cambiare nell'immediato, continuo a stupirmi, a criticare. Da ingenuo, d'accordo, però l'ho ammesso apertamente. Che vuoi fare, abbi pazienza.
maurizio, il disco è in ascolto, per quanto mi riguarda.
Pubblicato da: mauro baldrati - 08.11.06 18:13
iannozzi lei un po' mi delude. la musica, la letteratura tutto è in vendita, è commercio, altrimenti che li si fa a fare?
i feticci poi assumono un valore aggiunto.
il vinile purtroppo è una grossa perdita, soprattutto per le copertine che a volte erano vere opere d'arte.
Per Mauro, non è l'artista a divenire mercante, è il mercato che prende l'opera e la rende commerciabile e di conseguenza fruibile. Non c'è nulla di male.
il male sta solo dove qualcuno vuol venderti a tutti i costi capolavori inesistenti e quindi veri pacchi o "sòle" che di si voglia
Pubblicato da: ugo - 08.11.06 19:07
O tempora, o mores. E gli affari che si mangiano l'espressione artistica, e la televisione che fa male e che non ci sono più le mezze stagioni. Vuoi mettere prima quando gli artisti erano puri, gli affari non esistevano e la primavera era la primavera.
Per fortuna che Bennato diceva che sono solo canzonette...
Pubblicato da: Pensieri Oziosi - 09.11.06 00:34
ragazzi, però, visto che siamo moderni:
se accadrà, e può accadere anche presto, non è fantascienza, che compriamo un romanzo, e ci sono pagine pubblicitarie nel testo, dove per esempio l'autore ci invita a comprare un computer, un dentifricio; e il romanzo è sempre una continua riedizione del Codice da Vinci, o di Io uccido: siamo moderni, questi saranno i tempi, quindi nessuno dovrà lamentarsi, d'accordo?
Pubblicato da: mauro baldrati - 09.11.06 09:15
Mauro, stai estremizzando. Non c'è nesso tra un romanzo con pagine pubblicitarie che promuovono "altro" rispetto al romanzo che stai leggendo e l'indicazione di uno store on line che ti vende gadget dell'artista che ti interessa. Nel primo caso stai veicolando qualcosa che (forse) NON mi interessa attraverso qualcosa che (sicuramente) mi interessa, nel secondo caso stai veicolando qualcosa che (molto probabilmente) mi interessa attraverso qualcosa che (sicuramente) mi interessa.
La tua posizione è legittima Mauro, ma ha un punto debole: tu dici che il mercato sta invadendo l'arte e che questa cosa sta accadendo ora, sotto i nostri occhi. Non sono d'accordo: è sempre stato così, da quando Dio ha inventato il rock'n'roll noi seguaci abbiamo sempre voluto avere "cose" che avessero a che fare coi nostri artisti preferiti, non solo i loro dischi, la loro musica.
Voglio farti un esempio: quindici anni fa a Londra ho comprato una t-shirt dei Joy Division, in un buco a Camden Town. Una maglietta nera con la riproduzione della magnificente copertina di "Closer", il monumentale gruppo scultoreo funebre con la grafica di Saville. Per me quella copertina, quella maglietta, sono un pezzo della mia cultura, della mia storia, tanto quanto il disco in sè, che è uno dei più belli dell'intera storia della cultura europea del novecento.
Dopo quindici anni io quella maglietta ce l'ho ancora. Prima, quando era in buone condizioni, ci uscivo la sera. Oggi, dopo quindici anni di lavatrici, quella maglietta ha i buchi, ma io non riesco a disfarmene, la uso solo per dormire qualche volta.
Ora: se ci fosse un web-store che me ne vende una nuova, identica, e se questo web-store venisse pubblicizzato in un futuro CD antologico dei Joy Division, Mauro, che male ci sarebbe?
Pubblicato da: Federico Platania - 09.11.06 09:43
Federico, perché non c'è nessun nesso? Chi stabilisce questo confine etico? Né tu, né io. E' forse l'etica interna del capitalismo? L'etica interna esiste finché non interferisce col profitto. Se i valori dell'inquinamento atmosferico sono troppo alti, e davvero costituiscono un ostacolo insormontabile allo "sviluppo", cioè alla produzione e vendita di nuove auto ecc. dopo un po' arriva la politica che alza quei valori. Semplice, no?
Io ho una maglietta di Jimi Hendrix che acquistai a una grande mostra almeno 15 anni fa. La pagai, allora, 50.000 £. E' un trofeo di cui vado orgoglioso, e la indosso una volta o due l'anno, perché coi lavaggi si scolorisce. Anche quando ero un punk avevo i badges, le spille, che servivano come veicolo di comunicazione. Ovvio che c'era un luogo fisico dove comprarli. Abbiamo avuto anche i "diggers", mercatini autogestiti di cose "nostre", nulla a che fare con gli store da vendita televisiva. Ma insomma, Eric Clapton che faceva le jam session con muddy water e bb king che mette l'opuscoletto nel CD e mi vuole vendere il cappellino e l'accendino zippo, è una storia tristissima, o ridicola, dipende dai gusti.
Pubblicato da: mauro baldrati - 09.11.06 10:31
Cioè Mauro lasciami capire: E' ok per dei fan cadere nel culto della personalità degli artisti e d accettarne la monetizzazione dell'oggettistica (come le 50k lire del '90 per una maglietta), ma guai se gli artisti (o più probabilmente i loro agenti/producers) provano a fare delle manovre commerciali. Perché se no fanno una figura triste, gli artisti...
A proposito del mio commento precedente, si precisa che qui non si è per la modernità a tutti i costi, ma soltanto contro il moralismo fatto coi luoghi comuni.
Pubblicato da: Pensieri Oziosi - 09.11.06 12:04
Ma io amo i feticci, purché non siano troppi, purché non diventino un sostituto della musica. In una certa misura mi stanno bene: certo che se un artista produce più feticci che musica, allora è un altro discorso. Non mi pare il caso di Clapton che può vantare una carriera molto lunga e generosa di dischi quasi sempre di buona qualità, anche se il suo capolavoro per me rimane 24 nights, doppio dal vivo, da avere assolutamente.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 09.11.06 12:24
Pensieri, è esagerato parlare di culto della personalità. Tutti abbiamo, o abbiamo avuto degli eroi, dei miti. E tutti - o qualcuno, non voglio generalizzare - accettiamo mediazioni col mondo dell'affarismo ecc. Non sono qui a fare il bacchettone. Ma il sito-store di Jimi, che è stato vampirizzato oltre ogni limite da eredi senza scrupoli, è al di là del bene e del male. Non dimentichiamo, tra l'altro, che proprio il mondo degli affari ha contribuito a distruggere fisicamente quei musicisti che oggi continua a spolpare. Tra l'altro in una bella biografia di Jimi Hendrix l'autrice è molto più indignata di me (la recensione, scusa l'autocitazione, è qui: http://www.vibrissebollettino.net/archives/2006/03/the_jimi_hendri.html) Il vecchio Clapton mi sembra transitato armi e bagagli dall'altra parte. Dunque è arrivato definitivamente l'era dell'artista-imprenditore? Per cui, ripeto, non lamentiamoci se, prima o poi, il processo speculativo sull'arte arriverà agli estremi.
Pubblicato da: Mauro Baldrati - 09.11.06 12:40
Ah ma vedi, il problema del culto della personalità è che si idealizza la persona oggetto, sovraccaricandola di valenza simbolica che ha molto più a che fare con il fan che con l'artista. Ciò non è necessariamente un male, come giustamente sottolinea Iannozzi, ma bisogna esserne consapevoli.
E quando tu Mauro parli di passaggio "dall'altra parte" come se tu vivessi l'episodio del voltantino come di un tradimento, un tradimento ideologico ed affettivo, evidenzi esattamente questo fenomeno, ingigantendone la rilevanza quasi fosse il punto di non ritorno della decadenza della civiltà occidentale.
Invece pescecani e sprovveduti, perdenti e vincenti, sono sempre esistiti. Così come è sempre esistita gente che ha lamentato le macchinazioni commerciali ed il vandalismo industriale che distruggono l'arte [1].
[1] http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5a/Lettre_de_protestation_des_artistes.JPG
Pubblicato da: Pensieri Oziosi - 09.11.06 15:10
Non capisco perché il depliant di Eric Clapton scandalizzi tanto. In fondo non ha venduto una sola di disco (e non è poco), né ha fatto pagare il disco un tot in più con la scusa del gadget incluso. Se non vuoi il cappellino non lo compri: poi c'è un disco del quale non si parla, perché sembra più importante parlare dell'accendino. Come se di Mantegna si parlasse non della bellezza della sua Madonna esposta a Padova, ma della lettera al signore di Mantova in cui chiedeva 200 biolche di terra per ricompensa. O delle felpe che i Residents vendevano 15 anni or sono ai concerti fingendo di essere i roadies del gruppo (una delle quali l'ho indosso ora mentre scrivo, per fortuna scolorisce meno della maglietta di Hendrix), invece che dei loro concerti.
Soprattutto, non capisco il moralismo stile-Del Papa sull'artista/musicista che dev'essere per forza povero, sennò si è venduto: stiamo parlando di uno che, all'età della pensione, è ancora in grado di inventare qualcosa e di emozionare, mica di uno che rifrigge l'aria. Arrivarci a sessant'anni come Eric, con o senza lo zippo e il cappellino.
Pubblicato da: girolamo - 09.11.06 15:29
Forse anche qui è una questione di politica? Credo di sì, a questo punto.
C'è stato un tempo non lontano in cui movimenti artistici sono nati in aperta contrapposizione allo strapotere della speculazione sull'arte. Il punk prima di tutto, che è nato come rivolta alla dittatura commerciale delle case discografiche che impedivano il fiorire di "cento fiori". Si diceva: giù le mani, lasciateci fare musica!
Ora tutto è sbrodolato nella pubblicità, nei programmi televisivi: tutto è spettacolo trucido: la Franzoni che va nell'efferrato programma "Buona Domenica" a presentare il suo libro, intervistata dalla ultrasplatter Paola Perego; mentre di là sulla Rete 1 c'è l'avvocato-showman Taormina. E' tutto uno show con vendite, cappellini, sangue, whisky, tutto un calderone dove sparisce il senso critico, la dignità; e se uno ancora si stupisce allora è moralista, oh, cielo, ma perché stupirsi! E' la modernità questa, immagino, sono i tempi dell'Homo Businnness; grazie a questi moduli di pensiero non ci sarà nulla "di male" alle pagine pubblicitarie nei romanzi, ed Eric Clapton ci telefonerà a casa per proporci una cioccolata in tazza. Ma perché stupirsi santo dio!
Scusate ma scrivo in frettissima, devo scappare.
Pubblicato da: Mauro Baldrati - 09.11.06 17:47
Io sto disco appena posso me lo comprerò. Con o senza inviti per gli acquisti, ai quali, dall'alto della mia supponenza, mi ritengo moderatamente refrattario. Resta il fatto che non so se dare o meno ragione a Mauro. Intendo: che il merchandising intorno ad un gruppo, ad un artista, sia una cosa reale, tangibile, mi pare un dato incontrovertibile. Quanto poi l'artista (o il gruppo) sia compiacente, idem. Che le case discografiche, o meglio i loro uffici marketing, spingano il culto anche verso i cappellini, lo trovo un lodevole tentativo di dare lavoro ai minori del Bangladesh (che in attesa delle commesse per i prossimi mondiali da gente tipo Adidas, stanno -è il caso di dirlo- con le mani in mano), e lo trovo del tutto normale.
Detto questo, c'è gente che sicuramente suona meglio di Clapton, eppure è "off", sfigata al punto da aver magari si, inciso tre o quattro cd, ma da esser costretta, per sbarcare la minestrina serale, a fare le serate, appunto, all'interno di anonimi locali di Chicago, come di Roma, o altrove. Non avranno l'allure che ha Clapton (vuoi mettere ?) che però fa Clapton di cognome, ma quanto a maestria e sentimento (con una gibson in mano) ne ha da vendere. Eppure non li caga di striscio nessuno. Sono, appunto "off".
Se un disco di Clapton (adesso non è il suo, l'unico caso) si vende perché è di Clapton appunto, pazienza, vorrà dire che il marketing su quell'artista ha lavorato bene. Ho preso delle sole colossali andando dietro ai nuovi lavori di vecchi artisti. Sono rare le volte in cui, non sono stati pubblicati, solo per consentire di "arrivare a fine mese" all'artista, o gruppo, in questione.
Pubblicato da: cletus - 09.11.06 18:53
Scrive Cletus:
"Detto questo, c'è gente che sicuramente suona meglio di Clapton, eppure è "off", sfigata al punto da aver magari si, inciso tre o quattro cd, ma da esser costretta, per sbarcare la minestrina serale, a fare le serate, appunto, all'interno di anonimi locali di Chicago, come di Roma, o altrove. Non avranno l'allure che ha Clapton (vuoi mettere ?) che però fa Clapton di cognome, ma quanto a maestria e sentimento (con una gibson in mano) ne ha da vendere. Eppure non li caga di striscio nessuno."
Scusa, ma qui non seguo più. Cosa vuoi dire? Certo, è possibile che in giro nei pub ci sia un Carneade più bravo di Clapton (anche se ne dubito). Magari c'é anche qualcuno a Napoli più bravo di Roberto Murolo o Sergio Bruni. E in qualche scuola di canto persino una soprano meglio della Callas. Ma che discorso é? Stiamo parlando di caposcuola. Clapton è un caposcuola. E' "classico". Non deve dimostrare più niente a nessuno. Anche se da oggi fino al 3000 facesse soltanto dischi di merda, resterebbe pur sempre Clapton. Brigitte Bardot oggi è una vecchia carampana, ma è "la Bardot". C'è gente che si porta il proprio mito addosso, come una seconda pelle. Io avrei un pò più di rispetto per artisti di questo livello.
Pubblicato da: maurizio becker - 09.11.06 20:19
Maurizio Becker, tu sei libero di nutrire il rispetto che vuoi nei confronti di chi credi. Se asserisco che c'è gente in giro che sa tenere meglio di lui la chitarra in mano, fidati. Non vedo cosa c'entri la mancanza di rispetto. Ho espresso una mia opinione, come del resto, tu, la tua. Quando capiti dalle mie parti fammi un fischio, ti mostrerò le prove :)
Pubblicato da: cletus - 09.11.06 23:23
http://cletus1.blog.dada.net/permalink/207710.html
Pubblicato da: cletus - 09.11.06 23:27
Cletus,
lungi dal voler intavolare polemiche, passo velocemente a risponderti.
Vedi, questo è il motivo per cui (almeno in campo musicale)da più di qualche decennio noi siamo semplicemente l'Italia e l'America invece è l'AMERICA (ma lo stesso vale per Paesi come la Francia, naturalmente l'Inghilterra, oppure il Brasile). Da quelle parti i "vecchi artisti" (come li definisci tu) sono generalmente tenuti in una considerazione assoluta. Anche se magari oggi producono opere mediocri. Io credo che il rispetto per la storia di un artista e per ciò che egli ha rappresentato sia un concetto centrale, e purtroppo drammaticamente ignorato in Italia. Da noi prevalgono un malsano culto della gioventù e un devastante disprezzo per la maturità (o vecchiaia, se preferisci). In Italia, a forza di non rispettare nessuno, ci siamo persi i talenti migliori, o li abbiamo sbattuti prima del tempo nel dimenticatoio. Tu mi dici che dovrei fidarmi quando asserisci di conoscere gente assai più brava di Clapton sulla chitarra. Non so perché dovrei, sinceramente non ho elementi per valutare la tua autorevolezza come fonte. Mi resta tuttavia difficile crederti. Anche perché non capisco cosa tu intenda per "tenere in mano la chitarra". Secondo me, prima ancora che muovere magistralmente le dita sulla tastiera, occorre disporre di un mondo tutto proprio ed essere anche in grado di trasformarlo in creazione musicale originale, eccitante, commovente e, se possibile, innovativa. Gente come Clapton secondo me risponde a questo identikit, francamente non so se si possa dire altrettanto degli assi cui ti riferisci.
Comunque, i gusti son gusti e le opinioni vanno rispettate. Tutte. In questo mi sento di darti ragione.
Ciao.
Pubblicato da: maurizio becker - 10.11.06 01:14
ascolto blues dalla mattina alla sera, nero, bianco, a pois. Per me Clapton è Layla, sono i suoi pezzi con i Cream, è Cocain, è I can't find my way home, sono i miei vent'anni (andati, ahimè da un pezzo). Il resto è mestiere, capisci ? MESTIERE. Capacità di pubblicare lavori facendo leva su ciò che sei stato in passato. Ho premesso che questo non mi impedirà di ascoltare anche questo suo nuovo lavoro (sperando vivamente di essere smentito), ma, come lui, questo "vizio" ce l'hanno in tanti: campare di rendita su ciò che si è stato. Buonagiornata, e anche per oggi buon blues a tutti.
Pubblicato da: cletus - 10.11.06 07:50
Guarda che siamo d'accordo. Non stavo mica discutendo sullo stato d'ispirazione o di grazia di un artista con 40 anni di carriera sul groppone. Più semplicemente, mi riferivo a quando un pò avventurosamente affermavi che "c'è gente che sicuramente suona meglio di Clapton". E' questa la cosa che trovavo discutibile. Se tu avessi affermato che oggi circolano dischi di blues molto più stimolanti degli ultimi di Clapton e soci, avrei concordato pienamente e non mi sarei preso la briga di intervenire. Ma fare oggi un disco migliore e più interessante dell'ultimo di Clapton non vuol mica dire, sic et sempliciter, "essere meglio di Clapton". Solo questo. Ora io la pianto qui, altrimenti ci avvitiamo. Buon blues anche a te.
PS: un'ultimissima cosa. Il MESTIERE non è mica necessariamente una brutta parola. Cosa pretendi, che uno che suona blues da mezzo secolo non abbia acquisito il mestiere?
Pubblicato da: maurizio becker - 10.11.06 10:43




