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03.11.06

Come si leggono i libri: Il dono delle fate

di Ramona Corrado

Clicca qui per leggere tutti gli articoli della serie Come si leggono i libriIl giorno che ho visto per la prima volta la luce di questo splendido mondo, un gruppo di fate (o erano angeli?) cominciò a discutere animatamente su cosa portarmi in dono. E’ consuetudine, infatti, che a ogni bambino, al momento della sua nascita, venga consegnato un dono prezioso che gli resterà appiccicato per tutta la vita. Le fate, o angeli che fossero, discutevano appunto animatamente. Qualcuno propose: diamole la bellezza. Un’occhiata collettiva a quel rospetto urlante laggiù, rosso e arrabbiato, e il dono fu accantonato all’unanimità. Ci fu chi propose la saggezza, chi la fortuna e chi la salute, tutti doni molto discussi che, per errore, finirono perciò per essere concessi in modo discontinuo, un po’ sì, un po’ no. Ma l’accordo generale fu trovato quando una delle fate propose: diamo a questa bimba il dono della lettura, costante e appassionante, che mai l’abbandonerà fino a che vivrà. E fu l’esplosione di consensi.
Ecco perché io leggo.

Nel corso degli anni si sono modificate le circostanze, ma il regalo di quelle fate-angeli non è mai andato perso.
Come legge una bambina?
Io ho cominciato a 5 anni. Rubavo il segreto delle parole a mio fratello, che affrontava i doveri della prima elementare. Per me non era un dovere. Era un piacere quasi fisico. Cominciai a leggere tutto, etichette di detersivi, titoli in tv, fumetti e giornalini di Topolino (finalmente potevo capire cosa avessero da dirsi quei quattro paperi lì!). Misi da parte le scarse bambole, che già m’interessavano poco, e mi dedicai con devozione a questo nuovo gioco.
A sette anni, in seconda elementare, leggevo libri a tutto spiano. E sapete come legge una bambina? Con avidità e ingordigia.
Da sola, rintanata su un vecchio divano, chiudevo una porta ideale sul mondo e ne aprivo centinaia di altre. La lettura era la mia play-station personale, quando ancora quella vera non esisteva, nemmeno nel progetto più fantasioso. I libri erano i miei videogiochi. Le realtà che mi costruivo, pagina dopo pagina, non erano virtuali, ma mondi veri da cui faticavo a uscire quando la mamma mi richiamava. Perfino la maestra dovette intervenire: vedi di giocare un po’ con i tuoi fratelli, o con le bambole, leggi di meno…. Leggi di meno!! Oggi si cerca in tutti i modi di stimolare i bambini alla lettura, che rischia di diventare obsoleta nella realtà dinamica del quotidiano (e i bambini, difatti, al libro preferiscono il computer)… e io invece venivo caldamente invitata a leggere di meno! Certo che cambiano i tempi. Pensare che un giorno a scuola mi sono beccata anche uno schiaffo dalla maestra perché mi ha sorpresa a leggere un fumetto di Diabolik… non potevo resistere, il fumetto era di un compagno, magari non me lo avrebbe mai prestato… La lezione già la sapevo, ma la nuova avventura dell’eroe mascherato no. E tra una rapina e l’altra è arrivata la sberla punitiva. Meritata? Forse. Ma la colpa non era mia. Come avrei potuto spiegare alla maestra che era colpa del dono delle fate? Un dono di cui non ti liberi mai.
Intanto si proseguiva, e il luna park chiamato vita presentava il conto dell’adolescenza.Ramona Corrado

E come legge un’adolescente?
Innanzi tutto legge cose proibite… Con avidità e ingordigia. Libri con scene di sesso intercalate a storie d’amore folle, in un tempo in cui l’amore lo si sogna e basta. Da ragazzina leggevo facendo finta di studiare. Insomma, non esistevano mica solo i libri di scuola, ma fallo capire agli adulti. Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, nel nostro meridione sempre un po’ indietro coi tempi, da una ragazza si pretendeva che aiutasse in casa, che si comportasse da donnina, che non uscisse mai e che allo stesso tempo fosse brava a scuola. Un po’ troppe cose. Sostenendo che volevo essere sempre preparata passavo ore e ore alla scrivania, a testa bassa, nascondendo le letture fra i compiti di scuola, che in realtà avevo già mezzo svolto in classe, e ignorando ogni altro presunto dovere. Al tempo stesso scrivevo. Perché chi legge molto prima o poi cerca anche di scrivere. Chissà per quale motivo. Eppure non è che chi tira un paio di calci ad un pallone in cortile tenti sempre di diventare Maradona. Mistero. Probabilmente è tutto collegato, leggere e scrivere fa sempre parte del gioco delle parole. Fa sempre parte di quel famoso dono. Le fate non lo ammetteranno mai, però... Ecco allora che nascono i primi, ingenui raccontini e poi il diario, il mio caro amico Poldo, che diventerà un’altra lettura e rilettura negli anni a venire, fino a che non morirà per cause di forza maggiore. Cosa c’è di più interessante che rileggere sprazzi della propria vita? Fino a che è vissuto, leggevo e scrivevo a Poldo nel segreto più assoluto (segreto di Pulcinella). Quaderno tra i quaderni, non dava nell’occhio. A volte finiva sotto il cuscino. Un libro sul comodino, il quaderno dei segreti tra cuore e testa. Da rileggere quando la casa dormiva, e solo le zanzare delle troppo bollenti estati potevano venire a spiare.
E quando gli anni sono trascorsi, come legge una giovane donna che sta ancora costruendo il suo futuro? Con avidità e ingordigia. Non solo. Legge con rabbia. Perché non ha soldi per comprare i libri. E s’iscrive alla biblioteca comunale. Si fa prestare i libri dalle amiche. Ancora romanzi, ancora la voglia disperata di evadere, di cercare nuove vite. E ancora rabbia nel non poter conservare quei piccoli miracoli. Doveroso, ma assai difficile restituirli. Come fu che il dono degli angeli rischiò di diventare una maledizione. E’ il periodo delle letture in treno, in stazione aspettando l’ultimo convoglio, nella pausa pranzo di un lavoro precario che teneva fuori di casa tutta la giornata. Il libro era uno scoglio fra me e gli altri. Mentre aspettavo l’ultimo treno, nascondendomi il volto intimava a chiunque di non avvicinarsi a me. E sul treno innalzava barricate tra me e i possibili interlocutori. Del resto il mio modo di calarmi nella storia era spaventoso. Ho rischiato di perdere il treno o la fermata, più di una volta. La lettura era una difesa contro tutto e contro tutti. E qualsiasi angolo di mondo era buono per rifugiarsi, con la mente, altrove.

Tutto si sistema, presto o tardi. La vita procede, si assesta.
E ora, come legge una donna che ha raggiunto la stabilità?
Sempre con avidità e ingordigia. Una donna che lavora, che ha famiglia, si dice, ha poco tempo per leggere. E’ vero, confermo. Ma quel dono birichino non può morire. E così il libro diventa un amante con cui dividere le ore piccole della notte. Ah, le fate le hanno pensate tutte. Anche a procurarmi un lavoro in cui devo stare sveglia di notte a vigilare sugli altri. Quale modo migliore per farlo se non leggendo? Se la storia è avvincente, devo costringermi con la forza a rientrare in servizio nel presente reale e a fare quello che devo fare… L’alba arriva veloce, fra le braccia di un libro. E anche a casa non è diverso. Quando tutte le luci sono spente, quando la buonanotte è augurata, io, nel mio letto, accendo una lucetta piccolissima che non disturba. E’ fatta per stare dietro un orecchio e lasciare le mani libere di girar pagina. In fretta, avida, perché devo assolutamente sapere cosa succede nella pagina 27, che viene dopo la 26 e prima della 28… Instauro un rapporto così morboso come non esiste fra amanti veri. E lotto contro la stanchezza fisica, contro l’incrociarsi degli occhi che a volte proprio non reggono il ritmo del desiderio. Ma continuo a leggere. Mi sono ritrovata spesso a ridere o piangere, da sola, nel cuore della notte. Di certo non mi sono mai addormentata con un libro in mano. Ogni volta ho salutato il mio amico-amante, gli ho messo il segnalibro più bello, lisciato la copertina e riposto al mio fianco sul comodino. E nel sogno i personaggi che lo abitano spesso continuano le proprie avventure.
Come si legge quando la vita è in declino, gli anni pesano come macigni, gli occhi si offuscano e le mani tremano? Ancora non lo so. Immagino con avidità e ingordigia. Poiché ho ricevuto il dono dalle fate, prima o poi lo scoprirò.

Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 03.11.06 08:23

Interventi

Ramona, tanto io ho cercato di fotografare la lettura sincronicamente quanto tu l'hai fatto diacronicamente. Di questo tuo viaggio, amo particolarmente l'amarezza della fase adolescenziale, il libro-scoglio tra te e gli altri. Spesso per molti lettori forti la lettura è ancora questo: un baluardo, una roccaforte, un avamposto. Un'arma di difesa. Ti abbraccio.

Pubblicato da: Manuela - 03.11.06 12:54

Ritrovo tutta la tua grazia in questo "ingordo" e "avido" atto di amore nei confronti della lettura. Ti mando un bacio, Ramona.


Pubblicato da: Gaja - 03.11.06 13:18

Eroica, eroicissima.
Io all'incrociarsi degli occhi non riesco a resistere. Non ho più l'età.

Pubblicato da: Paolo Ferrucci - 03.11.06 14:58

Poetico, ma non melenso; non è facile!

Pubblicato da: Pino - 03.11.06 16:16

Ramona, colgo l'occasione per ringraziarti per aver pensato a organizzare l'incontro a Riccione. ;-)

Pubblicato da: Marco - 03.11.06 16:46

Traspare una nota amara tra le righe del tuo, peraltro bellissimo, scritto. Mi ha comunicato una certa malinconia, come se la lettura fosse lo strumento per traghettare placidamente verso la fine della vita. Io ho un'idea diversa, penso che la lettura sia uno strumento di interpretazione della vita, un modo furbo per affrontare e risolvere i problemi oltre che rifugio dorato dallo stress quotidiano.

Pubblicato da: ilduca70 - 03.11.06 17:44

@MANU: Quello del libro come difesa è stato un periodo della vita. Le cose poi cambiano. Ora potrei dire che un libro è anche un modo per comunicare e condividere. Il che mi piace ancora di più. Ricambio il tuo abbraccio.

@GAJA: Grazie per la... grazia che vedi in me. Io davvero non ce la vedo. Ma sì, leggere è un atto d'amore. Per noi stessi. Bacio ricambiato.

@PAOLO: Sapessi che battaglia, a volte... ma se il libro lo merita, la notte vola via in un soffio, senza fatica. A dispetto dell'età...

@PINO: Se dovessi diventare melensa, ti prego, abbattimi col bazooka!

@MARCO: E'stato davvero bello, ma perchè eravate voi meravigliosi. Abbracci.

@ILDUCA70:Non la vedere come una nota amara. Volevo solo dire che il dono delle fate, secondo me, è destinato a resistere, indomito e tenace in chi lo ha ricevuto, anche quando sembrerà che la vita non avrà più niente da offrire. Grazie per i complimenti.

Grazie a tutti voi, siete troppo gentili. Vi abbraccio tutti.

Pubblicato da: ramona - 03.11.06 23:08

Nelle tue parole ho ritrovato le emozioni e le difficoltà che ho affrontato per godermi appieno il dono che le fate hanno fatto anche a me.
La lettura mi ha accompagnato e sostenuto in ogni momento della vita. E spero che non mi abbandoni mai!
Grazie

Pubblicato da: mata - 23.11.06 10:10

grazie a te mata. Godiamo di un privilegio che no, non ci abbandonerà mai. Le fate lo sapevano bene, quando ci hanno fatto il dono...

Pubblicato da: ramona - 27.11.06 22:31