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30.11.06
"Che cosa sono io per vibrisse, e che cosa è vibrisse per me?"
di giuliomozzi
Invito le collaboratrici e i collaboratori di vibrisse a pubblicare degli articoli rispondendo (nel modo più libero) a questa domanda, tenendo conto di quanto già è stato detto in calce al mio brevissimo post di qualche giorno fa, e in particolare del suggerimento della persona che si firma "Lino": non facciamoci ossessionare dal "problema del fare".
(Ah. Se la domanda nel titolo se sembrasse una domanda familiare, rimando a: Shakespeare, Amleto, secondo atto, seconda scena).
Io nel frattempo vado a presentare alla Feltrinelli di Padova il libro Isaia Greco di Gino Tasca, e poi proseguo per Foggia.
"E quand'è che dici la tua?".
"Appena torno. Ma, come al solito, ho quasi solo domande".
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 30.11.06 17:09
Interventi
Un posto di discussione. La mia vita. Una specie di bar. Il posto dove ogni tanto mi impallinano. L'occasione per conoscere Giulio. Gaja pure. E Cletus e Roxhara. E Marco Candida. E Marta.t. A me piace così. Sa di vecchia cucina un po' zozzona. Senza offesa per nessuno. Basterà?
Pubblicato da: angela scarparo - 30.11.06 17:23
Se qualcuno stesse pensando, "Ah be', sì la cucina un po' zozzona! Vieni, qui, fai casino, usi il blog dove si possono postare i commenti come una cucina, ma sul tuo sito non ci vuoi nessuno e tieni tutto in ordine, eh?". Risponderei, "No. Calma. Ditemi che devo fare e lo faccio. E' solo un caso se la mia camera è così ordinata...solo perché non ci sto mai!" direi, e pure, "Ditemi che cosa devo fare e lo faccio, cazzo! Invece di stare lì sempre a polemizzare". Se nessuno l'ha pensato meglio. Io però lo penso, ogni tanto. E per questo non solo c'ho i sensi di colpa, ma pure mi scuso.
Pubblicato da: angela scarparo - 30.11.06 17:29
È vero. Sono d'accordo con Angela. Per me è stato una specie di approdo. Ho conosciuto persone davvero stupende, con le quali parlare, confrontarsi, pur non condividendo sempre le loro opinioni (e questa è stata una ricchezza, fuor di retorica). Mi ha dato delle emozioni profondissime. In più per me è stato, ed è tuttora, un luogo in cui leggere post splendidi come quello - e mi ripeto - delle traduzioni dei Sonetti a opera di Gino Tasca. Per me vibrisse è davvero una parte della mia casa. So che vi troverò ciò che mi interessa (discussioni sui libri e recensioni e segnalazioni di autori validi che per qualche motivo mi erano sfuggiti). Ma anche alcuni argomenti che non avevo pensato potessero interessarmi e che invece mi hanno fatto riflettere (la pubblicità, la televisione). Ho capito cosa era Vibrisse per me quando ho scritto un articolo per il Dopo Carosello. Insomma, mi sono resa conto che avevo imparato, e sono stata così felice e così grata da non poterlo esprimere. Basterebbe già questo per dire: io ho bisogno di vibrisse e non voglio che scompaia. Ho imparato parecchio, qui, per me è un luogo prezioso. Quanto a cosa sono io per vibrisse non saprei dirlo con certezza: quando pubblico un mio pezzo (in prevalenza recensioni di libri poco "noti") - e lo faccio di rado - tendo a pensarci su tremila volte chiedendomi se sia buono, se sia - in qualche modo - interessante per chi legge, come penso facciano tutti quelli che inseriscono i propri articoli qui. Ecco, forse chi sono io per vibrisse dovrebbero dirlo gli altri. Per quanto mi riguarda credo di essere una persona che dà un piccolo contributo (davvero piccolo, senza falsa modestia) e che vorrebbe poter fare di più. abbracci a tutti.
Pubblicato da: Gaja - 30.11.06 17:59
Vibrisse per me è un luogo dove fare scoperte: scoprire autori od opere che non conoscevo (anche attraverso i commenti, come il Teleny recentemente citato da Iannozzi), venire a contatto con tematiche poco familiari (come coi due recenti saggi di Colombati e Severi; quest'ultimo poi mi ha spinto a leggere un bellissimo pezzo di Amitav Ghosh), gli occasionali inediti (come quelli di Angela), e, perché no, scoprire anche altri siti interessanti.
Per vibrisse io sono innanzitutto una lettrice, talvolta commentatrice, magari anche polemica a causa di qualche fattore di irritazione (tipicamente un qualche luogo comune). Se dovessi fare però un bilancio, ho l'impressione di ricavare da Vibrisse più di quanto contribuisca.
Pubblicato da: Pensieri Oziosi - 30.11.06 19:05
Vibrisse per me, che non ho mai collaborato e non so se mai collaborerò, è stato il punto di partenza, l'origine della conoscenza di siti, persone e parole diverse che altrimenti non avrei mai conosciuto, anche se ci sono arrivata, a quest'origine, attraverso pagine di carta (i libri di giulio e quindi poi giulio in rete).
Io per vibrisse sono una che lo legge, che lo abbandona perchè si incazza a volte per quello che c'è scritto, che cerca belle parole e quindi sempre ritorna.
Pubblicato da: pessimesempio - 30.11.06 19:22
Vibrisse.... ero in Francia quando scrissi una mail a Giulio. Ci pensai su un anno prima di farlo.
Oggi é difficile spiegare ad altri cosa significhi questo spazio nella mia vita.
In Francia ci stavo volentieri, una scelta, ma in fondo anche un' autopunizione. Una protesta di fronte a un sistema che mi aveva tolto la parola. Mutilandomi.
In Vibrisse ho trovato la parte di me che cercavo da tempo con gli altri. Ho scritto. Ho letto e leggo. Chiacchiero. Litigo pure... Ciao Angela! E mi metto le pantofole anatomiche.
Io adoro la cucina. In cucina qui ho un camino. E mi piace stare in cucina perché invento cose che in genere mi iescono bene e che sono un piacere. Si la cucina. Dove certe volte uno toppa pure perché ti impazzisce la maionese. Per poi dire: "Che male c'é, quasi quasi la rifaccio, O se no invento un'altra cosa!".
Mi riesce difficile spiegare sul piano umano cosa mi ha dato questo spazio. Sarebbe una storia lunga. Infatti con Gaja e tanti altri mi sono buttata su Vibrisselibri.
Grazie a tutto questo ho ricostruito, selezionandola, centellinandola, la mia vita in questo cazzo di paese che alla fine amo.A tal punto da fuggirne. Ho ricostruito per quello che sono oggi. Ho riscoperto il piacere di stare con gli altri. Ho capito molte cose...
E poi mi sento bene in una situazione trasversale, dove non si é tutti uguali, omologati. Adoro pensare che esista un Bart con la sua vita dedicata alla lettura. A ragazzi come, Tonino Pintacuda, Marco Candida, che vedi crescere, nel senso dell'esperienza. E' una storia di amicizia, e di valori comuni. E mi piacerebbe rafforzarla con uno spazio al femminile. Su vibrisse siamo in tante. Mi piace immaginare un confronto, uno scontro, un modo per comunicare oggi tra donne che amano la scrittura. In maniera semplice. Stando dentro a questa realtà.
Ecco, la cucina, come diceva Angela. Alla fine si sta tutti in cucina!
E per me questa, con Vibrisselibri, é una grande esperienza. Come Gaja, per il progetto editoriale vorrei dare di più. Ma altro non potevo fare he occuparmi dei giornali, il mestieraccio che ho sempre fatto, da cui ho preso le distanze da tempo, e che per una amore ho rispolverato per quello che ho saputo dare.
Infatti sono in Italia. E' vero, progetti familiari,di lavoro (che pero' si risolvono con Internet), casini vari. Ma fino a un anno fa, vi assicuro, nessuno mi avrebbe schiodata dall'"esilio" francese. Invece sto qui, davanti al pc a parlare con voi. A voi che siete gente bella. Vicino ai miei libri di sempre, le foto scolorite di tanti anni fa.
Non é poco.
Mo m'azzitto se no mi commuovo (vero Mongarli?).
Baci a tutti
Pubblicato da: stefania - 30.11.06 19:31
(Giulio ha chiesto un articolo, ma ho visto che la strada intrapresa è quella di utilizzare lo spazio dei commenti, e così faccio anch’io.)
Quando il re e la regina convocano Rosencrantz e Guildenstern è per fare il punto sul mutato carattere di Amleto:
“Avrete forse udito già qualcosa/
circa la metamorfosi di Amleto:/
e la chiamo così perché, credetemi,/
tanto nel suo comportamento esterno/
come nei modi interiori dell'animo/
l'uomo non assomiglia più a se stesso./”
Polonio non ha dubbi:
“Il vostro nobile figliolo è pazzo”.
Non so se il riferimento di Giulio all’Amleto, Atto II, Scena II, abbia qualcosa a che fare circa una sua metamorfosi a noi (a me, certamente) sconosciuta.
Se fosse così, per non cadere nelle stesse maglie intricate e complesse dell’opera scespiriana, toccherebbe a Giulio la prima parola, per aiutare noi a capire e a comprendere, prima di perderci.
Vibrisse sta in piedi, infatti, solo se il padrone di casa non è stanco di ricevere nel suo salotto il continuo andirivieni dei visitatori. I quali non mancano mai all’appuntamento quotidiano. Se alcuni non sono più comparsi, infatti, altri si sono aggiunti, così che l’invasione e i rumori del salotto non sono mai mancati: a significare che la casa-vibrisse è un richiamo per tanti, tributo ad una qualità che si è guadagnata grazie all’ospite, ed anche ai suoi quotidiani frequentatori.
Quando ho cominciato a scrivere per vibrisse, mi sono sentito parte attiva e passiva di questa qualità. Dicendo che pubblicavo e pubblico alcune mie cose su vibrisse, significava e significa sentirsi componente di un gruppo che, seppur variabile e variegato, ha come progetto comune quello di puntare alla qualità dell’offerta ai suoi lettori. Non so se anch’io vi abbia contribuito, ma altri sicuramente sì, e ciò basta a distribuire egoisticamente anche su di me una speciale soddisfazione e uno speciale orgoglio, tali da ripagarmi in moneta sonante di plusvalore da spendere a profitto della mia vanità.
Provo a pensare a vibrisse senza i miei articoli, e mi faccio prendere da una specie di smania, di impazzimento, di follia pura. Mi dico: sì, anche i miei articoli, le mie letture, fanno la loro figura qui: sono anch’io un dito della grande mano di vibrisse, questa casa che non è fatta di mattoni, ma di corpi e di anime.
Questo io ricevo da vibrisse. Il senso di una mia utilità indirizzata ad un campo, quello letterario, per il quale ho sempre coltivato un amore intenso.
Non so che cosa io sia per vibrisse. Se davvero sono un dito della sua grande mano. Ma è ciò che sento e, sia vero o no, mi basta. Non è, questo, un miracolo di vibrisse?
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 30.11.06 19:40
Ciao Stef, ciao Gaja, ciao PensOz (come ti ho ribattezzato e spero non ti dispiaccia). Mo' in cucina ci si sta bene, perchè fa caldo. A Natale famo pure il cenone.
Pubblicato da: angela scarparo - 30.11.06 19:58
Ricominciamo a parlare di quella famosa pasta e fagioli, ragazze? E' ancora da organizzare, non ce lo dimetichiamo! Bacioni, angiolè, speriamo di vederci presto.
Pubblicato da: Gaja - 30.11.06 20:15
alè Giulius, che razza di domande, eh ?!
Roba da divanetto. E se questo è il tenore...(ahò l'hai messa la majetta de lana, damme n'bacio grosso grosso ai pupi...)...
Cosa è Vibrisse per me ?
Droga. Libera, gratuita (fatto salvo il costo della connessione), una sorta di dipendenza (per fortuna non tossica) all'aria complottarda che rischia di diventare la possibilità di confrontarsi con "voci" diverse, con la sola forza delle idee. Vi par roba da poco ?
(no, non è uno svarione, l'aria complottarda è volutamente un azzardo per denotare quanto sia difficile altrimenti potersi esprimere senza spararsi addosso, non voglio scomodare parole come civiltà et similia, ma è un successo, e qui ognitanto accade).
Cosa sono io per Vibrisse ?
E dai, ognitanto qualche risata ve la faccio fare, eh ?
Pubblicato da: cletus - 30.11.06 20:45
anch'io scrivo e leggo in cucina, è un posto che mi piace, che sa di cose buone, come il pane per dire, vibrisse per me è una finestra sul mondo che amo, nel mondo che amo: la cucina e i libri che sono pane per me. I vostri nomi mi sono diventati così familiari come il vostro modo di scrivere, mi piace Angela la sua irruenza e il suo impegno, le letture di Bartolomeo, la scrittura di Stefania così delicata e Gaja così appassionata, per non dire di Tonino dei suoi preziosi interventi e Marco e ovviamente del padrone di casa Giulio che stimo molto e apprezzo per tutto quello che fa per la letteratura per i giovani autori, perchè ci crede e investe il suo tempo e le sue energie. Per vibrisse io sono una lettrice, mi piacerebbe partecipare attivamente, collaborare, l'idea di Stefania di uno spazio al femminile mi piace, mi attira, ecco se si creerà questo spazio mi piacerebbe poter partecipare. Ciao e spero di trovarvi ancora tutti qui, in questo luogo ancora per molto tempo. Lucia
Pubblicato da: Lucia - 30.11.06 21:22
Cletus, più di una risata, se mi posso permettere! Grandi cabine!:-D
Pubblicato da: Gaja - 30.11.06 21:57
Non so se posso intervenire, in quanto l’invito di Giulio è rivolto ai collaboratori e io, in pratica non lo sono. Però per amicizia mi permetto d’intromettermi, così, un po’ di soppiatto, perché se non lo facessi mi sentirei un peso addosso.
Cos’è vibrisse per me?
Un appuntamento fisso e inderogabile, da rinnovare, potendo, più volte al giorno.
Una compagnia indispensabile, che soddisfa quel bisogno insondabile di cercare qualcuno o qualcosa.
La piazza del paese, intesa come luogo di ritrovo.
Una finestra sul mondo, specie letterario, ma non solo.
La maestra, materna e complice, che t’insegna ciò che sa.
Il circolo degli amici, quella sporca dozzina, quei quattro amici al bar, che altrimenti non avrei mai conosciuto.
Uno scambio vitale di parole e pensieri.
La medicina buona contro le amarezze, prescritta dal dottore e perciò sacrosanta.
Le fusa del gatto, calde e rassicuranti. E talvolta una carezza contropelo.
Un’occasione di crescita.
Gulio Mozzi e il suo magico cilindro.
L’elenco è lungo e potrebbe continuare. Per me vibrisse è questo e altro. E mi sta bene com’è.
E cosa sono io per vibrisse?
Oh, niente di più che una lettrice.
Solo una lettrice.
Che vorrebbe solo continuare a gustare tutto quello che appare per incanto, ogni giorno, su queste pagine.
(Piace anche a me l'idea della scrittura al femminile. Se posso, mi associo!)
Pubblicato da: ramona - 30.11.06 22:03
Vibrisse per me è quel che sono io per Vibrisse.
Pubblicato da: Marco Candida - 30.11.06 23:18
Scriveva Giulio Mozzi il 14.10.06 nel suo diario:
"E se, semplicemente, io fossi stanco, molto stanco?".
Scriveva Bart Di Monaco (che si equipara a circa un quinto di Vibrisse = un dito della grande mano:-) ): "Vibrisse sta in piedi solo se il padrone di casa non è stanco di ricevere nel suo salotto il continuo andirivieni dei visitatori."
E se solo Giulio fosse stanco, molto stanco?
In tal caso, meglio che scelga di tener dietro a una cosa sola: Vibrisselibri, per esempio. L'ultima nata. Tanto Bart, Gaja, Stefania, Marco eccetera stanno pure lì:-/
Pubblicato da: Lucio Angelini - 01.12.06 03:17
Lucio, il dito mignolo potrebbe andare? Oppure un dito mignolo delle due mani?:-)
Ci rivediamo il 12, con Maria Strofa!
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 01.12.06 08:41
alla domanda cosa è per me vibrisse, potrei rispondere in 200 modi. Per me vibrisse corrisponde almeno inizialmente con una lunga telefonata con giulio e la pubblicazione dopo un po' di uno scritto che dopo un paio d'anni sarebbe diventata "una tragedia negata". Mi rendo conto, quindi, per primo che io sono arrivato alla fine di un percorso.
Io ho le chiavi di pubblicazione sia per vibrissebolettino che per bottega di lettura ed entrambe usate con parsimonia (quella per vibrissebolettino anche di più); questo per dire che per quanto ci collabori io mi sento più un lettore di vibrisse.
Come lettore ho apprezzato tanto "il giro d'italia", "l'inchiesta sul Romanzo del XXI°" di Davide Bregola (ecco mi piacerebbe che Davide anche senza più il suo blog, fosse presente in vibrissebollettino...), mentre devo dire che non mi ha convinto "Come si leggono i libri", secondo me non si è centrato il *cuore* del problema, forse perché non era chiaro o perché non mi era chiaro: tanto che ad esempio non mi sono sentito di dover intervenire. MI sembrerebbe per le prossime iniziative più utile dare una linea più certa all'iniziativa, controllarla di più, essendo anche un po' più selettivi nella pubblicazione degli articoli.
Io rilancio l'idea della traduzione, di parlare di traduzione, ma con una variante. La variante mi è venuta in mente leggendo i commenti al post che Tonino ha dedicato a Gino Tasca.
Ecco l'idea:
Possiamo prendere, che ne so, The Rime of the ancient mariner di Coleridge e a puntate pubblichiamo 40 versi per volta. Prendiamo 3 traduzioni forti (mi viene in mente a me quella di Fenoglio) e in calce mettiamo quella di Gaja o di Lucio. Per una settimana sotto quel post si possono aggiungere altre traduzioni (chi ha un blog può lasciare un link ad un post dove ha eseguito la traduzione), la settimana dopo Gaja dice quale è stata la traduzione o le traduzioni che gli sono piaciute di più e così facendo entriamo nei meandri del tradurre (questo metodo non è nuovo, Gino lo aveva proposto se non ricordo male nell'Holden Forum...). Così abbiamo un appuntamento settimanale con la traduzione, una volta traducendo un pezzo e una volta rifelttendoci. Almeno a me questa cosa interesserebbe, e potremmo così *sfruttare* Gaja che è un'ottima scrittrice e traduttrice.
Per Bottega, io sto pensando, ma non ho ancora capito come fare, di lanciare una lettura collettiva de I promessi sposi. Non so ancora bene e come e quando, ma vedremo.
Infine l'idea di affiancare ad una bottega di lettura una di scrittura: le mie perplessità sono la mole di racconti che potrebbe arrivare: è vero che esiste il portentoso comitato di lettura di vibrisselibri, ma mi sembra che sia già molto impegnato con l'arrivo dei manoscritti.
sono stato lungo e scusate gli eventuali errori di battitura
d.
Pubblicato da: demetrio - 01.12.06 09:10
la proposta di Coleridge era *un esempio*. Si potrebbe fare su scrittori e poesie diverse volta per volta.
Pubblicato da: demetri - 01.12.06 09:13
Ma la bottega di scrittura funzionerebbbe come la bottega di lettura, chiavi in mano per l'accesso.
Pubblicato da: Eli - 01.12.06 09:16
io sarei per un no, se si dovesse fare una bottega di scrittura. io farei una cosa del genere: si annuncia un mese per un altro *un tema* e poi si pubblicano non più di 2/3 racconti la settimana.
d.
Pubblicato da: demetrio - 01.12.06 09:21
Angela e Gaja, attrezziamoci. La cucina ci attende...
Pubblicato da: stefania - 01.12.06 09:48
Demetrio comunque un 'testo critico' è solo un racconto scritto (nella maggior parte dei casi) senza dialoghi. Non capisco la limitazione. Io metterei più racconti per tutti, invece. E 2/3 testi critici la settimana. ;)
Pubblicato da: angela scarparo - 01.12.06 10:19
@ demetrio, ma non solo.
Il bello di Come si leggono i libri sta proprio (e così era per il Giro d'Italia) nella varietà dei punti di vista e dell'interpretazione del titolo. Già Andrea Barbieri aveva avanzato una sua critica. Poiché ora sono diventate due, mi preme esprimere questa mia convinzione, visto che sono stato io a decidere la pubblicazione dei lavori. Non tutti sono stati pubblicati, ed ho spiegato il perché ai mittenti. Ad alcuni ho suggerito qualche modifica, e così via. Non è stato un lavoro automatico. Ho letto il materiale e l'ho analizzato, ponendomi come scopo di dare ai lettori di vibrisse la varietà delle posizioni e delle interpretazioni. Del resto, l'autorevolezza di alcuni nomi (e non sono finiti, ne troveremo ancora) conferma non solo la varietà ma anche la qualità delle risposte.
Io detesto (per mia natura) scrivere a soggetto e su binari delineati da altri (con quale diritto? Per questo sono contrario ai racconti a tema, che fanno dello scrittore, più che un creativo, un giornalista, con il rispetto per i giornalisti, i quali però fanno tutta un'altra cosa, rispetto al narratore). Facendo in questo modo, ne sarebbe venuto fuori un'antologia monotona, compressa e del tutto insufficiente. Così, invece, pur nei confini di una visione limitata ai soli partecipanti, nei ricaviamo una ragnatela multiforme, che ha, secondo me, il merito di mostrare la vasta gamma, quando seria, quando giocosa, delle posizione che ciascuno di noi ha di fronte alla lettura di un libro. Del resto, bisogna andare al mio post di avvio del 19 settembre, dove scrivevo:
"Forse affermare che noi siamo come leggiamo, è dire troppo, ma non credo che si sia molto lontani dalla verità. C'è chi legge in treno, chi legge mentre è a tavola, chi seduto su di una panchina nel bel mezzo di un parco pubblico, chi mentre si trova a letto e si prepara a prendere sonno, chi nel suo studio, riparato dai rumori e dalle distrazioni, e così via. Ma il dove si legge è solo l'inizio del nostro disvelamento. L'exploit viene un momento dopo, allorché, preso comodamente in mano il libro, ne cominciamo a leggere le prime righe. Si principia a dimenarci sulla sedia, si dà un'occhiata in giro per rassicurarci sulle condizioni ambientali, che continuino ad essere, cioè, come le desideriamo; alziamo gli occhi e aggrottiamo le sopracciglia, se appena sentiamo una turbativa, una minaccia, non previste. Qualche volta, sgridiamo perfino la persona cara che viene a farci un saluto. Tutta questa agitazione significa una cosa sola: che stiamo per varcare la soglia magica del libro, che non si vede, ma c’è, la percepiamo. Il libro, ossia, ci sta catturando, ha iniziato a dispiegare su di noi le sue lusinghe, le sue malie. Mancherà poco, forse perfino un istante, ed egli sarà padrone di noi, ci ipnotizzerà e solo dopo ci lascerà liberi di entrare nel suo mondo. Ma ad una condizione: che ci sbarazziamo della corazza che abbiamo indossato per affrontare la vita e si abbia il coraggio di mostrare senza alcuna inibizione ciò che realmente siamo."
In quel post ne richiamavo un altro, del 2 giugno, intitolato Leggere un romanzo, in cui scrivevo:
"Quando si cominciano a leggere i primi romanzi non ci si comporta come quando li leggeremo dopo che, col passare degli anni, ne avremo fatto una certa esperienza. Si diventa via via sempre più esigenti, infatti; non ci si accontenta più di ciò che appare, ma si cerca ciò che è sottinteso, ciò che se ne sta nascosto e rappresenta l’humus che crea la bellezza e la magia di ciò che stiamo leggendo. È avvertita, quindi, ad un certo punto della nostra esperienza di lettori, la necessità di penetrare dentro il romanzo, di farsi avvolgere dalle sue luci e dalle sue ombre, di avere per cielo le parole e per selciato i loro molteplici significati. Ci si accorge così che il romanzo, visto da dentro, è un intrigo di percorsi, di strade e sentierucoli, tutti resi vividi da qualcosa o da qualcuno. Raramente ci si trova a percorrere uno di questi sentieri senza che ci si imbatta in un sentimento, una persona, un paesaggio e così via.
Leggere un romanzo, perciò, è disporsi a compiere un viaggio dentro di esso, a immergervisi e a goderlo come si fa col paesaggio e con i passeggeri che ci girano intorno quando siamo seduti su di un treno. Solo che lì, dentro il romanzo, si deve andare a piedi e l’osservazione deve essere minuta, contemplata e conquistata attraverso l’emozione che ci trasmette."
Cliccando sull'icona di Come si leggono i libri, scorrendo fino in fondo la pagina, troverete il mio articolo del 2 giugno (che ha dato l'idea a Giulio di svolgere questo tipo di inchiesta) e subito sopra quello di avvio di Come si leggono i libri, del 10 settembre, che potete, quindi, leggere per intero.
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 01.12.06 10:26
vibrisse per me è stato la ripresa di un discorso interrotto con il mondo dello scrivere "canonico", diciamo così. Da giovane avevo i grilli per il capo e volevo fare lo scrittore, e la maestra diceva che potevo pure riuscire. Crescendo, però, ho visto che la mia curiosità patologica mi portava a leggere tutto: libri, persone, cani, capre, cavoli, oggetti animati e inanimati, vicende e bailammi, e l'impeto dei vent'anni mi portò dove c'era più battaglia per scoprire "tutto e subito", cioè a scrivere per la pubblicità: le sale d'attesa degli editori erano (mi sembrano tutt'ora, tranne una ;-) tutte bigie.
Pensare a Dopo Carosello nell'ormai lontano 2000 fu un riunire pruriti antichi ad una coscienza professionale acquisita per cercare di condividere un modo di leggere e di scrivere che ritengo utile anche a scrittori e lettori che di pubblicità non si occupano. Son partito spiegando campagne, e via via tutto si è evoluto, prendendo ogni tanto pieghe e giri in libertà, che tutt'ora non mi spiego. Ora, per esempio, invito volentieri nella rubrica persone che amerei dirigere in agenzia, perché a fare i creativi pubblicitari si impara, ma la curiosità, quella sì, deve essere dentro, già presente.
Da vibrisse ho imparato in modo concreto quanto possa essere importante, per un mezzo di comunicazione, essere una scatola vuota. Di quelle scatole che le vedi costruite con arte, affetto e pensi: qui ci devo mettere un regalo all'altezza, e chi lo vuole lo prende.
Essere scatola vuota per accogliere doni non è l'unico bel modo di essere, ma trovo sia eccellente quando si vuole raccogliere tutto un mondo per prendere il meglio, da questo mondo, con umiltà e con quel pensiero d'arte che è principalmente servizio, come dicono i grandi cuochi.
Pensando così, post o commenti che infastidiscono non arrivano a scalfirti. Li accetti e basta.
Sennò diventi come quelli che amavano una canzone fino a che non è diventata una colonna sonora di uno spot, e allora non la amano più.
Forse non l'amavano tanto manco prima, che ne dite?
Pubblicato da: Mauro Mongarli - 01.12.06 10:59
dico che il tuo è un gran bell'intervento.
complimenti.
Pubblicato da: proxi - 01.12.06 12:08
Intervengo sol perché il Creatore punta il dito sul mio nome (non è un nick) nel messaggio d'apertura. Leggendo i vostri commenti mi pare di cogliervi due indirizzi. Il primo è quello che vuole che Vibrisse sia (o rimanga) un salotto, anzi, un tinello letterario online. Il secondo, invece, punta a farne un opificio culturale, suddiviso in laboratori specializzati.
Non voglio dire qui ciò che penso, anche perché detesto ripetermi. Mi limito a saltare alle conclusioni (come Polonio, sennonchè le sue conclusioni sono errate) citando le ultime parole di Amleto:
"O voi tutti che, pallidi e tremanti
assistete -comparse e spettatori-
a questa azione, se ne avessi il tempo,
oh, vi direi..."
Ma non dice nulla e muore.
Pubblicato da: lino - 01.12.06 12:22
Concordo con proxi. Sento molto vero quello che hai scritto. Ho avuto questa sensazione non appena ho letto il tuo intervento. Solo che non avrei saputo esprimere bene come hai fatto tu la natura di "scatola" di vibrisse, con questa precisione! Bacio.
Pubblicato da: Gaja - 01.12.06 12:25
Marco: è proprio così, ben detto. Se intendi sviluppare il concetto hai in me un attento lettore.
Pubblicato da: m.lippolis - 01.12.06 12:27
Demetrio, in attesa delle mie traduzioni poetiche (che non ci saranno, se non commissionate da un editore e retribuite: la poesia porta via un sacco di tempo e fa quasi sempre perdere l'eventuale musicalità originale. Nessuno è mai riuscito a tradurre DECENTEMENTE "Il corvo" di E.A. Poe, per esempio), goditi "Il maiale" nel mio blog. Sempre poesia è, anche se nazional-popolare:- )
Pubblicato da: Lucio Angelini - 01.12.06 13:35
La distinzione tra "opificio" e "salotto" (o "tinello") mi pare opportuna (e ancora grazie a Lino, dunque).
Non credo che le questioni siano: fare più articoli, farne meno, farli a tema, farli cadenzati eccetera. Queste sono scelte operative che discendono eventualmente da ben altre scelte (faccio il *benaltrista* anch'io, per una volta).
Pubblicato da: giuliomozzi - 01.12.06 16:23
Vorrei chiarire una cosa a proposito della parte femminile di Vibrisse. Quando parlo di scritture femminili, non intendo dire tutte le scritture. Perché ne esistono di belle e di brutte. E' un po' come il discorso sulle quote in parlamento, che non ho mai condiviso. Il mio accenno alla realtà delle donne é il senso che andrebbe dato a un'iniziativa. Non il ghetto, non l'autocoscienza. No!!! Mi riferisco a un piccolo contenitore che racconti la vita delle donne. Perché il messaggio ormai é il botulino, il lfting, la griffe a tutti i costi, la svendita del corpo, le veline, il carriersimo. Temi ai quali si contrappongono: violenza, abulimia, anorressia, umiliazioni, molestie, e una vita di stenti in cui molte si sentono pure frustrate. Insomma immagino uno spazio di controinformazione, di racconto. Di pensiero.Con un un taglio che non sia necessariamente giornalistico. insomma il raccontare le donne vere. Quelle che non sanno d
ove lasciare i figli se trovano un lavoro. Le donne che per prime stanno pagando il prezzo della sottocultura e della crisi. Come spesso capita, ma con una novità che é nelle reazioni individuali, nell'incapacità di saper prendere le distanze da quel modo di essere "prodotto".
Ecco questo volevo dire. E non mi dispiacerebbe uno spazio su Vibrisse. Aperto a tutti, uomini e donne. Credo ne verrebbe fuori uno spaccato interessante.
Pubblicato da: stefania - 01.12.06 17:54
Reduce come Giulio dalla bellissima giornata di Foggia, torno a dire la mia (non richiesta) sul 'che volete fare di vibrisseB?' :)
Mi fa piacere che sia passata l'idea di pubblicare racconti di esterni.
Però vorrei aggiungere due cose:
1) selezionare i racconti *tutela* gli autori.
2) per me i due progetti (Vl e Vb) dovrebbero integrarsi ancor di più: per come è ideato - ben ideato - Vl, non esiste una linea editoriale.
L'antologia del meglio (degli autori esterni tanto a Vl quanto a Vb) detterebbe la linea. Scegliendo solo alcuni racconti, scritti, poesie ecc. Vb e Vl si prendono una responsabilità di dichiarare ciò che piace e ciò che non piace.
2 bis) sulla questione operativa: effettivamente avevo proposto che il comitato di lettura di Vl si prendesse sul groppone anche la *selezione* del materiale nuovo - quello degli esterni, da filtrare. Forse non sarà possibile, dacché Vl è stato assalito (ottima notizia) dagli inediti.
Ma credo si possano trovare altre soluzioni.
enrico
Pubblicato da: enrico - 02.12.06 18:45
Beh, se la pasta e fagioli, accennata da Gaja, dovesse essere organizzata e viste le mie PROFONDISSIME lacune in tutti gli altri settori, potrei offrirmi come cuoco. E sul tema accetto esclusivamente discussioni di alto livello :-)))
Buon fine settimana. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 02.12.06 20:09
Non credo si possa scendere a livelli di discussione infimi quando si parla di pasta e fagioli, Tresp! La pasta e fagioli è l'hic et nunc, è l'io, l'es e il super-io, è l'imperativo categorico. Mangiamo con cultura! (condivido le profondissime lacune e opto per un rimedio mangereccio e conviviale:-)) Buon fine settimana a te, Trespolo.
Pubblicato da: Gaja - 02.12.06 21:08
Caro Enrico: non è "passata" l'idea di "pubblicare racconti di esterni". Stiamo discutendo.
Pubblicato da: giuliomozzi - 03.12.06 14:29
scusa giulio... ho fatto un uso improprio della lingua.
intendevo, per *passata*, *è una delle cose delle quali si discute e potrebbe essere una delle cose che avrà un qualche sviluppo*.
e.
Pubblicato da: enrico - 03.12.06 17:59
