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03.10.06
Pasolini, Calvino e il ruolo degli intellettuali. Ancora sull'industria culturale
[Questo articolo è uscito in L'asino che vola. L'ho letto grazie a una segnalazione di Georgia. gm]
Torna, puntualmente, il dibattito sulla mancanza oggi dei grandi intellettuali-guida presenti in Italia fino a trent’anni fa. Anche i nomi suggeriti tornano con una certa regolarità: Pasolini, Volponi, Calvino e pochi altri. Altrettanto puntualmente si confrontano al riguardo sostanzialmente due tesi contrapposte. Da una parte chi lamenta il degrado del dibattito culturale attuale lasciando credere che manchino oggi gli uomini per quell’agone: che non ci siano cioè intellettuali sufficientemente colti, sufficientemente coraggiosi e che insomma ormai tutto sarebbe irrimediabilmente perduto. Dall’altra parte alcuni scrittori –in particolare quelli che fanno riferimento a riviste letterarie on-line come Nazione indiana o Il primo amore- reagiscono a questo spirito da damnatio temporum, dal sapore effettivamente un po’ reazionario, utilizzando argomenti altrettanto discutibili, negando cioè, nella sostanza, l’impoverimento della cultura e denunciando l’ostilità dei mezzi di comunicazione di massa e delle grandi case editrici.
Leggi tutto l'articolo in L'asino vola.
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Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 03.10.06 15:18
Interventi
Non c'è una Letteratura moderna né una postmoderna: semplicemente non è più una questione di Pasolini o Calvino o Tondelli. L'Italia manca di scrittori capaci; quelli che oggi fanno i "generi" si ripetono, quelli che si provano con il mainstream buchi nell'acqua, ma tutti si dicono scrittori quando dovrebbero dirsi imbrattacarte se solo avessero un po' di pudore. Però c'è che qualche piccola perla ogni tanto viene fuori dal Caos mediatico ed editoriale. Casi isolati, come dei miracoli o dei miraggi in quello che altrimenti sarebbe un deserto pieno di altro deserto.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 03.10.06 18:37
La contrapposizione Pasolini/Calvino, con Calvino che rappresenterebbe la scrittura debole, che precederebbe, o addirittura conterrebbe, il "vuoto leggero" degli anni Ottanta, mi lascia un po' dubbioso. Comunque si contesta il fatto che una certa povertà intellettuale deriverebbe dallo scarso spazio che hanno gli scrittori in gamba, innovativi, nei media e nelle grandi case editrici. Qui sono in parte d'accordo, ma questa è una considerazione che, a memoria, si faceva anche nei tempi "antichi", per esempio nei primi anni Settanta, dove uno scrittore per emergere doveva quanto meno avere fatto la Resistenza, e i giovani non se li filava nessuno. Temo che questa sia una condanna del mercato, che considera il libro come prodotto e il lettore come consumatore: una condanna che prosegue nel tempo, nei decenni, addirittura nei secoli; mi trova anche abbastanza d'accordo il riferimento allo "sfacelo della cultura", ma anche queste erano considerazioni che facevamo, arrabbiati e indignati, nei tempi antichi. Sembra, insomma, che la storia si ripeta, ma è così? Secondo me uno dei punti possibili, che non vedo mai trattati né sui giornali di carta né in rete, è se possono ancora esistere scrittori in grado di attraversare i tempi, le mode, le esigenze del mercato, di scrivere cioè libri che affondano le radici letterarie nell'uomo, ed non nell'uomo-consumatore. Esistono? Hanno ancora un senso o l'industria culturale non lo permnette più, e costoro scompariranno, come sono già scomparsi i Mozart, i Charlie Parker?
Pubblicato da: Mauro Baldrati - 03.10.06 21:17
Vabbe', Mozart, profilattico gonfiato di sifilid... ma lascio perdere. Diciamo che lo odio a pelle come il Leopardi. Fine.
Preferisco i Charlie Parker, di gran lunga. Comunque - e ne dubito -, anche ci fossero scrittori innovativi questi non verrebbero presi in considerazione dagli editori né dal pubblico, un pubblico che è di pecore e di capre oramai abituato a digerire sol più una sfilata di Dolce & Gabbana e al limite la Kinsella. Colpa del mercato editoriale che l'ha abituato questo piccolo magro popolo di lettori a brucare erbette tenere tenere. Uno sfacelo sì, vecchio di cent'anni almeno. Con la differenza che oggi Liala a confronto di una qualsiasi Kinsella è un Genio con la "G" maiuscola. Siamo sommersi da ninfette, belle sì - non che io disprezzi la bellezza -, ma i libri che vanno di più sono quelli delle ragazzine che ti scrivono alla Bridget Jones. Manca un Lucio Battisti nella Letteratura: già, un Battisti Lucio, che della Resistenza gliene fregava niente ma che melodie.
g.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 03.10.06 22:49
Sui banchi del liceo insegnano che Calvino si rifugiava nella fiaba per parlare della realtà - tanto che molte sue opere sono gigantesche allegorie. Questo, luogo o non luogo comune, credo vada considerato.
Poi se Calvino ha preparato la strada agli scrittori degli Anni Ottanta (se la "strada" vuol dire "spinta intellettualistica", credo sia vero), perché non dire che Pavese ha preparato la strada a Calvino?
Pubblicato da: Marco - 04.10.06 11:52
Non è solo la penna fine ma la tensione morale che fa il grande scrittore, e mi sa che questa è la cosa che manca di più. Io vedo in giro un sacco di gente che sa scrivere, e anche bene, ma non vedo il dissenso nè nel pubblico nè nella critica, dove per dissenso non intendo lo spaccio beato della differenza (sono zingaro, sono donna, sono ebreo, sono omosessuale, sono minimalista, sono figlio di camorrista, sono e resto juventino) ma opposizione al pensiero unico che è sostanzialmente la divinizzazione del mercato. Negli anni Settanta a un editore "di sinistra" che pubblicasse Melissa P. o Federico Moccia avremmo sputato in faccia. Oggi tutti lì a trovare recondite profondità in cose che hanno l'unico merito di incontrare le pulsioni più basse del popolino. Pasolini era molte cose ma sulle colonne del Corriere cercò soprattutto di essere un educatore. Poteva farlo mettendosi contro borghesi e sinistresi perchè aveva aveva una concezione alta, religiosa, dell'uomo da difendere, una libertà interiore da proclamare che non coincide con la soddisfazione onanistica dei desideri. Non dite che tutto questo è scomparso: vorrebbe dire che è scomparso l'uomo, prima ancora che l'intellettuale. Di recente non ho visto molte fiammate in questo senso, ma almeno ricorderei due o tre libri che escono dalle righe, in cui ritrovo quella tensione che sveglia lo spirito: Lo stato dell'unione di Avoledo, Per cosa si uccide di Biondillo, Il sopravvissuto di Scurati, Dies Irae di Genna, Troppi paradisi di Siti. Non so quanto questi scrittori desiderino prendere la parola e diventare corsivisti per contendere il pulpito a leccapiedi del dollaro come Panebianco, ma per quanto mi riguarda lo hanno già fatto nei loro romanzi.
Pubblicato da: Valter Binaghi - 04.10.06 13:16
Su questo argomento credo di aver raggiunto una posizione definitiva: Calvino e Pasolini erano grandi perché scrivevano sui giornali; sui giornali, sapendo di rivolgersi a un grande pubblico, hanno imparato a parlare con autorevolezza. I nuovi Calvino e Pasolini non esistono perché non scrivono sui giornali.
Ne ha parlato anche lo stesso Giulio Mozzi qui:
http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/una-cattiva-notizia-spacciata-per-buona/
Il tutto si potrebbe riassumere con questa formula: il mezzo di comunicazione forma il comunicatore. Vi piace?
Ciao!
Cano
Pubblicato da: Cano - 04.10.06 20:54
No, non è questa la ragione della crisi editoriale. Non perché gli scrittori di oggi non scrivono sui giornali. Perché non gli viene offerta questa opportunità. Soltanto perché quelli di oggi incapaci, o limitati il più delle volte. Semplicemente, molto semplicemente manca una penna che sia quella d'uno scrittore vero, Geniale. Si salvano pochissimi dal mucchio degli incapaci cronici o tali per esigenze editoriali: Umberto Eco, Aldo Busi, Sebastiano Vassalli...
E' una 'autentica fortuna' che agli imbrattacarte moderni non gli sia dato troppo spazio pure sui giornali: fanno già abbastanza danni così, riempiendo i remainders.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 04.10.06 23:02
A me resta un dubbio: in "Pasolini contro Calvino", Calvino viene "demolito" (nelle intenzioni dell'autrice) citando: 1-racconto-1, 1-romanzo-1 ("Se una notte..."), la "post-fazione" al "Sentiero dei nidi di ragno" e 1 sola delle 6 Lezioni Americane.
Da cui due possibili alternative:
1. riassumere un autore come Calvino in soli 4 testi, e sintetizzarlo con pochi tratti, è un'opera mirabile, che denota del genio (altro che Steiner Vs Flaubert, perdio!): quindi, perché stiamo a chiederci dove sono finiti i Calvino e i Pasolini, se ne abbiamo una qui davanti?
2. riassumere un autore come Calvino in soli 4 testi, e sintetizzarlo con pochi tratti, è un'opera risibile, che denota mancanza di metodo e accuratezza (altro che Fantozzi Vs Potemkin, perdio!): quindi, perché continuare a star dietro a questi paralogismi?
Pubblicato da: girolamo - 05.10.06 00:03
Girolamo ha ragione. La Benedetti doveva inserire tutta l'opera di Calvino nel suo volume. Anzi, doveva inserire anche delle foglie secche dal giardino botanico dei genitori. Anzi no, doveva inserire Calvino mummificato come un faraone, e le sue case e tutte le persone che lo hanno conosiuto. Mummificate anche loro, che saltano fuori aprendo la pagina. Soltanto in questa versione di gigantesco libro pop-up avrebbe raggiunto il rigore critico.
Pubblicato da: a.b. - 05.10.06 10:39
Caro Cano, sarebbe come dire che Platone non ha mai scritto nulla di buono perché non ha scritto sui giornali oppure Eraclìto oppure Luciano oppure Dante.
Credo che la tua affermazione sia più grave di quel che sembri, perché indica la perdita della coscienza di che cosa fa uno scrittore. Ho molti dubbi riguardo al fatto che uno scrittore si rivolga a un target o a una segmento di pubblico. Forse a un lettore ideale, ma non credo sia lo stesso che un target o un segmento. Sarebbe come dire che Platone anziché dire l'uomo tende a costruire una sedia in base all'idea di sedia che sta nell'iperuranio dell'idee, dicesse l'uomo costruisce una sedia come le sedie del tal costruttore Pandaro - molte apprezzate dai tebani.
Pubblicato da: Marco - 05.10.06 13:01
Non riesco a seguirti: all'epoca di Platone + Eraclito + Luciano + Dante non c'erano i giornali.
Quanto al resto, per me lettore ideale = target; anzi, target ideale.
Ciao Marco!
Pubblicato da: Cano - 05.10.06 13:50
Questo commento è già censurato dall'autore:
Non so se è peggio il ******* degli inizi, finto sbruffone e vero paraculo, finto iconoclasta e vero lacchè, o quello di adesso, che si atteggia a maitre-à-penser dei poveri...
Pubblicato da: Perplesso - 05.10.06 14:24
@ a.b.
in tre volumi, tutto Calvino, Meridiani Mondadori + album Calvino: se acquisti tutti e quattro i volumi, in regalo una foglia del giardino di Calvino, il campanello della bicicletta di Calvino e ai primi 5 - dico 5 - fortunati l'ultima Tac di Italo Calvino prima che si spegnesse. Necrofori e scrittori e critici in erba, è un'occasione, non lasciatevela sfuggire.
E al primo che telefonerà al numero 800-00000666 in più la possibilità di scrivere un articolo di 30 righe, corpo 12, interlinea 1, tema libero, che sarà pubblicato sul giornaletto della parrocchia a tiratura rigorosamente limitata.
Che volete di più? Avanti con le telefonate: il centralino è già bollente. :-)
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 05.10.06 14:40
Demolire Calvino estrapolando 4 testi da un corpus di opere variegato e complesso è un po' come dire che Scarpa non vale niente avendo letto soltanto il suo "Elogio di Luciano Moggi".
Ehi, no, un momento...
Pubblicato da: Pier Plesso - 05.10.06 18:25
Be', ma anche avendo letto Kamikaze d'Occidente non è che Scarpa migliori: Calvino rimane Italo Calvino. E chi vuol capire capisce. Gli altri, cioè i più che non capiscano, tacciano per sempre. :-)
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 05.10.06 18:44
Iannozzi, ma stai difendendo o attaccando Calvino? Non si capisce. Difendi la Benedetti che attacca Calvino, attacchi Girolamo che difende Calvino, appoggi Barbieri che attacca Girolamo che difende Calvino, poi difendi Calvino! Deciditi!
Pubblicato da: dom anda - 05.10.06 18:54
girolamo ce l'ha con benedetti e moresco e stop.
Tutto il resto è un optional :-))))))).
Calvino per me è grandissimo, ma mica occorre leggersi tutta l'opera omnia per capirlo, naturalmente anche per dire che non ci piace basta un libro, ma ... giro-l'amo è fatto così: o tutto o niente;-)
georgia
Pubblicato da: georgia - 05.10.06 20:48
Un conto è dire "non ci piace", e stop, lì c'hai ragione tu. Un altro conto è pretendere di fare critica in questo modo, e su una lettura superficiale costruirci un libro. Quando uno si comporta così, di solito gli si dà del cialtrone. Tu per primo lo faresti, è solo che tu ce l'hai con girolamo e stop. Tutto il resto è un optional! :-)))))))
Pubblicato da: uno che passava di qua - 05.10.06 21:56
Prima di tutto dovresti dire "per prima" e non "per primo";-).
E poi io, veramente, con girolamo proprio non ce l'ho, manco lo conosco, diciamo che a volte ce l'ho con alcune cose che scrive, ma neppure poi troppo, perchè lo leggo raramente.
Ma credo che questo in fondo non interessi proprio a nessuno neppure a uno che passa di qua per caso:-).
La cosa (che io ho sottolineato) vera è che ormai in rete annoia a morte che ci sia qualcuno che ancora ce l'ha, così tanto per passare il tempo, con la benedetti.
Dio che palle: tutto cambia, è uscito finalmente persino un libro bellissimo, quello di saviano, e ancora si sente qualcuno che se la mena con discorsi che ormai sono più cagliati di uno yogurt andato a male ;-)
georgia
Pubblicato da: georgia - 05.10.06 22:32
Io difendo esclusivamente Italo Calvino.
Degli altri sinceramente non me ne frega un bel niente.
Mi piace giocare, sai com'è: un troll come me inquina la acque. Ma ora mi pare chiaro. Chiaro che sono per Italo Calvino e contro tutti gli altri, contro perché non me li filo manco di striscio.
Ciao ciao
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 05.10.06 22:36
Va bene che Saviano è usato come il prezzemolo, per fare da pezza d'appoggio a tutto e al suo contrario, ma adesso addirittura lo si usa come spartiacque, come cesura epocale: se analizzo quello che c'è scritto qui sopra capisco questo: prima che uscisse il libro di Saviano, al limite e con molte cautele, si poteva ancora dire che contrapporre Calvino (stronzo) a Pasolini (fico) è forse un po' semplicistico. Dopo l'uscita del libro di Saviano, invece, questa cosa non si può più dire. In che senso? Perché? Che c'entra il libro di Saviano? Che c'entra Saviano col libro in questione? Boh. Ah, la logica... Ma forse la logica non ha più posto, ora che è uscito il libro di Saviano. Mi viene da dire: povero Saviano, se questi sono i tuoi ammiratori, meglio i detrattori.
Pubblicato da: Piedone l'Africano - 05.10.06 22:56
Ma che c'entra Saviano con tutto ciò? Niente di niente. Non ci sta bene nemmeno come prezzemolo. E' fuori di luogo di tempo di argomento. Di tutto.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 06.10.06 09:06
in realta saviano non c'entra nulla di per se.
Però insomma si è aperto un po' l'orizzonte si è schiarito il cielo ...
Uno si illude che quando esce un bel libro qualcosa cambi tra gli "esperti" o presunti tali;-)
invece no, sempre a menarsela con le vecchie storie che non interessano più a nessuno, sempre a lanciare con la cerbottana freccette avvelenate alle stesse persone (che naturalmente se ne fregano)
E la madonna...!
Ad ogni modo capisco che nello stagno le cose cambino in ritardo, scusate l'intrusione e continuate così.
geo
p. s
ah ah ah per sbaglio ho mandato questo commento in NI e così ... ho fatto due intrusioni;-)
Pubblicato da: georgia - 06.10.06 11:13
Scusate se ripasso: solo per dire che non ce l'ho, né ce l'ho mai avuta, con Moresco (che cosa c'entra poi Moresco? il post è su Calvino e sul libro della Benedetti): ho anche partecipato a una serata (e a una trasmissione radiofonica) con lui a Bologna, conclusa con un cordiale scambio postale di libri.
Denigrare un'opinione sotto il fango della diceria, del pettegolezzo servile (ah, ecco, perché ce l'ha con lui e con lei...) denota la cattiva coscienza e la coda di strame non dell'autore dell'opinione, ma del commentatore. Le mie critiche (anzi, la mia critica su Pasolini E Calvino) è qui:
http://www.pasolini.net/saggistica_PPP-Calvino_DeMichele.htm
(a scanso di equivoci: non l'ho messa io su pasolini.net, e non me ne viene in tasca niente): giudichi chi ha tempo e voglia di leggerla se è una buona o una cattiva critica, se sono io quello che parla per partito preso.
Una cosa rimane: si, a me hanno insegnato (me lo ha insegnato quell'Enzo Melandri che georgia in altri momento lodava) che quando si fa della critica su un autore lo si legge per intero, e se è straniero in lingua. È un indice di serietà, e di onestà verso chi legge. Ecco, questa credo che sia una differenza tra i critici di una volta e quelli di oggi: leggere, e rileggere, ciò di cui si sta parlando. E occuparsi di tutto ciò che potrebbe contraddire la tesi che si sta sostenendo, prima di avanzare conclusioni.
Poi ci sono i grandi critici, quelli come Steiner, capaci di riassumere il loro scibile in una frase, di liquidare in una battuta Flaubert, in due righe Beckett, si libera di Shakespeare citando "Timone di Atene" e ignorando il resto. Ma di Steiner ce n'è uno ogni tanto (e si può anche non concordare con lui, beninteso).
E, in tutta sincerità, chapeau a Iannozzi: si parla di Calvino, lui sta con Calvino (e Pasolini) e lo difende, fregandosene di chi sta con i Duran Duran e chi sta con gli Spandau Ballet.
Pubblicato da: girolamo - 06.10.06 16:53
"si libera" = liberarsi
Pubblicato da: girolamo - 06.10.06 16:55
OKKIO alla SPOKKIA
Bene girolamo grazie della lezione, ne terremo conto. Cercherò di non nominare mai dostoevskij, non conoscendo il russo e non essendo steiner.
Anzi cercherò di non nominare altro che gli scrittori italiani (visto che anche conoscendo la lingua originale alle volte tutto tutto non si acchiappa), anzi mi limiterò a quelli toscani,anzi a quelli del mio condominio.
Ecco perchè lo stagno dilaga ;-).
Soprattutto per ora non avendo letto la tua intera opera omnia non mi azzarderò ad esprimere una mia opinione su di te anche perchè ... la tua spokkia è così tanta che annebbia tutto e ti assicuro che a tastoni si giudica male.
geo
Pubblicato da: georgia - 07.10.06 12:01
un'altra cosa (ma non è importante) se l'abbozzassimo con l'odioso chapeau?
In televisione mentro faccio zapping, in ogni trsmissionaccia della mediaset, c'è sempre uno che dice chapeau a qualcun altro.... du palle!!! ... ok, lì lo pronunciano talmente male che cambia ogni volta almeno foneticamente, mentre tu certo, sono sicura, lo pronuncerai correttamente (mi immagino che tu faccia tutto correttamente;-), ma a me 'sto chapeau (come "di pancia" come "talentoso")ormai mi sembra una fastidiosa affettazione, come bere il caffe con il migliolo alzato. Non so se melandri lo avrebbe consigliato;-)
geo
Pubblicato da: georgia - 07.10.06 12:10
Georgia, a te diciamo "sciapo". Questione di accenti.
Pubblicato da: Tanto di cappello - 07.10.06 19:03
@ GIROLAMO
Vediamo così: Pasolini e Calvino, autori diversi, per molti versi. Non m'addentro in una critica, ma anche lo scemo del villaggio lo capisce da sé che sono due. Li amo entrambi, come amo le idiosincrasie letterarie e umane di entrambi.
Duran Duran e Spandau Ballet m'hanno sempre fatto schifo: non musica, solo rumore venduto a caro costo per uno sballo in disco e il mal di testa la mattina.
Meglio Rino Gaetano, mille volte sì.
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 07.10.06 19:49




