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15.10.06

Irlanda e Italia: un Paso Doble in versi

di Gaja Cenciarelli

Paso DobleAnamaría Crowe Serrano, oltre a cimentarsi con la poesia, è anche scrittrice di prosa. Prova ne sia la raccolta di racconti intitolata Dall'altra parte (traduzione di Riccardo Duranti, Roma, Leconte Editore, 2003) in cui l'autrice, metà spagnola metà irlandese, incarna nel migliore dei modi la grande tradizione orale dell'antica Hibernia. Conosco Annamaria Ferramosca da più tempo: la poetessa leccese ha al suo attivo altre quattro raccolte di poesie: Il versante vero (Fermenti, 1999); Porte di terra dormo (Dialogolibri, 2001) Porte – Doors (Edizioni del Leone, 2002) e Curve di livello (Marsilio, 2006). Quando ho saputo che tra le due omonime era scoccata una scintilla poetica, oltre che un'amicizia sincera, non sono rimasta sorpresa. Crowe Serrano e Ferramosca hanno una capacità simile di far fluire i pensieri sotto forma di versi, una concezione affine dell'immagine poetica. Elementi fondamentali, a mio avviso, perché l'esperimento cui hanno dato vita – la silloge dal titolo Paso Doble pubblicata dalle edizioni Empirìa, tradotta e curata da Riccardo Duranti - potesse riuscire. Altrettanto importante è la sensibilità con cui guardano la vita e si guardano dentro. Il loro è un confronto continuo tra dentro e fuori, tra mondo esterno e animo umano. Il medium linguistico usato da entrambe è una commistione emozionante e ispirata tra italiano e inglese che riescono a fondersi con risultati sorprendenti, conferendo un ritmo vivace alla poesia, pur mantenendo la propria unicità. Tanto che, dopo aver letto i versi di Anamaría Crowe Serrano e Annamaria Ferramosca, ho creduto meglio scrivere solo una breve introduzione. E poi lasciar parlare la loro poesia.

Al mercato degli occhi

Stamattina al mercato degli occhi cercavo
di qualsiasi colore, un paio d'occhi
purché freschi, senza velo e nemmeno
una piccola macchia unlike these old ones

I inherited from my mother's people
traders in foreign quirks and defects. But
there were none I liked with a clear enough
view of semplici cose quotidiane, come

pane, casa, parola. Formano
il fondo dell'iride, il soffice tappeto
che allontana i fantasmi della notte
irrora i limpidi giardini dell'alba

They are the eyes that unveil the crooked
commerce of the market, the rotten
minds of merchants, their imbalanced
scales tripling sales, crippling justice.


Forse aspettiamo sempre

Forse aspettiamo sempre un ponte anomalo
un'arcata instabile, ribelle
che ci traghetti barcollanti dove
la terra è pronta alle carezze, incline
alle confidenze

without realising that we
are the bridge
the raw material and the engineers
all in one
its structure as strong or as weak
as the power of our imagination

il divertente è abbattere le statue
coi riccioli e le vesti barocche
e tutto il resto. Un tuffo e una
risalita, un tuffo e un'attesa
il sole ad asciugarsi: fare del ponte
una terrazza mediterranea

a flight of unexpected fancy
all the better to hone the senses with
heighten the flavour
of earth, skin, cement – fix it
on the palate as a reference point
when our wings won't lift us off the ground


Scrivo sui fogli

Scrivo sui fogli sulle pareti sullo schermo
ovunque ci sia del vuoto bianco, o luce
In my mortar I mix the pigments from petals
pollen, cochineal. These are my tongue

Parole sprigionate come essenze, libere
vi prego navigate, libere toccando gli emisferi
of my curvilinear letters, fragments
of imperfect freedom. These are my gift

Sillabe offro, nebbiose. Invece di parole diluviali
che sommergano i confini, per dissolverli
into fertile pockets of peace – a feast
for famined people. These are my prayer.


Circles

Everything goes round – travelling
from the familiar centre
along new paths, kicking up old dust
only to come back again

la perfezione del cerchio
non mi incanta, vedo
minimi varchi per altri
orizzonti, sì, ancora circolari

an outline – no more –
beyond the coloured motes
enough to lure me
through the dancing light

e la sorpresa è riconoscere
un altro sé, simile e dissimile
su un'altra terra – la stessa –
che rivolta sempre le stesse zolle, generosa

Pubblicato da Gaja Cenciarelli, il giorno e l'ora: 15.10.06 18:53

Interventi

ummm. grazie? grazie.

Pubblicato da: andrea branco - 16.10.06 00:13

Il tuo primo grazie era un po' dubbioso, andrea?:-) come mai? (grazie a te, comunque).

Pubblicato da: Gaja - 16.10.06 08:58

no, è che ero un po' incerto se fare un commento più lungo o. poi mi sono accorto che quella, seppure a volte abusata, era la parola giusta per esprimere tutto...l'ambaradan che mi avevano detto queste poesie...ecco. ciao.

Pubblicato da: andrea branco - 16.10.06 21:16

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