« Richard Brautigan: Pesca alla trota in America (1967) | Main | La stagista in casa editrice [34] »

12.10.06

Ghignoli, Fabulosi parlari

di Alessio Brandolini

Fabulosi parlari (Gazebo 2006) è la nuova raccolta poetica di Alessandro Ghignoli, apprezzato traduttore dallo spagnolo. Fare poesia: un modo favoloso di raccontare? Le torsioni della lingua che si stagliano sulla pagina bianca. Poesie brevi e acuminate che dicono e ritraggono, mescolano gli idiomi (l’italiano e lo spagnolo) l’antico e il moderno e rifiutano il verso ben fatto e la rima. Al contrario abbondano le assonanze di vario tipo, ma sempre beffarde, palazzeschiane (“intorno in tondo cerco i ritorni", “immagine immobile") e la ripetizione delle parole, degli stessi concetti in modo ossessivo (l’esilio, la musica, le immagini...), anche se con minime variazioni. Non un punto, né una virgola, né, tantomeno, maiuscole: come un piano bel levigato dove poter lavorare con calma e metterci più cose possibile e che queste cose, poi, siano libere di muoversi come vogliono, di rotolare dalla gioia, d’interagire, accoppiarsi o prendersi a pugni.

In un tempo circolare che è anche un omaggio alla nostra tradizione, con orgoglio espresso nella dedica: a ribadire che lo sperimentalismo linguistico dell’autore è ben saldo al passato della nostra cultura poetica. Paul Celan è un invito a stringere, a dire molto con poco: ogni poesia è al massimo di cinque versi. Ma poi si allude troppo e c’è il rischio d’imbattersi nelle tenebre, e restarci inchiodati. Anche Zanzotto è citato (fin dall’epigrafe), ma è normale in una raccolta poetica che fa della lingua l’elastico che tiene questo assieme di parole, lo tira da una parte e dall’altra, lo alimenta. E poi Luigi Nono e John Cage come se la musica contemporanea dovesse ricomporre un universo (consapevolmente) aspro e frammentario, ricreare una zona d’ascolto meno rumorosa e difficile, un suono più udibile, più morbido:

"suoni vapori di note irradiano mescolanze di grida corde strofe
lancinanti sorde infastidiscono i rumori per farsi silenzi voci in
nastri riavvolti in combinazioni di numeri in timbri di volti il
materiale sonoro s’immette sospeso in tensione lo spazio
inudibile"

Probabilmente per questo alla fine viene voglia di riavvolgere il nastro, di riascoltare (rileggere) tutto con più calma.

Alessandro Ghignoli, Fabulosi parlari (Gazebo, Firenze, 2006, pp. 45, s.i.p.)

Pubblicato da Alessio Brandolini, il giorno e l'ora: 12.10.06 10:54