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25.10.06
Dai Pensieri di Leopardi - 3
"Quello che si dice comunemente, che la vita è una rappresentazione scenica, si verifica soprattutto in questo, che il mondo parla costantissimamente in una maniera, ed opera costantissimamente in un'altra."
Pubblicato da , il giorno e l'ora: 25.10.06 12:25
Interventi
L'apostrofo va a "un'altra".
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 25.10.06 13:43
Apo-stro-fo
a parte. :-D
In pratica: un'altra generalizzazione. Poco ma sicuro. Strano questo Leopardi. Strano? No, non più di tanto: è che in alcuni momenti si consumava in una lucidità comune, quella che bene o male viviamo (pensiamo) noi tutti.
@ LEONARDO
Scusa Leonardo, ma tutte queste "citazioni" dal Leopardi hanno forse qualche attinenza con il tuo nuovo romanzo? Perché o sì, o mi stai diventando un pessimista cosmico. :-D E se sì, in che modo? o in che mondo?
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 25.10.06 14:13
Caro Bart, ho corretto l'apostrofo.
Caro Giuseppe, sì, mi attraggono i luoghi comuni leopardeschi. Sono "comuni", ma sono "luoghi" scritti così bene! Hanno attinenza col mio nuovo romanzo? Mah, forse sì. Sto diventando un pessimista cosmico? Direi che il mio pessimismo è piuttosto localizzato in questo periodo. L'esatta ubicazione è a circa un paio di micron dalla zona cerebrale preposta all'immaginazione. La domanda è: mi diverte ancora scrivere? Se sapessi rispondere, poi, ne salterebbe fuori un'altra: ho qualcosa da dire? Qui, rabdomaticamente, sarei portato a ripondere di no. Forse è solo un fenomeno passeggero; la classica crisi da opera seconda. Che peraltro ho quasi finito (quasi). E' un buon romanzo? ottimo? discreto? orribile? Dipende dai giorni.
Chissà perchè mi sfogo così, qui, in pubblico. Cosa direbbero di me al Circolo di Vienna? Forse la verità è che negli ultimi due anni ho fatto troppe cose, ho scritto troppo su tutto e ovunque: per necessità, ma anche per vanità. E' inebriante scoprire che c'è qualcuno disposto a pubblicarti sulla sua rivista o sul suo giornale. Diventa come una droga. E come una droga dispiega nel tempo i suoi effetti collaterali. Intossicazione. Bisognerebbe staccare la spina, ed è proprio ciò che mi ripropongo di fare. Staremo a vedere. Un saluto affettuoso.
Pubblicato da: Leonardo Colombati - 25.10.06 17:06
@ LEONARDO
Caro Leonardo,
a volte pure io m'illudo d'aver scritto dei luoghi comuni "per bene", ed invece poi scopro che son solo dei postriboli fintamente letterari che non vanno bene nemmeno per un marinaio ubriaco che sotto la luna sogna una donna in ogni porto. :D
Se un po' ti conosco, se non hanno una stretta attinenza con il nuovo romanzo - uscita prevista per il 2008 o giù di lì -, non stai postando alcuni aforismi semplicemente per farci riscoprire Giacomino nostro. In fondo il pessimismo potrebbe essere una forma di pazzia rafferma, o qualcosa di simile all'aceto: sì, lo usi, ci fai pure delle insalate di fantasia, ma ciò non toglie che l'aceto da solo è proprio pessimo da bere. Eppur non se ne può fare a meno: condisce la fantasia.
Ed allora te lo chiedo: ti diverte ancora scrivere?
Temo tu m'abbia già risposto. Ma solo in parte.
Non so dire quanto buono sarà il tuo nuovo romanzo, però per mio piacere potresti dirmi/ci a grandi linee di che parlerà. Sai, sfogarsi fa bene: e poi si vocifera che sia un buon ascoltatore oltre a un pessimo scrittore. Quindi, avanti, spara senza remore e accennami/ci qualcosa, giusto per stuzzicarci il palato e far fuori un po' di quel pessimismo - che s'è insediato tra Torino e Roma come un "Soldati".
La vanità la amo. Non so se lei però ami me o se mi tradisca. Il sol pensiero che possa andar con un altro, ecco!, mi fa andar fuor di testa. Posso capire l'ebbrezza, e la condivido: l'ultima volta ho portato tanto di quello scandalo sul bollettino della mia parrocchia che pure i morti si son dati una svegliata. Praticamente un miracolo. C'è solo il problema che i miracoli grandi a me non li fanno fare. Dicono che non sono capace di staccar la spina, che sono per l'accanimento terapeutico, insomma che sono un vero piantagrane. Eppure gli effetti collaterali della scrittura e della vanità per me, per me soltanto, non so per te, costituiscono altro materiale su cui lavorare.
Un forte abbraccio,
Giuseppe
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 25.10.06 19:06
@leonardo
"ho qualcosa da dire?"
"Per uno scrittore *avere qualcosa da dire* è una disdetta, un handicap. Il problema è di trasformare quel *qualcosa da dire* in struttura, in linguaggio; prendere la propria *verità* per i capelli e trascinarla in un luogo in cui il vero non ha più alcun privilegio sul falso; trattarla come la convenzione propria di un genere, o uno schema metrico, o una arguzia allitterativa."
Giorgio Manganelli, _La Letteratura come menzogna_, pag.97
Pubblicato da: sergio garufi - 26.10.06 23:01




