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24.10.06

Come si leggono i libri: Leggere non sempre è facile

di Michele Insogna

(Siamo arrivati a coprire, con due puntate settimanali - il martedì e il venerdì - fino al 15 dicembre. Fra le nuove partecipazioni, è per me motivo di grande gioia segnalare che ci sarà - mi è pervenuto ieri il suo articolo - anche quella di Gaetano Cappelli, scrittore di cui sono estimatore, che vive a Potenza - come di Potenza è l'altro scrittore che leggerete fra una quindicina di giorni, Giancarlo Tramutoli.)


Clicca qui per leggere tutti gli articoli della serie Come si leggono i libriPer me i libri sono stati un tormento e lo sono tutt'ora. Ho difficoltà a leggere, ho difficoltà a far scorrere la vista sulle righe della scrittura. Destra sinistra, destra sinistra sono una fatica terribile. Devo sforzarmi, mi sono sempre sforzato. La dislessia è un tormento quando si deve leggere ed è un tormento quando si è letto. Con la dislessia si apre un mondo intuitivo alla parola (ci sono varie dislessie), si devono leggere poche lettere e intuire così l'interezza della parola, per leggere un poco più veloce. Quindi la mia media di lettura è molto bassa. Pare che sia il cromosoma dcdc 2 che manchi.

Altro problema è l'atroce senso critico di quello che si legge. Si è critici prima ancora di saper leggere. È un fatto e non ci si può far nulla. Si vede quello che i non dislessici non possono vedere e non vedranno mai. Io darei tutto l'oro che ho, per non essere dislessico, per appartenere alla società dei lettori, per essere uno di loro. Non reputo un dono, quando questo non può essere capito. La società dei non dislessici usa le parole e crede di usare quelle giuste, si apre una convenzione tra loro, credono di comunicare ma non si rendono conto che usano parole errate. Sono stratificazioni, millenni di errori. Ma questo è un altro discorso vago e incomprensibile, visionario come direbbero. Appunto, si vive per visioni e la logica è per il dislessico visione. La parola (quello che è scritto) non collega a volte la vera visione, a volte la parola nasce come antagonista alla visione collegata ed è tutta mistificazione e questa alla fine lavora dentro e ti fa nascere, appunto, un tremendo senso critico. Così mentre i veri critici parlano e scrivono dei libri che hanno letto e così li recensiscono, i dislessici scrutano l'uomo che ha scritto, riescono a vedere "l'autore", non è giusto dire riescono, è da subito che cercano l'autore, è per bisogno. Le parole mistificate e come le usano "impropriamente", sono anch'esse uno strumento, un mezzo per comprendere. L'uomo è sempre uguale a se stesso; così dal Canzoniere all'ultimo libro di stampa l'uomo cerca di spiegare, di spiegasi; in questo però è solo questione di onestà. Per me dislessico, è solo questione di onestà, e di solito quelli che giocano a fare gli onesti giocano, come si dice, sporco. Per un dislessico la matematica può funzionare. Fino a quando gli uomini non comprenderanno l'insieme delle parole e il loro collegamento con il loro esistere, non ci potrà mai essere vera letteratura. Per non essere frainteso lascio un esempio: La parola "bianco", (quanta letteratura americana, balena inclusa), in Cina è senso di lutto, il bianco è il colore del lutto, qui vogliamo il bianco (un possibile bianco) come senso di purezza. Bianco e purezza sono due parole mistificate, sono parole da sole socialmente mistificate, per me che sono dislessico, le leggo così: Purezza è la parola che si deve collegare alla maternità, nel senso di donna che attende un bambino, la purezza è solo nella donna che è gravida. La purezza non può essere usata come parola che determina un'incontaminazione. Vi è memoria di immagini nel ventre materno; quando si nasce vi è memoria, e così (come dicono alcuni psicologi moderni) al momento della nascita si incontra il "senso" di morte. Il bianco che spaventa e spezza per sempre la sua memoria pre-natale. Attorno a questa sensazione, attorno a queste immagini inizia un processo che per i più, è solo bidimensionale, per noi dislessici tridimensionale (cioè l'inferno). Libri
Uno degli errori che sento maggiormente di compiere, è quello di credere che stia svolgendo un compito. Darsi dei punti è svolgere un compito; anche in questo atteggiamento psicologico vi è bisogno di darsi una certezza, delineare un campo e giocarci su. Si può fare in buona fede, cioè credendo nello specifico, lavorando seriamente (senza mai fermarsi) ma si crea involontariamente un altro spazio, un altro personaggio che vaga. In fondo è come accontentare una parte di sé che chiede, e si è gratificati, si ha bisogno d'essere gratificati. Questa gratificazione che viene da fuori, è l'esecuzione di un buon processo, di un organizzarsi. Si proiettano tanti sé (non il proprio sé) ma tanti spazi codificati e metodologicamente ben costruiti. Non so se mi sono spiegato, queste persone (erroneamente definite eterni bambini) a volte sembra che donino parti del loro mondo acquisito, una memoria che lotta con un presente. È un effetto, mi dà l'impressione d'essere un effetto che cerca, non di comunicare l'interezza, ma solo spicchi che devono essere collegati tra loro. Un bisogno d'essere seguito, gratificato. A volte la finzione della finzione è solo uno specchio malconcio, uno stare insieme. (sapete ora perchè in questo scritto ci sono almeno cento errori di ortografia, non li vedo e non li vedrò mai. Ci ho pensato io a correggerli, Michele, sperando di aver fatto bene – ndr)

Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 24.10.06 08:06

Interventi

«La società dei non dislessici usa le parole e crede di usare quelle giuste, si apre una convenzione tra loro, credono di comunicare ma non si rendono conto che usano parole errate».

Non saprei dirlo meglio. Le parole non servono per comunicare, ma per mistificare. Noi non dislessici amiamo illuderci che non sia così. Gran bel pezzo, Michele.

Pubblicato da: Luca Tassinari - 24.10.06 09:46

Grazie, Luca.

Pubblicato da: michele - 24.10.06 16:44

aspetto con trepidazione Cappelli e Tramutoli,

b!

Nunzio Festa

Pubblicato da: Nunzio Festa - 24.10.06 22:05

Vorrei dirti tante cose, ma ogni cosa che mi viene in mente mi pare così banale, così ti dico solo grazie.
Lucia

Pubblicato da: lucia - 24.10.06 22:22

Grazie a te Lucia.

Pubblicato da: michele - 25.10.06 09:05

Caro Michele, mi ero persa questa perla. Volevo soltanto dirti che il peso della convenzione spesso è insopportabile, costringe a condividere, uccide la visione, mistifica l'interezza che ci si illude di captare. Mille volte grazie.

Pubblicato da: Manuela - 31.10.06 13:29

Grazie Manuela, anzi duemila grazie.

Pubblicato da: michele - 31.10.06 14:55

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