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19.10.06

Appunti per una giovinezza (in Nuova Prosa 45)

Clicca qui per avere più informazioni sulla rivista Nuova prosa[E' in libreria da qualche giorno il nuovo numero di Nuova Prosa, il quadrimestrale di narrativa edito dalla Greco&Greco Editori e curato da Luigi Grazioli. A questo numero si divide in due sezioni. La prima,narrativa, contiene contributi di Roberto Bertoni Cinque minime derivazioni, Gianni Cascone Carne rossa Carne nera, Marco Codebò Trippa accomodä, Vittorio De Matteis L'opera dei pupi, Gabriele Galanti Mi chiamo Steby Meuso e sugnu u malacarne, Aurelio Andrighetto Volumen Mr-1. La seconda, saggistica, vede gli scritti di Cristina Baldi e Filippo Secchieri Due letture di Una luce nerissima di Paola Capriolo, Monica Farnetti Tommaso Landolfi: la fortuna del paratesto, Enrico Minardi "Il movimento autonomo della parola", Agata Sciacca L'esperienza del sacro nel teatro di Pasolini, Alberto Sebastiani Bruno Arpaia narratore del tempo, Alberto Volpi La scrittura come nullificazione e Stefano Zangrando L'epokè romanzesca di Giacomo Sartori - Su Anatomia della Battaglia. Oltre 250 pagine (a 7,75 euro) nelle quali si può leggere anche un mio racconto dal titolo Appunti per una giovinezza di cui anticipo qui le prime 2 pagine. dp]

Appunti per una giovinezza

...a cui ben poco assomiglio

Il corpo di Luigi Tenco, tu non l’hai mai pensato. Ti è corso un brivido, però, quando hanno detto che avrebbero riesumato la salma per chiarire di che morte era morto. Come se questo cambiasse il corso di una storia, come se, 39 anni dopo, le magnifiche sorti del progresso potessero gettare un brillio corrusco su una verità solamente opaca: il cantante genovese Luigi Tenco è morto suicida in una camera d’albergo. Si è sparato con una rivoltella, un colpo alla tempia, ed è morto. Il tutto avveniva durante il Festival di San Remo del 1967 e tua madre non aveva ancora 17 anni.
A dire il vero, Tenco, genovese lo era d’adozione, perché nato a Ricaldone nell’Alessandrino, dove ora è sepolto, poteva considerarsi monferrino. E pur non essendo lontano, tu a Ricaldone non c’eri mai voluto andare, ma quel paese potevi descriverlo. E’ identico al tuo, messo in cima ad una collina, che lo vedi sbucare benissimo tra le vigne e i boschi, mentre ci passi vicino con un’auto. Ecco la strada si arrampica, sale, una curva dopo l’altra, poi la prossima, poi quella dopo. La chiesa parrocchiale - quella dove il non ancora cantante e il non ancora morto corpo Luigi Tenco avevano fatto la comunione e la cresima - sta nel punto più alto di tutto il paese, e il campanile svetta. Se, poi, ti sposti verso l’esterno, quando le case si diradano senza mai fretta in quella zona, che definirla periferica è ironico, certamente trovi il cimitero, il viale con i cipressi a ricordare i morti delle guerre.
Già, senza averlo visto, te lo figuri davanti: una strada bianca e lunga che arriva fino al centro del camposanto adagiato su una collina che degrada verso la valle, come la lingua di un animale che dorme. Lì da qualche parte c’è una tomba di famiglia di semplice marmo, così estranea da stonare con i modi contadini di queste terre. Tu per una tua impressione fortissima, invece, Tenco lo immagini sepolto nella terra, in un angolo discosto di questo cimitero, vicino la cinta muraria. Hai le mani nelle tasche, mentre guardi la lapide che porta solo il nome il cognome, l’anno di nascita, quello di morte e basta.
Immagini il corpo di Luigi Tenco.
Per la prima volta lo osservi veramente, la tua fantasticheria ti porta quel corpo, di cui ricordi una foto, dove si vedono le gambe larghe e irreali, e non fatichi a descrivere la schiena appoggiata al muro, le braccia molli lungo i fianchi e il viso disfatto per il colpo, reclinato da una parte. Ora, però, lo vedi qui nella terra ferrosa di questa parte di Piemonte, assediato dalle radici, che corrono dentro sotto nel più profondo, in questo nero marrone, nell’assenza di luce più totale, mentre i tuoi piedi stanno su fili erba luminosissimi e bagnati.
La natura poi avrà fatto il suo corso. L’anima di Luigi Tenco è divenuta una semplice X nel ciclo dell’azoto, una goccia di qualcosa, che è evaporata filtrando dalla porosità argillosa di queste zolle, ed è salita fino al cielo dimentico di queste parti, dove le nubi arrivano nude per fracassarsi come vetro sull’Appennino poco più in là.
Il vapore di Luigi Tenco, quello che rimane di questo corpo che tu vedi in terra, è diventato materia chimica inorganica: atomi di carbonio, ossigeno, idrogeno e sarà piovuto poco più in là sulle vigne e i frutteti che i contadini strappano alle rive e alle colline. Saranno piovuti i resti immateriali di Luigi Tenco sulle terrazze dei monti che scendono verso il mare, sui fiori della riviera che l’ha visto morire, sui sassi delle massicciate della ferrovia.
E pioverà ancora Luigi Tenco, e si confonderà con gli aranci e i limoni, con i gelsomini che stanno sui balconi, pioverà in gocce e fiocchi sul carname umano delle persone; e infine pioverà anche su se stesso, sulle sue ossa e sulla sua bara, ficcata nella terra, per finire il lavoro iniziato dai tarli, 40 anni or sono: altererà la composizione delle ossa, impregnerà quel che rimane dei suoi vestiti, provocherà reazioni nuove e sarà in cielo per rifare quella strada, che tu pensavi infinita e inarrivabile, quella strada che ti stupivi a pensarla, una scia bianca di sale come il mare, che a te sembrava di vedere dal balcone della tua casa ed eri piccolo.
E non capivi come le luci che vedevi nell’estate purissima non fossero quelle di Messina, quando stavi sulla terrazza dello zio Francesco, ma quelle più tristi di un paese vicino. Non capivi come quella distanza immensa di verde, che nella notte diventava nero, fosse diversa da quella che ti permetteva di guardare le luci del porto dalla collina di Saracinello.

Pubblicato da Demetrio Paolin, il giorno e l'ora: 19.10.06 16:24

Interventi


questo racconto, Demetrio, la volta che l' hai letto nella libreria di a'dam, ha fatto tremare le foglie degli alberi fuori e le acque
del canale.

Pubblicato da: marino - 19.10.06 17:55

marino tu sai che è stato un onore conoscerti, e sentirti parlare. ricordo con nostalgia quella venuta ad a'dam. un abbraccio.
d.

Pubblicato da: demetrio - 19.10.06 18:03

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