« Pupe e bulli (ma scarsi) | Main | Sui corsi di scrittura »

25.09.06

Una sorta di misericordia (anticipazione BombaSicilia)

[Il trimestrale BombaSicilia, nato dalla testa empedoclea di Tonino Pintacuda, sta per andare alle stampe con il 7 numero. Il suggestivo titolo Fatti di giorni qualunque è stato declinato in vari modi e il mio, una dis-lettura di un dipinto di Caravaggio, lo anticipo qui. dp]

Una sorta di misericordia

di Demetrio Paolin

388px-Michelangelo_Caravaggio_029.jpg Tu cammini con me in via dei Tribunali.
Saliamo lungo la strada, io ti indico le cose come se tu ci fossi, anche se forse stai in qualche contrada nebbiosa. Ti vedo che guardi le scatole delle scarpe, ma io ti porto in questa via stretta e famosa delle budella napoletane.
E’ sera e ci sono dei sacchi dell’immondizia davanti all’androne di un palazzo. Sentiamo squittire, ma uno squittio forte, che rimbomba, vediamo muoversi la plastica e un topo ci attraversa la strada. Ecco. Sobbalzi.
“E’ un topo…"
“Sì…"
“Ma era gigante come un gatto, o una bestia strana"
“Tu ce l’hai con gli animali fantastici"
“Sì…"
“E chissà quanti topi avrà visto Caravaggio passando di qua"
E mentre ti dico questo, ti dissolvi e sparisci, perché non sei qui.

Il Pio Monte di Pietà sta in via dei Tribunali. La mattina fa diversa la città: non ci sono né topi e né ombre. Entro, tu non sei. Non ho idea di quando ti farai rivedere, vado direttamente al quadro, che è nella cappella dell’altare maggiore. Penso a Caravaggio che ha dipinto questa opera, perché fosse posizionata proprio lì. Quindi lo guardo per bene e immagino i paramenti dei preti secenteschi, i vestiti, le funzioni. Rivedo lo sfarzo potente di chi s’ingegna di convincere sé e i fedeli ad accettare la morte.
Allora mi alzo e vado fino alla balaustra e ti mostro il quadro.
Partiamo dall’alto, vuoi?
Guarda i due angeli muscolosi, potenti. Sono angeli quelli? Dipinti così, in quel modo? Non si abbracciano (anche se la guida lo dice), no quei si stanno picchiando. Caravaggio sapeva cosa voleva dire la zuffa. Conosceva le mosse che fanno i corpi in quel momento, lui stesso era uno così. La misericordia è violenta: è sopruso, è rivolgimento. Vedo gli angeli e penso a Giacobbe che combatte. Come lo racconta la Bibbia?

Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell'aurora. Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all'articolazione del femore e l'articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui. Quegli disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l'aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!».

Vedi? Per essere benedetti, salvati, graziati, bisogna alzare le mani e dare dei morsi, perché la misericordia è azione violenta. Ecco il nero da cui precipitano i due con la Madonna, che tiene stretto il dio bambino. Proprio come succede nei vicoli, quando ci si mena o si sentono gli spari, e allora le donne prendono il proprio figlio e lo tengono a sé come se la loro carne fosse indistruttibile, immarcescibile al male.

Le opere di pietà sono sei, ma Caravaggio ne aggiunge una, stravolgendo la norma. (Certe volte ripenso all’Amorino addormentato e mi dico che lui ha desiderato uccidere quel bambino solo per poterlo dipingere. Ma lasciamo perdere le mie fantasie da scrittore, ti voglio parlare di questo quadro, perché alla fine di tutto c’è una cosa che ti riguarda, ma devi starmi a sentire).
Le opere di pietà, secondo il vangelo di Matteo, sono sei: visitare i carcerati, dar da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi, curare gli infermi, dar da bere agli assetati, ospitare i pellegrini. A queste il pittore ne aggiunge una, la settima: seppellire i morti.
Sul fondo del quadro vedi due personaggi, uno con una candela e l'altro che trascina qualcosa. Se osservi bene vedi che è un morto. Scorgi i piedi, ma immagini tutto: la schiena striscia per terra, le braccia che vanno dietro e il capo a seguire i sobbalzi del selciato. Il corpo è filiforme, l’uomo è morto di inedia (i libri di storia ti raccontano che nel seicento Napoli fu decimata da carestie).
Le gambe sono magrissime, si vedono le ossa e lo sterno mostra l’arpa delle costole, che sembra suonino. Mentre ti descrivo questa scena, mi rendo conto di riscrivere Se questo è un uomo. La pagina finale, dove Primo e un suo compagno stanno riversando sulla neve la cosa Somogiy. La cosa Somogiy era un uomo, che è diventato un pezzo, magro, vuoto, grigio. E ora viene lasciato sulla neve. Vedi cosa è la misericordia? Trascinare una povera cosa, un fagotto di niente sulla terra per lasciarlo lì oppure per tumularlo con altri cento in una fossa comune.
Me lo vedo il tipo che, sacramentando con dio e parlando con l’altro, che gli regge la candela, tira il cadavere.
Uno dice all’altro: Se li seppelliamo tutti nella stessa fossa, come farà dio a riconoscerli
L’altro: Dio è potente saprà lui come
Uno: sicuro? Se è così forte, perché allora non ci dà da mangiare?
L’altro: Che ne sai tu di dio? Che se lui vuole prende tutte le ossa e le fa risorgere
Uno: Io dico solo che questo morto mi sembra uguale all’altro che ho portato un’ora fa. E tra qualche anno questo po’ di carne non ci sarà e saranno solo ossa. Neppure dio può distinguere…
L’altro: Dio può…
Uno: Anche il male?
L’altro: Se vuole sì anche il male. Se dio è tutto, è anche il male.

Il quadro in primo piano ha un corpo, una schiena nuda, che cattura l’attenzione di chi guarda: è l’ignudo che un giovane cavaliere, San Martino, riveste. Mentre vedo la precisione dei muscoli mi dico che quest’opera è tutta pregna di cose di questo mondo che non sono di questo mondo.
Davanti a noi abbiamo un uomo nudo dipinto nell’atto di rialzarsi. Forse è uno dei tanti amati dal pittore, forse è il tuo fidanzato, forse sono io che mi alzo dal letto. E’ l’uomo dopo che ha fatto l’amore. Il corpo, che ne ha posseduto un altro, si alza per lavarsi e per andare al bagno.
Sarà capitato a te, come a me e non dubito che sia successo a Caravaggio, ma lui lo trasforma, lo reinventa.
Amare, fare sesso sono modi diversi di sublimare la nostra voglia di morire. Finito l’amore, ci alziamo, come risorgendo. Quello non è un semplice ignudo, un povero, ma rappresenta il corpo risorto, le ossa esenti dalla morte.
Il quadro è tutto così: prendere il quotidiano, quello che il pittore poteva vedere negli anfratti di Napoli, e trasformarlo in una cosa più potente. Ed è questo poi il motivo segreto del perché scriviamo parole su parole.

Mi viene in mente una lettera, che scrissi a Giulio Mozzi, dove gli parlavo confusamente di tutto questo, partendo da un racconto su mio nonno.
A un punto gli dicevo: “La mia redenzione è qualcosa che ha a che fare con la possibilità di dare carne e corpo, di ridare carne e corpo. Scrivendo di questi personaggi (lo sai mio nonno sta morendo, e io voglio ricordarlo con il racconto, ora che è in vita, perché so che quando morirà sarà tutto tremendamente più terrificante, più sconcertante e forse non avrò tutte queste parole, tutte queste frasi su di lui), volevo che la scrittura li redimesse dal male che hanno, dal male che compiono e dal male che subiscono".
E poi aggiungevo: “C'è, credo, un fondamentale legame, tra redenzione e relazione: e credo che questo legame stia nello scandalo.Quello che scriviamo, quando parliamo di qualcuno che conosciamo, produce in questo "qualcuno" una reazione che è quasi sempre di scandalo.
Una sorta di ‘io non sono così come tu mi scrivi, io non sono questa persona che tu hai fatto parlare qui, io non sono, io non sono...’. Lo scandalo è che la redenzione deve passare per la relazione con le altre persone, e questo significa mostarle per quello che sono. E le persone sono essenzialmente male".
In un certo senso io scrivo di te per farti del male e nel fartelo ti salvo e mi salvo. Quella schiena nuda, dopo l’amore dopo la morte, è simbolo di tutto questo. Caravaggio ha dipinto con la stessa rabbia con cui ha ucciso e io ora ci sto mettendo la medesima ferocia.

C’è un’immagine, l’ultima che cattura la mia attenzione.
Sulla destra c’è un vecchio incarcerato. Vicino a lui una giovane donna che gli porge il seno. Se guardi bene, sul grigio della barba vedi alcune macchie bianche. Sono gocce di latte che gli scivolano nell’atto della suzione. Con quest’immagine, il pittore rappresenta due diverse opere di pietà: visitare i carcerati e dare da mangiare agli affamati. E lo fa rappresentando la storia di Cimmone e di sua figlia Pero. Cimmone fu condannato a morte per fame in carcere, ma sua figlia ogni giorno andava a nutrirlo con il latte del suo seno.
Mentre guardavo questa immagine ti sei fatta in me di nuovo. Eri lì e ti ho fatto vedere il seno della donna, il suo guardarsi intorno perché non arrivi nessuno, il volto del vecchio e la sua fame vorace.

Ho sempre amato i quadri in cui la Madonna è ritratta con il seno scoperto che nutre dio bambino. Mi sembra l’unico momento pacifico del “farsi carne". Cosa avrà provato Maria quando dio le succhiava il seno? Paura, timore? O forse niente, ma in quel momento erano solo madre e figlio, senza abissi siderali a dividerli.
Ho pensato a te e al tuo seno in quel momento e avrei voluto bere il tuo latte.
Ho immaginato che qualcuno ti avesse meritata e che fossi madre di un bimbo. Allora ti avrei chiesto di bere, l’avrei fatto come Cimmone e dio stesso, prendendo il capezzolo in bocca e dandoti piccoli strappi, leggeri.
All’inizio ti avrebbe fatto male, ma poi avresti solo detto: ti nutro.
E infine avremmo riso di quel po’ di gocce che cadendo avrebbero macchiato la maglietta, l’unica misera grazia.

Pubblicato da Demetrio Paolin, il giorno e l'ora: 25.09.06 09:04

Interventi

Letto con piacere. Permettimi di fornire questi dati: il titolo del quadro è "Le sette opere di misericordia", conservato a Napoli nella Chiesa del Pio Monte della Misericordia. Fu dipinto nel 1607 per quella chiesa e non è mai stato rimosso da lì. Magnifico dipinto pagato 400 ducati.
La novità del quadro sta nel fatto che per la prima volta le opere di pietà, esemplificate separatamente nel vangelo di San Matteo (il Caravaggio destinerà varie sue opere all'evangelista), sono rappresentate in una composizione unitaria.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 25.09.06 11:01

Caravaggio e San Matteo, Matteo e il Pasto Grigio....

Pubblicato da: Il curatore - 25.09.06 18:24

devo contraddire bart: l'opera del caravaggio che è presente nella chiesa del pio monte della misericordia è stata spostata per la mostra a napoli dall'ottobre 2004 al febbraio 2005 al museo di capodimonte per la mostra "caravaggio ultimo tempo"
linda

Pubblicato da: linda - 29.09.06 09:52

Apprezzo la correzione, Linda, visto che non sono più aggiornato, e ringrazio.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 29.09.06 13:34