« Come si leggono i libri: Quartetto per strumenti di lettura | Main | Una sorta di misericordia (anticipazione BombaSicilia) »
22.09.06
Pupe e bulli (ma scarsi)
di Mauro Baldrati

Durante le (rare) incursioni nel mondo strabiliante della tv, ogni tanto mi imbatto in questo reality che va in onda su Italia 1, La pupa e il secchione. E’ un programma che incuriosisce. Sono alcuni ragazzi e ragazze chiusi in una villa che devono convivere in coppie. L’accostamento è malizioso: i maschi sarebbero dotati di un quoziente intellettuale superiore alla media (due fanno parte del Mensa - l’associazione che raccoglie persone con Q.I. particolarmente elevato – che a suo tempo declinò l’invito a collaborare col programma per la difficoltà di trovare – si legge in un comunicato dello stesso ente - soci sufficientemente “goffi e imbranati", al limite dello “sfigato") mentre le ragazze sono avvenenti, provocanti e, come impongono le regole della tv italiana, poco vestite.
Ogni volta che sbircio, verso le 19.30, quando va in onda la striscia quotidiana, trovo quasi sempre le stesse situazioni: la pupa che parla, parla, mentre il secchione sta zitto, con aria abbacchiata, o colpevole. La ragazza talvolta sembra sgridarlo, gli dice che sta sempre zitto, che la ignora, che non prende mai l’iniziativa, e lui si accascia, crolla le spalle, implode. Oppure si verificano situazioni in cui lei sembra gelosa, e gli rinfaccia di avere parlato della sua tesi (di laurea?) con un’altra, e non con lei. Vi è anche la situazione opposta, col ragazzo che si rivolge alla ragazza con insulti (“si vede che vieni dalla provincia" o “sei proprio stupida"), ma lo fa con modi eccessivamente aggressivi, di chi reagisce con veemenza a una propria debolezza, una inadeguatezza, una paura.
Quando i personaggi vengono ripresi dalla telecamera spuntano delle didascalie: per esempio una ragazza è stata “miss cubista 2005"; un’altra, bionda, è “aspirante sosia di Paris Hilton", e un’altra “aspirante stilista di biancheria sexy". Ma sono le didascalie dei maschi a essere particolarmente piccanti: uno viene introdotto così: “non è mai stato baciato"; e un altro: “non è mai stato fidanzato", e ancora: “latinista, non ha mai fatto l’amore". Ricordano le didascalie che Weegee “The Famous", il fotoreporter americano degli anni ’40 e ’50, apponeva sotto le foto, con lo scopo di caricare l’aspetto drammatico dell’immagine: una donna che si copriva gli occhi disperata aveva appena perso la casa, distrutta in un incendio, ci informava lo spietato Weegee. Anche nel nostro caso vi è crudeltà nel voyeurismo, perché si rappresenta l’uomo goffo, timido, si sottolinea che è vergine a quasi trent’anni, e quindi imbranato, e quindi “coglione"; infatti un giorno un ragazzo ha detto alla sua pupa, che parlava, parlava: “mi fai fare la figura del coglionaccio".
Durante le scenette, poi, si sentono delle risate collettive registrate, come nei telefilm americani, e quindi, oltre a enfatizzare la goffaggine dei personaggi, o certe battute ridicole, si realizza una curiosa fusione tra reality e fiction. Per esempio ci sono le lezioni: il ragazzo va alla lavagna e dice: “adesso facciamo una lezione di astronomia": e lei: “cosa? di gastronomia?" (risate fuori campo); lui inizia a parlare delle stelle, dei pianeti, ma lei si distrae, si gratta il naso (risate), sbadiglia, socchiude gli occhi (risate)…
Come in tutti i reality vi è la serata clou, il giovedì, condotta da Enrico Papi e Federica Panicucci, dove i concorrenti (perché si viene eliminati, e la coppia che vincerà porterà a casa 200.000 euro) vengono imbacuccati, mascherati, coinvolti in prove e gare dove inciampano, cadono, rotolano, tra urla, lazzi e grasse risate; oppure vi sono i quiz, dove a primeggiare sono le ragazze: a una pupa è stata mostrata un’immagine di Leonardo da Vinci, e lei, pensierosa: “è il Mago Merlino!", e un’altra, di fronte a una foto di Hitler, ha risposto: “non l’ho mai visto"; Dante Alighieri con la corona d’alloro era “un capo indiano", mentre il Dalai Lama è diventato “Lamettone" poi “Lamettino" poi “Da-la-do" e infine “Damato". C’è dubitare della veridicità del tutto, perché è arduo accettare una simile ignoranza persino sulle icone ultrapopolari.
L’impressione è che, al di là degli sbracamenti, degli sghignazzi, dei cori da stadio, e anche se il format originale sarebbe americano, si tratti di un programma tarato con precisione su una certa sottocultura all’italiana, quella del gallismo e del voyeurismo pecoreccio, con aspetti di sadismo verso il maschio imbranato, incapace, spaventato (che contiene il codice dell’impotenza, lo spettro di questa sottocultura rappresentata in quel capolavoro nero che è Il Bell'Antonio di Brancati) di fronte alla ragazza che gli sbatte sul muso le proprie grazie, e non si perde certo in inutili grilli culturali. Si ride di lui, della sua goffaggine, della sua difficoltà – della sua verginità; e contestualmente si ride della stralunata ignoranza delle ragazze, elemento di quel neoanalfabetismo che, dicono le statistiche, sarebbe in crescita verticale nel nostro paese. Perché ridere e deridere le miserie altrui è un modo, in fondo, per allontanarle da noi e renderle inoffensive.
(La foto è stata realizzata da me e fa parte di una documentazione sugli stili giovanili, raccolta in una mostra che ha viaggiato in varie città italiane ed europee mb)
Pubblicato da Mauro Baldrati, il giorno e l'ora: 22.09.06 09:09
Interventi
Io non ho visto il programma,ma ne ho sentito parlare da gente che conosco. Per quel che ho capito, il programma è costruito, visto che le pupe non sanno rispondere neppure a domande da scuola elementare. Ciò sarebbe stato anche sanzionato in modo iperbolico e paradossale dalla comparsa di Sgarbi in studio, che in un collegamento avrebbe eslamato esterrefatto qualcosa come «Non è possibile, ditemi che è tutto organizzato».
Ma il punto è che, oltre al pecoreccio italico sempre di moda, viene glorificata non tanto la cultura media ma l’IGNORANZA media: quella dello spettatore, che si sente migliore del secchione perché sa meno cose ma è meno sfigato e parallelamente quella della spettatrice, che oh, non avrà le curve a posto e non farà sbavare i maschi così, ma almeno lo sa che gli abitanti dell’Italia sono più di "tanti, almeno cinquecentomila" come ha sostenuto una pupa.
Perché lottare contro l'ignoranza? Chiunque tu sia, sei già meglio di ogni pupa e ogni secchione.
Pubblicato da: Paolo S - 22.09.06 10:55
ammazza, che recensione da secchioni offesi :))
a me che sono un secchione ma anche un gran figo (!), è parso invece un programma divertente e tenero, che mostra e sfotticchia le opposte debolezze dei due "tipi umani" (in parte veri in parte inventati, come in qualsiasi narrazione del mondo) senza troppe pretese ma anche senza snobismi e senza eccessiva cattiveria (non che la cattiveria sia un male, anzi...). Più che al riso si punta al sorriso, mi pare, che è sempre un'operazione di com-prensione e di riconoscimento, non di distanziamento come bizzarramente si sostiene qui. E son pronto a scommettere che prima della fine nascerà anche un amore (se non l'hanno messo in scaletta sono pazzi), come in ogni commedia che si rispetti, in cui le distanze di classe e cultura vengono superate dai sentimenti (Frye insegna).
Mi pare insomma, senza offesa, un po' moralistica la tirata finale sul ridere delle miserie altrui: intanto chi va in tv ne accetta la regola, che è di diventare un personaggio di una commedia, di una sceneggiatura. E in secondo luogo, di stilizzazioni e tipizzazioni della debolezza, dei difetti, della piccola miseria finalizzate a suscitare il riso è piena la letteratura, sia popolare che "colta". L'idea che così le si renda inoffensive (credo si volesse dire che ridendo di quelle altrui ci si scorda le proprie) mi pare del tutto falsa, o vera solo per chi non capisce la battuta e moraleggia a sproposito.
per quanto riguarda la sempiterna pippa della tv che rincretinisce (baricco invece rende intelligenti, vero?), consiglio la lettura di "Everything Bad is Good for you" di Steven Johnson, tradotto da mondadori per i non anglofoni.
con rispetto
Pubblicato da: bg - 22.09.06 11:36
Al volo per bg.
Accetto la tua lettura leggera, che per certi versi è anche mia: ieri sera abbiamo guardato un po' del programma (poi dopo sono passato a Santoro, che è ben altra merce) e le risate ci hanno quasi fatto cadere dalla sedia. Però, come tu possa considerare "leggero" un programma che mostra una ragazza che dice al ragazzo "quanto sei insulso, sei uno zero", quando il ragazzo è stato scelto proprio per quello (e la cosa viene rafforzata con le didascalie che ho trascritto, che introducono - sempre - l'entrata in scena dei personaggi ) è per me un mistero. Quindi ridiamo pure, e ben vengano le risate, però cerco di riflettere su questo riso, cerco di capire cosa c'è dietro.
Paolo S. il dubbio che sia tutto costruito è venuto a molti, però le ragazze dovrebbero essere delle attrici di enorme talento per recitare quelle parti. E' molto probabile che sia tutto vero, almeno la parte dei quiz di "cultura media".
Pubblicato da: Mauro Baldrati - 22.09.06 12:07
mauro, si chiama mimesis, è un vecchio trucco che può scandalizzare, in effetti
;-)
santoro è altra merce in effetti. Se accettiamo però, come dovremmo per non passare da ingenui totali, che sempre di finzione si tratta, di moduli narrativi - qui nella forma del melodramma invece che della commedia - ci accorgiamo che quest'altra ti fa sentire serio, impegnato, preoccupato dei drammi del mondo, profondo. Purtroppo, ahinoi, far sentire seri perché si parla di cose serie - o perché se ne sente parlare restando in poltrona - è il vero effetto identificativo, invero involontariamente comico o grottesco, di questo schema narrativo (per non parlare della proiezione del male fuori di sé: il potere, i cattivi, i corrotti, cioè gli altri). Un effetto di autoindulgenza e autoillusione non diverso, anzi peggiore, di quello che tu, secondo me a torto, ravvisavi nel programma "leggero", assai più incine invece all'autoriconoscimento; del resto, mettendo in scena le cose di cui tu dici - ciò che si pensa gli uni degli altri e ci si tace, o ci si dice, circa le proprie differenze - tanto leggero forse non è.
So che sto facendo la parte del bastian contrario da operetta ribaltando scientemente il tuo discorso, ma probabilmente è più istruttivo il programma leggero dell'altro, almeno nel senso in cui ne parla il Johnson - e il baricco - citato sopra.
Pubblicato da: bg - 22.09.06 12:45
ah, scusa, precisazione: se fossi in te non metterei "leggero" tra virgolette come se mi citassi. Il mio primo commento intendeva mostrare proprio il contrario (quindi la tua domanda non è pertinente). A che pro se no tirare in ballo la commedia popolare e colta, gli schemi narrativi che puntano al riconoscimento dei difetti ecc ecc? Certo la commedia è spesso uno spettacolo leggero, giocoso e "senza pretese" ma, per essere banali: c'è qualcosa di più serio e istruttivo del gioco?
Pubblicato da: bg - 22.09.06 12:56
BG - Se ricordo bene, il buon Johnson parla di vantaggi cognitivi che derivano dal fare le famose attività che farebbero male. Videogiochi: impari a usare il cervello per fare "piani" di una certa complessità spazio/temporale; segui una serie TV tipo ER o Lost, fai esercizio cognitivo per riconoscere più trame/personaggi/situazioni. Sul reality SJ si sofferma per dire che le regole e le situaioni del gioco (ai giocatori e agli spettatori) dovrebbero generare schemi intelligenti in risposta a eventi imprevisti/imprevedibili che fanno funzionare a pieno ritmo il cervello.
SJ si pone in polemica con una certa tradizione e obietta al moralismo conservatore con cognitivismo, e suggerisce un paradigma poco gentile con la cultura.
Quali meccanismi cognitivi vantaggiosi mette in moto questo Reality/sitcom, visto che sui contenuti abbiamo già rinunciato a difenderlo?
Pubblicato da: Paolo S - 22.09.06 14:23
credo che con oggetti di questo tipo sia sensato pensare che il contenuto interessante è la forma, per dirlo con una frase a effetto.
Poi non mi azzardo a sostenere più di quel che ne dice SJ, che tu citi, che mi pare esaustivo.
Quando dei gruppi umani consolidati nella propria autorappresentazione difensiva che funziona come esorcismo verso la propria a vario modo assortita inettitudine sociale, vengono messi di fronte al ridicolo delle proprie reciproche credenze, o accentuano la rigidità della propria recita o cercano di inventarsi nuove strategie uscendo dal ruolo, nel fallimento di quelle solite. Chi sarà bravo in uno dei due tentativi vincerà il gioco.
Il gioco "mostra il mostro" nascosto nel ruolo, lo mette alla berlina (e qui avrei un appunto da fare sul commento che nel post si fa circa le risate fuori campo, sulla differenza dell'effetto che suscitano quelle rivolte ai maschi e alle femmine, commento imo del tutto illogico e inconseguente, ma non voglio tediare, se interessa mi dilungo). Voi sostenete che lo fa per consolare il pubblico, io dico che il gioco è più sottile e funziona (gli sceneggiatori si augurano) se mette in moto il paradosso, cioè manda in crisi ciò che reciprocamente i due gruppi raccontano a se stessi per consolarsi della propria sfiga di nullità (dopotutto sono una figa; dopotutto sono colto - no sei un'idiota; no sei un coglione). Ciò non provoca nel pubblico misconoscimento, come voi sostenete, ma proprio il contrario riconoscimento della comune e universale sorte di mostri (ricordo che "mostrum" è il singolare) e invita, poiché non vi è dramma ma risoluzione comica, a uscire da se stessi. O a sprofondarvi sempre di più, volendo (una certa dose di perversione nel gioco esiste, lo ammetto), ma a proprio rischio o pericolo: solo il più bravo a farlo, il virtuoso, può salvarsi, chi resta a metà del guado è perduto.
(non so se questa lettura - questo esercizio sia vero. a me interessa che sia accettabile, che sia possibile, che sia consentito, su certi oggetti, evitare l'automatismo del "dove andremo a finire")
Pubblicato da: bg - 22.09.06 20:19
a me hanno raccontato che una ragazza ha scambiato la regina d'inghilterra per la madre di berlusconi
Pubblicato da: melpunk - 22.09.06 22:12
più CEPU per tutti.
Pubblicato da: cletus - 22.09.06 22:19
Madre di Berlusconi...? oh che argomento, questo sarebbe sì un bel programma...
Pubblicato da: cochina - 22.09.06 23:11
A me sembra però che il vero punto da discutere sia che comunque anche noi qui, in un blog che si occupa prevalentemente di letteratura [di cultura alta, si sarebbe detto un tempo] stiamo parlando della pupa e del secchione. Anche a scuola, se parli di televisione con le classi, il programma che citano come esempio di tv spazzatura è questo e dopo averlo criticato si lanciano in discussioni accanite sulla sua natura che leopardi e dante manco se lo sognano di suscitare così tanto interesse. E allora? cosa si fa? Ci sto ragionando sopra, ma ancora non lo so.
Pubblicato da: alessandra - 23.09.06 10:20
Dimenticavo: io, l'articolo di Mauro me lo sono stampato e lunedì lo porto a scuola e lo leggo con la classe. Vediamo la reazione.
Pubblicato da: alessandra - 23.09.06 10:22
Ieri leggevo che il 57% di noi italiani sopra i 6 anni non ha aperto libro lo scorso anno. Che il pil dipende anche dalla lettura. C'è un forte analfabetismo di ritorno. Riusciamo con difficoltà a comprendere testi complessi (quando ci riusciamo). La pupa e il secchione magari non ci salverà, magari non ci farà male, e via discorrendo. Ma prese una per una, ogni trasmissione è difendibile. Ogni trasmissione televisiva può avere dei lati buoni, anche quelle dove si azzuffano. Non saranno le trasmissioni a renderci stupidi. Saranno allora le riforme scolastiche. Eppure inseguiamo il modello anglosassone, così produttivo (per gli anglosassoni, ma noi non lo siamo). Allora sarà il governo. Ma questo c'è da pochi mesi. Quell'altro c'è stato pochi anni. Allora son stati la dc e il comunismo. No, è stata la seconda guerra. Il fascismo. Hitler. Stalin. No, Mazzini. No, ma insomma, a me sembra di ricordare che nel '500 si andava forte, da queste parti. Forse se si torna alle Signorie, eh. Il Federalismo. Ha ragione Bossi. Ma aperto agli stranieri. ma...mi sa che sono andato fuori tema...
Pubblicato da: andrea branco - 23.09.06 10:23
caro Mauro, sicuro che Beatrice Borromeo che legge il gobbo come uno di quel 57% cui faceva cenno Andrea Branco qui sopra o la voce fuori campo alla Lucignolo che ci spaccia Milano solo per la città cattiva e frettolosa che tutto stritola e Napoli per quella caciarona dove tutti rubano sia ben altra merce? O anche lo stesso Santoro che ci fa le lezioncine di matematica spiegandoci come il 70% degli emigrati clandestini sia entrato legalmente, mentre il 30% no... boh, io grandi differenze non le vedo. Chiaro, si parla di argomenti diversi, ma sempre usando la finzione. che poi, magari, questa è la televisione...
Pubblicato da: Michele Monina - 23.09.06 11:46
Salve a tutti,
è la prima volta che scrivo qui e anche io ho visto il programma e mi sono a lungo domandata che messaggio volesse trasmetterci.Già qual'è lo scopo latente di questo programma? Oltre ad indurre un cambiamento in positivo per una delle due "tipologie umane", come sono state definite, e a vincere una cospicua somma di denaro, su cosa si vuole far riflettere lo spettatore? o forse su cosa non si vuole che si rifletta? L'effetto dello show è immediato: grasse risate e derisione.Perchè non si può che compatire l'ignoranza o ridere di chi risponde MONGOLIA alla domanda "Qual'è la capitale della Cina?" e con un mappamondo in mano, quindi doveva solo leggerla!...Mi chiedo però a cosa serva.Alla fine del programma, sì, ho riso..ma cosa mi è rimasto?Nulla.Nulla che possa arricchirmi culturalmente, stimolarmi. Nulla se non la consapevolezza di sentirmi migliore di entrambi e magari di sapere di non pesare 50 chili e avere delle curve da sballo, ma almeno di saper leggere la capitale di uno Stato o comunque la coscienza di non avere un QI di 160 ma per lo meno avere l'intraprendenza di saper gestire talune situazioni ed essere perchè no furba, in modo da utilizzare la mia intelligenza per guadagnare almeno dei soldi, vista la splendida figura che sto facendo davanti a tutta l'Italia. Già perchè una tal intelligenza quanto meno se ne rende conto di esser talvolta ridicolizzato e allora viste le risposte delle ragazze vien il sincero dubbio che sia tutto finto.
Quindi, a mio avviso, il programma il messaggio lo trasmette e non è poi così splendido dal momento che induce a pensare che là dove ci siano grandi TALENTI, o doti straordinarie-non è da tutti avere un QI 160 o una bellezza così prorompente- ci siano anche dei considerevoli contro e quindi non valga la pena essere poi così intelligenti o belli, e di conseguenza perseguire L'ECCELLENTE...ma basta accontentarsi della normalità, "meglio rimanere nella propria, scaltra ma produttiva madiocrità che esser così"..
Una ulteriore nota dolente del programma penso sia il contributo di Sgarbi, che con il suo lessico al limite della censura non fa che abbassare il tono di tutto.E' mai possibile che in prima serata si debba sentire un uomo della sua posizione dire più volte "mi sono rotto le palle" e altre parolacce, quando ci possono essere intere famiglie e quindi bamibini all'ascolto???? Questi, amici miei, sono secondo il mio modestissimo parere, tutti INPUT, negativi che riceviamo e ricevono anche i nostri ragazzi- di cui poi ci lamentiamo se ascoltiamo indecenti turpiloqui-
Grazie per l'ascolto
Pubblicato da: steppa - 23.09.06 11:53
Un tempo vi erano i simboli, che erano sia elementi da analizzare, da capire, sia da combattere, perché il Potere li usava e li falsificava per i suoi scopi. Oggi i simboli sembrano transitati nell'immaginario, nell'ossessione della forma. E' questo che noi consumiamo, è di questo che siamo in parte consapevoli, e ne accettiamo la logica: cioè sognamo (o abbiamo gli incubi) sapendo di sognare, e stiamo dentro i limiti, come dentro una gabbia, che cerchiamo di rendere dorata; per questo i contenuti di un programma come questo non sono importanti come elementi da isolare, da sezionare, cercando di distillare da essi un messaggio; nelle forme, nelle loro contaminazioni (per esempio l'aspetto più interessante - l'unico a mio avviso - è questa curiosa fusione tra reality e fiction di cui ho parlato) nelle loro cattiverie esasperate dalle finzioni e dal consenso dei partecipanti, che accettano di mostrare se stessi come maschere più o meno spassose, più o meno tragiche (se incontriamo colui "che non è mai stato baciato" in autobus lo vediamo come persona normale, se lo vediamo come maschera estremain un programma come questo è una macchietta, una persona da compatire oppure da deridere) vi è credo, il groviglio di presunti messaggi o contenuti che provocano nello spettatore, col loro carico di "violenza tiepida" - come la chiama Fulvio Carmagnola in un libro che consiglio a tutti, "Il consumo delle immagini" - Bruno Mondadori - che ci fa sbellicare dalle risate, che ci ripugna e/o ci intristisce. E non è vero che i programmi sono tutti uguali, perché tutto è finzione, e quindi tutto si sovrappone, come non è vero che il governo di centro sinistra è sovrapponibile a quello di centro destra. Per usare una parola oggi fuori moda, ma secondo me estremamente attuale, vi è un Sistema che tutto ingloba, ma al suo interno non tutto è uguale, non tutto si specchia; il réportage non è la stessa cosa del gossip, e così via.
Pubblicato da: Mauro Baldrati - 23.09.06 18:03
Mauro, io temevo di lanciarmi in discorsi troppo elevati, ma tu mi surclassi: il Potere, il Sistema...
Ok, allora. Ho ben chiaro che i governi non sono tutti uguali, altroché, e anche i programmi tv non sono tutti uguali, anche se onestamente eviterei, giunto a questa consapevolezza, di farmi prendere dalle facili analogie dichiarando che i programmi di santoro sono di sinistra e i reality di destra. Abbiamo già dato, e gli anni settanta sono passati da un pochetto (quando ero ragazzo la discoteca era di destra. Abbiamo dovuto aspettare i rave, evidentemente più politicamente corretti, per sdoganare la musica elettronica, nel frattempo facendoci ridere dietro da qualche generazione di ragazzini con i nostri piagnistei cantautorali). Basta studiare un po' la televisione di guglielmi, la famosa rai tre telekabul, per accorgersi che i linguaggi televisivi non operano per compartimenti stagni. Mi pare di aver mostrato sopra, del resto, a conferma della mia consapevolezza della diversità dei programmi tv, che è perlomeno legittima un'analisi dei melodrammi santoriani che ne scopre effetti non così lusinghieri per un "sincero democratico" (autoindulgenza, esorcismo del male fuori di sé, riflessi identitari, ecc.). E non vedo perché un gioco di ruolo debba essere necessariamente schedato come regressivo, se non sulla base di automatismi di analisi che sfiorano il pregiudizio (si ride dei difetti in tutte le opere comiche della storia, dov'è il problema? forse si teme la santificazione della velina, evidentemente in certo "immaginario" del moralismo di sinistra la quintessenza della degenerazione popolare? Suggerirei un'osservazione un po' più attenta del programma, in questo caso).
E' certo che compriamo significati, più ancora che prodotti. Ma abitiamo significati almeno da un centinaio di migliaia di anni, dubito che da questo punto ci siano significative novità. E penso sia complicato stabilire significati amici e significati nemici sulla base di un'appartenenza di schieramento politica "di primo livello". E l'analisi della produzione contempornea dei significati ne scopre semmai oggi l'origine proprio nella cooperazione sociale, cioè in un intreccio perlomeno complicato.
NOn scopro niente, e ho un po' di pudore a tirar fuori queste cose parlando di un gioco, dicendo che il famoso potere sta in microfisiche un po' più sottili, al punto che sarebbe il caso di riconoscere che esso ci attraversa e non ci è certo alieno. Sei sicuro che santoro, mentre passa il tempo a convincerci di grandi complotti, ci aiuta a riconoscere la quota di potere che noi inconsapevolmente usiamo più di quanto fa un gioco di ruolo?
Il "sistema da cui non si può uscire" è una finzione teorica accettabile se ammette anche noi come soggetti attivi: viceversa è solo l'ennesimo capitolo della paranoia del Potere, delle centrali occulte o palesi che decidono la sorte delle masse amorfe e ignare. Una concezione monista della dinamica sociale molto consolante, ma assai poco reale.
infine vorrei farti notare una cosa: i reality sono fatti da strisce quotidiane, e da serate show. Si tratta di due cose ben distinte, come è noto. Deduco che tu non hai mai visto la striscia. Hai visto mezz'ora di show, in goliardica compagnia, e questo ti è parso sufficiente per una analisi che chiama in causa giudizi molto complessi. Se qualcuno facesse lo stesso con un libro giudicheremmo un po' leggero questo comportamento: non si può recensire un libro leggendo l'introduzione. Pensi che la tv sia un medium più semplice di un libro? Oppure è ammesso per la tv, per le sue strutture narratologiche, per le sue sceneggiature, giudicare in base ad automatismi, magari col rischio di vedere il contrario di quel che c'è? Oppure hai poteri medianici di cui non ci hai parlato? :)
Pubblicato da: bg - 23.09.06 20:00
..mi sembra di poter dire che il segreto di questa trasmissione è una sorta di anti-reality: come là è la medietà, la mediocrità assoluta la vera protagonista, nella quale un po' tutti possono riconoscersi (e aspirare, in mancanza di meglio, ad assomigliarvi), in questa trasmissione è la mancanza - che si fa in questo senso ancora più presente - di medietà ad essere protagonista. La stragrande maggioranza delle donne non è un'oca 90-60-90, la stragrande maggioranza degli uomini non è un nerds con il QI altissimo e il pisello arrugginito.
E' vero, è diabolico (geniale, no: non esageriamo), ma lo sapevamo già: la televisione non butta via niente. Aveva per mano i reality e ne ha fatto lo stampo al negativo. Col risultato di mantenere intatto il livello di stupidità. Essenziale.
Pubblicato da: marco v - 24.09.06 16:07
Non volevo in alcun modo distillare da tal programma un messaggio usato ipoteticamente dal Potere ne tantomeno schedare quasi automaticamente questo gioco di ruolo come regressivo, bensì nelle mie parole vi era una riflessione personale e spontanea.Una riflessione del tutto mia, che forse mi è venuto in modo troppo impulsivo esternare, che partiva dal chiedersi il perchè il ragazzo normale dell'autobus voglia partecipare ad un programma, che è un gioco di ruolo-un reality-una fiction per diventare attraverso una maschera estrema una macchietta.Forse mi sono solo chiesta anche il perchè mi venga offerto un tal programma, cosa piace di questo programma a me e lo spettatore in genere e cosa in effetti lo faccia "vendere" e funzionare, dal momento che viene visto tutti i giorni nelle strisce quotidiane e una volta settimanalmente nello show serale da molte persone.E fatta una doviziosa distinzione riguardo la tipologia di programmi in circolo, partendo dall'assunto consapevole che sia tutta finzione, ho pensato altresì alla mia e nostra-umana- curiosità(e da qui il successo del formato reality), la voglia di apparire ed emergere, la visibilità (da qui il crearsi un personaggio-macchietta), la voglia di ridere perchè no dei nostri umani difetti proiettati in altri come,in effetti, in tutte le opere comiche della storia. Lungi da me l'averne dato una riflessione critica sulla base di automatismi di analisi che sfiorano il pregiudizio.
Pubblicato da: steppa - 24.09.06 20:48
l'obbligo del pagamento del canone (e c'era chi lombrosianamente voleva anche aumentarlo) non impone necessariamente anche quello di assistere a siffatti programmi. O no ?
Pubblicato da: cletus - 24.09.06 23:51
Sacrosanta analisi, fenomenologia profonda: mi sono permesso di riprenderla qui: http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=608.
Complimenti, Mauro!
Pubblicato da: giuseppe genna - 25.09.06 12:09
Grazie Giuseppe, hai fatto benissimo, mi fa piacere.
Grazie a tutti e... steppa, non c'era alcuna critica verso di te.
Pubblicato da: Mauro Baldrati - 25.09.06 12:29
Se i "secchioni" reclutati per questo spettacolo sono davvero intelligenti, perche' partecipano? Perche' si espongono al rischio di essere insultati e ridicolizzati non solo dalle "pupe" ma anche dai gestori dello spettacolo (con le didascalie ecc.)?
Prendo il presupposto che questi ragazzi siano davvero molto, molto intelligenti; e che quindi la loro scelta di partecipare a questo spettacolo sia una scelta quantomeno ragionevole, se non addirittura vincente.
(Nota: non ho visto lo spettacolo ne' lo vedro', non essendo in possesso dell'attrezzatura tecnica necessaria a vederlo).
(Nota 2: se vi domandate quanto sia "vero" e quanto sia "finto" cio' che vedete nello spettacolo, provate a leggervi un libro di Paolo Taggi ["Vite da script", ad esempio] o almeno il romanzo "Fiona" di Mauro Covacich: e vi renderete conto che la domanda e' mal posta).
Pubblicato da: giuliomozzi - 26.09.06 08:32
Giulio, visti i tuoi problemi di connessione non so se leggerai in tempo reale. Dici scelta vincente. Cosa si vince? Lasciando da parte il premio di 200.000 euro, che indubbiamente è un incentivo, ma azzera qualunque discussione, oggi sembra che l'obiettivo sia apparire in tv a qualunque costo. I programmi sono pieni di partecipanti che vanno a farsi insultare (per esempio "Cultura moderna", condotto da Teo Mammuccari), maltrattare, a ingoiare schifezze rivoltanti (tipo l'Isola dei Famosi), a farsi seppellire vivi, a fare il bagno tra i serpenti e i ragni: perché lo fanno, per vincere cosa (oltre, ripeto, ai premi in palio)?
Poi è interessante il concetto di "intelligente". Bisognerebbe stabilire se i test per determinare il QI (se aprite il link del Mensa c'è il test preliminare d'ingresso) sia significativo per configurare una persona come "intelligente". Per come la vedo io rilevano un'intelligenza logico-deduttiva, la capacità estrema di sintesi, di analisi rapida, ma quale relazione ha con l'aspetto comportamentale? Un QI di 160 quanto è significativo per l'interazione del soggetto con l'ambiente, e con gli altri? Cioè un QI di 160 aiuta il soggetto a superare i propri problemi di timidezza, di difficoltà di rapporti coi propri simili?
Pubblicato da: Mauro Baldrati - 26.09.06 09:32
Il ritorno della steppa.Grande giulio! ha espresso un mio identico interrogativo.Io tra l'altro mi chiedevo perchè proprio delle persone così intelligenti non sfruttino tale capacità per raggiungerne almeno l'obiettvivo più evidente:la vincita in denaro.E per far ciò quindi cercare una strategia per ottenere migliori risultati dalle proprie partner nel gioco, che riescono a fraintendere ed equivocare anche innocenti frasi dei secchioni (vedi UMILE) e a creare grandi incomprensioni e difficoltà relazionali. Mauro riguardo l'intelligenza la penso un pò come te...ma se essa dovrebbe configurarsi anche nei QI come capacità di problem solving, perchè poi non si esplica chiaramente anche nella vita reale dove i problemi ci sono e non sono solo scritti sottoforma di algoritmi? L'intelligenza, in quanto capacità mentale, è come tutte le altre funzioni, s'incrementa con l'allenamento e non viene inibita o potenziata da una sfumatura caratteriale,bensì se ne allarga il campo d'azione in quanto risulta capace di interagire con un numero maggiore di informazioni ed esperienze.Qui poi c'è tutta una mia teoria che riguarda dunque anche la "maturità" di una persona e la crescita personale, ma è un discorso lungo. ciauz
Pubblicato da: steppa - 26.09.06 10:44
Ho visto il programma abbastanza saltuariamente, e mai la "serata clou", cmq devo dire che trovo tutto questo, l'articolo, i commenti, la discussione, molto interessante, e sono quegli interventi per cui vale la pena di collegarsi a siti come qst, per quanto riscontro una certa mania di essere sempre contro, di non essere mai d'accordo per una sorta di gusto della contraddizione più che della discussione.
Pubblicato da: Dario - 26.09.06 14:33
io non posso che rinnovare a mauro l'invito a leggere il testo segnalato all'inizio. provare a cambiare ottica o sistema di lettura non fa male, a volte.
con rispetto
Pubblicato da: b.georg - 27.09.06 12:41
b.georg. grazie per la segnalazione e anche per gli interventi. Più letture a confronto sono un fatto positivo, e non lo dico così per dire. Un programma come questo, dove i personaggi sono maschere estreme, tocca corde anche profonde negli spettatori: le pupe, così provocanti, possono susciare svariate reazioni, e così i ragazzi; queste emozioni condizionano la lettura, generano le letture; ogni lettura è influenzata da una forma di partecipazione emotiva, spesso inconscia, che può essere di ripulsa, di ammirazione, indifferenza, invidia, è una lunga lista. Questo vale anche per i libri, per ogni forma di espressione. Sta a noi cercare di coniugare la reazione emotiva con un'analisi più distaccata, isolando e confrontando i vari elementi.
Ricambio il rispetto.
Pubblicato da: Mauro Baldrati - 27.09.06 15:50
Ma chi cazzo è sto Baldrati che spara solo cazzate? Chi cazzo è Baldrati?
Pubblicato da: eee - 27.09.06 21:31
eee, occupati delle cazzate (e della tua ossessione penica) e non dell'autore, che non è pane per i tuoi denti.
Pubblicato da: Mauro Baldrati - 28.09.06 11:59
Ripeto, chi cazzo è sto Baldrati?
Pubblicato da: eee - 28.09.06 22:23
Grande eee. Non scherzo, sei la prova vivente di una lettura emotiva. Hai due strade davanti a te: cercare di capire che cosa ti ha ferito fino a questo punto oppure restare così come sei.
Ah, anche una terza ovviamente: riscrivere "chi cazzo è sto baldrati", ma è quella più scontata, chissà.
Pubblicato da: Mauro Baldrati - 29.09.06 18:41
stavolta scrivo in italianski,kè in english rischio di farmi cumpatì!vedi il mio comm miserandissimo all'altro tuo articolo...baldrus,rischi di farti tirare dentro a un bottaerisposta con un maniaco,sai come fanno,cambia nick e ricomincia.non è meglio lasciare perdere?cioè,io un pò mi diverto,ma lo dico per te!
Pubblicato da: Jack Daniel - 29.09.06 19:43




