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06.09.06

Nuovi stili

di Mauro Baldrati

ahmadinejiad_rid.jpgEbbene, lo confesso: a me piace come si veste Ahmadinejiad. E’ un tempo, questo, in cui i politici, i ministri, configurano il loro aspetto secondo canoni mediatici (spesso, quasi sempre, quelli che contano hanno anche dei consulenti d’immagine), scelgono i colori nelle tonalità che rendono bene in televisione e così via (ovviamente il più televisivo del mondo è sempre stato Il Caimano). Ahmadinejiad invece veste dimesso, con quelle camicie sempre senza cravatta, quelle giacche marroni, grigie, quei pantaloni che sembrano usciti da un supermarket economico. Mi ricorda qualcuno Ahmadinejiad.

Vedo in lui una continuità, un’evoluzione di certi stili. Mi sembra un punk. Sì, vi è stato un particolare filone del punk in cui i componenti – musicisti soprattutto – vestivano con abiti banali, ordinari, e non coi coreografici giubbotti di cuoio con le borchie, gli anfibi, le catene, e non si pettinavano con la cresta. Vestivano come operai delle suburbia inglesi, working class insomma, e in questo mi hanno sempre ricordato gli esponenti dei gruppi marxisti-leninisti del decennio precedente, che vestivano ispirandosi agli operai in libera uscita la domenica, con camicie da lavoro, giacche e giubbotti da poco prezzo.

Joy_Division_rid.jpgIl gruppo più famoso che adottava questo stile, anche se forse è improprio definirlo punk in senso specialistico – ma era punk, aveva quell’origine, quel ritmo, quelle atmosfere – era certamente quello dei Joy Division, e i suoi componenti sembravano giovani operai che sul palco scatenavano forze oscure, selvagge. Ahmadinejad me li ricorda, e se lo guardo, così sotto le righe, così inelegante mentre riceve gli altri capi di Stato sfarzosamente vestiti, immagino di vederlo su un palco che si trasforma, e canta, si dimena, urla al microfono – citando un mitico pezzo dei Defunkt - Thermonuclear Energy; oppure, evocando un altrettanto mitico album di John Cale, ci aggredisce e ci travolge con Kamikaze!

Una volta un famoso stilista ha detto che l’uomo più innovativo del mondo, dal punto di vista dello stile, era il presidente dell’Afganistan Karzai. A me Karzai sembra vestito come un satrapo, con quelle tuniche e il cappelluccio, un raffinato capotribù; nulla di nuovo insomma, mentre il duro Ahmadinejiad sembra l’Imam dell’ultima generazione di destroyers, gli Islamic Punk, la nuova tendenza.

Pubblicato da Mauro Baldrati, il giorno e l'ora: 06.09.06 09:06

Interventi

Ahmadinejiad si veste come si veste perché
1 Corneliani ha chiuso la boutique dopo la guerra con l'Iraq
2 non può vantare un consulente di immagine
3 un consulente di immagine gli suggerisce di vestirsi come si veste per piacere al reclutatore Baldrati?

Pubblicato da: idio-zia - 06.09.06 09:50

Non so se spiega qualcosa il fatto che Ahmadinejiad è un blogger (http://www.ahmadinejad.ir/).

Pubblicato da: Filter - 06.09.06 10:01

L'accostamento tra i Joy Division e Ahmadinejad è davvero arduo da sopportare...
In ogni caso è vero che colpisce il loro look. Allora i Joy Division (la foto che proponi è una delle più belle credo, ci si può leggere un'intera storia) mi affascinarono proprio per la loro sobrietà, per il loro fare una musica stupenda e da pelle d'oca e il vestire come qualunque working class hero... -fuori dal mondo modaiolo e glamour dei jeans sdruciti e dei giubbotti e delle T-shirt mostramuscoli con le maniche strappate o degli spilli o dei capelli cosi e cosi... La loro musica e la (fantastica) voce di Curtis bastavano a renderli unici.
E Ahmadinejad a modo suo, nel suo modo di vestire da discount è davvero rivoluzionario, non imbalsamato come i nostri doppiopettisti. Ma questo non basta certo per trovare in lui cose positive (in senso politico).
Parlare di Islamic punk comunque non credo abbia senso: il punk non ha proprio punti di contatto con l'Islam: il senso di una moda lì mi pare mancare completamente. Forse è anche offensivo per l'Islam...
In ogni caso a me Ahmadinejad ha ricordato di più il funky-dandy studiato à la David Byrne delle giacche larghe e delle camicie abbottonate al collo senza cravatta... "Thermofunky" insomma... o "Psychokiller" ;-)

Pubblicato da: maline - 06.09.06 10:26

a me ricorda invece l'occhetto dimesso del primo incontro televisivo con berlusconi, erano i tempi della "gioiosa macchina da guerra"... boh, forse neanche tanto, solo un po' ecco.

Pubblicato da: dario - 06.09.06 10:33

un punk sobrio che strizza l'occhio al rigore religioso. Punk Islam, avrebebro cantato i CCCP.
saluti
melpunk

Pubblicato da: Melpunk - 06.09.06 10:38

Ammetto la mia stessa insana passione di Mauro.

Pubblicato da: gianni biondillo - 06.09.06 11:01

be' sì non è male. ma voggliamo paragonarlo a pol pot, stalin, hitler, mao? certo è giovane e adesso che sta pure facendosi confezionare l'atomica. magari quando cercherà di farla esplodere si sgualcirà l'abitino ma ci sarà sempre questa vostra schiera di idioti a spolverargliela. cose e pazz!

e poi i punk, joy division: ma quelli sarebbero i primi che farebbe fuori questo mentecatto vestito da mentecatto.

oltre a scrivere cazzate leggetevi qualche giornale. in iran il rock è vietato anche ascoltarlo. che posto da sogno nè!

Pubblicato da: rumi - 06.09.06 11:04

Biondillo vai a Quarto Oggiaristan.

Pubblicato da: idio-zia - 06.09.06 11:38

qualche anno fa, preso da non so bene quale sussulto, mi punse vaghezza di andare a Bam (Iran), ah, si ricordo, sulla scorta di un reportage letto sul corriere, credo fosse di Ettore Mo, non ci giurerei. Mi intrigava l'accostamento con la fortezza Bastiani, il sognare di poter vagare nel deserto (da solo) e assaporare il camminare fra i ruderi, imponenti, della loro antica civiltà. Da un minimo di indagine fatta sul web, appurai che solo Avventure nel mondo aveva in catalogo una meta simile, e altre varie pastoie da sbrigare dal sito dell'ambasciata iraniana qui in Italia. Sta di fatto, non ci andai. Ci pensò un terremoto, qualche anno dopo, a sgretolare anche questo sogno. Un peccato che l'attuale clima politico non consenta di poter godere di queste meraviglie. L'Iran, mi dice chi ha avuta la fortuna di recarcisi, è terra stupenda. Quanto al look del loro Leader, se non fosse che è folle quanto quello che dice e fa (è di ieri la notizia di una sua lettera alla Merk, con la quale la esorta, sulla scia del processo allo storico negazionista condannato a Vienna, a scrollarsi del senso di colpa...) lo troverei perfettamente "intonato". Non so.

Pubblicato da: cletus - 06.09.06 11:52

Ma che carino, il linciaggio totalitario di Baldrati in nome dell'antitotalitarismo :-)

Pubblicato da: molto chic - 06.09.06 11:53

Anche Mario Alessi non si veste male.

Pubblicato da: carlo - 06.09.06 11:55

Ritengo ben strane le idee di Baldrati. Strane perché, in fondo non dicono, ma vorrebbero dire, eludono ma vorrebbero alludere insomma al fatto che, sì, questo Ahmadinejad sarebbe un ganzo perché, rinnegando le appiattite livree massmediatizzate occidentali (e anche quelle islamiche per noi più riconoscibili), in qualche maniera invierebbe, col suo modo di vestire, un certo messaggio di ostinata resilienza al nostro mondo.
Forma è sostanza. E anche per me, ma il senso mi è più tragico perché, in fin dei conti, mi pare che Baldrati colga un punto importante della questione, ma poi si perda per sentieri invero un po’ fumosi (eh, il solito stile occidentale!). Baldrati è sicuro che il contesto in cui Ahmadinejad pone il suo modo di vestire sia proprio il nostro? Siamo sicuri che il messaggio sia rivolto a noi? Siamo sicuri che dovremmo essere noi a dare la migliore interpretazione al suo modo di vestire? A me pare di no. A me pare che il messaggio suo sia tutto interno all’Iran contemporaneo e, purtuttavia, così poco metropolitano, cittadino, cosmopolita (come invece le tuniche degli Ayatollh moderati). Quella sua giacca così contadina e, allo stesso tempo di taglio presuntuosamente sartoriale, così mal portata come fosse appesa a una gruccia, parla al popolo, il suo, e dice «sono uno di voi». Avete visto i suoi ingegneri nucleari, gli studenti dell’università, gli abitanti di Teheran? Vestono tutti come se gli abiti non fossero i loro e mi ricordano i contadini meridionali o i più recenti sbarchi dei primi albanesi giunti in Italia.
Insomma, mi pare ci si sia già dimenticati come piacevano, a noi occidentali (così attenti agli abiti e così poco ai monaci), i neri vestaloni di Khomeini e quanto piacessero, soprattutto a certi francesi, quelle camicie scure, mai infilate nei pantaloni, appena sollevate da un rotondo buzzotto, indossate da un certo Pol-Pot.
Baldrati ha ragione, ma io lo sguardo lo appunterei su quella faccia tagliata con l’accetta, quegli occhi bui, inquietanti, che sembrano guardare non ciò che è immediatamente sotto lo sguardo, ma al di là, alla «Fine dei Giorni» (di cui, tra l’altro, Ahmadinejad avrebbe già scritto di sentirsi interprete e facitore). Ahmadinejad di punk ha solo questo, e mi pare già troppo.

Pubblicato da: Antonio - 06.09.06 11:57

a me fa cagare come veste, però difendo lo stesso il diritto dell'Iran di testare l'atomica e di fare delle proprie centrali nucleari quello che possono fare un po' tutti gli altri paesi del mondo civilizzato.
o forse l'atomica non è roba da musulmani tagliati coll'accetta?

Pubblicato da: kristian - 06.09.06 13:41

rumi
che Ahmadinejiad non avesse nulla a che fare con il punk non era chiaro. la tua precisazione è a dir poco salvifica. sarà il tuo nick "mistico"?
melpunk

Pubblicato da: Melpunk - 06.09.06 14:06

sembra che il Baldrati, con la sua provocazione punk-situazionista, abbia ottenuto l'effetto così scientificamente ricercato.

se decidesse di levarsi la giaccia, a me Ahmi ricorderebbe i Kina
http://www.frontiera-kina.org/kina/home.html
storico gruppo anni '80 delle Alpi occidentali.

Pubblicato da: fabio - 06.09.06 14:50


Se Ahmadinejiad è punk,

Ratziger è glam.

Pubblicato da: carlo - 06.09.06 16:16

@ tutti
nell'articolo io leggo solo dell'altro, ovvero: siamo sull'orlo della guerra definitiva, dell'apocalisse (vedi il "rasserenante" botta e risposta dei sigg. bush e ahmadinejad..) e parliamo della giacca e dell'abbigliamento di questo nano terrorista.
baldrati lo fa volutamente ma nessuno, a mio giudizo, ha colto il tono reale del post: sto dicendo che non avete capito nulla, che siete in trappola, ma mi fermo qui.
siete stati brunovespizzati ma non ve ne siete accorti
buon lavoro a tutti

Pubblicato da: daniele - 06.09.06 18:22

daniele
no, non se n'è accorto nessuno

Pubblicato da: Melpunk - 06.09.06 18:24

grazie daniele per averci ricordato che c'è qualcuno che sa che gli altri non sanno, non capiscono, non si accorgono di nulla, sono perfetti imbecilli.
a prioposito, tu dove compri le giacche?

Pubblicato da: maline - 06.09.06 18:38

da baldrati in poi: siete davvero tristi

Pubblicato da: er - 06.09.06 18:40

NON CONCORDO per nulla sulla tesi che accomunerebbe in un unico filone estetico Ahmadinejiad e i Joy Division. Ma scherziamo? I Joy Division (come tanti altri gruppi della new wave - e quindi evitiamo pure di tirare fuori termini quali "punk", quando sono evidentemente fuori luogo) erano sobri, asciutti, ma con una certa eleganza. Al pari dei Joy Division, direi anche che i vari Tuxedomoon, Wire, lo stesso David Byrne primo periodo, e insomma, DECINE (ma che dico: CENTINAIA) di altri gruppi consimili, si adoperarono per una vera e propria lezione di stile senza pari negli annali della pop music. Anche la tesi che costoro si richiamassero a un immaginario cosiddetto "working class" è del tutto azzardata, accidenti: quelli erano gli skinhead e le varie articolazioni del prolet-punk, la new wave di Joy Division & co. era semmai un misto di tendenze militaresche (i colori delle camicie, i tagli di capelli ecc) e sano rigore impiegatizio, pura middle class direi, avarage men insomma.
L'unico che mise tanto impegno nel modo di proporsi attraverso un (ehm...) "dress code" tanto pervasivo fu, a occhio, il Miles Davis di fine anni '50. E non a caso Miles, per tanta new wave, era una specie di mito - e mica per la musica, appunto: per i vestiti.
Ora, Ahmadinejiad: ma Baldrati, non lo vedi quanto è sciatto, quanto è poco curato, quanto è raffazzonato il suo stile? Con quelle giacche dai colori tristi, tipo mercatino di Porta Portese, quelle camicie così desuete, e poi non parliamo del suo orribile taglio di capelli e di quella barba che proprio NON E' new wave, no, no, maledizione Baldrati, NO!
Ecco.

Pubblicato da: tony conrad - 06.09.06 21:10

Non si può confondere passivamente, oscuramente, uno stile con un contenuto. Se essi non sono tra loro disarticolati, pure non sono identificabili in un unico magma in cui non riusciamo più a distinguere l’enunciazione dall’enunciato, la procedura dal procedimento. Dire che lo stile di A. ricorda quello di una certa componente del punk non significa stabilire un’equazione A.=Joy Division, né sottolineare che A. si pone in maniera diversa rispetto a tutti gli altri capi di Stato non corrisponde a un’approvazione del suo sistema o della sua politica. Ma vorrei fare un altro esempio. Tutti sappiamo chi è Charlie Manson e ciò che ha fatto il suo gruppo, “The Family”. Visto che siamo in epoca punk, alcuni punk americani si interessarono a Manson, e qualcuno (uno fra tutti, Henry Rollins) entrò in corrispondenza con lui. In Italia uscì anche un libretto di Stampa Alternativa dal titolo “I vostri bambini” che conteneva memoriali difensivi di Manson. Ora, questo non significa che tutti costoro approvassero l’operato della Family, ma intendevano svelare invece l’enorme operazione mediatica che stava dietro al processo e alla criminalizzazione di Manson (e si parlò anche – secondo me molto a proposito – di operazione di criminalizzazione del movimento libertario e non violento degli hippies); non giustificavano né approvavano il massacro di Bel Air, ma volevano capire se Manson non rappresentasse una vena segreta dell’America, una frattura profonda, e il più lungo e più spettacolare processo della storia americana non fosse un’operazione per esorcizzare da un punto di vista mediatico questa vena. Eppure, per non avere gridato unicamente e ciecamente “Manson mostro!” e “Manson folle!” ma per avere cercato di capire, senza pregiudizi né paure, molti furono tacciati di simpatie e collusioni con lui.

Ulteriore esempio: Robert Mapplethorpe realizzò un celebre autoritratto in cui fotografava se stesso con un mitra sotto la stella 5 punte delle B.R. Dunque Mapplethorpe era un brigatista?

Intanto, come approfondimento sugli stili, segnalo alcuni testi di Wu Ming:

http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/stile.html

Pubblicato da: Mauro Baldrati - 06.09.06 22:34

Sempre riguardo a Manson, a onore della precisione, il procuratore Vincent Bugliosi non è mai riuscito a dimostrare la sua effettiva partecipazione all'evento. Tutto si è basato, in un processo dai toni isterici, sulle deposizioni delle sue cosiddette "schiave", una in particolare, Susan Atkins, che accettà di testimoniare dietro varie pressioni, poi ci fu un suo memoriale che vendette i diritti per 100.000 dollari (che lei non intascò mai) e altro, altro, altro ancora...

Pubblicato da: Mauro Baldrati - 06.09.06 22:51

Punk Islam (CCCP)

Islam punk islam punk
islampunkundpunkislam
punk islam punk islam
punkislamundislampunk
a Istanbul sono a casa
corro di fianco al muro
non lo so
non lo voglio sapere
che differenza fa
”Wir sind die Turken von Mor”
chissà se è vero
non mi fermo a pensare
continuo a salmodiare
islam punk und punk islam
punk islam und islam punk
se fossi un figliai prodigo
avrei un vitello grasso
mi sono perso ad Istanbul
e non mi trovano più
dovrebbero seguire le mie voglie
la sera appena alzato
o tardi la mattina
dopo la colazione
prima di addormentarmi
- chiudi un pò la finestra -
mezzogiorno in penombra
sfondo bianco e pulito
islam punk und punk islam
punk islam und islam punk
tre dall’ospedale psichiatrico
tre in libertà invigilabile
tre che incontri se meriti
non ne girano molti
Martin battezza le strade
dona loro una vita
fa sacrifici al traffico
offre agli Dei dei muri
a Istanbul sono a casa
ho un passato e un futuro
ho un presente che è Dio
e fa la cameriera
non ne girano molte
solo nei posti giusti
islam punk islam punk
islampunkundpunkislam
punk islam punk islam
islampunkundpunkislam
Istambul tanz

Pubblicato da: diderot - 06.09.06 23:18

m'ero perso il commento di melpunk...

Pubblicato da: diderot - 06.09.06 23:20

tony conrad, gli skinheads non erano working class, gli operai a quei tempi non andavano in giro con la testa rapata, i pantaloni militari (o con la bandiera inglese), le bretelle e gli anfibi; i riferimenti agli operai servivano loro per aggredire e pestare i discendenti degli hippies, che vedevano come fannulloni, mantenuti e soprattutto edonisti.

In quanto al presunto "middle class" dei Joy Division, è suggestivo, ma non dobbiamo identificare il working solo con la rozzezza; e poi le loro atmosfere musicali non avevano nulla di middle class.

Pubblicato da: Mauro Baldrati - 07.09.06 08:57

Per Kristian. Mi riaffaccio al dibattito su Vibrisse solo ora. Forse è tardi, ma vorrei dirti che hai capito ben poco di quel che dicevo. Per me non ci sono atomiche più buone e meno buone, islamiche e meno islamiche. Il fatto che ora gli americani o i russi, finita la Guerra Fredda, sappiano meno cosa farsene della Bomba (ammesso che sia così) non mi rassicura affatto. E anche tutto questo giochetto di nascondersi dietro la foglia di fico che il buon Ahmadinejad abbia più titolo di avere il suo giocattolo solo perché anche gli altri ce l’hanno (gli arroganti yankee o i russi mangiapargoli o i neocapitalisti cinesi, a seconda della lezione) e solo perché anche lui ha il diritto di approdare alla sua personale politica di potenza, io lo trovo non solo sciocco, ma aberrante. Io sono per l’eliminazione totale delle atomiche dal pianeta. Se tu pensi, invece, che più proliferino più si crei equilibrio sullo scacchiere geo-politico, prego, sei libero di pensarlo. Ma io credo sia una storiella già vista.
Ah, volevo solo chiarire, rispetto a quanto scritto ieri, che anche l’Apocalisse di Ahmadinejad è un’apocalisse privata: quella del probabile olocausto del suo popolo e di quello israeliano. Poi si può essere contro l’Iran o contro Israele, e preferire cinicamente la fine dell’uno o dell’altro stato, ma si tratterebbe comunque di un’ecatombe. Anche pensando (ma non ne sarei sicuro) che, poi, accaduto questo, Russia e Usa non si muovano. Tutto qui.

Pubblicato da: Antonio - 07.09.06 09:04

un consiglio libresco per cletus, allora (magari lo conosci già):il diario di viaggio di robert byron, "la via per l'oxiana", adelphi (quando quelle zone si chiamavano persia...)

Pubblicato da: dario - 07.09.06 09:49

Riassumendo:
Ahmadinejad vuole l'atomica;
Ahmadinejad è stato, ci piaccia o no, democraticamente eletto;
Ahmadinejad non ama Israele, anzi, lo vorrebbe cancellare;
Ahmadinejad sostiene che l'olocausto è un'esagerazione dell'Occidente:
Ahmadinejad vive in un paese che è stato per anni sotto lo Scià, poi
sotto la dittatura teocratica di Komeini:
Ahmadinejad qualcuno dice, gli ricorda i Joy Division;
Ahmadinejad tiene in una considerazione tutta particolare l'universo femminile;
L'Italia è il primo partner commerciale per l'Iran;
Ergo: Ahmadinejad compra da postal market ®

Pubblicato da: cletus - 07.09.06 11:09

Caro Baldrati, la tua disanima delle sottoculture inglesi è quantomeno questionabile. Se ci fosse qui un Wu Ming 1 o un Valerio Marchi risorto, subito insorgerebbe contro quel tuo "gli skinhead non erano working class", perché ahimé, invece era proprio così: lo stile era quello, il taglio di capelli pure, e ricordiamoci che gli skinhead non nacquero nel 1977 ma negli anni '60 in un contesto che blah blah blah. Essendomi sempre stati sulle palle gli skin - di qualunque razza o colore - eviterei di approfondire, ma sai com'è. Cmq a pistare gli hippie facevano benissimo.
Ma a parte questo: che la musica dei Joy Division non fosse middle class ("borghese") è altrettanto discutibile. Ovviamente non esistono musiche working e middle in sé, ma di certo tutta la new wave aveva un sentore "raffinato" che la distanziava molto dai gusti "popolari". Insomma, non è che un disco come "Closer" ti fa proprio pensare ai minatori, e tantopiù, se pensiamo al pubblico dell'epoca - composto al 90% da studenti di scuole d'arte ecc - cosa ne deduciamo? Eh? Che ne deduciamo? Boh.
Intanto io continuo a vedere Ahmadinejiad più prossimo all'estetica del partenopop che a quella della new wave.
Amen.

Pubblicato da: tony conrad - 07.09.06 12:40

Conrad, faccio una fatica bestia a discutere con uno che scrive "cmq a pestare gli hippies facevano benissimo". Sai com'è, c'è un limite a tutto.

Pubblicato da: Mauro Baldrati - 07.09.06 12:51


Uff... ecco, da quell'inciso così, buttato lì, a mo' di cazzeggio, cinque parole in mezzo ad altre cento, hai deciso di rovinare tutto.
Non si fa così, eh no, non si fa.
D'altronde erano i Deadbeats che cantavano "Kill the hippies". E dieci anni prima era Frank Zappa. Presumo dunque che tu faccia "una fatica bestia" ad ascoltarli. Dubito però che EFFETTIVAMENTE ne abbiano pistato qualcuno.
Mah.

Pubblicato da: tony conrad - 07.09.06 13:06

Per Baldrati. Grazie per il chiarimento al mio intervento su stile e contenuto, che ho riletto. Mi sembra che averlo esplicitato sia un punto importante. Mi spiego meglio: proprio su Manson (e, indirettamente, sulla risposta datami da Kristian sulla «legittimità» dell’atomica in salsa iraniana) va tenuto presente, nonostante condivida quanto detto, che il «soggetto» scelto per la contro-operazione mediatica resta comunque «particolare» e che non vada mai trascurato l’elemento di fascinazione (a mio avviso potenzialmente pericoloso) di alcuni personaggi.

Pubblicato da: Antonio - 07.09.06 14:15

pensavo fosse una provocazione, tipo parlare di oncologia in termini di chirurgia estetica, ma mi pare che i commenti di Baldrati denotino una certa mancanza di ironia. Poi basta leggersi il suo articoletto sul punk, linkato proprio da lui per accorgersi che ne sa il giusto...il punk nascerebbe con i ramones...mi chiedo cosa contino per lui gli stooges, o addirittura gli iguanas, e tutti i gruppuscoli garage che all'inizio degli anni 60 cercavano di tenere testa con scarsissimi mezzi al sopravanzare della british invasion, già sputtanatissima dai mass-media appena nati...quello che si chiama garage punk. Il punk britannico è un'appendice perfino trascurabile del fenumeno preso nell'insieme, personalmente salvo i buzzcocks, ma vuoi mettere con i dead boys, o i pagans, o the saints dall'australia...e poi sì: gli skinhead erano working class: vedi "S.O.U.L. – Sounds Of Underground London" http://www.thevideobeat.com/store/product_info.php?products_id=632
ma anche wikipedia

Traditional skinheads (Trads, Trojan Skinheads) - They identify with the original skinhead movement (The Spirit of 69) in terms of music, style, culture and working class pride. Unlike the other categories, traditionalist skinheads often do not regard attitudes toward racism as central to the subculture.

Pubblicato da: Paul Beahm - 07.09.06 15:04

tony e paul hanno ragione, gli skinheads nascono in ambiente proletario e vestono non a caso gli abiti degli operai, perché quello sono.
punk e skinhead si contendono, spesso coabitando senza troppe menate, la stessa scena.
faccio un esempio: ihmo il miglior gruppo punk italiano sono i derozer - una costola dei derozer sono i los fastidios, gruppo oi tranquillamente affiliabile ai modi degli skinheads.

@antonio: sulla Bomba la penso come Gregory Corso, ma tant'è, l'equilibrio della Guerra Fredda si è basato esclusivamente sulla corsa agli armamenti e l'unica volta che l'atomica è stata fatta scoppiare è stato proprio quando questo equilibrio non esisteva.
dire che l'Iran non può fabbricarsi la Bomba (oppure che non può ricorrere alla ricerca atomica per nutrire la fame energetica della propria industria) perché ha un capo dello stato xenofobo, razzista al limite del nazismo ecc. ecc. - significa che per gli stessi motivi le nazioni che hanno democraticamente eletto gente come, che so, Putin, Bush 1 e 2, Sharon e Berlusconi, dovrebbero venire estromesse dal consesso civile.

Pubblicato da: kristian - 07.09.06 15:46

Paul, spero che la tua banalizzazione ti autosoddisfi. Non ho dichiarato che il punk nasce con i Ramones, ovviamente, ma che non è facile stabilire una nascita certa del fenomeno (per te lo è, buon per te), e i Ramones sono il "primo, grande gruppo", con ciò non escludendo affatto l'esistenza di (molti) altri. Allo stesso modo celebrare 30 anni di punk è ovviamente una semplificazione voluta, perché nessuno può veramente stabilire una data certa. Sugli skinheads dire che erano "proletari" e quindi "working class" significa confondere uno pseudocontenuto con uno stile, con una posa.

Pubblicato da: Mauro Baldrati - 07.09.06 16:11

sì, sì...ti difendi bene, tranquillo. Però mica ho scritto che i primi '60 sono una data certa, sei tu che hai scritto "Possiamo stabilire la data di nascita del punk? Come tendenza forse no, almeno non esattamente: troviamo tracce dei primi gruppi, ancora scarsamente caratterizzati, agli inizi degli anni Settanta, soprattutto in America."

Settanta? non sono d'accordo, tutto qui. ciao

Pubblicato da: Paul Beahm - 07.09.06 16:26

Per Kristian. Ma io sull’ultima parte della tua mail la penso esattamente come te! E sull’equilibrio della Guerra Fredda hai ragione, ma proprio per questo, ora che di equilibri non ce ne sono più tanti, la cosa mi preoccupa molto di più. Il mio discorso non è contro A. per essere pro Bush, né il contrario. Consentimi un esempio un po’ (solo un po’) più neutro: India e Pakistan. Hanno più volte rischiato una guerra nucleare per pochi metri di roccia, in base a delle logiche interne completamente votate al nazionalismo più bieco. Hanno il gingillo, smaniano per usarlo. Se ne sa pochino, ma dovresti ricordare che più volte la Cina ha impedito, per ragioni non certo filantropiche, la deflagrazione del conflitto, accordandosi di volta in volta con Usa e Russia (e anche loro: son nemici quando gli pare!). La cosa oggi è sopita solo in attesa che il conflitto in Afghanistan finisca e il flusso di miliardi di dollari s’esaurisca. Poi, probabilmente punto e a capo. Io dico, insomma, che i contesti non si possono trascurare e non mi bevo certo la panzana (questo sì sarebbe «luogocomunismo», per dirla alla Papini) che siccome uno stato è democratico sia per questo sopra ogni nefandezza (qui sono con Illich, la sua critica agli Stati Uniti e la sua denuncia della dottrina dell’esportazione della democrazia all’estero). Vale per gli Usa, per la Russia, vale per l’Iran, vale per l’Algeria e la Palestina. È chiaro che A. faccia il furbo col nucleare (mai il petrolio è stato utilizzato per arricchire, modernizzare, aumentare il benessere del popolo dell’Iran, anche ai tempi di Reza Pahlevi: perché ora dovrebbe farne le funzioni l’energia nucleare?), così come Bush sullo scacchiere internazionale (gli è andata un po' maluccio, però). Solo che ora gli equilibri internazionali (tipo G.F., appunto) sono in crisi e di stati con la bomba ce ne sono sempre più e per questioni sempre meno chiare. Dell’Apocalisse A. ha già scritto, gli Usa e il mondo occidentale hanno fame di petrolio in attesa di bocconi energetici migliori. Qui, l’unica cosa che non possiamo permetterci è il tifo manicheo. Purtroppo sono tempi di cabotaggio, piccolo cabotaggio. Stare attenti a scogli e sirene.

Pubblicato da: Antonio - 07.09.06 16:39

Paul, non mi sto mica difendendo. Solo puntualizzando. Sull'ironia, poi, non credo che nei commenti avrebbe molto spazio, visto che la discussione verte su argomenti piuttosto seri, e va avanti anche con fior di dichiarazioni perentorie et, ovviamente, punte di aggressività: ma questo è un aspetto tipico dei blog, va messo in conto. Il fatto è che per alcuni l'interlocutore è visto come un avversario, uno che minaccia, e ogni sua opinione è vissuta come un'offesa personale. Tutto fa brodo quindi per sfogarsi, ricambiare questa minaccia (che è prodotta, ovviamente, dalla fantasia).
Ah, sul working class degli skinheads: è ovviamente un argomento di un certo spessore, ma confesso che non mi toglie il sonno. Solo che, a memoria, non riesco proprio a ricordare degli operai bardati come loro...

Pubblicato da: Mauro Baldrati - 07.09.06 16:53

Baldrati, adesso però banalizzi tu. "Sugli skinheads dire che erano "proletari" e quindi "working class" significa confondere uno pseudocontenuto con uno stile, con una posa." Mi spieghi che vuol dire? Non confondiamo lo "stile" con l'assenza di contenuto. Perché il contenuto, magari per deduzione, lo stile ce l'ha sempre. Così come lo stile - quando codificato all'interno di una cultura, o sottocultura ecc - si porta sempre appresso le sue radici storico/sociologiche, anche quando questo viene del tutto annullato dalla consuetudine, dal suo ridursi a "posa".
Nel caso specifico: non è un mistero che la sottocultura, lo stile skinhead nacque in Inghilterra negli anni '60 da ambienti "proletari". E di quegli ambienti, di quella retorica, di quell'immaginario, fu sia frutto che portabandiera. Proprio questa retorica ha fatto sì che, tendenzialmente, lo stile skinhead sia sopravvissuto agli anni, alle epoche, riversandosi al di fuori dei suoi confini ecc (se vuoi con effetto grottesco), il che vale a dire: il significato (il contenuto) ha soverchiato e tenuto in vita la forma (lo stile).
Esempio concreto: se io adesso incontro uno skin che viene dai Parioli, posso immaginare che egli non sia esattamente un proletario; ma ugualmente egli sposa una retorica "working class" in cui evidentemente ha deciso (o sentito) di riconoscersi, conto in banca a parte.
Naturalmente il discorso è lungo e complesso, e richiederebbe di approfondire il concetto stesso di "stile" come di sottocultura (per poi capire come le diverse sottoculture producano poi stili a sé ecc). Ma a me pare proprio che la tua concezione di "stile" sia un pochino limitativa, e che non tenga conto del PERCHE' certi stili hanno presa, si diffondono e così via.
Poi uno può pensare - come il sottoscritto - che sia ridicolo che ai Parioli in Roma ci sia gente che va in giro come i proletari inglesi del 1969 (e se tu non hai mai visto gli operai bardati da skinhead, non è forse perché nel 1969 non eri a Manchester, o a Liverpool ecc'? Credo io, almeno...) Ma questo è un altro discorso, che non intacca il metafenomeno nel suo complesso.
Così come lo "stile Ahmadinejiad" significa ben più che "vado in giro come Ian Curtis", ovviamente. Anche se ribadisco: il presidente iraniano, a elegenza sta a zero. E Ian Curtis era elegante, perdio!
(adesso per favore non facciamo partire la discussione: cosa significa essere eleganti)

Pubblicato da: tony conrad - 07.09.06 17:04

Secondo me, quando parlate di working class, ciascuno di voi ha in mente una cosa diversa.

Nella cultura britannica questa espressione, *working class*, ha accezioni e sfumature di significato notevolmente diverse da quelle che conosciamo per esperienza diretta, qui da noi. Per certi versi è una espressione più vaga di *classe operaia* dal punto di vista economico e sociologico (*worker* ha un campo semantico più vasto di *operaio*, che in inglese si dice *factory worker*) e al contempo molto più precisa dal punto di vista culturale/antropologico.

In un Paese dove la separazione tra le classi era tanto rigida da far pensare a un sistema castale, sono sempre esistiti valori, rituali, estetiche e tradizioni working class. Sono esistiti e in qualche misura sopravvivono anche da noi, ma hanno profili più sfumati, tradizioni più locali e localistiche, estetiche meno definite e da tempo entrate in crisi.

Ad esempio, nella tradizione della working class britannica esiste una forte componente di subcultura di teppa, più o meno da sempre (cfr. il lavoro di ricerca di Valerio Marchi). Tale subcultura ruota intorno alla vita da pub, che presenta alcune somiglianze ma anche tantissime differenze con quello che accade nei bar di quartiere dei nostri quartieri popolari.

E\\\' indubbio che i primi skinheads fossero figli di proletari ed essi stessi proletari, però:
1) ciò non significa che tutti loro lavorassero in fabbrica o che avessero una forte etica del lavoro; alcuni lavoravano in fabbrica, altri prendevano il sussidio etc.
2) non significa nemmeno che fossero di sinistra (anche se, come da tradizione della working class, quasi certamente votavano Labour). Tantomeno erano internazionalisti, dal momento che la working class britannica è storicamente molto patriottica;
3) non significa nemmeno che *si vestissero* da operai.

E qui arriva il punto più importante:
che lo stile skinhead fosse una parodia del vestire operaio (cfr. Dick Hebdige) è un fraintendimento, frutto di uno stadio ancora poco avanzato della ricerca su questa sottocultura, in una fase storica (fine anni Settanta) in cui gli skin ancora non si raccontavano in prima persona in modo consapevole, al fine di spiegare il proprio stile a esterni.
Aggiungo anche che la deriva fascista di molti skin ha stimolato anche generato tra gli studiosi e non solo tra loro una *memoria selettiva* delle origini dello stile. Oggi tendiamo a considerarlo uno stile *bianco*, e a rimuovere la sua origine afro.

Avete letto bene: origine afro.

Lo stile skinhead original è quasi identico a quello dei rude boys indo-occidentali di seconda generazione che a partire dai primi anni Sessanta invadono i quartieri della working class bianca: stivali coi lacci, bretelle, capelli cortissimi, riga tracciata col rasoio, camicia coi bottoncini, giacca stretta a quattro bottoni.
Lo stile skinhead nasce nella seconda metà degli anni Sessanta da una imitazione dei giovani teppisti neri da parte di quei mod *duri* (e proletari) a cui non interessa farsi crescere i capelli e diventare hippies, come molti mod della middle class stanno iniziando a fare.

Privi di una comunità stilistica di appartenenza, gli hard mods vanno in cerca di altri modelli. Andando a ritroso e tornano alle radici proletarie (in una versione idealizzata e feticizzata), muovendosi lateralmente trovano nei loro coetanei neri una preziosa fonte di ispirazione.

Senza questo passing, questa ibridazione, questa trasmissione di caratteri sottoculturali tra due razze, non si capiscono le origini dello stile skin, non si capisce come mai gli skin originali fossero fanatici di musica giamaicana (bluebeat, ska, rocksteady e reggae) e accorrevano a frotte ai concerti di artisti neri come Desmond Dekker o Laurel Aitken.

Per cui, credo abbia ragione Mauro quando dice che lo stile skin non nasce imitando il modo di vestire dei comuni operai, ma ha ragione Tony quando dice che quello stile ha origini proletarie.

Pubblicato da: Wu Ming 1 - 07.09.06 22:14

per evitare discussioni (per niente punk) e mantenere uno spirito punk preferisco sputare dal palco. viene meglio, è più icastico. però non so se dire icastico sia puk. allora sputo e basta
melpunk

Pubblicato da: melpunk - 07.09.06 22:23

Grazie a Wu Ming 1 per l'intervento che ha riportato la discussione su binari di ricerca e di riflessione. Ci voleva.

Buona notte a tutti.

Pubblicato da: Mauro Baldrati - 07.09.06 22:55

L'avevo evocato, ed è arrivato!
Sì, Wu 1 ha espresso in poche e semplici mosse cose che io ci avrei messo venti post a spiegare, col rischio pergiunta di suonare pedante e clamorosamente - come si dice - OT.
Però, caro Baldrati, non vedo cosa ci sia di strano nel sapere di giovani "working class" che menano gli hippie. Tutt'oggi, un qualsiasi coattello di periferia, babbo muratore e mamma casalinga, all'80% dei casi se vede un fricchettone gli spara (in senso figurato, ma a volte manco tanto).
Bah.
Saluti dal theatre of eternal music.

Pubblicato da: tony conrad - 07.09.06 23:53

Ma... non c'era un commento di mauro che parlava di un gruppo di ragazzini che vedevano per la prima volta gli skin? Mi era piaciuto quel pezzino, una storia di vita... mi viene il dubbio di avere sognato, guarda un po'

Pubblicato da: Zap - 08.09.06 08:35

"Grazie a Wu Ming 1 per l'intervento che ha riportato la discussione su binari di ricerca e di riflessione. Ci voleva.

Buona notte a tutti."
sì buonanotte. ma davvero. qui si è iniziato a parlare di un pazzo mentecatto per il suo interessante modo di abbigliarsi - questioni di look nevvero. è più prada o postalmarket? ed è uno che vuole costruirsi l'atomica per usarla. o e perchè impedirglielo, ha detto qualcuno. è stato eletto regolarmente dal popolo come berlusconi. questo sì che è parlare da veri democratici. e intanto intelligentemente ci si accanisce sull'origine proletaria degli skin. ma chissenefrega. meno male che c'è qualcuno che icasticamete sputa dal palco. ahò, è na vera punk melpunk!

Pubblicato da: rumi - 08.09.06 11:23

Non è facile scrivere con la pancia, forse ci vuole un’autodisciplina che si raggiunge dopo un lungo apprendistato. Quel commento, zap, l’ho cancellato io stesso – contravvenendo, lo ammetto, a un codice interno di vibrisse per cui i commenti non si toccano, a meno che non possano configurare un reato - circa un’ora dopo averlo postato.

A questo punto alcune precisazioni. Per “working class” io intendo, riferito a questo caso, uno stile, in particolare nel vestire. Voglio chiarire che l’origine proletaria degli skin heads, non è in discussione. Ho fatto parte del gruppo che pubblicò il libro “La rivolta dello stile” (Franco Angeli), e ne ho scritto diffusamente su Lotta Continua. L’origine proletaria degli skin heads sembra essere ormai un dato accertato. Lo stile nell’abbigliamento non è solo un vezzo, ma può essere un sistema di segni. I punk attraverso l’abbigliamento – simboli, i badges coi gruppi di riferimento – comunicavano anche con un sistema non verbale [tra l’altro va sottolineato che una certa moda (il cosiddetto pret a porter, e gli abiti firmati come sistema totale ed esclusivo) equivale alla distruzione sistematica di questi segni]. Esiste lo stile working class? Secondo me esiste. Sto leggendo un libro, che un ragazzo ha segnalato sul mio blog, dove vi è grande attenzione verso gli stili. E’ “Mr Paradise” di Elmore Leonard (tra l’altro – coincidenza davvero curiosa – ottimamente tradotto e commentato proprio da Wu Ming 1). Due personaggi molto forti sono due killer “etnici” che l’autore ci mostra in stile working class: “aspetto comunissimo, uomini qualunque, lavoratori”; in altri punti di nuovo sono vestiti con cappotti neri ordinari, e “scarpe normali”; anche la scelta del drink fa parte dello stile: “per loro un paio di birre Molson con whisky Crown Royal a parte. Classe operaia (working class) fino alla punta dei calzini bianchi”. Ma esiste LO stile working class, o invece non si è differenziato nel tempo, negli ambienti, nelle comunità etniche? E quindi diventa UNO stile? Ai loro tempi, gli skin heads non erano, secondo me, in stile working class, e questo non va confuso con la loro origine. Non confondere uno stile con un contenuto non significa però disgiungerli. Per esempio nella scrittura lo stile è anche un veicolo di contenuti, che si esprimono e vengono comunicati attraverso di esso. Ma non si deve confondere un’opera, e il suo stile, con l’origine dell’autore, i suoi studi, i suoi natali ecc. Cosa che invece oggi avviene: era per esempio una teoria di Sainte-Beuve che sembra tornata di moda.

Pubblicato da: Mauro Baldrati - 08.09.06 12:30

dal passing meglio passare al pissing, wuming.

Pubblicato da: sevenent - 11.09.06 21:10

In un commento si definisce l'articolo come "provocazione punk situazionista". Mi piace. Però nei commenti l'autore risponde molto seriamente alle obiezioni. Allora chiedo: E' così?

Pubblicato da: Gini - 12.09.06 11:28

wuming1 ha scassato il cazzo.
è un ot per modo di dire, perchè io, porca troia, le cose le dico con stile. (...)

Pubblicato da: sevenent - 12.09.06 23:46

Prima di chiudere i commenti (perché dopo due-tre settimane i commenti vanno chiusi per evitare l'infiltrazione di spam) vorrei provare a rispondere alla domanda diretta di Gini. E', o quanto meno contiene una provocazione, o una posa situazionista? Non lo so e non sta a me dirlo. Però nel tempo gli stili, gli ideali, i movimenti, tutto si modifica, e tutto può avanzare, arretrare, può complicarsi, o semplificarsi, o sparire nel nulla; io ho immaginato, per un attimo, che il "Destroy!" di Johhnny Rotten esploda in mille schegge impazzite e che queste si ricompongano, senza un ordine preciso, nel "Kamikaze!"! e nel "Thermonuclear Energy" del punk Ahmadinejad che canta gli splendori dell'inquinamento nucleare dell'aria, dell'acqua, della terra, e si contorce al microfono.

Pubblicato da: Mauro Baldrati - 15.09.06 23:42