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08.09.06

Luigi Bernardi: Atlante freddo

di Gaja Cenciarelli

Clicca qui per la scheda del libroTutto si tiene perfettamente in questa trilogia di Luigi Bernardi, il dentro e il fuori, il significante e il significato, ed è perciò che non riesco a parlarne prescindendo dall'oggetto-libro. C'è un filo conduttore che accomuna la forma e il contenuto. Nella piccola sequenza di immagini che scorrono sulla banda superiore della copertina, compare sempre e solo la stessa ragazza. Nelle storie che compongono Atlante freddo (uscite separatamente: Vittima facile nel 2003, Rosa piccola nel 2004, Musica finita nel 2005, sempre per le edizioni Zona) il filo conduttore, la presenza costante in ciascuna delle tre vicende è Chiara, diciassettenne in fuga da un destino che l'ha assegnata al posto sbagliato.
«Nelle mie intenzioni» sostiene Bernardi sul suo sito personale, Atlante freddo è una educazione sentimentale in nero, l'unica forse possibile per chi come Chiara parte da una posizione svantaggiata e marginale».

Riflettendo su questa corrispondenza perfetta tra parole e immagini, mi sono detta che, nel caso di Bernardi, non poteva essere altrimenti: la sua storia professionale ne è la prova. Bernardi si occupa di fumetti dal 1978, prima con il supplemento fumetti di La città futura, poi creando la sua prima casa editrice, L'isola trovata; facendo nascere nel 1985 la Glénat Italia e, successivamente, nel 1989, insieme a Luca Boschi e Roberto Ghiddi, fondando la gloriosa Granata Press, che insieme ai manga, alle riviste Nova Express e Nero, ai fumetti italiani e americani, scoprì alcuni celebri scrittori: Cesare Battisti, Pino Cacucci, Ivan Della Mea, Marcello Fois, Carlo Lucarelli, Alda Teodorani, Nicoletta Vallorani; e tradusse libri di autori che adesso compaiono nei cataloghi di grandi case editrici: Paco Ignacio Taibo I, Paco Ignacio Taibo II, Léo Malet, Jean-Patrick Manchette, per citarne solo alcuni.

Dopo la conclusione dell'avventura con Granata Press, nel 1996, Bernardi ha continuato a occuparsi di noir dirigendo le collane Euronoir e Vox, rispettivamente per Hobby and Work e DeriveApprodi, da cui sono emersi scrittori come Vittorio Bongiorno, Piergiorgio Di Cara, Franco Limardi, Michele Monina, Riccardo Pedrini (poi diventato Wu Ming 5), Giampaolo Simi. Dall'esperienza con DeriveApprodi sono «nati» anche Marco Berisso, Emidio Clementi, Paolo Nori, Cinzia Zungolo, tutti scrittori non «di genere».

Tuttavia, nel caso di Atlante freddo, Bernardi non ha inteso costruire tre classici noir, ma tre brevi bildungsroman tramite i quali mostrare la crescita di Chiara e la sua definitiva presa di coscienza. E non ha raccontato storie nel senso più classico del termine, ma ha scattato delle istantanee accostandole una all'altra, tratteggiando dei frammenti di vita tanto veri quanto inquietanti. Le vicende personali dei personaggi si intrecciano, la narrazione si basa non su uno sviluppo lineare, ma su un rincorrersi di analessi che fanno luce sulle personalità degli attori, che li rendono sempre più umani e al tempo stesso, nel caso di alcuni di loro, sempre più dannati. I romanzi che compongono questa trilogia sono schegge veloci, storie che illuminano angoli che spesso rimangono oscuri agli occhi di chi non si dà la pena di osservare: in Vittima facile Chiara, per sfuggire a una famiglia violenta e a Cosimo, l'ambulante con cui vive, segue di sua volontà Vincenzino che si è messo in mente di rapire Francesca per «far colpo» sui pezzi grossi della criminalità organizzata di Bari ed essere assoldato tra le loro fila. Ma Vincenzino, adolescente senza scrupoli eppure ingenuo, non sa che la ragazza che ha deciso di rapire è la figlia del boss. E Chiara, incaricata di controllare la prigioniera, stringerà amicizia con Francesca, regalerà a lei il suo portafortuna - la pallina con dentro l'immagine di Franco Balmamion, ciclista che vinse per due volte il giro d'Italia senza conquistare mai una tappa – e fuggirà, salvandosi la vita.

In Rosa piccola i destini di un piccolo gruppo di persone, Nina, Natale, Kaled (autoribattezzatosi Mugne), Pedro e Chiara, si intersecano per poi prendere ciascuno la propria strada dopo una notte di epifanie e di violenza. Sono tutti agli ordini di Benfenati, che li sfrutta per i suoi contrabbandi. Nina è una bambina intelligente e socievole di dodici anni, alla quale viene consegnato ogni giorno un mazzo di rose da vendere; Chiara – in fuga da Bari – riesce, grazie a Nina, a farsi affidare da Benfenati l'espositore della bigiotteria; Pedro, cui sono stati assegnati orologi e accendini, è il primo a fuggire da quella vita, e inizia a rapinare bar, ristoranti e pub per mettere insieme la somma che gli consentirà di far ritorno in Portogallo. Kaled, invece, il magazziniere di Benfenati, che ha assunto l'identità di un uomo affogato in mare prima che la carretta sulla quale viaggiavano si ribaltasse, viene spedito dal suo capo alla ricerca di Pedro, ma le strade e i vicoli di Bologna, quella notte, rappresenteranno per lui una sorta di limbo cruento da cui fuggire. Natale, fuggito dalla Sardegna dopo una rapina a un furgone postale in cui sono morte due guardie giurate e un agente, vende tovaglie, pentole, tappeti. Un giorno bussa alla porta della signora Anderlini e nulla per lui sarà più come prima. Nina, invece, incontrerà Cagnone e Marea, e con loro inizierà a combattere una originalissima quanto efficace battaglia contro lo sfruttamento della prostituzione.

Musica finita è ambientato a Torino. Abdellah è un immigrato marocchino che detiene il controllo di sei phone center. Sergio è un vecchio fiancheggiatore delle Brigate Rosse, Nandina è sua nipote – figlia del fratello brigatista -, ha una libreria e si è messa in mente di aprire un centro sociale dove gli immigrati possano chiamare a casa a prezzo di costo. Chiara è appena arrivata da Bologna: nella vetrina di una libreria riconosce il libro che stava leggendo Francesca quando fu rapita da Vincenzino.

- Lei ti ha lasciato l'immagine di un libro che ora potrai leggere, tu la pallina di un ciclista che neanche conoscevi. È una bella storia, senza contare che l'immagine di quel libro ha permesso che ci conoscessimo.
- Sì, è una bella storia – ammette Chiara, e lo penserebbe davvero se quegli incroci non le facessero un po' paura. Ha cominciato a diffidare del destino, non ne viene niente di buono quando lo si lascia libero di governare la vita.

Nandina e Chiara diventano amiche, ma la violenza soffocherà la loro amicizia e la loro generosità.

Bernardi descrive con un linguaggio ruvido, secco – e proprio perciò ancor più emozionante - la storia del giro d'Italia di Chiara attraverso un'Italia spietata, un Atlante freddo in cui la ragazza, giunta al traguardo, arriverà finalmente a comprendere se stessa e gli altri. L'aspetto che più lascia stupiti e ammirati è l'abilità dell'autore nel tratteggiare i personaggi con poche parole, senza ridondanze, pur non rinunciando a descrivere le loro contraddizioni interne, pur non negando le loro debolezze, gli scatti di rabbia o anche di violenza. Chiara incarna la spiccata sensibilità di Luigi Bernardi: il suo sguardo affettuoso, a tratti paterno, sempre comprensivo, testimonia una qualità rara in uno scrittore che si accinge a creare un personaggio femminile, ossia la capacità di pensare da donna (cosa che mi fa venire in mente Gianni Biondillo, altro scrittore di grande sensibilità, e il suo Per sempre giovane). Bernardi ritrae Chiara in atteggiamenti anche poco edificanti, ma sempre senza giudicarla. La accompagna, in una sorta di cerchio che, nel finale, si chiuderà per poi riaprirsi immediatamente. Chiara non sarà mai veramente sola: in ciascuno dei tre episodi incontrerà un'altra ragazza che le rischiarerà la vita, che le darà la forza per andare avanti, per coltivare i propri interessi: Francesca, Nina, Nandina. È questa «sorellanza» un'altra delle caratteristiche più importanti della trilogia. I personaggi maschili non si distinguono per saggezza, né per gentilezza. Le donne, invece, tracciano la strada, insegnano, scompaiono – alcune tragicamente. Chiara imparerà molto dalle sue amiche e quando sarà finalmente adulta, tornerà al punto di partenza, sarà pronta a incontrare il padre di Nandina, a gridargli in faccia il suo disprezzo per la violenza di cui lui si fa scudo, e a rincontrare Francesca.

Le città in cui Bernardi fa interagire i suoi personaggi sono tutte buie, squallide, popolate da personaggi affamati e violenti. Le forze dell'ordine non esistono, quasi a voler ribadire la supremazia dell'illegalità, che previene anche le mosse di polizia e carabinieri. Sono città in cui la criminalità è lasciata assolutamente libera di agire, in cui si dà sfogo alla violenza repressa. Pedro, ad esempio, dopo esser stato insultato dal padrone di un bar

si chiede perché abbia sparato, si risponde che la colpa è di questa città, della sua incapacità di risparmiare le parole.

E però, malgrado le asperità della vita, talvolta addirittura la fame, Chiara si fa portavoce di una consapevolezza ottenuta a caro prezzo, espressa attraverso una metafora ciclistica, e confortante per chi, come lei, pensa che imparare sia la facoltà più importante di un essere umano.

Si può vincere anche senza essere mai arrivati primi. Non bisogna avere fretta. Dopo ogni arrivo, c'è una nuova partenza, bisogna dosare le forze, pensare che c'è un dopo, qualcosa del genere. E anche che non c'è niente di peggio che sentirsi i primi della classe.

Pubblicato da Gaja Cenciarelli, il giorno e l'ora: 08.09.06 11:17

Interventi

Su DeriveApprodi, si potrebbe però ricordare che Emidio Clementi fece con loro il *secondo* libro nel 2000 (il primo nel 1997 con Gamberetti), Paolo Nori idem (in realtà "Le cose non sono le cose" uscì per Fernandel poco prima di "Bassotuba non c'è", credo entrambi nel 1999), Vittorio Bongiorno aveva esordito nel 1997 con Comix ("La giovane holding") prima di pubblicare con DeriveApprodi "In paradiso" nel 2001, eccetera. DeriveApprodi ha raccolto molto lavoro di altri (due autori in quella collana lì li feci arrivare anch'io, con mosse un po' indirette).

Pubblicato da: giuliomozzi - 08.09.06 12:53

Sì, Giulio, hai fatto bene a ricordarlo e a precisare. Baci

Pubblicato da: Gaja - 08.09.06 13:07

Aggiungo che il profilo di Bernardi narratore ed editor andrebbe integrato con quello di finissimo analista del crimine. Due libri stupendi come "A sangue caldo" (Derive Approdi) e "Il male stanco" (Zona), mostrano il contesto del crimine attuale, cioè un'Italia omologata in quello che Luigi chiama "il pensiero unico". Ovvero la sostituzione del conflitto con la competizione, dove il primo è ciò che può essere considerato naturale (frutto di differenze a volte non componibili), mentre la seconda determina solo un vinto e un vincitore, il che porta a disarmare completamente il soggetto: sempre più chiuso nella bolla narcisistica dell’onnipotenza infantile indotta dal mito consumistico, diventa letteralmente incapace di sostenere i conflitti e le sofferenze che ne derivano, al punto da risolverli con l’eliminazione dell’importuno. Un rancore che deborda, un male stanco, appunto.

Pubblicato da: Valter Binaghi - 08.09.06 14:10

Sì, Valter. Ci vorrebbe un articolo a parte per stilare un profilo di Luigi. Io mi sono limitata a recensire" Atlante Freddo" dando qualche risicatissima notizia biografica che non gli rende certo giustizia, considerando la sua lunga e preziosa attività. In altre sedi ho analizzato proprio il "pensiero unico", e trovo che la tua disamina sia puntualissima. Grazie per l'intervento, quindi. Deduco che tu sia amico di Luigi, e gli amici di Luigi sono anche miei. Abbracci.

Pubblicato da: Gaja - 08.09.06 14:27