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01.09.06
L'origine dei romanzi [19]
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Ma per ritornare a i Cerretani o Cantambanchi della Provenza (puntata 14), che furono in Francia i principali Romanzieri nei fine del decimo secolo, il loro mestiero piacque a tanti, che tutte le Provincie della Francia, come ho detto, ebbero altresì i loro Cantambanchi. Essi produssero nell'undecimo e nel seguente secolo una moltitudine incredibile di Romanzi in prosa e in verso, molti de' quali, malgrado l'invidia de' tempi, si sono conservati fino a noi. Di tal fatta erano i Romanzi di Garino il Loheran, di Tristano, di Lacellotto di Lac, di Bertain, di San Greal, di Merlino, di Arto, di Perceval, di Perceforest, e della maggior parte di que' cenventisette Poeti, che sono fioriti prima del trecento, cui il Presidente Fouchet ha posti al crivello. Io non intraprenderò di farvene la lista, né di esaminare, se gli Amadis di Gaula sono originari di Spagna, di Fiandra, o di Francia; e se 'l Romanzo di Tiel Ulespiegle sia una traduzione dall'Alemano, né in qual lingua è stato primieramente scritto il Romanzo de' sette Savi di Roma, o di Doloparthos, il quale si dice essere stato preso dalle Parabole di Sandaver Indiano, e che si truovi ancora in Greco in alcune Biblioteche, e di aver somministrata la materia al Libro Italiano detto Erasto, e a molte Novelle del Boccaccio, come altresì ha osservato Fouchet: il quale fu scritto in Latino da Giovanni Monaco della Badia di Altaselva, di cui si veggono antichi esemplari; e tradotto in Francese da Hebert, verso il fine del dodecimo secolo, e in Alemano dopo poco trecento anni, e da Alemanno in Latino dopo venti anni da un dotto Uomo, il quale non sapeva che quell'Alemano veniva dal Latino, e che ne mutò i Nomi.
Mi basterà il dirvi, che tutte quelle Opere, provenute dalla sola ignoranza, portavano i segni della loro origine, e non erano che un composto di finzioni grossolanamente concatenate le une colle altre, e molto lontane da quel sommo grado di arte e di eleganza, in cui la nostra Nazione ha condotti poi i Romanzi. Egli è vero, che vi ha motivo di maravigliarsi, che avendo ceduto agli altri il pregio della Poesia Epica e dell'Istoria, noi abbiam riportato questo con tanta gloria, che i loro più bei Romanzi non uguagliano a i minimi de' nostri. Io credo che noi dobbiamo questo vantaggio alla pulizia della nostra galanteria, la quale, secondo me, proviene dalla grande libertà colla quale gli Uomini vivono in Francia colle Donne, le quali in Italia e Spagna sono quasi sempre chiuse, e separate dagli Uomini per tanti ostacoli: che si veggono poco, e non si parla quasi mai con esse. Di modo che si è omessa l'arte di cicalar piacevolmente, perché le occasioni sono rare. Si applicano solamente a superar le dificoltà di abbordarle; e questo fa, che si approfittino del tempo senza badare alle forme. Ma in Francia, vivendo le Dame su la loro buona fede, e non avendo altra difesa che 'l loro proprio cuore, elle se ne sono fatte un riparo più forte e più sicuro che tutte le chiavi, tutte le ferrate, e tutta la vigilanza delle Governatrici. Gli Uomini sono stati obbligati di assediare formalmente questo riparo, ed hanno adoperato tanta cura e destrezza per ridurlo alla resa, che se ne sono fatti un'arte quasi non conosciuta tra gli altri Popoli.
Quest'arte è quella che distingue i Romanzi Francesi dagli altri Romanzi, e ne ha resa sì dilettevole la lettura, che ha fatta omettere la lettura più utile. Le Dame sono state le prime prese a questa lusinga: tutto il loro studio l'hanno posto ne' Romanzi, ed hanno talmente disprezzato quello dell'antica favola e dell'Istoria, che non hanno più intese le Opere che in altri tempi era il lor maggior ornamento. Per non più arrossire di questa ignoranza, di cui esse avevano sì sovente occasione di avvedersene, hanno trovato il ripiego, con dire, che facevano ciò, piuttosto per disapprovare, che per imparar quel che non sapevano. Gli Uomini le hanno imitate per condiscendenza: essi hanno condannato quel che'esse condannavano, ed hanno chiamata pedanteria quel che faceva una parte essenziale della pulizia fin dal tempo di Malerba. I Poeti e gli altri Scrittori Francesi che gli hanno seguiti, sono stati costretti di sottoporsi a questo giudizio; e molti tra essi, veggendo che la cognizione dell'antichità era loro inutile, hanno tralasciato di studiare quel ch'essi non ardivano più mettere in uso. Così una buona causa ha prodotto un cattivo effetto, e la bellezza de' nostri Romanzi, ha conciliato il dispregio delle belle lettere, e dopo l'ignoranza.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 01.09.06 07:20
Interventi
Giusto per curiosità, a quando risale la traduzione?
Per chi fosse interessato, on-line è leggibile una versione in inglese [1] del 1715 (di Stephen Lewis). Il libro può essere anche scaricato in PDF.
[1] http://books.google.com/books?vid=LCCN11015984&id=duKle_SC8wwC&pg=PR13&lpg=PA2
Pubblicato da: Pensieri Oziosi - 02.09.06 14:39
Cara P.O., la traduzione che ho ricopiata è settecentesca, ma non so dirti tanto di più: l'ho copiata da un opuscolo sciolto comperato per due euro in un negozietto: non è indicata la data.
Huet (Uezio) aggiornò e aumentò il suo testo nelle diverse edizioni. Questo che ho copiato è - salvo errore - il testo nella sua prima versione.
Il "Trattato" è stato edito in Italia nella Pbe, la Piccola Biblioteca Einaudi, nel 1977, a cura di Ivves Hersant e Ruggero Campagnoli. L'edizione è esaurita ma si trova ancora.
Attraverso Google Books ho scaricate diverse edizioni del "trattato" in francese (bisogna cercarle dentro le opere della signora de Lafayette).
Ho appena finito di preparare un pidieffino con il testo - quello pubblicato qui - completo. Lo controllo un po' e poi lo metto a disposizione.
Pubblicato da: giuliomozzi - 02.09.06 15:40




