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03.09.06
José Hierro, Poesie scelte
Preziosa la collana di “Poesia contemporanea" diretta da Gianfranco Lauretano della casa editrice Raffaelli di Rimini, fatta di libri ben curati, sia nel contenuto che nell’aspetto estetico. José Hierro è un poeta spagnolo del secolo scorso, nato a Madrid nel 1922 e qui morì ottant’anni dopo, e quando questo accade la stampa del suo paese lo salutò come “l’ultimo dei poeti del siglo de oro". Dall’età di due anni visse con la sua famiglia fino all’adolescenza a Santander, in Cantabria, per poi ritornarvi da adulto, e il mare di quella città affacciata sul golfo di Biscaglia ha una grande importanza nella sua poesia: il mare come metafora dell’eternità, il mare che accoglie le sofferenze dell’uomo, le placa e ridona la gioia di vivere, di “rinascere" al mondo (“Adesso saremo felici, quando non c’è niente da sperare").
José (detto Pepe) Hierro è un poeta piuttosto noto in Italia, presente nelle varie antologie dedicate alla poesia spagnola, a partire da quella più famosa curata da Oscar Macrì (“Poesia spagnola del ‘900, 1^ edizione 1952), che a lui dedica pagine molto belle, eppure non si trovano traduzione delle sue opere, ed è un peccato. Allora anche per questo è meritevole la pubblicazione delle Poesie scelte (2003, a cura di Alessandro Ghignoli), uno spaccato del lavoro poetico di Hierro, più intenso che esteso, visto che a un certo punto il poeta spagnolo decise di prendersi una pausa, che dal 1964 (anno di pubblicazione del "Libro de las alucinaciones") arrivò al 1991 (in cui esce "Agenda", una sorta di autoantologia, con molti testi già pubblicati).
Ventisette anni di silenzio, ma d’intensa riflessione sulla poesia e sull’uomo, che si riverserà nel suo ultimo libro "Cuaderno de Nueva York" (1998), considerato dalla critica come una delle più alte opere della poesia contemporanea (e nelle "Poesie scelte" si trova il bellissimo monologo dedicato a Pound: “Dal dolore irresistibile nascono questi ultimi canti. I più intensi che mai potei sognare. Qualcuno – non so chi – li capirà. Forse T.S. Eliot li correggerà e li depurerà come io corressi i suoi primi. La gabbia. Ma dentro. Fuori scrivo gli ultimi canti che strappai alla vita.").
Le "Poesie scelte" prendono avvio con una selezione dai due libri che segnarono l’esordio, avvenuto nel 1947, di Hierro. Libri maturi nonostante la giovane età dell’autore, tesi e intensi: "Tierra sin nosotros" e "Alegría", dove appaiono con evidenza i legami con la poesia di Ramón Jiménez e di Gerardo Diego, che il giovane poeta considera suo padre spirituale:
Tocca la vita le sue palme
e suona i suoi strumenti.
Forse incendia la sua musica
solo per farci dimenticare.
Ma ci sono cose che non muoiono
e altre che mai vissero.
E ce ne sono che riempiono tutto
il nostro universo.
Nella traduzione si perde la musicalità del verso di Hierro, che ha un’importanza enorme nella sua poesia tesa a esprimersi non solo con i versi ma anche con la “musica" generata dall’incontro di alcune parole o frasi. Netto però appare quel “doppio binario" che contraddistingue la sua poesia: quello sociale, con testi quasi narrativi, dal linguaggio chiaro (che l’autore chiamava “reportajes") e quello visionario, dove il problema esistenziale della vita e della morte è così acceso e profondo che i testi appaiono come delle “allucinazioni". Spesso però i due percorsi s’intrecciano, si fondono e l’esperienza personale, la piena partecipazione alla sofferenza dell’uomo contemporaneo, la preoccupazione per la sua patria e la sua terra, si accostano e si fondono a una forte tensione spirituale.
A questo punto però occorre spendere qualche parola sulla biografia di Hierro, che fu segnata in modo permanente dalla guerra civile spagnola, alla quale partecipò (praticamente da bambino) nelle file repubblicane. Nel 1939, all’età di diciassette viene arrestato e ne trascorre cinque nelle carceri fasciste (il padre è già dentro). Lo stesso anno in cui il poeta viene liberato (1944) muore il padre: lutto gravissimo che va ad aggiungersi a quelli dei compagni caduti durante la guerra o per le torture subite. Ha inizio il periodo delle difficoltà economiche, dei mille lavori saltuari in giro per la Spagna franchista, visto che la guerra gli aveva impedito di completare gli studi. Hierro torna in modo percussivo nei suoi testi sul dolore, sulla morte dei compagni, sui sogni bruciati, sulla sofferenza fisica e spirituale. Temi che costituiscono l’ossatura della sua poesia che resterà segnata dalla presenza della morte e dell’odio, dallo smarrimento, dall’angoscia di perdersi, o di trovarsi a essere un altro. Questo lo porterà lontano da un concetto di poesia come appartenenza a una “scuola", a un “gruppo" o della poesia vista come mestiere o carriera letteraria.
Fu durante gli anni di dura reclusione che il giovane Hierro si accosta alla poesia: studiandola e scrivendola, leggendola ai compagni detenuti. Anche per questo i suoi lavori poetici conserveranno per sempre un tono antiestetico e antiretorico e un’apertura totale e partecipe ai temi sociali. Stilisticamente le sue scelte si risolvono in testi poetici colloquiali, tendenzialmente chiari ed espliciti. Accanto però non mancheranno mai le poesie più intimiste e brevi, tese a una riflessione sull’esistenza, sulla necessità della fede (sotto l’influsso soprattutto di Miguel de Unamuno, visto anche come maestro di coerenza, di scelte radicali, d’impegno etico e sociale). Necessità della fede che in Hierro rimane tensione e ricerca, non si scioglie in una convinta e totale adesione, perché non c’è la certezza di Dio. Da qui il suo riconoscibile accento crepuscolare, il dubbio, il pessimismo di fondo, la costante presenza d’una gioia contenuta, d’una speranza rude, e quella sua voce sicura e sonora, ma rauca e mite:
Parlo con l’umiltà,
con la delusione, la gratitudine
di chi visse dell’elemosina della vita.
Con la tristezza di chi cerca
una povera verità a cui appoggiarsi e riposare.
L’elemosina fu bella – esseri, sogni, successi, amore - ,
dono gratuito, perché nulla meritai.
Oltre al pensiero di Miguel de Unamuno la riflessione poetica di Hierro sembra accogliere anche quello di María Zambrano, soprattutto per quanto riguarda il significato dell’esistenza, i grandi temi della relazione dell’uomo con il divino, della morte, della nascita che si protrae ogni giorno, i sentimenti (il cuore) che devono alimentare ed espandere il pensiero conoscitivo. Come sottolinea Alessandro Ghignoli nel saggio introduttivo alle “Poesie scelte", in José Hierro si fondono le due fondamentali inclinazioni della poesia spagnola del secolo scorso: quella filosofica e temporale di Antonio Machado (la poesia come luogo “puro" e insieme contaminato dalla Storia) e l’austera ricerca di Juan Ramón Jiménez, tesa a una conoscenza quasi ascetica dell’espressione poetica.
José Hierro, Poesie scelte, Raffaelli Editore, Rimini 2003, pp, 92, euro 9,00
Pubblicato da Alessio Brandolini, il giorno e l'ora: 03.09.06 07:26




