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07.09.06
"In realtà si legge un libro per impulsi pratici"
dai "Quaderni del carcere" di Antonio Gramsci
Dall'appunto "Criteri di critica letteraria" (q. 15, par. 38, p. 1793): [...] Posto il principio che nell'opera d'arte sia solamente da ricercare il carattere artistico, non è per nulla esclusa la ricerca di quale massa di sentimenti, di quale atteggiamento verso la vita circoli nell'opera stessa. [...] Ciò che si esclude è che un'opera sia bella per il suo contenuto morale e politico e non già per la sua forma in cui il contenuto astratto si è fuso e immedesimato. Ancora si ricerca se un'opera d'arte non sia fallita perché l'autore sia stato deviato da preoccupazioni pratiche esteriori, cioè posticce e insincere. Questo pare il punto cruciale della polemica: Tizio 'vuole' esprimere artificiosamente un determinato contenuto e non fa opera d'arte. Il fallimento artistico dell'opera d'arte data (poiché Tizio ha dimostrato di essere artista in altre opere da lui realmente sentite e vissute) dimostra che quel tale contenuto in Tizio è materia sorda e ribelle, che l'entusiasmo di Tizio è fittizio e voluto esteriormente, che Tizio in realtà non è, in quel determinato caso, artista, ma servo che vuol piacere ai padroni. [...].
Dall'appunto: "Romanzi polizieschi" (q. 21, par. 13, p. 2131): [...] Perché è diffusa la letteratura non-artistica? Per ragioni pratiche e culturali (politiche e morali), indubbiamente: e questa risposta generica è la più precisa, nei suoi limiti approssimativi. Ma anche la letteratura artistica non si diffonde anch'essa per ragioni pratiche e politico-morali e solo mediatamente per ragioni di gusto artistico, di ricerca e godimento della bellezza? In realtà si legge un libro per impulsi pratici (e occorre ricercare perché certi impulsi si generalizzino più di altri) e si rilegge per ragioni artistiche. L'emozione estetica non è quasi mai di prima lettura. [...]".
[La numerazione di quaderni e paragrafi è riferita all'edizione dei "Quaderni del carcere" curata da Valentino Gerratana per l'editore Einaudi. La numerazione delle pagine è riferita all'edizione economica. gm]
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 07.09.06 10:47
Interventi
padroni interni?
Pubblicato da: carla - 07.09.06 11:41
Interiorizzati.
Pubblicato da: giuliomozzi - 07.09.06 11:49
Ah, Benedetto Croce!
Pubblicato da: Paolo S - 07.09.06 16:06
Paolo S, la tua battuta è a dir poco geniale. Davvero, Con Gramsci e la letteratura di mezzo esclamando Benedetto Croce! si mettono in mostra i segni un intero mondo nascosto.
Guarda che non sto scherzando, è un complimento vero.
Pubblicato da: Baldrus - 07.09.06 16:58
Rileggo Gramsci qui dopo venti anni. E mi sorprendo ancora della chiarezza e la modernità del suo concetto di opera letteraria come "opera d'arte". Del fatto che individui bensì nella forma il pregio maggiore del testo letterario, ma poi faccia capire chiaramente che questa forma, non è per nulla qualcosa di precostituito, di astratto, ma può nascere soltanto dalla passione dello scrittore, dal suo sangue e dalla sua carne, come qualcosa di genuino e soprattutto NECESSARIO.
Pubblicato da: sandro dell'orco - 07.09.06 18:33
Dal fallimento (o dal successo, quindi) dell'opera d'arte si può ricavare un giudizio politico sull'opera stessa. Ma generalmente si fa il contrario: da un giudizio politico sull'opera si ricavano opinioni circa il suo fallimento o successo. Così basta dire che l'autore tale è "fascista" o "comunista", e si ritiene di aver giudicata l'opera.
Pubblicato da: giuliomozzi - 08.09.06 09:23
O un'opera d'arte è riuscita - e allora è qualcosa di unico nel mondo delle res, una specie di enigma, una cosa che sopravanza le altre cose, una materia inerte eppure carica di vita - oppure è fallita, e allora è al di sotto delle altre res, che possono pretendere nei suoi confronti per lo meno l'utilità pratica.
Il giudizio politico sull'opera riuscita non può che esser positivo, qualsiasi sia il suo contenuto: se è riuscita è vera, se è vera si oppone e protesta contro il male del mondo che disvela. Quello sull'opera non riuscita, o addirittura prodotta con scopi extra artistici, è negativo a prescindere dall'ideologia polico morale che vi è stata pompata dentro. Quest'opera, infatti, nella migliore delle ipotesi, è socialmente indifferente, nella peggiore è tutt'uno con il mondo manipolato e lo sostiene.
Pubblicato da: sandro dell'orco - 08.09.06 11:16
I complimenti, Baldurs, vanno fatti a Giulio: i suoi estatti condensano un pensiero molto importante di Gramsci per la letteratura tout-court.
Leggevo ieri un pezzo di Roberto Cotroneo riportato da Lipperatura (http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2006/09/bis_da_rientro_.html) che parla di stroncare, di stroncature e di stroncati. Ed è un pezzo, a mio parere, ideologico, nel senso peggiore del termine. Gramsci aveva una chiara impostazione filosofica, storica e politica che gli permetteva di dare un uno statuto, un posto e un ruolo alla letteratura (e questo grazie anche a Croce), e questo si riflette nella cristallinità delle espressioni riportate da Giulio.
Gramsci pare quasi un contraltare di Cotroneo, quando dice «Si può stroncare la Rowling, o l’ultimo romanzo di Marquez, o i romanzi di Günter Grass alla luce del suo passato recentemente emerso».
Vabbé, Cotroneo è un critico militante e scrive in un quotidiano di partito. Però...
Pubblicato da: Paolo S - 08.09.06 12:30
...però allora si può stroncare il critico Cotroneo alla luce dei suoi romanzi...
Pubblicato da: giuliomozzi - 08.09.06 12:44
... e non perché siano ideologici :)))
Pubblicato da: Paolo S - 08.09.06 12:52
In generale è vero che le personali convinzioni politiche dell'autore sono ininfluenti per la riuscita dell'opera. Purché egli, nel corso delle stesura,le tralasci a favore di quanto gli imposto dalle autonome leggi di sviluppo dell'opera stessa.
Pubblicato da: sandro dell'orco - 08.09.06 13:21




