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26.09.06
Dopo Carosello - Duplice funzione
di Gaja Cenciarelli

Quando mi è stato chiesto di scrivere per Dopo Carosello un articolo a proposito di un quotidiano che sta per esordire sul territorio nazionale, ho sentito di dover puntualizzare (invero, in preda al panico): «Ma io non so nulla di questo giornale». «Nessuno sa nulla. Io stesso conosco solo il nome: Il meridiano» ha replicato il mio crudele interlocutore.
«E non so niente nemmeno di pubblicità», ho proseguito, sperando di ricondurlo alla ragione, mentre la mia mi abbandonava, in modo lento ma inesorabile. La sua risposta è stata: «Sii te stessa».
Garibaldinamente obbedisco.
(Anche se il mio raziocinio, ridotto a una pallina da tennis, continua a rimbalzarmi nella mente e a urlare: «Ma come accidenti si fa a parlare di qualcosa che ancora non esiste?»).
Dunque. Tutto ciò che conosco di questo quotidiano, come dicevo poc'anzi, è il nome. E la pubblicità di indubbia raffinatezza che tappezza Milano e che tutti potete vedere, incombente, accanto al mio articolo. Una pubblicità che senza dubbio stimola l'acquisto del prodotto.
Tornando alla faccenda dell'essere se stessi: avrei intenzione, per rimaner fedele alla parola data al crudele interlocutore, di parlare di traduzione. Perché il mio lavoro – quello retribuito, intendo – è tradurre libri. Romanzi, saggi. Affascinante artigianato la cui rilevanza sugli organi d'informazione è pari all'importanza che nell'emisfero boreale si dà al graffio su un didgeridoo aborigeno. Professione la cui bellezza è inversamente proporzionale al guadagno.
Com'è ovvio, anche le immagini veicolano significati, sono la traduzione visiva di concetti, di un messaggio. Sono, in qualche maniera, il significato stesso che intendono comunicare. E se è vero che le immagini traducono concetti, resta da vedere se le traduzioni in questione siano fedeli, eleganti o sciatte. Quindi parlerò anche di immagini e di ciò che mi comunicano. E di ciò che dovrebbero comunicare al pubblico dei potenziali acquirenti.
Resta il fatto che, per scrivere questo pezzo, ho a disposizione solo il nome del prodotto e l'immagine pubblicitaria che lo presenta.
Parto dall'interpretazione dell'immagine (tentando di tradurre in parole il concetto che intende comunicare), rimanendo sulla scia della sua ineffabile raffinatezza: il giornale dovrebbe separare le sostanze nutritive dalle scorie inutili per la mente. Dovrebbe liberarla da queste ultime, senza emettere vapori venefici che la obnubilino. Nobilissimo proposito. Ammesso che l'attenzione dell'immagine fosse stata focalizzata sulla mente. Che, però, si sa, è un concetto astratto, molto intellettuale, assai poco "visualizzabile", la cui consistenza al tatto e fragranza all'odorato è pressoché (anzi, completamente) nulla. Ci voleva un'esperienza fisica condivisa da tutti, qualcosa davanti alla quale non si potesse storcere il naso per il disappunto e l'incapacità di comprendere. Suppongo che i pubblicitari volessero esattamente questo: toccare delle corde comuni a tutti – sia pure dure da esplicitare -, innescare una sorta di reazione a catena che tiri la volata al giornale. La metafora della funzione corporale, dello sgravamento inodore tende, infatti, a scatenare la logorrea anche dei più verbalmente stitici. Solo un medium cartaceo può riuscire in questa duplice impresa: alleggerire dai pesi interiori che la vita quotidiana ci impone (senza però scatenare esalazioni sgradevoli) e far piazza pulita del superfluo.
E, dopo l'interpretazione dell'immagine (che dovrebbe presentare in maniera stimolante il prodotto, se non altro giocando su un'efficace associazione di idee), proseguo con un'analisi - e, di conseguenza, con una traduzione del significato - del nome: «Meridiano» mi fa venire in mente una linea aerea, i meridiani Mondadori, il meriggiar pallido e assorto, una meridiana, l'ora di pranzo. Per estensione: il cibo. Che, una volta ingerito, si traduce in sostanze nutritive e sostanze inutili, espulse dal nostro organismo. In tema di aspettative – e a giudicare anche dalla campagna pubblicitaria -, dovrei dedurre che questo quotidiano segni una linea di confine tra due zone. La prima, che chiamerò "preprandiale" è quella in cui il mondo ci appare in tutta la sua costipazione (da co-stipare, mettere insieme, stipare insieme), in tutta la sua abbondanza e, perché no, anche in tutta la sua confusione. Nella seconda, da me definita "postprandiale", le cose cominiciano ad avere una sorta di motilità, si inizia a percepire qualche cambiamento, si sente che alcuni elementi si distaccano dalla massa e vanno per la propria strada.
La lettura del «Meridiano» si porrebbe, dunque, come spartiacque tra la zona pre- e quella postprandiale, aiutando a sciogliere certi nodi e a espellere la confusione e la pesantezza che regnavano prima del suo avvento.
E, proprio perché il termine «meridiano» suggerisce l'idea dello stare al «centro» (il mezzogiorno, inteso come orario, è il "centro del giorno"), associo a questo nome anche il semantema dell'equilibrio, riconquistato grazie alla sua azione purificatrice.
Inoltre, per riprendere il filo rimasto in sospeso e rappresentato dall'audace dichiarazione secondo cui la comunicazione tutta sarebbe una forma di traduzione (ho quasi esaurito anche gli "one", grazie al cielo), mi picco di essere me stessa fino alla fine e di sperare che «Il meridiano» riesca a impaginare una traduzione fedele ed elegante della realtà dei fatti, immergendosi – come facciamo noi, artigiani delle parole altrui – nel significato più profondo e più vero comunicato dagli eventi e restituendolo intatto a chi non sa decifrare ciò che accade perché, forse, ha difficoltà a parlare la lingua dell'attualità. Da parte mia, ho tentato di porgere l'occhio e l'orecchio a quanto l'immagine pubblicitaria e il nome del quotidiano mi è parso volessero dire, cosa che faccio sempre quando mi pongo davanti a un testo letterario, lasciando che le parole dell'autore riecheggino dentro di me, mentre io le metabolizzo. Ho provato anche a tradurre il "messaggio" che entrambi mi hanno suggerito. Ma, come ho detto al mio crudele interlocutore, io non sono una copywriter e non so nulla di pubblicità.
Le mie capacità si limitano alla scrittura (forse) e alle traduzioni. E in questo caso, non so quanto la mia traduzione sia stata elegante. Di certo, è stata fedele.
Pubblicato da Mauro Mongarli, il giorno e l'ora: 26.09.06 08:29
Interventi
Un'ottima traduzione, direi.
Eppure non riesco a cacciare via dalla testa due idee.
Che sia un quotidiano da leggere in bagno mentre ci si dedica alle obluzioni da seduti.
Che, malgrado la capacità di impedire l'emissione di maleodori, resti un lassativo che agevola la peristalsi cerebrale: e questo mi preoccupa, perché si tratta di una liberazione forzata e che alla fine "provoca la propulsione del cibo mentale verso il cieco".
Pubblicato da: Roberto Tossani - 26.09.06 09:28
Caro Roberto,
le tue due idee sono state, in un certo qual modo, i motivi "ispiratori" del mio pezzo. :-) Grazie per l'attenta lettura.
Pubblicato da: Gaja - 26.09.06 09:34
triplice funzione: lo legge, si spurga e, visto che ha della carta in mano...
Pubblicato da: marco v - 26.09.06 10:30
marco, ho preso in considerazione anche questa terza funzione, in effetti... :-)
Pubblicato da: Gaja - 26.09.06 10:46
Sono folgorato dalla tua capacità di scrivere 964 parole - o 5337 caratteri - su un nome, uno slogan ed un'immagine. E senza scrivere fregnacce o senza scrivere "precipitevolissimevolmente", tanto per allungare il brodo. E rimanendo fedele alla traduzione di quel nome, quello slogan e quell'immagine.
I miei complimenti, per quel che valgono
Toni
Pubblicato da: Toni - 26.09.06 11:00
Gaja é vero. Chi fa informazione dovrebbe "tradurre" la realtà. Dovrebbe.... con lo stesso spirito che hai tu quando il testo é ti edavanti. Direi che il tuo "interlocutore" é riuscito nell'esperimento
baci e buona giornata
Pubblicato da: stefania nardini - 26.09.06 11:18
Grazie Toni. I tuoi complimenti valgono moltissimo, invece. E mi fanno bene.
Stefi, il mio interlocutore è stato crudele. Efferato. Su questo non ci piove.:-)
Pubblicato da: Gaja - 26.09.06 11:27
Mah, io credo che una pubblicità così brutta (e inefficace) non meritasse un'esegesi così accurata. Lo trovo quasi immorale. Mi sembra che il dispendio di intelligenza profuso per interpretarla sia sproporzionato rispetto a quello (non) profuso dai pubblicitari per spremere un'idea decente. E' come scrivere un articolo di due cartelle per commentare un passaggio a centrocampo di Gattuso. Quante ne dovremmo dedicare, allora, per recensire una serpentina di Ronaldinho? Se invece si trattava soltanto di un esercizio letterario, se l'intento era questo, allora va benissimo, e faccio i miei complimenti all'autrice.
Pubblicato da: gilberto - 26.09.06 12:22
aggiungo alla fine analisi di Gaja il vago sentore che MERiDiAno contenga un riferimento quasi letterale a... ma cos'è, i copy si divertono? Io mica lo prendo un giornale che fin nel nome contiene mer...
Pubblicato da: Paolo S - 26.09.06 14:22
Gilberto: grazie in entrambi i casi. Solo una precisazione: la profusione della mia cosidetta intelligenzaaveva lo scopo di presentare in modo ironico e non volgare ciò che invece è volgare e stupido e che, a mio parere, non rende affatto un buon servizio (e uso un eufemismo) al prodotto che intende lanciare.
Paolo: mi hai tolto le parole di bocca... nomen omen! :-)
Pubblicato da: Gaja - 26.09.06 15:27
Il quotidiano, comprato oggi in edicola, non mi sembra grande cosa
Pubblicato da: Uomo di marmo - 27.09.06 14:26
Quasi me lo aspettavo, Uomo di marmo. Con una pubblicità così...
Pubblicato da: Gaja - 27.09.06 14:55
"ti libera e non puzza"
un po' come la poesia.
un saluto caro a gaja e un ps: il mio indirizzo che hai mi è inaccessibile, nel caso mi avessi scritto e io non risposto.
paola
Pubblicato da: cara polvere - 27.09.06 16:08
dear dust, ti ho pensato tanto. volevo scriverti, infatti. il mio indirizzo è valido (quello che compare qui, intendo). se vuoi mandarmi il tuo, son qui. un abbraccio e grazie!
Pubblicato da: Gaja - 27.09.06 16:11
uh. pensavo, guardando l'immagine, il meridiano fosse l'acqua che scende a far finire nello scarico i bisogni che una persona ha espletato. e l'acqua però non è che puzzi. però l'acqua, dopo che è venuta giù, beh, si è ben sporcata, e uno magari la vede lì limpida, però...
poi un'altra cosa. mi immagino chi ha commissionato la pubblicità, un bello spot ironico, che ci mostri come quotidiano capace di autoprendersi in giro, perché la gente lo guardi e rimanga incuriosita, che di sicuro la prima cosa che uno pensa è qualcosa del tipo quotidiano di merda, oppure un quotidiano che fa cacare, però subito dopo ti fa anche chiedere il motivo, per cui uno può fare una pubblicità così, e magari alla fine ci trovi qualcosa di più. quello che, secondo me, sciupa questa pubblicità, è il "e non puzza...". l'immagine poteva anche andare, sì, la donna che tira lo sciacquone, perché no? "Ti libera" e accanto "il meridiano etc". così funzionava forse meglio. oppure potevano andare più sul pesante, vabbè. aldilà di questo, bene o male purchè se ne parli, ecco. Immagino uno che passa per strada e vede passare un bus con questa pubblicità, magari non fa neppure in tempo a leggere tutto, e legge solo Ti libera il meridiano. Magari lo vede affisso su un cartellone, e dice, aspetta un po', ma cos'è? lo legge, e può anche strappargli un mezzo sorriso, ma bada te, che cagata! (magari ride sotto i baffi per la battuta stupida che ha appena detto) o una cosa del genere. e può anche darsi che quando esce, beh, lo compri, per curiosità. cosa che, forse, non sarebbe accaduta con una pubblicità più seria o...
inoltre rispecchia perfettamente la nostra fuga dagli odori sgradevoli, non dalle cose sgradevoli, brutte, no, dagli odori sgradevoli, dai puzzi che ci circondano. saremmo disposti ad avere una discarica in casa, se non puzzasse.
come pubblicità, direi che fa il suo, in fondo. che ci potessero essere altri mezzi, beh, ci sono sempre altri mezzi.
vabbè, scusa la prolissità.
bella lettura Gaja!-)
Pubblicato da: andrea branco - 27.09.06 19:08
Grazie Andrea. Se mi posso permettere, bel commento anche il tuo!:-) Anche se non sono molto d'accordo sul "ti libera" associato alla donna che tira lo sciacquone come immagine, diciamo, "tollerabile". A me sembra che sia un espediente - come dici giustamente tu - perché, bene o male, se ne parli. E sono un po' allergica alla pubblicità a tutti i costi (scusi, crudele interlocutore che mi ha commissionato l'articolo, nulla contro di lei:-))
Pubblicato da: Gaja - 27.09.06 19:48
ma se mettevano un uomo chi si fermava a guardarlo? ciao!
Pubblicato da: andrea branco - 27.09.06 19:52
Ma secondo me il sesso della persona che tira lo sciacquone non è importante: secondo me sarebbe stato meglio pensare proprio a un'altra pubblicità. E' proprio l'associazione tra sciacquone e giornale che mi disgusta e mi lascia senza parole (anche se non sembra, vista la quantità di miei interventi:-)) Ciao, Andrea!
Pubblicato da: Gaja - 27.09.06 19:57
la pubblicità a tutti i costi non esiste, Gaja. Esiste, purtroppo, la pubblicità in tutti i posti.
Pubblicato da: il crudele interlocutore - 27.09.06 20:00
O crudele interlocutore, non crede che, ad esempio in questo caso, pubblicità a tutti i costi e pubblicità in tutti i posti siano due concetti intercambiabili? Nel caso non sia di questo avviso, mi risparmi la crudeltà, la prego. :-)
Pubblicato da: Gaja - 27.09.06 20:17
beh, chiaro che un'altra pubblicità sarebbe stata auspicabile. ma è questa. e il sesso conta, nelle pubblicità. e per me conta pure il fatto che quel "e non puzza" sia messo sotto l'ascella della donna. fatto sta che, dato il nome del quotidiano, potevano giocare su altri aspetti. a proposito del sesso, ma com'è che ogni cosa che riguarda le funzioni intestinali, viene pubblicizzata da una donna? o sono io che ricordo male? mah. ora vado a vedere Profumo...
Pubblicato da: andrea branco - 27.09.06 20:38
Andrea, sai che non avevo notato la posizione del "non puzza" sotto l'ascella della donna? Caspita, geniale! Quanto al resto, sono d'accordissimo con te. Il sesso (soprattutto quello femminile), in pubblicità, conta eccome. P.s. Il libro di Suskind (scusate ma non trovo la dieresi) mi è piaciuto, del film non dicono grandi cose. Poi mi aggiorni? Buona visione.
Pubblicato da: Gaja - 27.09.06 21:15
Subito direi che la sfera organica che è stata scelta per promuovere il prodotto è selettiva verso il basso, ma una delle funzioni principali della pubblicità è demolire il senso di colpa di chi desidera un prodotto eticamente discutibile.
Un copywrighter e un art director lavorano scientificamente e propongono al cliente diverse proposte, il cliente spesso sceglie la peggiore ma la più efficace.
Non è naturalmente una difesa della pubblicità, che detesto con tutto me stesso, ma un richiamare alcuni dei meccanismi tecnici di un fatto così triviale come la metafora escrementizia per vendere parole e notizie.
Abbiamo tutti sufficiente veleno in corpo, anche se non la tua grazia e sintesi, per affondare le nostre unghie in questo argomento e la tentazione nascosta è quella di estrarne comicità fino alle conseguenze più grasse e volgari.
Forse è proprio in questo coinvolgimento goliardico cui siamo, credo, tutti chiamati inconsciamente che mira il suggerimento commerciale, il "non puzza" è il 50% di bugia presente in tutte le pubblicità.
Interessante.
Pubblicato da: rififi - 28.09.06 12:46
Rififi, a me pare invece - e lo dico in tutta sincerità e senza piaggeria - che sia il tuo commento a essere interessante. Tu dici che una delle funzioni della pubblicità sia demolire il senso di colpa di chiunque desideri acquistare un prodotto eticamente discutibile. E quindi io mi chiedo: cosa c'è (o potrebbe esserci) di eticamente discutibile in un quotidiano? Io trovo che associare un veicolo di notizie e di informazioni (quale può essere un giornale come il meridiano) con una funzione corporale "bassa" sia una sorta di autogol. Poi, magari, dopo aver sfogliato il giornale, ci si rende conto che la pubblicità rispecchia perfettamente il contenuto del quotidiano.:-) Grazie per la grazia e la sintesi che mi attribuisci.
Pubblicato da: Gaja - 28.09.06 14:11
L'eticamente discutibile in questo caso sarebbe il fatto che il quotidiano si presenta con una veste appena appena politically incorrect, che cioè millanta di ravanare nei cessi con l'ausilio di un'ammiccante velina, che cioè è un tabloid pruriginoso ma deodorato, il target sarebbe chi di solito legge certe cose di nascosto.
Mi ricordo una vignetta degli anni settanta che diceva pressapoco così: "Quando i borghesi vanno di corpo scoprono il piacere anale, quando i proletari vanno di corpo ci vogliono le fogne", insomma 'sto meridiano sembra la solita merda borghese.
Pubblicato da: rififi - 28.09.06 22:04
Concordo, Rififi, sulla tua spiegazione dell'"eticamente discutibile" e del politically incorrect. Grazie per l'ulteriore intervento.
Pubblicato da: Gaja - 29.09.06 08:02
Gaja è stata superba nel cercare di dare una parvenza di senso a questa pubblicità. Ce l'ha messa tutta. Poi uno alza gli occhi, la riguarda, e il palco crolla. Non so voi, ma a me viene da pensare alla puzza, che li viene citata per dire che non c'è: la sua presunta assenza me la fa venire al naso. E' una pubblicità talmente volgare e sgradevole che non si riesce nemmeno a spiegarne il perchè, tanto è ovvio.
Vogliamo dirlo? E' una cagata pazzesca.
ciao!
Elena
Pubblicato da: elena - 29.09.06 17:54
Elena, grazie. Diciamo che tu hai riassunto in quattro parole ciò che io ho spiegato con 964 parole - o 5337 caratteri - (come da calcoli di Toni).
Pubblicato da: Gaja - 29.09.06 18:39
