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26.09.06
Come si leggono i libri: Fino a sei mesi fa una “libera scelta"
A febbraio ho iniziato una splendida avventura: la critica letteraria. Così, per caso, qualcuno mi ha detto: “a te piacciono i libri, vero? Bene. Allora curerai la rubrica letteraria sul magazine". E sempre per caso mi sono ritrovata a leggere “per contratto". Bel cambiamento. Di necessità virtù: se la mia lettura era scandita fino a sei mesi fa dal mio orologio biologico interno, da febbraio leggo per riuscire a scrivere le mie critiche sulle due pagine che ho a disposizione sul magazine. E’ aumentato il ritmo della mia lettura. Ma non è mutato il gusto che provo nel vivere un romanzo.
Dovendo passare 10-12 ore al giorno dal lunedì al venerdì in redazione per coordinare parecchie cose e per buttar giù i miei “pezzi", afferro un libro alle 22 e lo abbandono solo quando la stanchezza mi distrae eccessivamente. Apro gli occhi alle 6.30 e dopo una veloce colazione riprendo il romanzo chiuso qualche ora prima e lo vivo fino al suono della seconda sveglia (ore 8.30). Così ogni giorno. Come un allenamento eseguito seguendo metodi scientifici con scrupolosità. La programmazione della lettura non impedisce assolutamente al romanzo di farmi sua. Anzi. Credo che questa “preparazione atletica alla lettura" sia riuscita a sviluppare in me concentrazione e resistenza, caratteristiche necessarie per leggere correttamente.
Nel manuale della “lettura per contratto" c’è un’apposita sezione dedicata alla postura da mantenere: sono bandite le sedie e le poltrone, sono ammessi solo letti morbidi e un numero illimitato di cuscini. L’ambiente deve essere isolato acusticamente e i telefoni devono essere staccati. Ho aggiunto una piccola postilla: è severamente vietato imbrattare le pagine di un libro con appunti e orecchie agli angoli. Un libro letto da me rimane intonso. Nuovo. Non amo violentare i romanzi. Desidero rispettarli. L’unica cosa che desidero è quella di farmi “possedere" dalla lettura. Un pò come in un’esperienza amorosa, nell’esatto momento in cui la preda cede alle tentazioni del corteggiatore. E si concede. Penso che una lettura corretta debba lasciare nel lettore - più o meno “sotto contratto" - la sensazione di essere stato posseduto dal romanzo. E’ solo questione di sensualità: si esercita la propria e si subisce quella delle parole. Sensualità e coraggio che vengono esercitati con la lettura. Non è una gara, ma semplicemente una continua “lezione di vita".
Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 26.09.06 07:55
Interventi
"Come un allenamento eseguito seguendo metodi scientifici con scrupolosità. [...] Credo che questa “preparazione atletica alla lettura” sia riuscita a sviluppare in me concentrazione e resistenza, caratteristiche necessarie per leggere correttamente."
Bellissima questa! la preparazione atletica!
Come leggere un libro? con la preparazione atletica alla lettura!
Per esempio le lettere di kafka sono come 300 addominali, I canti del caos sono come 900 flessioni, prima della Vita agra 50 vasche a delfino. E niente sigarette mi raccomando. Ritiro. Silenzio certosino. Ogni tanto un elettrocardiogramma sotto sforzo immaginativo.
Mente sana in corpo sano, anche se nella foto da lettrice pare in punto di fusione, anzi, dato che siamo in rete, di e-fusione :-)
Pubblicato da: andrea barbieri - 26.09.06 22:04
E' il metodo scientifico della parola. Sì, lo conosco, è abbastanza apprezzato a livello internazionale.
L'unica condizione vera è l'amore per la parola, per le storie; metodo scientifico per dare più respiro alla vita che un libro racconta.
E tu ne hai di questo amore. E' evidente.
E ne sembri gelosa. I fogli restano bianchi, al contrario di me, che vi scrivo, vi litigo.
Forse è un modo diverso di possedere ed essere posseduti. Indecisi fra amicizia e sensualità, ma felici dell'incontro. E anche se in apparenza scandita come solito, la vita è diversa.
Pubblicato da: Pietro Pietro - 27.09.06 13:48
Che cos'è il "metodo scientifico della parola" "apprezzato a livello internazionale"?
Pubblicato da: a.b. - 28.09.06 10:20
Ironicamente parlando (e incontrando), significa:
avere in mano un libro; annusarlo; sfogliarlo (e magari leggere l'ultima parola dell'ultima pagina); dedicarvi almeno un'ora al giorno per una lettura piena e rispettosa, senza distrazioni; sapere che il libro al giorno d'oggi è il "bene di lusso" più faticoso e intimo che esista, e forse il più bello.
A quel punto vivere le parole che si accostano proprio per parlarti. Ascoltare.
E magari inserirvi anche 300 flessioni kafkiane.
Leggere.
Ripetere.
Non c'è bisogno di consultare il medico, e la moderazione d'uso è assai relativa.
Pubblicato da: Pietro Fratta - 28.09.06 11:14
Mah, questa cosa che non ci devono essere distrazioni è curiosa, mai letta la parabola del campanello di casa di John Cage?
Ma poi davvero la lettura è questa specie di procedura certificata iso. Io pensavo fosse un gesto di resistenza, di ribellione, di immaginazione, di apertura, di forza, di avventura. Invece qui tutti a raccontare che si mettono gli occhiali, si assettano in poltrona, si concentrano, fanno l'atopia socratica. E' come se uno dovesse parlare di cinema e descrivesse le poltroncine e l'impianto audio.
Ma contenti voi...
Pubblicato da: a.b. - 28.09.06 11:56
Mah, semmai siamo contenti di leggere.
Tu non lo sei, forse? Né ti piace che qualcuno ironizzi? La lettura è un gesto di resistenza, come magari di sensualità, o ribellione, apertura o chiusura, scandalo o concentrazione o evasione. Lo sai benissimo, credo, che la lettura è tanto. Ed è un incontro. Poi essere distratto? Certo, chi ti obbliga all'isolamento?
Ma se qualcuon preferisce prendere un libro, concedersi del tempo tutto suo, immergersi in una magia o perché no l'opposto della magia, è forse un male? Se poi qualcuno racconta come legge o preferisce leggere è solo un modo per parlare un po' di sé e dei ricordi quasi tangibili che la lettura è capace di lasciare.
Qua sopra è scritto che per la lettura è necessaria una gran quantità di cuscini. Ma per lei. A me non piace così. Di solito, almeno. Mi piace leggere anche in spiaggia, al parco, e in tanti modi - o spontaneamente, in libreria, furtivo, fra mille distrazioni o assorto in quell'unica distrazione, ancor prima che il libro lo abbia acquistato. Può essere come assaggiare qualcosa, tendendo la mano, guardando, diffidente e curioso al contempo.
Si sperimenta, si fanno tante cose.
La lettura può consegnarti un pensiero nuovo, una parola colorata di nuovo; e all'ultima pagina, ti rendi conto che sei diverso. Resistenza, passività, amore, odio, tensione? Cosa hai vissuto durante quei giorni di lettura del libro (o anche un solo giorno)? Di tutto di più, si potrebbe dire. Giusto e sbagliato. Io ho vissuto me stesso. Non m'importa di fare atopia socratica, a meno che un cuscino dove stendersi comodamente, o restare seduti, o restare in piedi, riguardi quella questione. Chissà. Contento tu, contento io, contenti noi.
E al prossimo libro potrei essere scontento. O d'accordissimo con te. E non considerare le poltroncine, né l'impianto audio che così bene fanno ascoltare i dialoghi di quel film.
Al prossimo libro racconto di me diversamente, di un'esperienza diversa. Un buon libro rende te stesso un'esperienza.
Ma fortunatamente sono sempre io: amo leggere. E sono contento, sai? Ché amo leggere in tanti modi senza sapere quale sia sempre il modo giusto, e capire che altre persone leggono in nuove infinite maniere - perché stare a criticarle? Il bello è che leggono. E che leggo.
E che possiamo discuterne.
Pubblicato da: Pietro Fratta - 28.09.06 12:27
E non dimentichiamo l'ironia in quello che ho scritto...
Pubblicato da: Ilaria L. Silvuni - 28.09.06 12:46
ben detto pietro! W la lettura ;-) ...specie quella intrepida, ardente di curiosità, avida e quasi furtiva che prende anche me in libreria prima di comprare un libro...proprio io che amo ritagliarmi quasi in un religioso silenzio, in una statica e rispettosa qiuete quando leggo...ma quando sono lì in libreria, no...là ci siamo solo io e LUI, il LIBRO, che riesce ad assorbirmi, ad annullare gli odori, i rumori, la congusione, le luci, il freddo ed il caldo...cosa strana..lo so,sembro un pò matta...ciauz a tutti
Pubblicato da: steppa - 28.09.06 13:27
Ilaria, io ti avevo presa sul serio, non avevo capito che ironizzavi sulla storia dell'allenamento, pensa che mi sono bevuto persino che hai due sveglie...
Però rimane la domanda: la lettura è un fatto mentale e allora che c'entrano i cuscini?
Pubblicato da: a.b. - 28.09.06 14:34
Ma sì, caro Andrea! Ironia e convinzione. Il mio modus operandi è quello. Allenamento puro. Meticoloso. Scientifico. I cuscini aiutano a sopportare la fatica. Il silenzio a restar soli con il libro. Non so, è come quando sei in intimità con la tua META' DEL VOI... sei serio, ma cerchi di infilare l'ironia per sopravvivere e per vivere correttamente il momento condiviso. (Spero di essere stata abbastanza chiara. Sto scrivendo di nascosto!)
Pubblicato da: Ilaria L. Silvuni - 28.09.06 15:02
Uhm, ironia & convinzione...
Senti Ilaria mettiamo in chiaro come ti vedo io. Tu per me non sei una bella ragazza. Tu sei una ragazza giovane, nel senso di una nuova leva. Che cosa fa una leva? solleva!
Te lo cacci nel testone mezzo addormentato che bisogna essere incazzati e sollevare le scatole della gente sollevando problemi e veli?
Cosa me ne importa della tua lettura tra i cuscini... niente! robetta spompata! Dimmi concretamente come la lettura ti porta a scassare le palle ed ecco che ritorniamo in tema e magari facciamo centro.
Pubblicato da: a.b. - 28.09.06 16:19
Caro Andrea,
fammi finire una critica e ti rispondo!
Pubblicato da: Ilaria L. Silvuni - 28.09.06 17:15
Una (bella o brutta non importa) giovane leva cosa deve fare se non leggere? Leggere bene e tanto. E anche rileggere. Allenarsi e faticare per comprendere, per imparare. Deve continuare a credere nel potere della Letteratura e - se ne è capace - cercare di trovare la giusta forma per lasciare il proprio contributo. Dunque DEVE leggere, RILEGGERE e applicarsi senza dimenticare - nel momento in cui deciderà di scrivere qualcosa - della RESPONSABILITA' che la parola gli darà. Perchè la parola LETTA o SCRITTA PESA. Per affrontare i grammi, gli etti o chili della parola bisogna essere ben allenati. Leggere in silenzio (a parer mio) è l'unico modo per riuscire ad ascoltare durante la lettura anche la propria voce. Le ore afone dedicate a un libro vengono "disturbate" solo dall'intervento - più o meno educato - della nostra parola, della nostra voce. Ed ecco che entra in scena quella che tu, Andrea, definisci "incazzatura": la reazione allo stimolo, alla provocazione o alla noia che il libro ci DEVE OFFRIRE. La mia voce si alza o sussurra nel momento in cui provo a scrivere una critica. Nell'istante in cui entra in gioco, il lettore tutto si capovolge: la trama diventa l'ordito e l'inchiostro dalle pagine stampate si riversa nelle nostre vene. Ecco la giovane leva che dopo essersi applicata nella lettura inizia a scrivere... come diceva Pasolini... inizia a descrivere delle descrizioni. E io aggiungo: inizia a tradurre delle emozioni. Forse le mie piccole critiche posso risultare "spompate", robetta da poco, insomma... E ben venga se "scassano le palle", perchè se alla fine della lettura delle mie recensioni il lettore si sente innervosito allora vuol dire che ho fatto centro. Ah... mi chiedevi dei cuscini. Sai cosa ti dico? Che avere del morbido attorno serve sempre!
Pubblicato da: Ilaria L. Silvuni - 29.09.06 16:25
Refuso! Correggo una frase: Nell'istante in cui entra in gioco il lettore tutto si capovolge: la trama diventa l'ordito e l'inchiostro dalle pagine stampate si riversa nelle nostre vene.
Pubblicato da: Ilaria L. Silvuni - 29.09.06 16:29
La propria voce spesso si trova fra anima e corpo. Insomma, è come se si muovesse dentro di noi, senza necessariamente uscire.
E una lettura la accorda a misteriose necessità, a un bisogno di sapere, di sentire delle emozioni, formulare nuovi pensieri. E spesso è uno sforzo maledetto, un confronto quasi sgradito. Duro. Un peso, una responsabilità, un incontro. Un incontro di cui non si conosce l'esito. E se sai questo, Ila, posso capire la tua "preparazione" atletica-mentale... Il desiderio sincero di accostarti al potere concreto della letteratura. Quel potere che chiede, costringe, vuole un tuo cambiamento. E se questo c'è stato puoi comunicarlo, anzitutto con le tue critiche, atipiche magari, eppure familiari e più vincenti di altre. Meritevoli di attenzione e condivisione.
E un altro lettore si accoderà senz'altro al libro che ha già colpito te.
Pubblicato da: Pietro Fratta - 29.09.06 18:19




