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04.09.06
“Lo mio maestro"
Marziano Guglielminetti amava i gatti e la letteratura.
E questo avrebbe fatto di lui un membro ad honorem di vibrisse bollettino, ma purtroppo si è spento venerdì e oggi verrà sepolto. In questo tempo dove ognuno si crede “sapiente", dove la maggior parte sa già tutto, in quest’epoca che non ha bisogno di maestri, ci troviamo a piangere la sua scomparsa . Guglielminetti è stato un maestro per il suo rigore nello studio e per la sua passione, civile e artistica, che hanno formato molti giovani studiosi.
Lui era un maestro normale. Non aveva nulla di “fascinoso" o luminoso, se non la chiarezza con la quale ti portava a leggere un testo, fosse una lirica di Campanella, una pagina di Alfieri o D’Annunzio o i versi dell’amato Gozzano o di Pavese, di cui curò l’introduzione al volume Le Poesie con uno scritto lucido, che metteva in luce un Pavese diverso, lontano dallo stereotipo frusto dell’uomo di pena, che ha appesantito l’opera dell’autore della Luna e i falò.
L’attenzione di Guglielminetti, infatti, era tutta puntata su due grandi categorie interpretative: la vita e l’opera. E’ difficile, sfogliando le sue pagine che qualcuno possa leggerci della sociologia della letteratura, dello psicologismo o, peggio, qualche strizzata d’occhio alla moda del momento. Nei suoi libri si trova al contrario una “devozione" al testo, a ciò che la “lettera" in prima istanza dice ai lettori. La letteratura, nelle sue lezioni, diventava una fitta trama di relazioni, un dialogo incessante che ognuno di noi intratteneva con l’autore, che a sua volta si confrontava con i grandi del nostro canone (Dante, Petrarca, Boccaccio). Nessuna opera, ci insegnava, poteva dirsi separata dalla vita dell’autore: Guglielminetti era affascinato dall’humus di esperienza quotidiana, di letture, di incontri, di scorni, nel quale fiorivano le pagine degli scrittori. La sua indagine era tesa alla ricerca di quel quid misterioso, nascosto nel rapporto stringente tra la vita e l’opera. E’ per questo che i suoi studi più interessanti sono quelli legati all’autobiografia, ad Alfieri e D’Annunzio (senza dimenticare il suo interesse per la letteratura secentesca).
Dell’autobiografia lo affascinava, soprattutto, la messa in scena dell’Io. Lo colpiva il “come" una persona, un uomo, diventava personaggio. Per lui la tensione era tutta dantescamente contenuta nell’irrisolta crasi tra “fatto" e “dir". La scrittura è sempre un precipitato della vita, una combinazione chimica, il risultato di un setaccio. Un tema, quello dell’impossibilità di dire la vita senza mediazione, che è tornato di stretta attualità con i libri di Walter Siti, con Kamikaze d’Occidente di Scarpa e con La Cultura Enciclopedica dell’Autodidatta di Bregola. Ci mancherà, proprio per questo, il poterci confrontare con la sua cultura e con il suo scetticismo, che poteva infastidirti, ma che alla fine ti arricchiva, rendendoti sempre più curioso di apprendere, leggere e imparare.
Un buon maestro, infine, sa dirti il “limite" e tracciarti un confine. Guglielminetti ci ha insegnato come la letteratura da sola non sia nulla, come essa debba sempre confrontarsi con la vita, con la nostra esperienza quotidiana. Il suo insegnamento, quindi, assumeva connotati morali e da qui la sua attenzione per i testi di Primo Levi e della letteratura della deportazione, a suggerire che ogni opera d’arte è tale solo se si confronta non solo con il bello, ma anche con il vero.
E’ questo, oggi, il suo lascito: un grande amore per la letteratura, un amore velato di malinconia e di ironia, simile a quello descritto da Renato Serra: “Questa letteratura, che io ho sempre amato con tutta la trascuranza e l’ironia che è propria del mio amore, che mi son vergognato di prender sul serio fino al punto di aspettarne o cavarne qualche bene, è forse, fra tante altre, una delle cose più degne".
Marziano Guglielminetti è stato un maestro, lo è ancora. Io, pero, non riesco a figuramelo seduto dietro ad una cattedra, ma lo immagino come uno di “coloro/ che corrono a Verona il drappo verde/ per la campagna; e parve di costoro/ quelli che vince, non colui che perde".
Pubblicato da Demetrio Paolin, il giorno e l'ora: 04.09.06 09:29
Interventi
Quando ero all'università e preparavo la tesi, il mio professore mi disse: "Cercate i maestri. Non perdetevi dietro a chi affastella parole senza senso". Il tuo è un pezzo bello e rigoroso, senza fronzoli melensi. È già tanto averlo conosciuto, aver avuto la fortuna di imbattersi in un maestro così.
Pubblicato da: Gaja - 04.09.06 09:49
un abbraccio e un grazie, per avermi presentato un maestro.
Pubblicato da: copydifiducia - 04.09.06 10:37
ohporc! quando è successo, demetrio? sai mica dove sarà officiato il funerale, eventuale camera ardente, ecc? ti ringrazio
Pubblicato da: un suo ex-stud - 04.09.06 10:51
Grazie Dem. Non lo sapevo. Ma ora sì. Grazie.
Pubblicato da: andrea branco - 04.09.06 11:02
Però questo pezzo è pieno di refusi e errori di sintassi. Un tributo dovrebbe avere una forma impeccabile, tanto più se dedicato a un critico letterario. Peccato.
Pubblicato da: tuttociòstride - 04.09.06 11:06
il funerale è oggi alle 2 presso la Chiesa della Crocetta a Torino.
ho trovato un refuso e un errore, che ho tolti. grazie a tutti per l'attenzione e la lettura.
d.
Pubblicato da: demetrio - 04.09.06 11:32
Ti do una mano per i refusi che sono restati:-):
"molti di giovani studiosi"
"interprative"
"all’autobiografia ad Alfieri" (di?)
"letteratura del secentesca"
"quelli che vince, non colui che
perde”. (stessa riga?)
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 04.09.06 11:43
Credo sia difficile scrivere qualcosa per qualcuno che si è sentito, si sente, come il proprio maestro. Non è che si considera maestro una persona qualsiasi. Non è che i sentimenti siano poi tanto perfetti. Quei refusi potrebbero anche essere "il confronto con la vita". Siamo sporchi siamo corpi che stridono e sfregano sudano gocce d'imperfetta sfericità. E niente.
Pubblicato da: andrea branco - 04.09.06 12:18
Andrea, sono perfettamente d'accordo con te. Hai saputo dirlo con le stesse parole che avrei voluto usare io ma che non riuscivo a mettere in un ordine coerente. abbracci.
Pubblicato da: Gaja - 04.09.06 12:28
io dei refusi non m'ero accorta. E questo mi capita quando un pezzo mi cattura.
Pubblicato da: alice - 04.09.06 14:59
Un maestro é qualcuno che corre. Che ti corre incontro sempre.
Il maestro é immortale, perché resta dentro di te. Le sue parole i suoi pensieri sono scolpiti nella tua memoria. E non finirai mai di ringraziarlo. Anche se lui non voleva essere ringraziato. Un maestro ti dà. Non chiede nulla. Gli basta dare per essere.
Questa la generosità di un maestro. La sua eternità. Il suo correre verso il vento a caccia di parole, di idee, di utopie
che sono anche tue.
Le tue idee, i tuoi pensieri, le tue utopie Demetrio!
Pubblicato da: stefania nardini - 04.09.06 16:12
Sono rientrato dopo un periodo di soggiorno all'estero e, solo oggi, ho saputo della scomparsa di Marziano Guglielminetti. Sono affranto e non posso non pensare agli anni dell'Università al fianco del "maestro". E' stato per me una guida importante e grazie a lui ho avuto l'opportunità di conoscere e studiare la scrittura dell'Io. Ho condiviso la passione e l'interesse per d'Annunzio, per la sua scrittura intima ed epistolare e, ancora grazie a lui, ho scoperto il tesoro inesauribile custodito al Vittoriale di Gardone Riviera. Grazie, Marziano, per avermi aiutato a crescere.
Pubblicato da: Paolo Tamagno - 22.09.06 14:58