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26.08.06

Magliani, quel «noir» di confine

di Fulvio Panzeri

[Questo articolo di Fulvio Panzeri è apparso nel quotidiano Avvenire il 3 agosto 2006. gm] [tutti gli articoli su Marino Magliani]

Clicca qui per leggere la scheda del libroÈ decisamente una scoperta e una sorpresa il primo romanzo che Marino Magliani pubblica da un editore importante. Si intitola Quattro giorni per non morire (Sironi, pagine 158, euro 12,90) e ci impone la voce di uno scrittore vero, autentico che si muove sulla linea di altri grandi autori liguri, tra i quali lo stesso Giuseppe Conte, ma soprattutto l'amatissimo Francesco Biamonti, di cui troviamo tracce e omaggi nascosti tra le righe di questa storia che è troppo facile (e conveniente) definire «noir». Magliani è scrittore di «confine» in senso autentico come lo era Biamonti, anche se quest'ultimo è più lirico, più di dimensione metafisica. Per entrambi, però, la Liguria al confine con la Provenza è una metafora che porta incisi i segni di una incertezza esistenziale, di un abisso sul quale affacciarsi per affrontare l'idea della morte, attraverso uomini che dalla morte sono inseguiti, che cercano di non soccombere a quest'ombra che vanifica la luce di vita, quella luce che nel paesaggio ligure e nella scrittura di Magliani diventano forma di una interrogazione dell'esistenza.
Il «nero» che troviamo in questa storia è tutto nel cuore dei protagonisti, nel loro abbandono e nella loro disperata possibilità di ritornare.

Rimane negli occhi la figura di Gregorio, detto il Colibrì, che dopo un'avventura sbagliata in Sudamerica, dove ha lasciato l'amico archeologo, Leo, forse scomparso in un carcere cileno, dove ha contratto una malattia tropicale, una rara forma di malaria, ritorna in Italia e a Roma finisce in carcere per traffico di cocaina. Da Regina Coeli può tornare al vecchio paese, a Fontanelle, in una delle valli liguri della zona tra Imperia e Ventimiglia, quattro giorni per andare al funerale della madre. Sono i «quattro giorni» di cui parla il titolo che rappresentano anche lo spazio temporale ristretto in cui si svolge il romanzo, ma che Magliani ha la forza di dilatare a ricognizione di un'intera esistenza, con la morte che insegue, con il bisogno di fuga per andare finalmente a farsi curare dalla malattia. Ci sono i ricordi, ma soprattutto c'è questa riflessione sul paesaggio ligure, sull'ancestrale tema della terra che è rimasta negli occhi e sulle mani, quasi riflesso delle distese d'ulivi che hanno segnato l'infanzia.

Magliani da anni vive in Olanda, dove ha moglie e figli, ma ha connaturato in sé questa dimensione della Liguria, delle sue valli dove si misura il peso del mondo e della propria solitudine, dei suoi paesi, come Fontanelle che fa da sfondo alla storia, e identificato da «una chiesa dai muri color di terra, pieni di buchi da cui a ogni ora di campana scappava un volo di piccioni. Un nodo di portici e loggiati e un punto della scalinata da cui partivano quaranta case del sedicesimo secolo, attaccate una all'altra per risparmiare le pietre di trentanove muri». La scrittura secca e essenziale di Magliani incide il racconto come il vento sulle rocce, quelle stesse che stanno sopra il paese, appese al cielo che «imbrunivano l'aria, rocce affioranti dalle terrazze e immobili come un volo di colibrì sul fiore».

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 26.08.06 22:12

Interventi

insisto: LEGGETELO ASSOLUTAMENTE!

Pubblicato da: gianni biondillo - 27.08.06 00:52

Concordo. Riguardo a Marino ho il rammarico di non aver fatto in tempo ad inserirlo nel mio "Generazioni a confronto nella letteratura italiana", che era già in stampa presso l'editore torinese Marco Valerio. Invece ci sei tu, Gianni:-) Scherzo, neh? Sei in compagnia di un sacco di bei nomi: Alvaro, Angelini, Bassani, Benni, Berto, Biamonti, Biondillo, Capone, Cappelli, Capuana, Chiara, Cicognani, Cilento, Colombati, D'Arzo, De Carlo, Deledda, Dell'Era, De Roberto, Desiati , Farina, Ferrandino, Franchini, Fucini, Natalia Ginzburg, Giorgi, Krauspenhaar, Lagorio, Morale, Morante, Moresco, Nori, Nove, Paglieri, Parise, Pazzi, Piperno, Pirandello, Quarantotti Gambini, Livio Romano, Russello, Giuseppe A. Samonà, Scarpa, Serao, Tramutoli, Verga, Veronesi, Vitale.

Del romanzo di Marino scrissi su vibrisse qui:
http://www.vibrissebollettino.net/archives/2006/05/marino_magliani.html

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 27.08.06 07:49

Mi viene in mente solo ora che qualcuno potrebbe (ma non credo, io sono soltanto un piccolo piccolissimo lettore) domandarsi perché sia stato escluso dalla mia lettura. La ragione sta nel fatto che quest'ultima raccolta è stata preceduta da altre due, che hanno preso in esame questi altri narratori:

Nel volume: "Quaranta letture - Percorsi critici nella letteratura italiana contemporanea", Marco Valerio Editore, 2004, sono stati raccolti i seguenti autori: Ammaniti, Baldini, Barolini, Bianciardi, Bilenchi, Ciabatti, Cialente, Conti, Fenoglio, Ferracuti, Gadda, Mari, Mozzi, Palazzeschi, Pallavicini, Papini, Stelzer, Tobino, Tomizza, Tozzi, Trevisan, Vinci, Sgorlon, Zena.

Nel volume: "Quarantatre letture - Il sud nella letteratura italiana contemporanea", Marco Valerio Editore, 2005, sono stati raccolti i seguenti autori: Abate, Alianello, Brancati, Bufalino, Loreta Cerasi Mandrelli, Compagnone, Consolo, Corti, De Luca, Dessì, Angelo Fiore, Incoronato, Jovine, La Capria, Mario Mandrelli, Marotta, Montesano, Nigro, Ortese, Ottieri, Pomilio, Prisco, Domenico Rea, Salvatore Satta, Sciascia, Silone, Tomasi di Lampedusa, Vittorini.

La prossima raccolta che sto preparando per il 2007, invece, avrà soltanto narratori lucchesi che hanno avuto e (per i viventi) hanno notorietà. Saranno una ventina (eh sì)

Poi il mio lavoro sarà concluso. Qualcuno è rimasto fuori, lo so, non solo Marino Magliani, ma altri, come Genna, ad esempio, e quelli che sto leggendo in queste settimane, ahimé. Ma ciò che ha inizio deve avere una fine. Mi ero prefisso di impiegare questi 4 anni alla lettura di romanzi della narrativa italiana; ci ho messo tutto l'impegno, ma il tempo rosica la vita...

Forse farò un quinto libro mettendo insieme le mie letture di autori stranieri. Ma ci penserò su.

Insomma, Magliani e Gianni mi hanno dato l'occasione di farmi un po' di pubblicità gratis. Li ringrazio:-)

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 27.08.06 11:23

Un gran bel libro, opera di uno dei pochi scrittori di autentico talento presenti nell'attuale panorama letterario italiano.

Pubblicato da: un passeggere - 27.08.06 21:55

Bene che Panzeri dica che Sironi è un editore importante! Anche a me lo sembra.

Pubblicato da: Bene - 28.08.06 11:17

Io invece non ho letto il libro, ma ho ascoltato l'intervista con l'autore a Fahreneit, alla radio e devo dire che l'ho seguita con grande attenzione e con grande piacere, perchè le cose che ha detto ( che adesso ricordo poco se non per niente, ma ha parlato della Liguria e delle terrazze e dei muretti e di come sia cambiata e cose del genere) mi hanno preso e coinvolto e allora ho detto subito, questo libro me lo compro quando torno a casa. Insomma, forse me lo compro tra un po'.

Pubblicato da: ale - 29.08.06 21:10

E comunque nell'intervista, l'auotre diceva sempre còlibri e non colibrì...

Pubblicato da: ale - 29.08.06 21:13

Ringrazio tutti, e rispondo ad Ale. Nell' intervista ho parlato di un fuciletto che si usava - ahimé purtroppo anch' io - in Liguria per la caccia e che in dialetto si chiamava appunto cólibri. L'altro motivo per cui mi sbaglio sempre é che vivo in Olanda e quassù si dice cólibri...

Pubblicato da: marino - 30.08.06 21:14

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