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31.08.06

Luna di provincia (un lamento)

da Jules Laforgue

Bella, bella Luna piena
grassa grossa come un soldo!

Il Silenzio in lontananza.
Un passante – il vicesindaco! – s’avanza.

Qui difronte un clavicembalo.
In piazza un gatto, di sghembo.

La provincia si addormenta!
E sull’ultimo accordo ha spenta

la finestra il pianoforte.
- Che ora è? Che ora è?

Quieta Luna, quanto esilio!
Cosa dire adesso: amen?

Luna, eterna dilettante
di ogni clima, sempre uguale.

Eri ieri sul Missuri,
su Parigi indugi oggi,

fiordazzurri su in Norvegia
e poi poli, mari, e?...

...ora vedi, lieta Luna,
tu lassù, la carovana

del suo viaggio di nozze!
Lei partì per le Scozie.

Eh! Che guaio, se ’st’inverno
m’avesse preso in parola!

(I miei versi, più che me:
quel che in me c’è, boh, d’eterno).

Luna, Luna vagabonda
siamo forse sulla stessa lunghezza d’onda?

Troppo, troppo! Il cuore muore
trafitto da una notte di provincia.

(E la luna, cara vecchia,
porta i tappi nelle orecchie).

***

Complainte de la Lune en province
di Jules Laforgue

Ah! La belle pleine Lune,
Grosse comme une fortune!

La retraite sonne au loin,
Un passant, monsieur l'adjoint;

Un clavecin joue en face,
Un chat traverse la place:

La province qui s'endort!
Plaquant un dernier accord,

Le piano clôt sa fenêtre.
Quelle heure peut-il bien être?

Calme lune, quel exil!
Faut-il dire : ainsi soit-il?

Lune, ô dilettante lune,
A tous les climats commune,

Tu vis hier le Missouri,
Et les remparts de Paris,

Les fiords bleus de la Norwège,
Les pôles, les mers, que sais-je?

Lune heureuse! Ainsi tu vois,
A cette heure, le convoi

De son voyage de noce!
Ils sont partis pour l'Écosse.

Quel panneau, si, cet hiver,
Elle eût pris au mot mes vers!

Lune, vagabonde lune,
Faisons cause et mœurs communes?

Ô riches nuits ! Je me meurs,
La province dans le cœur!

Et la lune a, bonne vieille,
Du coton dans les oreilles.

***

Lamento Da Lua Nas Províncias
tr. di Régis Bonvicino

Ah! Lua, formosa e cheia,
Gorda, qual fortuna alheia !

A corneta soa ao fundo,
Passa, o senhor adjunto.

Um cravo toca a vidraça,
Um gato atravessa a praça:

É a província que dorme,
Lançando o último acorde!

O piano bate a janela.
Que horas são agora bela?

Tranquila Lua, que exílio!
Preciso dizer que brilho?

Lua - Lua diletante,
De nenhum clima distante,

Viste ontem o Missouri,
E as muralhas de Paris,

Fiordes do norte-europeu,
Pólos, mares, que sei eu?

Lua contente, assim olhas,
O comboio, a esta hora,

De sua viagem de núpcias!
Eles partiram pra Escócia.

Que cena, se, este inverno,
Ela seguisse meus versos!

Lua - Lua navegante,
Sejamos então amantes?

Ricas noites! Eu me deito,
A Província no meu peito !

E a Lua, bondosa velha,
Enfia algodão na orelha.

Jules Laforgue

Tutte le poesie di Jules Laforgue, con saggi di traduzioni in varie lingue.

Jules Laforgue in Wikipedia.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 31.08.06 22:30

Interventi

Ottima scelta, Giulio. Sul sito che segnali non ho trovato la traduzione italiana, di chi è?

Pubblicato da: Andrea Raos - 01.09.06 11:54

Non è una traduzione (ci sono due versi in più...) e l'ho fatta io.

Pubblicato da: giuliomozzi - 01.09.06 12:34

Mi hanno riferito che in passato Lei ha scritto una frase relativa al mestiere del traduttore, in cui affermava che lo considerava un mestiere noioso, o noiosissimo. Lei traduce per diletto? Mi domando se tradurre diventa noioso solo se lo si fa per mestiere, o se la frase mi è stata riferita con imprecisione, o se Lei fa anche cose che la annoiano.

Pubblicato da: gianni - 01.09.06 15:16

Ma: io ho tradotte diverse cose per lavoro, e mi sono sempre annoiato tantissimo. Ho tradotte non molte cose per diletto, e mi sono divertito moltissimo.
Devo dire però che le mie traduzioni "per diletto" sono tutte un po' come questa qui da Laforgue: a dir poco discutibili.

Pubblicato da: giuliomozzi - 01.09.06 16:53

Non ti credo dolce luna
questa è solo un'impostura
so che quel che in lui m'attendo
voce e volto ormai perduto
così tristo lamentare
non è in lui; invano cerco
di trovare simil suono proferito
-uh! faceva- dolce intercalare
tanto amato
eppur non m'accorgevo
che da me l'avea copiato.

Nella notte quieta e scura
come sotto dettatura
della notte siamo i figli
-raucedini e bisbigli,
(la tua tosse forse è tisi)
tu ed io un'impostura
alla faccia della luna.


Pubblicato da: Lu - 02.09.06 17:20

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