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29.08.06
La rivincita degli scrittori italiani delle nuove generazioni
di giuliomozzi
E adesso, chi oserà ancora sostenere che gli scrittori italiani delle nuove generazioni non contino nulla, visto che uno di loro è addirittura sindaco di Roma?
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 29.08.06 18:54
Interventi
Veltroni aveva già pubblicato una raccolta dal titolo "Senza Patricio" e un libro su un musicista jazz il cui titolo adesso non mi sovviene.
Pubblicato da: davide l. malesi - 30.08.06 12:53
Eh, ma questo è "il suo primo romanzo". Quello che tutti aspettavano.
Pubblicato da: informato - 30.08.06 13:30
@ davide
V.VELTRONI, Il disco del mondo, vita breve di Luca Flores, rizzoli, 2003
ciao ciao
Pubblicato da: daniele - 30.08.06 15:05
si ok, ma il manoscritto fosse giunto in una qualsiasi redazione d'Italia in forma anonima in quanti l'avrebbero letto e pubblicato? e lo dico senza aver minimamente letto il libro, puro pregiudizio... :)
Pubblicato da: giacomo - 30.08.06 15:31
@ giacomo
credo (da non addetto ai lavori)sarebbe stato cestinato, senz'altro..
puro pregiudizio anche per me!!!
idea
facciamo una cosa studiamoci le recensioni che usciranno: capendo se verteranno sul testo( e allora i giudizi potranno essere avvalorati dai gusti dei diversi lettori) o se saranno centrati sul fatto che "signora mia, veltroni è tanto una brava persona; chissà dove avrà trovato il tempo per scrivere?"...
ciao
Pubblicato da: daniele - 30.08.06 17:02
al di la di fiumi di parole (di circostanza e non) essendo fra i fruitori delle sue splendide dimenticanze (alludo all'assetto delle infrastrutture e dei trasporti), faccio cortesemente notare, il particolare che fa giustizia di qualsiasi pregiudizio: il libro (dati ricavabili dal link a bol.it) risulta esser stato dato alle stampe nell'anno di grazia 2006 (pare sia questo, sebbene alle porte dell'autunno) è il prezzo di copertina. Da 16,50 Euri a "solo" 11,20. Ci sono altri commenti ?
Pubblicato da: cletus - 30.08.06 20:20
invidiosi
Pubblicato da: ugo - 31.08.06 01:08
Mi piacerebbe leggere un commento di Angela Scarparo. Dove sei finita, Angela?
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 31.08.06 07:59
Cletus, forse eri in calo glicemico quando hai scritto, ma non si capisce una mazza! (o forse lo sono io)
;-)
e.
Pubblicato da: Ezio - 31.08.06 09:06
@ Ezio, la colpa (se di colpa si tratta) è si di un calo glicemico...(ma provvedo, eccome se provvedo...remember "notturno" ? sostenitore attivo dei bilanci della Ferrero), ma anche di un accento sbagliato ed errata punteggiatura. Anyway, intendevo ironizzare sul fatto che, appena uscito, questo libro risulta essere già in saldo del 30%, il che, a mio modo di vedere, fa giustizia di fiumi di parole (leggici dietro la consapevolezza, come qualcuno fra i commentantori qui sopra faceva notare, che trattasi essenzialmente di "atto dovuto": ossia chi scrive è già noto per altri motivi, lecito avere qualche dubbio circa l'effettiva "forza" del testo in quanto tale. In altre parole, a Walter...meno notti bianche più attenzione al trasporto pubblico. E' tutto. (chiaro o devo telefonarti a casa ? :).
PS. si, Bart, la Scarparo comincia a mancare anche a me.
Pubblicato da: cletus - 31.08.06 09:46
Mancando la Scarparo mi autocito:
"D'Alema e Veltroni avevano il tempo di scrivere libri, che venivano pubblicati in quei giorni, rispettivamente dalla Mondadori e dalla Rizzoli. Il libro di D'Alema aveva un titolo davvero curioso: Un paese normale. Non ci crederete, ma parlava proprio del nostro Paese, l'Italia, in preda ad una delle crisi politiche e istituzionali più profonde della sua pur breve storia repubblicana. Il libro di D'Alema, una raccolta di suoi interventi, veniva presentato alla Festa dell'Unità di Genova, e, naturalmente, ad intervistare il segretario del PDS poteva toccare a Biagi, o a Montanelli, o a Santoro, o a Mentana, o a Bocca, o a Lerner, o a Pansa, o a Scalfari, o a Costanzo. Ma solo quest'ultimo era baciato dalla sorte, e così accorreva a rendere omaggio a quello che Vittorio Feltri ormai da tempo soprannominava Spezzaferro. Viene ora a proposito riesumare un'intervista non sospetta che Nicola Chiaromonte, esponente di spicco del vecchio PCI, rilasciò al settimanale Il Mondo nel numero dell'8 gennaio 1970: "Il governo fascista è stato il primo ad avere una vera politica culturale, a distribuire ingenti somme e onorificenze agli scrittori e agli artisti; per alcuni intellettuali questa fu una rivelazione. Altri, invece, personalmente antifascisti, erano convinti, però, che il regime rappresentasse l'avvenire e dopo anni di opposizione finirono per cedere. In questo dopoguerra, molti intellettuali hanno avuto un atteggiamento analogo nei confronti del partito comunista..." Precisa l'intervistatore: "Che, però, è un partito di opposizione..." Risponde Chiaromonte: "Sì, ma è molto potente. Dispone di molti strumenti per fare pubblicità ai suoi aderenti e per favorirli..." Naturalmente, nel 1995, e già da qualche anno, le cose erano mutate, il PDS, erede del PCI, non si trovava più all'opposizione, bensì al potere, ed era assai più potente di prima. E gli intellettuali, si sa, da che mondo è mondo, salvo rare eccezioni, stanno sempre dalla parte dei potenti. E che il PDS fosse potente, non solo gli intellettuali, ma soprattutto le case editrici lo sapevano benissimo e facevano la fila per contendersene i favori.
Anche il libro di Walter Veltroni, edito, invece, da Rizzoli, aveva un titolo nientemale: La bella politica. Ci avreste mai creduto, che qualcuno avesse potuto pensare, con quel che stava succedendo in Italia, a un titolo simile? La stupefacente idea, invece, l'aveva avuta nientemeno che il direttore de l'Unità, il vice di Prodi. Dove stava mai di casa la bella politica, qui in Italia? Dove l'aveva incontrata Veltroni?
(da "Cencio Ognissanti e la rivoluzione impossibile", stampato da me, a mie spese, qualche anno fa).
Quei libri intendevano diffondere rassicuranti profezie sul nostro futuro. Oggi vediamo quanto fossero lungimiranti i loro autori...
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 31.08.06 10:29
Scusate, ma io non ci trovo nulla di male se Veltroni ha la passione per la scrittura e pubblica un romanzo. La Santanchè ha pubblicato un libro e non mi sembra ci sia nulla di male anche in questo caso.
Amico Cletus, mi sembra anche un po' "semplicistico" dire: Veltroni usi il suo tempo libero per pensare ai trasporti pubblici. Allora io e te cosa stiamo a fare qui? Io dovrei pensare solamente alla Medicina, tu al tuo lavoro. Ti dirò che a me rassicura anche l'idea di avere un sindaco che non sia semplicemente un burocrate. Il plebiscito ottenuto con la riconferma di Veltroni mi fa sentire meno solo.
Se ti riferisci poi agli sconti on line (vedo ad esempio su IBS, 20%), mi sembra di aver capito che su internet hanno quei tassi di sconto o i remainders (arrivano anche al 50%) oppure i libri bestseller (difatti lo stesso "Caos calmo" è al 20% di sconto). Come considerare il 30% di Veltroni? Remainder o bestseller?
Federico
P.S. Non comprerò il libro di Veltroni, però mi stupisce tutto questa can can... Nessuno si è scandalizzato quando l'aspirante deputata europea Iva Zanicchi ha pubblicato il libro dall'imbarazzante titolo "Polenta di castagne". Dopo quell'imperdonabile silenzio generale, tutti possono pubblicare un libro. Tutti!
Pubblicato da: Federico - 31.08.06 11:11
Infatti: non c'è nulla di male se Walter Veltroni pubblica un romanzo.
A meno che non sia un brutto romanzo (non so com'è, non l'ho ancora neanche visto in libreria), ma questo vale per chiunque (e vale di più per chi fa lo scrittore come *primo mestiere*).
Poi, vabbè, la santificazione in vita di Veltroni mi fa, come dire?, un po' impressione. Ma questo è un altro discorso.
Pubblicato da: giuliomozzi - 31.08.06 11:52
Cletus: occhei occhei, ricevuto.
Io penso che Uolter non sia il primo e non sarà l'ultimo a pubblicare un romanzo in virtù del suo nome. Dà fastidio all'inizio, poi lo si dimentica. Le due pagine-due di Citati (mi pare) sul romanzo di Scalfari? Ne vogliamo parlare?
ezio
Pubblicato da: Ezio - 31.08.06 14:33
@ Federico, per amore di precisione. Caos calmo (che sto leggendo attualmente) è stato dato alle stampe (se non ricordo male) ben prima della vittoria dello Strega. La copia che mi è stata regalata è stata acquistata a prezzo pieno, ripeto, appena pochi giorni dall'arrivo in libreria. Quanto alle politiche di prezzo sui testi, c'è il "padrone di casa" che può illuminarci entrambi. Tuttavia (qui un tuttavia ci stava benissimo, secondo me) cercando si spersonalizzare il caso Veltroni, nulla mi toglie dalla testa che dietro a questo (come ad altri sconti) ci sia il tentativo di mandare ai remainders meno roba possibile...(della serie: "cerchiamo di raschiare il barile quanto sia possibile". E questo, perdonami, la dice lunga circa l'effettiva portata di queste operazioni, dove a valere è il nome.
PS. perchè invece non lo compri tu, davvero, e poi lo recensisci in bottega ? Magari stiamo tanto a fare i gradassi ed è invece un gran bel testo. :)
Pubblicato da: cletus - 31.08.06 15:21
Per amor (condiviso) di precisione. Su IBS è frequente che alcune novità (specialmente libri "da classifica") vengano venduti a prezzi scontati. Qualcuno più esperto può forse spiegarci il perché. Io questo non lo so. Mi sembra (a ricordo) che Veltroni abbia venduto bene con il precedente.
Dici che invece questo romanzo sia destinato a non vendere e che quindi preventivamente si debba lavorare affinché non restino invendute vagonate di copie? Non mi spiego bene questo ragionamento.
E' ovvio che il nome di chi scrive un libro condiziona la strategia della casa editrice.
Però non capisco da cosa tu deduca che Veltroni stia usufruendo di una "strategia di favore". Io dico: potrebbe anche essere, ma come si fa a dirlo?
Non ho intenzione di comprarlo (ho finanze limitate e preferisco andare sul sicuro). Potremmo leggerlo un po' alla volta da MelBookStore, seduti ai divanetti. :)
Pubblicato da: Federico - 31.08.06 16:48
Caro Giulio, di ritorno da un lungo viaggio dove non si può navigare in Internet (e forse mai si potrà, purtroppo) rientro in palla per ... darti completamente ragione! Con Bart, invece, abbiamo una concordanza più consolidata e qui di nuovo confermata.
Ma avete letto la recensione (!?) di Dacia Maraini sul Corriere dlla Sera? Ha trovato "tracce" di Pirandello e di Conrad!!
Io non lo comprerò, almeno fino a quando qualcuno di cui mi fido non mi avrà giurato che si tratta di un buon libro. E non è un pregiudizio, ma qualcosa di più: una legittima difesa!
Ciao.
za'
Pubblicato da: za' - 01.09.06 00:50
Za': prima di darmi ragione, controlla che cosa ho detto.
Pubblicato da: giuliomozzi - 01.09.06 07:59
Per Federico e Cletus, circa il prezzo del libro. Mi pare evidente che il "primo romanzo" di Veltroni si vende - all'inizio - non perché sia un buono o cattivo romanzo (io non ho idea se sia buono o cattivo, e la cosa non è in questione qui) ma perché è il "primo romanzo" di Walter Veltroni.
Nota. Perché tanta enfasi sul "primo romanzo"? Non solo perché un romanzo vende meglio di un libro di racconti. Ma perché, dicendo che questo è il "primo romanzo" di Veltroni si dice: "Veltroni è finalmente diventato adulto: basta con i libretti sul cinema, le figurine Panini o che altro; basta con i racconti, roba da esordienti: questo è un *Romanzo*, roba da grandi".
Sul Veltroni "santo subito", non ho voglia qui di discorrere. Ma certamente Veltroni è un uomo politico che, a prescindere dalla qualità del suo lavoro politico e amministrativo, è bravo nell'automarketing. Un automarketing fatto a tutto campo: dalla misurata e oculata esposizione mediatica alla minuziosa presenza nelle occasioni di incontro, discussione, mediazione ecc. ("Dove chiunque manderebbe un assessore", mi dice un amico romano, "Veltroni ci va lui").
Ora, in che modo va lanciato il "primo romanzo" di Veltroni? Sicuramente non come un normale romanzo; non come un'opera letteraria tout court; ma, piuttosto, come un oggetto di conversazione. Nelle ultime quarantott'ore almeno cinque persone mi hanno chiesto: "Ma com'è, questo romanzo di Veltroni?". Alla mia risposta: "Non ho idea", tutte e cinque hanno reagito dicendo, con un sogghigno: "Non hai la minima intenzione di leggerlo, vero?"; al che io ho chiuso: "Non ho detto questo. E' uscito l'altro ieri, perdiana!, e non ne so ancora niente". Queste persone manifestavano una grande desiderio di parlare male di questo romanzo, e speravano che io dessi loro qualche spunto, qualche contenuto di conversazione da adoperare in società.
Allora, poiché la "conversazione" è uno strumento di marketing che funziona sono se parte immediatamente e massiciamente, Veltroni/Rizzoli hanno organizzata una promozione massiccia. Oltre all'articolo di Maraini nel "Corriere", non è da dimenticare la copertina del "Venerdì", supplemento di "Repubblica", con annesso servizio di pagine e pagine - servizio il cui senso è più o meno questo: il romanzo di Veltroni riassume tutti i temi della narrativa italiana degli ultimi quindici anni.
Se ho bisogno di provocare una massicia "conversazione" intorno al libro, ha senso che io faccia una promozione con forti sconti. So che il lettore comprerà il libro spinto dal bisogno di conversazione, non dal desiderio di leggere un'opera letteraria; e del libro si parla oggi, non domani; quindi so che *oggi* posso far comperare il libro, *domani* sarà tutto più difficile. Se *oggi* supererò una certa massa critica di vendite (e di letture: perché è una favola che certi libri vengano comperati e non letti: magari vengono leggiucchiati o interrotti), la conversazione durerà più a lungo, e diventerà più massiccia, e allora la desiderabilità del libro si consoliderà e potrò smettere di fare queste promozioni.
Confusamente, ma mi pare di essermi spiegato.
Pubblicato da: giuliomozzi - 01.09.06 08:15
Perfetto. Mi sembra tutto più chiaro, ora.
Tutto questo parlare mi sta facendo venir voglia di leggerlo. Un po' come Pulsatilla. :)
Pubblicato da: Federico - 01.09.06 10:33
Giulio: ho letto e ri-letto (anche il post successivo) e confermo di essere d'accordo. E mi spiego (spero meglio): Ok che non c'è nulla di male che il Signor W.V. pubblichi un libro (oltre tutto ne ha già pibblicati diversi altri, anche se non propriamente "romanzi")"a meno che non sia un brutto romanzo" e questo "vale per chiunque"; Ok che per la santificazione in vita "fa impressione".
Nè tu né io l'abbiamo letto, però (almeno a me) fa ancora più impressione che qualcuno, avendolo letto, vi abbia trovato "tracce" di Conrad e di Pirandello o, come tu stesso dici, il riassunto di "tutti i temi della narrativa italiana degli ultimi quindici anni".
In conclusione: se, un giorno o l'altro, leggerò una TUA recensione positiva o un TUO giudizio di leggibilità (poichè di te mi fido), allora comprerò anche questo libro, sperando che non finisca nello scaffale degli "illeggibili", come è successo in (pochi) altri casi, dato che se mi fido di te nell'acquisto non è detto che poi i nostri "gusti" debbano necessariamente coincidere.
za'
Pubblicato da: za' - 01.09.06 19:39
Confesso: questi romanzi scritti da personaggi noti per altri motivi (che poi sono i romanzi o comunque i libri che vendono di più) non li compro mai. Per fortuna non leggo più i quotidiani da tempo né le riviste di chiacchiericcio, e non vado perciò incontro a tentazioni. Non li leggo fino a prova contraria, ossia non ne trovo scritto qui o sulle riviste letterarie a cui sono abbonato (Stilos e Nuovi Argomenti)da persone che godono la mia stima.
Comprai per la verità quel primo romanzo di Faletti, ma a distanza di qualche anno è sempre lì intonso e mi ferma il pensiero che, essendo per di più voluminoso, mi faccia sacrificare del tempo a danno di altri autori che considero meritevoli di attenzione. Oggi sta nella mia libreria, sperduto tra i tanti libri, e penso che ormai la voglia di leggerlo sia tramontata.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 02.09.06 07:52
Bene, Za'. Eravamo davvero d'accordo (è un avvenimento).
Bart: il romanzone di Faletti è ottimo per un lungo viaggio in treno o in traghetto. Copre l'andata e anche il ritorno, non impegna il cervello, fa passare il tempo.
Pubblicato da: giuliomozzi - 02.09.06 09:34




