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27.08.06
Dopo Carosello - La propaganda non ha religione
In un recente articolo su vibrisse, questo, Giulio Mozzi mette al centro dell’attenzione la figura dell’editore (principalmente di giornali) e del suo ruolo. In Dopo Carosello si parla in senso lato di pubblicità, e di norma un editore la pubblicità la pubblica o non la pubblica secondo vari principi economici e/o morali. La pubblicità quindi non ha un suo editore ma un committente che, fra le varie voci di spesa, paga l’editore del media che gli interessa per poter pubblicare la sua comunicazione.
Ci sono dei casi, però, dove il committente è un po’ editore, cioè quelli come la Pubblicità Progresso o l’equivalente statunitense PSA (Public Service Announcement). Non credo servano spiegazioni: organizzazioni pubbliche e private di varia natura la utilizzano, con risultati alterni, per parlare di temi legati alla salute, all’ambiente, alla società e ai suoi problemi.
Di recente, questo genere ha visto un caso di grande interesse. Non credo sia il primo di questo tipo, ma penso crei ugualmente un precedente.
Sulla tv irachena quest’estate è andato in onda questo spot, pensato per scoraggiare gli attentati suicidi.
E’ stato realizzato a Los Angeles con il lavoro congiunto di una casa di produzione statunitense e di una omologa libanese.
La scritta finale è tratta da una sura del Corano (5, 32), e dice: chiunque uccida un uomo che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra, sarà come se avesse ucciso l'umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l'umanità. Il terrorismo non ha religione.
In questo articolo di NewsWeek, uscito alla fine del giugno scorso quando lo spot era in lavorazione, troviamo in merito molti spunti interessanti e tutti i tipici discorsi da “dietro le quinte" che accompagnano uno spot importante: il costo (oltre un milione di dollari) e le dichiarazioni di un responsabile (non so se sia il regista) come: “Useremo delle macchine da presa come quelle usate nel film Matrix per dare l’effetto del tempo che si ferma. Invece di mostrare le ambulanze dopo il lampo dell’esplosione, mosteremo la strada prima, durante e dopo l’attacco. Questo comunicherà l’orrore, la strage, il prezzo in vite umane che questi attacchi fanno pagare a civili innocenti."
Una domanda sorge spontanea. Chi ha commissionato questo spot? Chi può pianificare sulla tv irachena (e probabilmente nel resto del mondo arabo anche se non ho conferme dirette) senza problemi un messaggio di questo tipo?
La risposta mi inquieta: non si sa. Segreto. “Donatori" che preferiscono mantenere l’anonimato, riporta Newsweek, che hanno prodotto questo spot ma anche campagne stampa collegate a questo sito, che porta il motto finale dello spot: il terrorismo non ha religione.
La mia inquietudine nasce dal fatto che questo tipo di comunicazione trae buona parte della sua forza proprio dal fatto di venire da un committente noto, che dà contesto e credibilità a quanto presentato: qualunque annuncio di Amnesty International o di Greenpeace di quelli belli e tosti perderebbe molta della sua efficacia se a firmarlo non fossero loro (triste, magari, ma è così).
Leggendo il sito, si intuisce che dietro Terrorism has no religion ci possano essere dei musulmani che interpretano il Corano in modo opposto ai terroristi, per farla semplice e corta. Persone impegnate a diffondere quelli che secondo loro sono i veri dettami dell’Islam, visto come religione tollerante e non come base teorica per giustificare spargimenti di sangue.
Ma è forse troppo semplice per non arrivare a pensare anche ad un possibile tipo di propaganda più complesso e orchestrato, di cui possiamo intuire solo le parti che ci riguardano. Un tipo di propaganda di quelli che non metterebbero, in questo caso, come primo obbiettivo il parlare a una persona che considera l’ipotesi di diventare un attentatore suicida (in Iraq, oggi, la tv e internet sono dei lussi, e una campagna stampa da sola potrebbe essere insufficiente anche solo per farsi vedere, con quel clima che c'è), ma quello di distrarre, di alzare polveroni, magari di mostrare un volto di tolleranza in Occidente e di avere scopi diversi nel mondo arabo.
Il tutto con lo stesso spot, dove tutto sembra quadrare, ben organizzato, da ogni parte lo si guardi, guardacaso: dal punto di vista del buon musulmano, da quello dell’occidentale preoccupato con sensi di colpa più o meno latenti, da quello dell’israeliano esasperato, del palestinese senza speranze, del libanese profugo, dell’iracheno disperato ma anche dalla parte del reclutatore di kamikaze che non avrà difficoltà ad usare pro domo sua il passo del Corano utilizzato e da chi vede in una fine del genere... Evidentemente c’è sempre qualcosa da vedere in più, e di terribilmente convincente, se ti fa indossare e poi usare in pubblico una cintura imbottita di esplosivo.
Insomma propaganda che, a volte (speriamo non in questo caso, più o meno organizzato che sia), rimesta nel torbido, per dirla gentilmente.
In ogni caso, che questo spot porti a riflettere anche un solo aspirante attentatore suicida è auspicabile, anche se non lo sapremo mai e anche se, è fin troppo ovvio, questo spot non fermerà questo terribile fenomeno.
Sarà mica per questo, allora, che chi lo ha commissionato non si fa riconoscere?
E allora perché farlo realizzare e diffondere?
Qui può nascere un loop di domande infinito, volendo.
Credo valga la pena di approfondire in noi stessi questi dubbi piuttosto che pensare che meno male, qualcuno fa qualcosa (quando non si sa chi è questo qualcuno e perché fa questo qualcosa).
Pubblicato da Mauro Mongarli, il giorno e l'ora: 27.08.06 16:38
Interventi
Una delle possibilità che il fenomeno dei kamikaze possa attenuarsi, se non sparire del tutto, è istillare (con ogni mezzo necessario) il dubbio che non sia efficace, che non porti a nulla. In breve, lavorare ad arginare il "brodo di cultura" nel quale, i seminatori di odio e violenza, pescano a piene mani centinaia di entusiastici, indottrinati, fanatici disperati per farne proiettili umani, bombe ambulanti da scagliare contro chiunque ("stai a vede er capello ?" si dice qui a Roma, come per dire...se anche ti porti dietro una manciata di innocenti, sai qual'è il problema ?). Trovo pertanto giusto arrivare a fare qualcosa (come timidamente e con tutti i limiti da te elencati, questo spot fa) per fornire un'altra voce, insinuare anche l'ombra di un dubbio nel granitico intreccio fra estremismo religioso e politico. Vale la pena ricordare che lo spot è girato in una "location" di un mercato arabo, forse proprio per sottolineare che alla fine muore la tua stessa gente, mentre analoga situazione girata, che so, nella metro di Londra o in una stazione ferroviaria madrilena, avrebbe potuto risultare "troppo schierata" ad occidente. Dissuadere un adolescente, anche uno solo, apre una piccola breccia, va nella direzione giusta. Mirabile, qualche anno fa, un'inchiesta che metteva in luce come i figli dei vari "santoni" erano ben lungi dall'offrirsi alla causa, preferendo quest'ultimi, invece, dietro lusinghe economiche, raccogliere adesioni nella facile e diffusa riserva di disperati pronti ad immolarsi per la causa, dietro il paventato sostegno economico, si parlava di 25000 dollari, alle famiglie. (senza contare che l'allettante scenario delle sette vergini in lista d'attesa nel paradiso smuoverebbe anche un erotomane occidentale come me). Ironia a parte, Macchiavelli diceva che il fine giustifica i mezzi, e fare della dietrologia, mentre si continuano a mietere vite umane innocenti (e i fabbricanti di armi a fare affari d'oro) trovo sia di per se già un'iniziativa, se non efficace, almeno lodevole.
Pubblicato da: cletus - 27.08.06 18:13
@ cletus
mi permetto: più che istillare il dubbio che non sia efficace, forse bisognerebbe che qualcuno smettesse di istillare la certezza che farsi esplodere non solo è cosa buona e giusta, ma dovuta a dio e al popolo.
E' un problema di educazione.
In molti paesi arabi le scuole pubbliche (che sono scuole confessionali) non si limitano ad insegnare le teorie del panarabismo e del martirio, ma anche le tecniche.
Per le femminucce ci sono dei corsi specifici per l'apprendimento delle pratiche speciali di lavaggio dei cadaveri dei martiri. A seguire esercizi pratici con bamboline di cera.
mi permetto ancora: tecnica B (con me e cletus funzionerebbe di sicuro) si potrebbero sganciare sopra tutto il medioriente tonnellate di danesi e svedesi tra i 18 e in 30. Non dico sette a testa, magari solo una per aspirante kamikaze.
Pubblicato da: carlo - 28.08.06 10:48
Che è come dire, Carlo: questi qui ci piaceranno solo quando diventeranno edonisti.
Pubblicato da: giuliomozzi - 28.08.06 11:42
Giulio, non la intendevo proprio così... comunque meglio edonisti che kamikaze, non trovi?
Pubblicato da: carlo - 28.08.06 14:06
Da edonisti si va in paradiso?
Pubblicato da: giuliomozzi - 28.08.06 15:08
Quanta paranoia è la giusta dose di paranoia, Mauro?
A quanto pare (via google) la frase "terrorism has no religion" viene ripetuta con una certa costanza in India come in Arabia, da leader politici e religiosi rispettosi, che insistono nel separare il terrorismo fondamentalista dagli insegnamenti religiosi. Ottimo proposito, educativo per gli estremisti di tutte le bandiere. Suppongo che chi frequenta scuole coraniche, purtroppo, potrà contrapporre qualche altra Sura, magari interpretata ad hoc.
Qualcosa di simile, se non ricordo male, fece Ygal Amir (l’assassino di Rabin) quando il giudice che lo interrogava gli chiese che se sapeva che nella Torah si comandava di non uccidere: gli rispose che doveva vergognarsi se la sua conoscenza della Torah si fermava lì.
Pubblicato da: Paolo S - 28.08.06 15:20
Anche da assassini e con le danesi al seguito. E' senza Grazia che non si va da nessuna parte.
Pubblicato da: carlo - 28.08.06 15:25
Quale Grazia ? questa ? : http://grazia.blog.it/index.php/2006/07/28/covers-addict
Pubblicato da: cletus - 28.08.06 17:14
Paolo, chi lo sa se la paranoia sia addirittura dosabile.
Prendo spesso da paranoico, su questi argomenti, comunque (non mi è comunque chiaro se tu stesso me lo voglia dire). Prendo anche da genio della storia contemporanea quando spiego come i kamikaze nel mondo arabo vengano reclutati con le stesse tecniche con le quali vengono reclutati i soldati americani, per esempio.
Ma è solo quando spiego come queste siano tutt'altro che informazioni segrete che comincio a star sulle balle alle persone, che non mi chiedono manco più se col mio lavoro frequento le modelle (in sè, un risultato positivo).
Pubblicato da: Mauro Mongarli - 28.08.06 17:31
Mongarli, saranno anche reclutati con le stesse tecniche (quali ? puo' specificare ?) ma
dubito che ai marines vengano promesse sette pin-up a testa, in paradiso, qualora si facciano saltare in aria, che so, in un area di servizio lungo qualsiasi high-way.
Pubblicato da: cletus - 28.08.06 18:28
Per stesse tecniche intendo promesse, promesse, promesse. I reclutatori vanno nelle scuole medie. Regalano iPod, fanno vedere filmati con donnine e, venendo al concreto, fanno regali "fuori busta" e a immigrati irregolari (chiaramente fuori dalle scuole) promettono la cittadinanza a loro e alla loro famiglia, così che se ci restano qualcosa portano a casa. Non parliamo del prestigio della divisa e dell'orgoglio nazionale, che valgono come tutte le sure del Corano, in bocca a persone addestrate per la bisogna.
Convengo che la mia valutazione è soggettiva, ma a me pare sempre un far leva su ignoranza con promesse da Gatto e Volpe. Più che altro promettono un gradino sociale più alto dove stare quando in Medio Oriente promettono la gloria eterna, il fatto è che entrambi cercano qualcuno disposto a saltare per aria per loro.
Pubblicato da: Mauro Mongarli - 29.08.06 07:17
Caro Mauro, "il punto non è se SEI paranoico, ma QUANTO lo sei" dev'essere una battuta dal film Strange Days. Ovvero, si può sempre pensare che ci sia qualcuno che calcola qualcosa che potrebbe essere frutto del caso, il problema è azzeccare qual è il calcolo e quale il caso. E' il tema del complotto come lo pone De Lillo; o forse è il rovescio della tesi del film Sesso e potere, dove ogni fatto può inserirsi in una narrazione improbabile, confermandola grazie a stereotipi narrativi a cui ormai crediamo (quasi) ciecamente, visto che il mix di segreto e pubblico è ormai inestricabile...
[Naturalmente, massimo rispetto per la tua professione, la tua professionalità e i fringe benefits di cui godi!]
Pubblicato da: Paolo S - 29.08.06 09:20
@cletus
no. quella a cui sei libero di non credere, magari senza sbeffeggiare chi invece ci crede.
Pubblicato da: carlo - 29.08.06 12:02
@ Carlo, il registro ironico del tuo (e mio) precedente intervento me ne ha fatto, incolpevolmente, travisare il senso. Chiedo venia, non intendevo urtare la suscettibilità di nessuno. In quanto ammiratore della Grazia (con la G maiuscola) suggerisco (qualora ti fosse ancora ignota) una grande scrittrice, che proprio su questa virtù ha scritto pagine memorabili: Flannery O'Connor.
Pubblicato da: cletus - 29.08.06 14:26
Paolo, esistesse lo Squid di quel grande film ne sarei dipendente... Condivido quanto dici sul caso, anche se non sembra. Il fatto è che ci si ferma molto prima dell'im/probabile, se parliamo dei fatti "in oggetto" e simili, trame dove non è necessario che ci siano delle riunioni di cupole e sopracupole, ordini del giorno e approvazioni per decidere, che so: io ti appoggio per far sì che in Libano comandi la missione così se quest'inverno capita che ti taglio il gas tu non rompi troppo i maroni. Si va in automatico, quindi nessuna responsabilità - solo intenti comuni.
Quanto ai miei fringe benefits, sto finendo ora di fare il pane in casa – molti colleghi (ben più ricchi) mi invidiano :-)
Pubblicato da: Mauro Mongarli - 29.08.06 14:29
@ cletus
non serve chiedere venia. il registro era ed è ironico, come potrebbe non esserlo? ringrazio per la segnalazione, benché la scrittrice non mi sia ignota.
Pubblicato da: carlo - 29.08.06 16:31
