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09.08.06
Avventura di una giovane donna ucraina che non vuole fare la puttana
di Stefania Nardini
Cara Stefania, grazie per tanti disturbi e tante chiamate all'ambasciata con moltissima perdita del tempo e dei soldi e anche per la Sua mail all'ambasciata. Scusi. Ma almeno cosi ho un po' della speranza...
Però io non posso niente fare. Ho riuscito finalmente a sapere il ricapito telefonico dove arrivano i passaporti con i visti rilasciati o rifiutati e chiamo ogni giorno già da due settimane e ricevo sempre la stessa risposta "Il Suo passaporto non è ancora pronto".
Poi sono stata alcune volte all'ambasciata dove mi hanno detto la stessa cosa. Ho provato a spiegare ma non vogliono nemmeno ascoltarmi. All'ambasciata credono che la gente ucraina non è la gente come gli italiani ma una razza inferiore che non ha nessun diritto. Con i cittadini italiani loro parlano almeno. Lo scrivo perchè è cosi. Ho visto molte volte quando il carabiniere ha parlato in modo gentile con la gente italiana e poi ha gridato con la gente ucraina: "Via, via. Per i visti dovete aspettare 90 giorni!" Questa è la verità.
Stefania, non Le ho pregato di chiamare all'ambasciata perchè sono pigra e non faccio niente. Io sono pronta a fare tutto, a andare ogni giorno all'ambasciata, a pagare ancora i soldi eccetera eccetera ma qua non è possibile niente fare... Sono come prigioniera del mio paese.
Questo il testo di una mail di Irina, giovane scrittrice, impiegata in una casa editrice di Kiev, dopo aver consegnato il suo passaporto da circa due mesi all’ambasciata italiana per ottenerne il visto.
Irina l’ho invitata a casa mia, qui in Italia. E’ una giovane donna che adora la nostra letteratura, la nostra lingua, la nostra cultura.
Ci siamo conosciute via Internet, dopo che lei lesse il mio romanzo Matrioska spulciando tra i volumi della biblioteca del nostro Istitutodi Cultura. Romanzo che scrissi “dal vivo" nel suo paese, l’Ucraina.
Fidejuossioni, certificati. Una lunga trafila burocratica da allegare alla mia lettera di invito.
Poi nulla.
Tutto è caduto nel vuoto. E il passaporto di Irina è stato sepolto da un altro mare di passaporti con le foto formato tessera di persone che, a differenza sua, punta al Bel Paese nella speranza di trovare un lavoro come badante.
Si, come badante. Cameriera. Il vero esercito di donne che da quel paese si muove per cercare di sfamare le proprie famiglie.
Poi ci sono le aspiranti puttane, le aspiranti mogli su ordinazione, le aspiranti cubiste, i cui passaporti hanno preso il volo in altri ambienti, dove normalmente vengono sequestrati fino a compimento dell’affare.
Ma questo non significa nulla. Perché le “restrizioni" sono restrizioni, dunque una donna ucraina che pensa di andare a trovare un’amica italiana, praticamente non può. O forse, come spiega la protagonista della vicenda nella sua mail, forse potrà. Un giorno. Chissà quando.
Ma la questione non è un timbro su un documento. Va al di là.
Leggevo su “Il Foglio" un articolo che voleva essere ironico, sulla cui ironia avrei qualcosa da dire.
“La Toscana e il viagra, storia di un amore sbocciato grazie alla rivoluzione delle russe".
Il pezzo è così titolato e, in sintesi, racconta (tra gnocche, kazzi, e poppe a pera) che la città di Montecatini ha il record di consumo di viagra, spiegandone il motivo: l’invasione di belle ragazze ucraine e moldave che col postcomunismo hanno scoperto aragoste e champagne, “polli" che le regalano abiti griffati e così via. E che hanno un valore aggiunto: non parlano italiano...
Insomma... puttane.
Ormai delle donne si parla soltanto in questi termini, dalle intercettazioni ai pezzi di “colore".
Indignazione a parte, ho l’impressione che ci sia qualcosa rimasto “fuori" dal meccanismo mediatico. Volutamente?
Spero di no.
Però ci si è mai chiesti quante donne dell’Est, magari con la laurea in tasca, fanno le serve in Italia? E la sanatoria, le quote? Quei numeri dimostrano quanto massiccia sia la presenza delle povere criste che si prestano ai lavori più umili, che hanno aspettato invano un visto, e che per ottenerlo hanno preferito sganciare mille dollari alla piccola mafia locale che organizza anche il viaggio in pulmino.
Poi ci stanno le puttane. E’ vero.
Le nuove puttane.
Sballate dal mito del consumo occidentale (nel loro paese sono i vendita perfino i sacchetti della Benetton, quelli che noi dopo aver comprato il maglione gettiamo nella pattumiera), disposte a tutto in cambio di un lusso da favola. Schiave di questi miti, che nel vortice di un sogni spesso ci lasciano anche le loro giovani vite.
Ed hanno un mercato.
Un mercato di maschi.
Di maschi che cercano donne remissive, gentili, apparentemente fragili e disponibili, mansuete. Donne diverse da noi che abbiamo dovuto ringhiare come leonesse per strapparci uno straccio di diritto.
Si perché le figlie del postcomunismo che hanno visto le loro madri prostrate all’interno della famiglia, e ubbidienti a un regime, non conoscono altri strumenti, altre strade.
Loro non sanno neanche che c’è stato il “maggio francese", immaginatevi il femminismo...
Ma il vero protagonista sulla scena, su questa squallida scena, è il maschio italiano. Che è disposto a illudersi. Che è pronto a mettersi la mano nel portafoglio per una donna-mamma e muta.
Lui, il maschio, non cerca solo la puttana. No! Va su Internet, sfoglia cataloghi di aspiranti spose pronte a metter su famiglia. Seleziona, paga, pur di uscire dalla sua solitudine, dal suo mancato incontro.
Come è finita la storia di Irina, giovane scrittrice aspirante studiosa di letteratura italiana? Il suo passaporto è stato disseppellito. Come? Con la solita, immaginabile via italiana del passaparola...
Ora è su un aereo. E’ la prima volta che usa questo mezzo. Non dorme da svariate notti, e tutto le sembra irreale. L’Italia per lei è la Morante, la Sapienza, la Ginzburg... Irina non insegue il lusso che puo’ prometterle un uomo. Ma il suo personale progetto.
Essere una persona, una donna, un’intellettuale. Magari col visto che le spetta per diritto.
Ed io qui l’aspetto. Per abbracciarla e spiegarle, ma sarà dura, che ai sogni non bisogna rinunciare.
Mai.
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 09.08.06 09:43
Interventi
E perché non portare anche lei, quando verrai a trovarmi?
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 09.08.06 10:09
Di Ucraine e Polacche ne ho viste tante a casa mia negli ultimi 12 anni nella veste di 'badanti'. Gente disperata con denari che aveva fino a quando la loro economia funzionava. Adesso sono qui, tutte qui, quelle che hanno potuto nel Bel Paese degli anziani (data la sproporzione con le nuove generazioni e l'incremento della natalità) magari lasciati soli ed abbandonati dalle loro famiglie a cui loro 'badano' e se non badano giorno e notte, li si aiuta nelle pulizie di casa per qualche ora e gli si cucina da mangiare. Anche le giovani donne, mamme e donne in carriera, le chiamano a lavorare, anche come baby-sitter. Talune costano meno di una collaboratrice domestica nostrana. E' in questi frangenti che si conoscono anche gli uomini di casa, i quali, non sempre fermi alla fede che portano al dito e al giuramento sull'altare, cedono al fascino dell'Est. Di fronte il mio palazzo, a Napoli, un tempo c'era una famiglia unita, normale come tante altre. Venne l'ucraina che lavorava in uno degli appartamenti dello stabile. Oggi l'ucraina vive agiata nella casa del portiere come sua compagna di vita. Il portiere ha mandato via di casa moglie e figlia. A casa mia, uomini non ce ne sono, questo pericolo non si corre ;-). A casa mia, l'attuale ucraina-badante ha 44 anni, e si sente già una donna finita, consumata, vecchia. Faceva l'infermiera nella sua terra. Oggi sta accanto alla mia nonna malata in una casa di villeggiatura nel Cilento. E continua a fare l'infermiera sognando il ritorno in patria dopo che avrà accumulato tanti soldi per poter tornare a vivere di rendita per il resto della sua vita. La domenica, invece, quando l'ucraina è di libera uscita, a casa mia circola la polacca. Lei, è riuscita a farsi un compagno di vista senza sottrarlo o rubarlo a qualcun'altra e ad avere una casa sua. Lavora solo metà giornata e con i soldi che ha guadagnato da quando è in Italia, è riuscita a far sposare la figlia. Ritornerà in Polonia in questi giorni per il matrimonio della figlia e il suo passaporto le permetterà di restare a casa sua ben tre settimane. In ambedue gli sguardi c'è la rassegnazione che devono stare in Italia per poter sfamare la famiglia rimasta nelle terre ridotte a miseria dalla caduta del Comunismo. Sul loro volto, ogni espressione o ruga racconta le difficoltà del loro vissuto e quando ti parlano della loro famiglia, del clima delle loro terre e dei piatti che cucinano, gli occhi si fan lucidi e le lacrime, a volte, cadono sulle foto dei loro cari che ci mostrano per condividere con noi, che le ospitiamo ma di cui siamo anche i datori di lavoro, gli aspetti comuni della vita che esistono in ogni gente di qualsiasi popolo.
Pubblicato da: Francesca Ferrara - 09.08.06 18:22
Cosa è la vita senza i sogni?
No, ai sogni non bisogna rinunciare mai.
E sono contenta che riuscirete a vedervi e a ritrovarvi nell'abbraccio.
Io sogno che domani questa terra sia senza confini e che ogni uomo sia cittadino del mondo.
Lucia
Pubblicato da: lucia - 09.08.06 19:08
Certamente Bart che verro' a trovarti con lei. Grazie alla testimonianza di Francesca e alla bellissima utopia di Lucia, sperando che un giorno diventi realtà
Pubblicato da: s - 09.08.06 19:51
il post giustamente mi respinge firmandomi S. e a proposito di Francesca grazie della testimonianza. Non alla. Se no mi pare di stare in Tribunale o alla Santa Inquisizione.
Buona notte
Pubblicato da: stefania nardini - 09.08.06 21:15
.. ricordo da ragazzino quando sfogliavo di nascosto i libri di mia madre: lei lavorava alla Bompiani a Milano, negli anni Settanta, ed era comunista e femminista. Coi capelli corti, il pugno alzato, mi pare di vederla ancora, in foto, mentre partecipava alle manifestazioni per l'approvazione del divorzio, poi dell'aborto...
l'ammiravo immensamente.
Dal lavoro portava a casa qualche libro, dai titoli inequivocabili: Paura di volare, Maschio è brutto, Mio marito (della Maraini)...
Maschio è brutto, in particolare, era un collage eccezionale delle lettere che Renata Pisu, all'epoca titolare di una seguitissima rubrica sul sesso, aveva ricevuto da migliaia di uomini. Il libro (pubblicato nel 1976) si rivelò come lo specchio,davvero sconfortante, della miseria e ignoranza affettiva, sessuale, relazionale del mondo maschile italiano. Sono passati trent'anni e la soluzione trovata dagli uomini (che poi a pensarci bene, sono ancora quelli là: erano ventenni quelli che scrivevano delle loro confusioni, che tradivano i loro pregiudizi e frustrazioni, oggi sono perlopiù cinquantenni quelli si rifugiano nei night e nelle "badanti"...) sembra essere questa: visto che le nostre o sono carampane o sono troppo aggressive, meglio andare a cercarle giovanissime e remissivie.. all'estero. Dove certe idee di emancipazione non sono ancora di moda.
Come maschio italiano.. beh, sono decisamente in imbarazzo. Però mi permetto di dire anche questo: forse non siamo stati aiutati. C'era una parte del progetto femminista (quello più originario ma non radicale, cioè quello quasi completamente disatteso..) che prevedeva, dopo la fase di autocoscienza, un'apertura al mondo del maschio come stimolo ad una fase di autocoscienza maschile come premessa ad una terza ulteriore fase nella quale la coppia veniva riposizionata su basi di autentica parità sociale. Ovviamente, è sotto gli occhi di tutti quanto siamo lontani da un obiettivo del genere. Ma credo che, nella giusta misura, anche le donne debbano fare autocritica. Hanno creduto che il muoversi in avanti rispetto ai diritti, ai ruoli non più soltanto imposti, garantisse di per sé un progresso. Ma ci si è scordati di dare un'occhiata alle spalle per assicurarsi di essere seguite... ma so che il discorso è più complesso. Il mio vuole essere prima di tutto un (goffo?) segno di solidarietà e affinità con le parole e la testimonianza della Nardini ;)
- per quel che vale -
Pubblicato da: marco v - 09.08.06 23:01
Carissimi redattori di Nazione Indiana mi chiamo Dejan, e sono un musicopensatore del 2006 con una spiccata tendenza verso la creatività.Se mi permentto di scrivervi è dopo avere letto un articolo che parlava di voi o meglio del vostro blog sull'ultimo Venerdì di Repubblica.Subito dopo averlo visitato, confesso di averlo trovato molto interessante e di tendenza in un certo senso. In questa mail, infatti, vorrei raccontarvi di una storia o meglio di una mania divertente e musicale che ormai sta facendo sempre di più "tendenza" nel web. Nonostante si tratti dell'opera o meglio del videoclip di una soccer pop band italiana,questa febbre pare che stia contagiando tutto il mondo.Ultimi grandi estimatori del video nientepocodimeno che Fiorello il quale ci ha intervistato all'interno del suo celeberrimo programma:VIVA RADIO 2 e Linus il quale ci ha intervistato all'interno del suo non meno celeberrimo programma: DEEJAY CHIAMA ESTATE.Potete scaricarvi entrambe le interviste dalla nostra homepage.Ma eccovi qui sotto il breve resoconto di come siamo riusciti ad ottenere queste interviste.
GIOVEDì 23 FEBBRAIO 2006
La mattina verso le ore 9 con la seguente struttura(quindi tavolo portatile,televisore 29 pollici,lettore dvd e gruppo elettrogeno), Dejan e la parte reale si appostavano in via Asiago,esattamente al civico 10(corrispondente agli studi radiofonici della Rai)recando con loro con loro il seguente cartellone,formato lettera gigante:
MITTENTE "DEJAN E LA PARTE REALE"
POSTA PRIORITARIA
ALLA CORTESE ATTENZIONE DI FIORELLO E BALDINI
C.O.VIVARADIO2
Dopo appena mezz'ora il signor Fiorello,seguito dall'immancabile Baldini,scendeva in strada e letteralmente rimasto stregato dal videoclip invitava la band in trasmissione.
MARTEDì 25 LUGLIO 2006
Fin dalle prime luci del mattino Dejan e la parte reale si appostavano all'entrata dell'Aquafan di Riccione esattamente nei pressi dello studio di Radio Deejay.Portavano con loro la seguente struttura:Ombrellone da spiaggia, televisore 29 pollici, gruppo elettrogeno,lettore dvd,tavolino su cui poggiare il televisore e un cartellone che recava la seguente scritta:"SOTTO L'OMBRELLONE C'E' UN VIDEOCLIP ESTIVO PER LINUS E NICOLA SAVINO".Dopo avere visto il videoclip, questi ultimi invitavano la band nella loro celebre trasmissione:"Deejay chiama Estate"
Vi ricordo nuovamente che entrambe le interviste le trovate sul nostro sito- www.lapartitadicalcetto.it - sulla homepage esattamente in basso a sinistra, guardando il videoclip..
Sarei curioso di avere un vostro parere.....e cmq magari vi piacesse,spargete la voce...
Pubblicato da: dejan - 19.08.06 19:47




