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24.07.06

Un'ipotesi di purità

di Demetrio Paolin

Scontri di piazza[di seguito alcune riflessioni sul tema della violenza contenute in quel lavoro sui "romanzi del terrorismo" che sto scrivendo. Qui e qui trovate altre due parti dello scritto. dp]

Quando e perché una persona diventa vittima e un’altra bersaglio? Cosa divide le prime dalle seconde? E ancora: qual è la discrepanza che porta a raccontare la violenza subìta e a giustificare quella agita? Quando e dove è situabile quel processo mentale in cui la memoria dei propri martiri si affianca all’oblio delle proprie vittime?

Scarica il saggio di Demetrio Paolin Un'ipotesi di purità, 111 K in formato pdf.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 24.07.06 12:35

Interventi

Per le altre domande non ho una risposta, per la prima ho la quasi totale certezza: solo una questione di culo!

Buona notte. Trespolo.

PS: oppure fortuna, ma culo rende meglio l'idea.

Pubblicato da: Trespolo - 25.07.06 00:16

caro demetrio, mi sono letta con tantissimo piacere questa e le precedenti puntate del tuo lavoro. come al solito sei proprio bravo, rigoroso, capace di dare un sacco di spunti interessanti. spero di leggerne ancora. ciao paola

Pubblicato da: paolab. - 25.07.06 14:15

se non dispiace riporto qui un commento interessante che è stato lasciato sul mio blog. gsx mi scrive: "il finale di buongiorno notte non è di per sè, proprio perchè artificioso, nello stesso tempo un'ammissione di perdita dell'innocenza? (preciso che personalmente non ho particolare ammirazione per Bellocchio nè per il film in questione - a parte l'(ab)uso di Shine on you crazy diamond ;))
accostare la violenza di genova 2001 a quella degli anni di piombo è un'operazione che risponde a criteri di verità e giustizia?"

Pubblicato da: demetrio - 25.07.06 15:00

Provo a spiegare due o tre cose se ci riesco.
Io non voglio con ciò che sto scrivendo fare un'operazione di verità e giustizia. Non dico che non mi interessi, sarei stupido, ma non ho le basi e gli strumenti per farlo. Per fare questo dovrei essere uno storico (vagliare le fonti, tutte le fonti, quelle da una parte e dall'altra, ricostruire tutto). Io sono un semplice lettore di libri, una persona che bene o male vive nel tempo presente, e noto una strana cosa. Esce un libro, quel libro di racconti che cito nel saggio, che racconta 10 storie di altrettanti ragazzi uccisi durante manifestazioni negli anni '70.
Noto che a) sono racconti (anche se si basano su fatti reali e documentali) b) in molti di questi racconti compare la figura di Carlo Giuliani.
Di più, l'introduzione stessa dice che fu la morte del povero Carlo ad innescare la voglia di raccontare queste altre morti.
L'accostamento tra le due violenze non è mio, quindi, ma è già nei fatti che qualcuno decide di narrare.
Allora io provo ad andare un po' più a fondo, perché quando vedo questi cortocircuiti mi appassiono. E dico che tipo di violenza raccontano i romanzi che parlano del terrorismo?
Mi rendo conto che c'è una sostanziale diversità narrativa (è questo l'unico piano in cui posso provare a dire qualcosa di sensato)quando si racconta di personaggi vittime di un attentato terrorista e quando si parla dei propri morti, che diventano subito martiri.
Ed è questo che non convince come lettore, e mi dico: che è più facile dal punto di vista narrativo (stiamo sempre parlando di scrittura) far diventare Carlo Giuliani un martire piuttosto che riuscire a rappresentare Aldo Moro un vero nemico a rappresentarlo in tutta la grandezza dell'essere tale.
Si preferisce rimuovere, ed è in questa operazione che io noto come questi romanzi, volenti o nolenti, sono spaventati dalla tragedia e dal tragico, tanto che quando stanno per toccarlo lo eludono.

d.

d.

Pubblicato da: demetrio - 25.07.06 15:10

Demetrio, l'argomento che tocchi mi sta molto a cuore, soprattutto in questo periodo in cui anche io mi sto interessando molto alle stesse cose. E ho trovato parecchi spunti interessanti in ciò che hai scritto qui e negli altri due interventi. Soprattutto mi ha colpito molto la tua frase conclusiva sul fatto che certi romanzi eludano la tragedia perché ne sono spaventati. Mi sembra un'affermazione - giusta - su cui riflettere.

Pubblicato da: Gaja - 25.07.06 15:32

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