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31.07.06

Ragazzacci, doppi binari & paradigmi linguistici. Le tante Genove di oggi.

di Angela Scarparo


Nessuno ha dubbi che quello che è successo a Genova, nel 2001, la morte di Carlo Giuliani e non solo, sia stato, come già detto da più parti, il trionfo dell’ingiustizia. Molti, troppi però sembrano più indecisi se si tratta di giudicare la situazione in cui ci troviamo adesso. Allora, una domanda. E’ esagerato dire che a cinque anni di distanza da quei fatti atroci perché inaspettati, ci troviamo davanti a volte a una disseminazione, una particellizzazione, tante piccole infinità di quella stessa ingiustizia? Come se Genova in qualche modo avesse praticato dei piccoli buchi in una diga da cui tanti piccoli e apparentemente inoffensivi rivoli dopo si siano messi a scorrere.

Tante piccole, quotidiane, apparentemente più inoffensive ma non per questo meno gravi, e meno feroci, Genove hanno cominciato a scorrere. Del perché in tanti abbiano parlato di trionfo dell’ingiustizia, nel caso di Genova non c’è neanche bisogno di dirlo. Carlo Giuliani, le persone che hanno subito i pestaggi nei giorni seguenti, hanno subito violenze fisiche e psicologiche. Violenze tanto più ingiustificate perché scatenate in un contesto che si diceva di pace. Violenze che hanno colto impreparate le persone che le hanno subite.

Quasi gli effetti di una guerra in un contesto allargato, sopranazionale, in cui l’invito dichiarato era, ed è, alla democrazia, alla partecipazione, alla manifestazione dei propri modi di vita, di appartenenza. E allora, a proposito di democrazia: “Non devono essere 8 persone a dire come deve vivere, abitare, alimentarsi, procreare, gestire le proprie relazioni coi figli, con gli amanti, come deve lavorare, il resto dell’umanità. Non devono essere 8 persone a decidere come devono essere stabiliti i valori d’uso e di scambio delle merci. Non possono essere in 8 a decidere che cosa deve essere la ricchezza. Se debba essere qualcosa di più legato alla materialità del corpo o alla ebbrezza dello spirito. Non possono essere in 8 a decidere come la ricchezza debba essere ridistribuita.": questo il motivo della grande manifestazione. Ecco cosa i pestati e il morto erano andati a dire.

E ancora, “Non possono essere le merci a stabilire il valore delle persone", ecco di cosa si voleva parlare, ecco cosa si voleva far passare, attraverso la manifestazione. Lecita. Legittima. Permessa. Non scelta insurrezionale. Non rivoluzione illegale.

Il richiamo frequente alla democrazia, l’invito a manifestare e soprattutto il diritto a farlo si sono rivelati invece, in quel contesto, un modo paradossale al limite del grottesco, per far esporre le persone e poi punirle per ciò che pensavano e per come vivevano. Chi si è esposto, per dichiarare le proprie idee - e cioè, il contesto in cui gli piacerebbe vivere, il modo in cui gli piacerebbe abitare, procreare, o non procreare, scegliere la propria sessualità - ha fatto la parte del volatile liberato dal sacco.

Appena è stato in volo, cacciatori più o meno feroci l’hanno impallinato. Ancora adesso c’è qualcuno che sconta l’esito della passeggiata fatta a Genova 5 anni fa.

Un doppio binario quindi. Una vera e propria tresca. Un inganno come solo nei melodrammi ottocenteschi si verifica. Scusate se a questo punto metto dentro alla discussione un oggetto letterario come il melodramma. Gli oggetti letterari sono solo dei modi di dare un taglio a un racconto. Mica altro. E dovremmo saperlo ormai. La letteratura è l’unica materia davvero utile a capirci qualcosa della modernità. L’unica disciplina in cui ciò che conta davvero non è la capacità di dimostrare - come l’economia, la filosofia, o le scienze fanno - ma di mostrare. Di rispondere alla domanda: che cosa è successo? Come è andata? Di raccontare. E quindi, attraverso il racconto, di ricostruire. E attraverso la ricostruzione di prendere consapevolezza.

Parlo del 20 luglio perché credo si posso far datare dal 20 luglio del 2001 il doppio binario su cui cammina la politica italiana oggi: da una parte l’istituzione che chiede partecipazione, invita alla solidarietà, chiede uguaglianza, e dismissione dei privilegi. Dall’altra l’istituzione - spesso la stessa, anche se su fronti diversi - che arresta, punisce, picchia, rinchiude.

In mezzo alle due - istituzione buona e istituzione cattiva – ridicolmente punite, le persone che hanno accettato l’invito alla partecipazione, alla formalizzazione dell’ uguaglianza. E con uguaglianza intendo la possibilità che il proprio corpo non subisca, almeno da parte dell’istituzione stessa, un trattamento differente, diverso. Diverso da che? Diverso da quello che il diritto elaborato da donne e uomini, ha stabilito, per esso, singolo corpo. E qui mi riferisco per esempio ai CPT e ai trattamenti, alle restrizioni di libertà che vengono imposti a chi ci entra. O diverso da quello che altri uomini e donne con maggiori privilegi economici possono permettersi. E qui mi riferisco agli esiti della legge 40 che permette a chi abbia soldi a sufficienza di andare all’estero a provvedere per avere un figlio, e a chi non ne ha di non poter scegliere l’estero per sé.

Adesso vado al punto, però. Il punto è l’abitare. E’ questo infatti uno dei terreni su cui è più facile vedere in opera la politica del doppio binario. Politica che spesso le istituzioni politiche italiane realizzano in questo momento.

Ognuno di noi ha diritto ad un’abitazione. Questa sembra essere un’ affermazione incontrovertibile, cui solo delle difficoltà materiali possono porre un freno. Attenzione. Non sono solo i compagni e le compagne del movimento a dire questo. Anche a parlare con esponenti del comune, della provincia della regione, ci si sentirà dire questo. Tutti hanno diritto a una casa. E, ci si sentirà dire pure che le istituzioni fanno il possibile per attenuare o limitare tutte le difficoltà materiali (reperiscono, costruiscono, cambiano la destinazione d’uso) che si frappongono all’acquisizione di una casa. Per ognuno di noi. Per tutti.

Il diritto ad avere qualcosa sulla testa, quindi, diritto sganciato da quello di proprietà, non è più da secoli ormai, un terreno di scontro, almeno da un punto di vista formale. Non lo è per la sinistra, come non lo era a parole, neppure per la destra. A parole, e non solo a parole, ognuno di noi, trovandosi per un qualsiasi motivo senza un tetto, potrà – e tanto più potrà farlo con la giunta Veltroni - attraverso le istituzioni, municipali, comunali, regionali, approfittare di una branda.

Potrà approfittare di una branda senza sentirsi un pellegrino. Sì, una branda, un lettino. Perché nella realtà come ho potuto sperimentare di persona, anche se la casa non serviva a me, se chiedi una casa ti danno una branda. Cioè, prima ti vengono in casa 7 poliziotti alle 6 del mattino, poi ti trascinano via, lussandoti un piede, anche se hai 53 anni e non sei armata, poi visto che dalla casa ti hanno trascinata via, e quindi non ce l'hai più - intanto il proprietario sta brindando e si prepara a farci un bed & breakfast - in comune ti offrono una branda sulla Laurentina e ti rispondono, “Questo c’è!".

Per quanto riguarda la genovesizzazione della polizia, al comune dicono, "La polizia organo statale è, non comunale!". Se gli fai notare (parliamo di Responsabili del Gabinetto del Sindaco) che consa ne pensano loro, come cittadini, dicono "Ah! Sì! Ne parleremo!", come se pensarci da soli fosse impresa complicata.

A proposito di territorio va detto pure che il presidente del I Municipio (quello in cui viveva la persona trascinata), che si chiama Lobefaro, dopo che gli è stata fatta notare la genovesizzazione dei poliziotti, ha rilasciato un comunicato stampa in cui condannava i fatti.

Unica consolazione, che ribadisco: di quella branda oggi, chiunque ne usufruisca, a differenza che so, di 200 anni fa, nessuno dovrà chiedere grazie al creatore o al governatore come poteva essere allora. Oggi chiunque sia, a dormire sulla branda potrò essere certo di usufruire di un diritto, e non di un regalo. Però ricordiamolo, sempre un dormire sulla branda, è. Per quanto riguarda l’abitare quindi, è questo (il diritto alla branda) quello che oggi viene assicurato in una città come quella nella quale io vivo, e cioè Roma. La branda. Che ognuno di noi abbia diritto a un posto dove ripararsi, farsi il bagno e coltivare i fiori, oltre che per esempio alla propria solitudine, non è invece un diritto dato per scontato, assicurato cioè. A Roma.

Se anche quest’ultimo, il diritto all’abitare cioè, fosse assicurato a tutti, non ci sarebbe se no, così tanta gente - con così tante case sfitte in giro - costretta alla convivenza forzata, o che deve accontentarsi di una aridaje, branda in qualche istituto di religiosi, o di qualche ente assistenziale. Non con così tante case vuote, libere, senza nessuno dentro, ripeto. Come invece è. Il diritto all'abitare a Roma quindi è un diritto secondario.

Parlo per Roma non solo perché i dati che ho presenti per la città in cui vivo sono molto più aggiornati che quelli di altre città, ma anche perché sono conflitti istituzionali e non, che si verificano a Roma, che voglio descrivere. Quindi. Andiamo avanti.

Da anni esiste a Roma un movimento chiamato di lotta per la casa. Non starò a periodizzare. Luca Blasi, Giovanna Cavallo, Nunzio d’Erme, sono, assieme ad altre donne e uomini, con associazioni, comitati di lotta, impegnati da anni nella mediazione politica fra il comune di Roma e le persone che non si accontentano della branda ma vogliono un allargamento dei metri quadri attorno al proprio corpo.

Cosa succede, cosa è successo praticamente in questi anni? In che modo avviene, è avvenuta la mediazione? E' successo questo.

E' successo che si è cercato, il movimento ha cercato, andando per altro, in qualche modo dietro alle parole delle amministrazioni (“Ognuno ha diritto a un’abitazione") di allargare lo spazio, quello che le persone senza abitazione - non - hanno intorno ai propri corpi. Si è cercato cioè di passare dalla branda alla stanza.

Leggete alla lettera, per favore, quello che dico.

Il diritto all’abitare non è neanche concepibile se non si pensi anche al corpo X della donna o dell’uomo che abiterà lo spazio Y. Giusto? Corpi. Bene. Gli esponenti del movimento, quelli di cui ho parlato sopra, che fanno? Occupano – hanno occupato - fisicamente spazi. Spazi inutilizzati. Appartamenti sfitti. Cercano – hanno cercato - di far usare per abitare, spazi destinati che ne so, ad altro. Caserme, uffici che nessuno usa – usava - più. E però.

Che è successo? Che cosa sta succedendo? Che cosa si è bloccato da un certo punto in poi? Che cosa c’è che non va in questo meccanismo che dal punto di vista politico sembrava funzionare?

E’ stato solo di tipo linguistico lo scarto? E’ cioè solo il mancato rispetto del diritto di proprietà a inceppare tutto? O la pratica delle occupazione ha fatto venir fuori l’inganno, la tresca, esattamente come è stato per i fatti di Genova? Che qualcosa si sia bloccato è certo.

E’ certo perché le persone di cui parlavo sopra, alcuni compagni del movimento, in questo momento stanno agli arresti domiciliari. Certo, ci stanno per i fatti di San Precario. Una manifestazione durante la quale, qualche anno fa, si attentò alla proprietà privata, sottraendo, in un evidente gesto dimostrativo da un supremercato, qualche pagnotta. Pagnotta, la cui sottrazione fece venir fuori il disagio reale di tante persone. Ci furono prese di posizione, dichiarazioni su quel gesto. Come fanno i precari a soprravvivere? Come si fa a sopravvivere con 400 euro al mese?

Adesso, molti sono i compagni con l'obbligo di firma, tre agli arresti domiciliari, che è come dire, che non stanno in carcere, ma vedono i loro corpi bloccati nella libertà di spostamento e di movimento. Quindi. Molti di voi staranno sicuramente pensando al diritto di proprietà. “Be’, però…", qualcuno giustifica, altri in buona fede cercano di capire, “Queste persone, gli arrestati, però hanno violato il diritto di proprietà! E la legge per adesso protegge il diritto di proprietà!".

Io credo che il diritto di proprietà protetto dalla legge sia solo, un’occasione, un accidente linguistico, per determinati gruppi economici, gruppi di potere – persone di cui si possono fare i nomi e i cognomi – per compiere o per continuare a compiere, una politica di scorribande. Ma quello di cui voglio parlare adesso non è questo. Delle speculazioni anche recentissime a danno della comunità che vengono realizzate quotidianamente da pochi per il proprio personale arricchimento non voglio parlare adesso. Che ci siano persone che si sottraggono alla legge e che esercitano dei privilegi in Italia, è cosa nota. Alla loro politica mi riferisco quando parlo di scorribande. Ma non voglio parlare di questo. Neanche voglio dire che è in potere delle istituzioni pubbliche porre dei limiti alle scorribande. Anche se sarebbe nei poteri della politica di farlo. E non sarebbe chiedere troppo.

Voglio invece dire questo, fare delle domande: è giusto che chi compie un gesto dimostrativo, sia rinchiuso? Così, come - ancora a proposito dell'abitare - è giusto che chi ha cercato di mediare fra due diversi diritti - quello all’abitare, o quello a un reddito decente, e il diritto alla proprietà - sia rinchiuso? Certo tramite le dimostrazioni, il diritto a un reddito decente è stato favorito rispetto al secondo - così come il diritto all'abitare con le occupazioni - dai mediatori di cui parlo, gli arrestati, ma non si favorisce in questo modo anche l’interesse della comunità, favorendo dei diritti che interessano un così gran numero di persone? E ancora: è giusto, può essere considerato organico uno sfratto avvenuto con violenza? O l'uso della violenza da parte della polizia c'è stato perchè si sapeva che la donna apparteneva al movimento?

E’ o non è un problema politico, invece che legale, questo del contrasto fra diritto alla proprietà e interesse di tanti? E qui però mi voglio fare delle domande: non hanno due mesi fa (da quando ci sono stati i fermi di queste persone) le istituzioni politiche a Roma, perso un’occasione politica? Non avrebbero dovuto rivendicare la parziale affinità con le lotte del movimento? Non avrebbero almeno dovuto tentare di aprire una discussione su questa roba? Non sarebbe stata una buona occasione per dichiarare la loro estraneità - istituzionale - alla politica delle scorribande? Lo so che la legge viene amministrata dal potere giudiziario, cioè dai giudici. Ma, mi chiedo, se la giunta Veltroni avesse espresso una sua opinione, se avesse descritto l'affinità - chiamiamola così - nel perseguire un interesse comune, che c’è stata con il movimento, le cose sarebbero a questo punto adesso?

Rifondazione qualche giorno fa ha fatto richiesta di scarcerazione per i compagni, col fatto che avrebbero svolto lavori esterni, ma dalla magistratura la richiesta non è stata accolta. Sarebbe stata accolta, se la giunta Veltroni avesse tenuto non dico una posizione più precisa, ma avesse fatto un'occasione di discussione, dei fatti del di San precario, come delle occupazioni?

Non doveva difendere i diritti rivendicati dal movimento, o le persone che sembravano rivendicare quei diritti. Solo invitare alla discussione.

Ha perso o no, ripeto, questa giunta, un’occasione per dimostrare da che parte sta? Può in assoluta buona fede, questa giunta dire che non pratica la politica del doppio binario, quella cioè che insegna a parole la solidarietà, l’uguaglianza, e poi mantiene in carcere chi esercita una pratica politica che quelle parole rivendica? Sa o no, questa giunta, i privilegi economici che ci sono in gioco rispetto al patrimonio immobiliare? Sa delle rivalutazioni e delle speculazioni del patrimonio immobiliare pubblico e privato? Forse no. Forse si. Ma non è questa la sede per parlarne.

Delle stime altre: a Roma 36000 persone circa sono in graduatoria per avere una casa. In uno degli ultimi incontri con l’assessore Minelli è stato detto che 20000 nuove abitazioni dovrebbero essere costruite dal comune. 2500 dai privati. La legge sugli sfratti, (proroga, blocchi) dovrebbe rientrare in un più generale provvedimento, a livello nazionale. Passerà quello che proponeva D’Alema durante la campagna elettorale, il ‘passaggio da casa a casa’? Ammesso che questa, che per ora è solo espressione un’espressione linguistica (passaggio da casa a casa) diventerà una pratica effettiva, può dire di non aver perso un occasione questa giunta Veltroni? Quanto lavoro è già stato fatto a livello culturale, sul territorio romano, dai compagni del movimento?

Perché la giunta Veltroni non ne ha approfittato? E ancora può essere certa di non proporre esattamente come faceva Berlusconi a modo suo nel precedente governo, solidarietà, partecipazione, impegno, solo a parole? Può dire di essere completamente fuori dalla politica del doppio binario, quella in cui lo scarto linguistico rivela la sua impotenza a frenare la pratica dei corpi? Può dire di essere completamente estranea a quella politica che per poter meglio far funzionare la parte punitiva e dare la colpa alle legge, ai fa scudo dietro luoghi comuni e paradigmi linguistici (solidarietà, partecipazione, etc etc) parole che diventano suoni, espressioni svuotate di senso? Può dirlo nel caso di D’Erme & C.?

Pubblicato da Angela Scarparo, il giorno e l'ora: 31.07.06 14:24

Interventi

Bellissima questa recensione di Massimiliano Parente. Acquisterò senz'altro il libro.

Pubblicato da: franco - 31.07.06 19:59

Angela, prima di tutto bentornata.

Poni una questione secca con i tuoi quesiti. Non ho una risposta, ma posso raccontarti ciò che ha fatto e sta facendo la giunta comunale di Brescia (centrosinistra e l'ho votata pure io che la candidata del centrodestra era penosa e alle locali si vota chi sa fare, anche se non sempre si è d'accordo), ma dicevo, la giunta ha deciso, per il centro storico di brescia, di 'obbligare' i proprietari di case a ristrutturare e affittare o vendere. Non avesse avuto, il proprietario, i soldi per ristrutturare, l'immobile sarebbe passato al comune che l'avrebbe ristrutturato a spese sue e poi utilizzato, per 50 anni (se non ricordo male, ma dovrei verificare) a propria discrezione. I proprietari ne sarebbero tornati in pieno possesso una volta trascorso il periodo.

Ha funzionato. Accanto alle immancabili speculazioni (inevitabili), sono comparse case per studenti a 200 euro al mese e ben messe (ce ne sono anche nel palazzo dove abito), si trovano appartamenti ben tenuti a 500 euro al mese circa di affitto e, sopra tutto, il quartiere è rinato e molte delle tensioni precedenti (parlo di 6/7 anni fa) si sono MOLTO attenuate.

Accanto a queste iniziative la giunta ha deciso di costruire delle case popolari e nelle nuove hanno persino inserito pannelli a celle solari per la produzione autonoma di energia elettrica (bella trovata), ristrutturare le vecchie, in parte venderle e col ricavato costruirne di nuove.

Risultato: la tensione abitativa è bassa e le graduatorie accettabili e gestite con tempi umani.

Personalmente ritengo che sia un percorso riproponibile: vendere immobili per riutilizzare il ricavato per costruirne altri e, se serve, obbligare i proprietari a ristrutturare; se non lo fanno agire ubi maior.
Un mix che consente alternative e che non ha creato problemi nemmeno in una città come Brescia che protegge la proprietà privata prima di tutto.

Sì, la giunta Veltroni ha perso un'occasione.

Ah, mi dicono anche che persino i 'leoncavallini bresciani' (Magazzino 47) erano riusciti a trovare (non ridere che è così) un privato che gli aveva affittato i locali dove stavano. Poi qualche testa di cazzo (e lo sostengo pure io che di sinistra non sono) glieli ha bruciati. Ora sono in via industriale, ma non ho idea di come e in che modo abbiano avuto quei locali.

Sarebbe da approfondire.

Buona serata. Trespolo.

PS: sto ristrutturando pure io e spero di riuscire a trasferirmi nel nuovo appartamento fra poco. C'è una terrazza con vista sui tetti del centro storico e del castello di brescia che è favolosa...

Pubblicato da: Trespolo - 31.07.06 20:02

Tresp, cercheremo di imporre a Roma il "modello Brescia", allora. Una domanda: l'obbligo oltre a ristrutturare è anche ad affittare?

Pubblicato da: angela scarparo - 31.07.06 21:15

Angela, non ho idea; però (dopo ferragosto) posso informarmi e farti avere qualche informazione in più e, se ci riesco, magari anche qualche documento.
Tieni presente che le mie entrature 'politiche' sono praticamente inesistenti o quasi; c'è il rischio che, interpellando quelli del comune, riusciate ad avere più informazioni voi.

Comunque qui sta funzionando e le case diroccate e affittate a prezzi da fuori di testa sono quasi scomparse. Extracomunitari continuano ad essercene e, a parte il cinese che mi fotte i record ai videogiochi (secondo me è una spia del regime cinese e sarebbe da espellere...), ci si convive tranquillamente. Se continuano ad esserci extracomunitari, anche tante famiglie, vuol dire che i prezzi degli affitti sono umani.
Considera che il quartiere Carmine di Brescia conta circa 30.000 abitanti e il 50% sono extracomunitari.

Torno ora da una passeggiata a piedi (fetta d'anguria al chiosco) e, in quasi 4 anni che mi divido fra qui e il lago di garda ho subito... due tentativi di furto alla casa sul lago :-/

Buona notte. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 31.07.06 22:34

Cara Angela,
hai scritto proprio una cosa che mi interessa proprio. Me la sono letta stamattina. Solo che risponderti non è così veloce per me. Bisognerebbe non lavorare. Mi sa che ti studio (nel tempo libero) e poi ti rispondo. Che tentazione mi fai...

Pubblicato da: marta t. - 01.08.06 09:33

Angela tu hai scritto: "Parlo del 20 luglio perché credo si posso far datare dal 20 luglio del 2001 il doppio binario su cui cammina la politica italiana oggi: da una parte l’istituzione che chiede partecipazione, invita alla solidarietà, chiede uguaglianza, e dismissione dei privilegi. Dall’altra l’istituzione [...] che arresta, punisce, picchia, rinchiude."
Non credi che il 20 luglio anche per i movimenti sia partito il doppio binario? da una parte chi ha idee e ideali, chi manifesta pacificamente per i suoi diritti e che fa una fatica tremenda per ottenere visibilità e risultati; dall'altra invece chi sfrutta il primo binario per compiere atti violenti in una sostanziale impunità, o addirittura per creare sacche di potere che gli permettano di riciclarsi poi dopo una ripulitina sommaria (a volte senza neanche quella).
A volte penso che l'esperienza tremenda delle piazze italiane, dalla fine degli anni '60 ad oggi, non sia servita a nessuno: manifestanti, forze dell'ordine, giornalisti, cittadini, politici (figurati se quelli ci capiscono qualcosa). Sempre gli stessi errori, sempre le stesse belle parole, le stesse scuse. Peccato, un vero peccato.

Pubblicato da: Baron Von Blubba - 01.08.06 11:35

ultima cosa: ormai il problema della casa è un dramma, senza dubbio uno dei primi dieci problemi in Italia, ma perchè a me non è mai passato per la mente di "chiedere" una casa? ecco, questo fatico a capirlo. la casa te la cerchi, te la sudi, se puoi te la costruisci, se puoi te la compri, ma perchè "chiederla"?

Pubblicato da: Baron Von Blubba - 01.08.06 11:38

@Baron, provo a risponderti per quanto mi riguarda. La casa, ovvio non una villa da milionari o un attico da 300 metri quadri, credo sia un diritto per tutti.

Sono d'accordo quando dici che la casa si cerca, si costruisce, si suda, ma non tutti hanno la possibilità fisica, economica, o la fortuna di potersi sempre e comunque permettere una casa. Anche piccola.

Credo sia compito di uno Stato civile, fatte le debite verifiche, garantire un tetto a chi non se lo può permettere. Penso, per esempio, alla Signora Emma; un'arzilla novantenne che campa con 500 euro al mese di pensione: come potrebbe permettersi una casa?
Penso a due giovani che vogliano convivere, magari sposarsi, e che tirano avanti con stipendi da primo ingresso nel mondo del lavoro: come potrebbero permettersi una casa?

Poi, ma il discorso è troppo complicato per essere affrontato qui, penso alle immense speculazioni e ai facili guadagni che sono stati concessi a pochi soggetti (nel mondo immobiliare) a scapito e svantaggio di molti.
La speculazione, entro limiti fisiologici e quando non diventa la regola, è più che accettabile e normale, ma quando si trasforma in furto legalizzato c'è qualcosa che non quadra.
Quando diventa la regola finisce inevitabilmente per penalizzare i più deboli (più deboli da diversi punti di vista) e nel tema casa la penalizzazione è evidente.

Certo, il fatto che ci si trovi, per meriti e graduatorie, ad ottenere una casa a prezzi bassi, non giustifica il fatto che la casa debba essere maltenuta, lasciata deperire, a volte distrutta da chi la vive.
Ma questo è un altro tema mi pare.

Buona giornata. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 01.08.06 13:05

Trespolo hai perfettamente ragione, la mia voleva essere una critica ad una certa mentalità che è abituata un po' troppo a chiedere, per il resto le tue mi sembrano tutte osservazioni assolutamente condivisibili.

Pubblicato da: Baron Von Blubba - 01.08.06 14:24

@Baron, ho rinunciato da un pezzo (anche se non del tutto) alle 'mentalità'. Preferisco, forse con un approccio troppo aziendale, provare a capire chi propone idee che posso condividere e trovare, eventualmente, il modo di appoggiarle.

Con Angela, e dal punto di vista politico, non sono sempre d'accordo neppure io, ma se togli la parte politica del suo articolo (peraltro coerente e la coerenza è un grande pregio di Angela) rimane un'idea condivisibilissima.

Provo a partire da quella.

Buona giornata. Trespolo.

Pubblicato da: Trespolo - 01.08.06 14:43