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19.07.06

"Quella capacità degli emiliani di far scendere chiunque dal pero"

di Enrico Palandri

[Questo articolo di Enrico Palandri è apparso nel quotidiano L'Unità il 10 aprile 2006. gm]

Tutti gli articoli su La cultura enciclopedica dell'autodidattaIl nuovo libro di Davide Bregola, La cultura enciclopedica dell'autodidatta, prosegue il filo di Racconti felici, pubblicato nel 2003 con lo stesso editore e che includeva La lenta sinfonia del male.
Bregola si è molto impegnato in questi anni nella promozione della lettura nelle scuole e con un paio di inchieste sugli scrittori stranieri che hanno scelto scrivere in italiano. Insomma è uno scrittore che, anche geograficamente, cerca un radicamento che ricorda il dinamismo di Tondelli, che ha sempre inventato situazioni fuori dai suoi libri per promuovere e raccogliere qualcosa che è più intorno ai libri che dentro i libri.

La domanda centrale del personaggio principale di Bregola è la seguente: Cosa pretendo io? Perché il figlio di un operaio diventato impiegato per concorsi interni e di una casalinga, un diplomato che ha tentato fallendo di laurearsi in Giurisprudenza, dovrebbe potersi affrancare dal suo destino?

In questa domanda, nella perplessità disarmante che diffonde in un universo di impieghi occasionali, ci sono due interpretazioni del mondo molto contrastanti: da un lato il mondo è visto in modo molto piatto, sociologico, fino a far diventare la condizione sociale una condizione ontologica, l'essere umano non è altro che il lavoro che fa. Cercare di farsi piacere il lavoro è cercare di farsi piacere la vita, ma la precarietà di quello che si può effettivamente trovare rende impossibile riuscirci.

L'altro piano è quello di un'assenza di destino, una prospettiva vuota, angosciata, che era anche il motivo più convincente della lenta sinfonia del male ma che Bregola scruta senza scegliere.

Il libro di Bregola appartiene a quella che oggi si chiama non-fiction novel, cioè una scrittura che ha stabilito sue regole un po' particolari, fortemente radicata nella nostra letteratura grazie a libri fondamentali scritti da alcuni dei migliori scrittori italiani: Libera nos a Malo, di Luigi Meneghello, oppure molti dei libri di Gianni Celati, Il ritorno di Edoardo Albinati.

Non è semplice tracciare il confine tra narrazioni non fiction e il romanzo. Nella non fiction l’autobiografia (è il caso di Meneghello) è l'unico materiale e la narrazione non si propone o non sente il bisogno di venire traslata su un piano immaginario, metaforico. La non fiction teme il falso, e ha un orecchio finissimo per individuarlo. Il romanzo, come la musica, parla questa lingua dell’invenzione e ha sue regole che ne descrivono il funzionamento e lo mettono in moto. Prima di tutto la perturbazione, come si chiama in narratologia. Dobbiamo avere cioè un evento che disturbi, metta in crisi l’ordine di un mondo. Il dramma è il panorama sociale (anche quello descritto da Bregola) ma aperto, movimentato da qualcosa che costringe i personaggi ad agire e in questo modo indaga ciò che rende universalmente umani: la responsabilità morale, l’atteggiamento di fronte alla morte o l’amore. Ne fa dei personaggi, dei protagonisti.

A questa ipotesi di narrazione reagisce Celati con un racconto sempre corale, proprio per non dover contrapporre protagonisti e comprimari, anche a costo di non mettere mai dunque i suoi personaggi a questioni che li costringerebbero a qualche titanismo.

Dove questa crisi non interviene, siamo nel territorio della non fiction, e Bregola appartiene a questo ambito. Il mondo viene descritto, interrogato, ma non c'è un evento che crei il dramma. La più grande forza di questo genere di scrittura è stilistica e anche Bregola scrive in modo accattivante, restituendo una lingua familiare a chi conosce la pianura padana. Un’epica senza Orlando e senza avventure, fatta soprattutto di una grande qualità terrena degli emiliani, quella capacità di far scendere chiunque dal pero, con una ironia che costeggia i grandi temi della letteratura. Si prova simpatia per gli ambienti che lui descrive e le persone che si incontrano nel libro.

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 19.07.06 15:37

Interventi

giulio, volevo solo segnalare che il link corretto al blog di Temporelli è http://ilcielodimarte.splinder.com/
e non iltempodimarte come erroneamente indicato.

Lapsus interessante che riecheggia l'incipit della terza parte di Horcynus Orca: “Venne marte e marte veramente fu per l’orcaferone”...

Pubblicato da: tonino pintacuda - 20.07.06 11:36

Grazie Tonino. Mille scuse a Temporelli.

Pubblicato da: giuliomozzi - 20.07.06 13:23

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