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15.07.06

L'incarnazione che genera il gesto critico

di Antonio Spadaro

Joseph Czapski È il 1940: quindicimila ufficiali polacchi vengono imprigionati dai russi in campi di concentramento. Joseph Czapski è tra questi. Nato a Praga da una famiglia aristocratica polacca nel 1896, egli fu pittore, critico d’arte, grande lettore e conversatore brillante, vigoroso enfant terribile. Dopo l’invasione della Polonia da parte delle truppe tedesche egli è fatto prigioniero dai russi il 29 settembre 1939 per poi essere liberato nel ’41. Assieme ad altri 450 ufficiali scampò per caso all’orribile e gigantesco massacro di Katyn, perpetrato dalla polizia sovietica. L’esperienza della prigionia fu drammatica: promiscuità, fame, malattie.

A Czapski e ai suoi compagni non restavano altro che la memoria e la ricchezza della cultura che essi portavano nel loro intimo come roccaforte inespugnabile di umanità: scienza, arte, architettura, letteratura, storia. Molti di loro decisero così di lottare contro il degrado spirituale e il decadimento fisico in una maniera singolare: avrebbero tenuto delle conferenze sulle loro rispettive passioni culturali per far trionfare la forza della vita.

In particolare, Czapski fece rivivere per i compagni di prigionia la sua lettura personale de Alla ricerca del tempo perduto, il capolavoro torrenziale di Marcel Proust. Il testo del suo intervento fu dettato e messo per iscritto perché doveva essere sottoposto alla censura del campo. Quando lasciò la Russia, l’autore lo portò con sé. Per questo anche noi oggi possiamo leggerlo (J. CZAPSKI, La morte indifferente. Proust nel gulag, Napoli, L’Ancora del Mediteraneo, 2005.).

Immaginate cosa poteva rappresentare la rievocazione del raffinato mondo dei salotti del faubourg Saint-Germain della fine del diciannovesimo secolo nel contesto di un campo di prigionia. La lettura dell’ufficiale polacco entra nelle vene del testo. Esso custodisce un significato profondo: l’arte aiuta a vivere e, in particolare, permette di salvare l’umanità e il gusto dell’essere interiormente liberi, anche sotto la tirannia più aspra. È la lezione della grande letteratura. Così commenta l’autore: «La gioia di poter partecipare a un’impresa intellettuale in grado di dimostrarci che eravamo ancora capaci di pensare e reagire a realtà dello spirito che non avevano niente in comune con la nostra condizione di allora, trasfigurava ai nostri occhi quelle ore passate nel grande refettorio dell’ex convento, questa strana scuola clandestina dove rivivevamo un mondo che ci sembrava perduto per sempre» (p. 18).

In realtà in questa esperienza è in ballo qualcosa di decisivo: il senso della lettura e della critica letteraria. Il critico è un uomo che «professa» la lettura. Czapski ci offre un modello. Egli parla di un libro che non ha sotto mano, ricordiamolo. Non può citarlo alla perfezione, né indicarne pagine e volumi. Deve affidarsi alla memoria. Scava dunque nelle profondità di sé per recuperare immagini, situazioni, eventi, fidandosi del proprio rapporto col testo. L’opera vive in lui e il suo significato prende corpo in un contesto di disumanità. Proprio questa «inabitazione» o «incarnazione» dell’opera genera il gesto critico. Se l’opera non vive nella coscienza di chi la legge, il commento critico resta qualcosa di esteriore o addirittura di superfluo, futile. Leggendo la Recherche, Czapski legge se stesso, colloca l’opera all’interno di un rapporto singolare e la attualizza nel contesto, per sé assurdo, di un campo di concentramento. Czapski ci fa capire che se la letteratura non vive nel territorio della vita e dei suoi significati, essa è destinata a svanire.

[tratto dalla presentazione del volume La letteratura tra realtà e fantasia. Atti del Convegno. Reggio Calabria, 25-26 febbraio 2005, Reggio Calabria, Laruffa, 2005. Salone della Provincia di Reggio Calabria, 28 ottobre 2005.
Il testo completo dell'intervento si può leggere o ascoltare. tp]

Pubblicato da Tonino Pintacuda, il giorno e l'ora: 15.07.06 12:40

Interventi

Nel testo integrale si legge questa frase molto bella e condivisibile:
"Ecco dunque a cosa «serve» fondamentalmente la letteratura: a sviluppare le immagini della vita, a salvare la nostra esistenza dall’incomprensibilità."

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 15.07.06 18:01

o a gettarla nel più profondo sconforto, la ventilata ipotesi di salvezza, dico.

mi domando spesso se sia veramente necessario fare letteratura per "salvarsi"...
... fare qualunque cosa per "salvarsi"

a me questa frase sembra inquisitoria, ammonitrice, tantopiù che scritta da un elemento che ha già la Verità in tasca.
ihmo, sembra invece una frase scritta con uno sguardo sprezzante verso chi si fa strumento della letteratura per sviluppare un percorso autodidatta defondato da qualunque criterio di giustezza o buonezza pre.salvata/salvifica, predigerita, pre-meditata.
un saluto
paola

ps: le radici dell'albero si allungherebbero fino al centro della terra, potessero. ma non per cercare dio (all'albero è sconosciuto il concetto divino) ma per cercare cibo.
l'uomo fa come l'abero ma per m a n g i a r e dio.

Pubblicato da: cara polvere - 16.07.06 11:53

da: "l'attimo fuggente"

L'attimo fuggente (1989)

TITOLO ORIGINALE
Dead Poets Society
PAESE
USA
DURATA
128 min. (colore)
GENERE
Drammatico
REGIA
Peter Weir
SCENEGGIATURA
Tom Schulman
PROTAGONISTI
Robin Williams
Robert Sean Leonard
Ethan Hawke
Josh Charles
Gale Hansen


Keating: “Ora aprite i vostri testi a pagina 21 dell’introduzione. Lei, Perry, vuole leggere il

primo paragrafo dell’introduzione, intitolato: “Comprendere la Poesia?”

Perry: “Comprendere la poesia di Johnathan Evans Prichard, Professore emerito. Per

comprendere appieno la poesia, dobbiamo, innanzitutto, conoscere la metrica,

la rima e le figure retoriche e, poi porci due domande: uno con quanta efficacia

sia stato il fine poetico e due, quanto sia importante tale fine.

La prima domanda valuta la forma di una poesia, la seconda ne valuta

l’importanza. Una volta risposto a queste domande, determinare la grandezza

di una poesia, diventa una questione relativamente semplice.

Se segniamo la perfezione di una poesia sull’asse orizzontale di un grafico e la

sua importanza su quello verticale, sarà sufficiente calcolare l’area totale della

poesia per misurarne la grandezza.

Un sonetto di Byron può avere valori alti in verticale, ma soltanto medi in

orizzontale, un sonetto di Shakespeare avrà, d’altro canto, valori molto alti in

orizzontale e in verticale con un’imponente area totale, che, di conseguenza, ne

rivela l’autentica grandezza.

Procedendo nella lettura di questo libro, esercitatevi in tale metodo di

valutazione, crescendo così la vostra capacità di valutare la poesia, aumenterà

il vostro godimento e la comprensione della poesia”.

Keating: “Escrementi! Ecco cosa penso delle teorie di J. Evans Prichard. Non stiamo

parlando di tubi, stiamo parlando di poesia, ma si può giudicare la poesia

facendo la hit parade. Gagliardo Byron, è solo al quinto posto, ma è poco

ballabile”.

Risatine divertite.

Keating: “Adesso voglio che strappiate quella pagina!: Coraggio, strappate

l’intera pagina”. Mi avete sentito, strappatele? Ho detto di strappatele! Coraggio,

strappatela. Molto bene, Dalton, anzi, sapete una cosa, è meglio che strappiate

tutta l’introduzione, voglio che sparisca per sempre, che non ne rimanga traccia

alcuna. Avanti, strappate. Vai con Dio J. Evans Prichard, professore emerito.

Strappate, strappate, rompete, frantumate, non voglio sentire altro che gli strappi

del professor Prichard, forza che poi attacchiamo tutto in bagno. Non è la

Bibbia, non andrete certo all’inferno”.

Richard: ”Questo è matto!”

Keating: “Coraggio, fate un lavoro accurato, che non ne rimanga niente”:

Pubblicato da: cara polvere - 16.07.06 12:54

@ paola "cara polvere"
La letteratura di secondo livello è utilissima se usata con parsimonia, la mitica scena dell'Attimo fuggente ha senso con pischelli di quattordici anni, il critico deve segnalarci con immensa onestà perle che valgono il nostro tempo e tenerci lontano da immondizie ciclostilate.

Paola, grazie dell'intervento.

Pubblicato da: tonino pintacuda - 16.07.06 13:03

perle che valgono il nostro tempo.
"un bugiardino di una confezione di preservativi?"
anche quello, in qualche modo, salva.

tonino... tonino...
come al solito sei prevedibile come una cellula sana e poi parli del tranchant altrui...
mah.
ah, prego per l'intervento che puoi affatto cancellare se di tuo guasto.
carpe diem
o carpe dio, vedi te.
paola

Pubblicato da: cara polvere - 16.07.06 17:16

Paola, la prevedibilità umana mi affascina e ringrazio te per questa integrazione. Buona domenica.

Pubblicato da: tonino pintacuda - 16.07.06 18:01

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Pubblicato da: Garrison - 26.02.07 02:54

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Pubblicato da: Lance - 26.02.07 02:55

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