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25.07.06

Laura Ricci, Voce alla notte

di Alessio Brandolini

“Che l’Amore è tutto quel che c’è, / è tutto quello che sappiamo dell’Amore". Ha inizio con questa secca ed efficace epigrafe della grande Emily Dickinson la seconda raccolta in versi di Laura Ricci (nata a Viterbo nel 1948, ma che vive e lavora a Orvieto), dal suggestivo titolo Voce alla notte (LietoColle, 2006), autrice molto parca nel pubblicare, visto che l’esordio in poesia è avvenuto nel lontano 1984, con Le quattro stagioni (Rebellato). Però suoi testi poetici sono presenti in diverse antologie e nel 2004 ha dato alle stampe un libro di racconti (molto poetici), Insopprimibili vizi (AM Edizioni Marotta). Dopo aver insegnato per decenni francese e inglese ora Laura Ricci dirige la rivista web Fabruaria e un network di quotidiani in Umbria.
Allora se l’amore è tutto, potremmo domandarci, resta poco tempo e spazio per la poesia?

Non è esattamente così: la scrittura della Ricci (anche quella in prosa) è un distillato di continua riflessione, di saggezza, dove alla fine (magari dopo anni di lavoro sui testi) filtra solo l’essenziale, quelle tracce utili al lettore per comprendere il mondo, e – come in questo caso – la possibilità di dare voce alla notte, e al silenzio (Troppa occidentale diffusione / mi snerva. Tacete per favore). Una poesia molto musicale, non a caso qui si parla spesso di strumenti (l’amato pianoforte), di concerti, di scale e di arpeggi, di musica come linguaggio alternativo a quello verbale, di suoni che si fondono alle parole per riuscire a dire “qualcosa in più". E se nella precedente raccolta era Vivaldi (fin dal titolo) a segnare il ritmo qui è l’estro geniale, la briosità perfetta eppure travolgente, di Mozart.
Parlavamo dell’amore, all’inizio, e molti testi di Voce alla notte insistono su questo tema, una specie di pacata ossessione che si risolve (e si scioglie) nel rito del tè: indispensabile per armonizzare la giornata, i pensieri, le emozioni, i desideri, i ricordi. Una specie di “messa a punto" o, meglio, di “accordatura" della vita. Ecco allora gli odori sottili, i colori vibranti, i suoni delle parole che vengono fuori limpidi e misurati:
E’ – questo intenso amore –
campo rosso di fragole
d’acre dolcezza profumato.
E’ di limone fiore, di frutto
aspro allegro mi stordì
d’aroma forte assaporato.
Emana acre pari intenso odore
l’aspro tuo intenso profumato
amore.

E quel “campo rosso di fragole" (in altra poesia “una primula color di fragola / di selvatico un fiore rosso), fa pensare – come suggerisco nell’introduzione alla raccolta poetica – a un ostinato bisogno di credere nella bellezza dell’esistenza umana (Tutto finito / quasi un fallimento. / Pure amerò di nuovo / con la totalità / piena di sempre). Non il rimpianto del passato, ma il desidero di vivere con pienezza i propri giorni: l’amore indispensabile, il gesto e l’abbraccio, i piaceri del corpo, e andare avanti a testa alta con la fiducia di sempre.
Testi asciutti che nel loro fluire armonioso svelano il mistero delle piccole cose. La capacità d’ascolto e d’osservazione, che fa vedere i suoni e udire i colori, spinge alla brevità (del verso e della strofa) e alla chiarezza, pur nella polisemia che sempre accompagna la poesia (anche la più limpida), nella sua condensazione d’idee, nella sua capacità di sintesi d’emozioni, talvolta persino contrastanti, del cuore e della mente. Per questo a fine lettura si ha la certezza d’essersi imbattuti in una poesia elaborata con perizia e “necessaria" perché intensa e vera, che rispecchia anche un modo di vivere (l’infaticabile impegno civile e culturale dell’autrice) e di sentire la poesia. Così poesia e vita si alimentano a vicenda, si scambiano gesti appartati e gentili, ma anche incrollabili certezze, forza etica, scelte radicali (per esempio quella di pubblicare con discrezione o vivere una sessualità più libera), quotidiane scoperte – se si ascolta e si guarda il mondo con attenzione – e la calma ma decisa ribellione ai luoghi comuni:
E’ di noi donne la remota dura
ostinata arte di non soccombere.

Come Kandinskij (e non a caso nel libro ci sono due immagini del geniale pittore russo) ha fatto suonare i colori (una sua opera s’intitola “Il suono giallo"), Laura Ricci dà voce alla notte, ai suoi silenzi infiniti e profondi, ai lontanissimi punti luminosi, ma anche alle cose infime che tutti i giorni ci passano sotto gli occhi e non sappiamo vedere (o apprezzare), ai gesti dell’amore e a quelli minimi (del rito del tè, per esempio, che mette in evidenza l’impronta filosofica di tipo orientale), apparentemente insignificanti ma che uniti, messi insieme e intrecciati l’uno all’altro sono l’essenza della nostra vita e danno il senso alla nostra esistenza. L’obiettivo poetico è quello di riconoscere in ogni cosa l’intensità, l’essere. Anche se nella nostra epoca l’esteriorità ha preso il sopravvento e sembra un’enorme bocca che tutto divora. La poesia, la buona e onesta poesia come quella di Voce alla notte di Laura Ricci, prova a farci rivivere l’autenticità e la magia del mondo, ci obbliga a innamorarci di nuovo della vita.

Laura Ricci, Voce alla notte (LietoColle, Faloppio - Como - 2006, pp. 46, euro 10,00)

Pubblicato da Alessio Brandolini, il giorno e l'ora: 25.07.06 17:19

Interventi

Che non me ne vogliano Alessio Brandolini e Laura Ricci, che non conosco e dovrei rimediare, ma un incipit come quello ripreso dalla Dickinson a me fa... addormentare.

Deve essere l'effetto Dickinson dei nefasti tempi del liceo, forse il caldo di questi giorni che non lascia aria, né pace, né voglie, forse il Muller Thurgau frizzante con la carne macinata fresca condita con limone, olio calabro e pepe. Potrebbe essere persino la fettina di gorgonzola dolce e squagliato che urlava: mangiami, mangiami! Difatti è durato poco.

Forse sarà il richiamo a Kandinskij, uno degli astrattisti per eccellenza, forse l'astrazione dell'amore oppure l'estrazione dell'amore: oggi c'è, domani chi può dirlo, fra un attimo vedremo. Quasi come il gioco del Lotto.
Rigorosamente maiuscolo il Lotto.

Vado a farmi d'anguria. Rossa ovviamente: che le fragole sono fuori stagione e il limone non è più solo agro, ma massacrato dai raggi gamma che dopo 4 giorni che ce l'hai in frigorifero ha talmente tanta muffa che lo devi inseguire con i cani per gettarlo nella spazzatura.

Scusate.

Buona serata. Trespolo.

PS: non vorrei dire, ma 46 pagine 46 per 10 euro mi pare un prezzo francamente esagerato.

Pubblicato da: Trespolo - 25.07.06 21:24

... è che dopo t.s. eliot penso che poesia non ce ne sia (parere personale)!

Pubblicato da: LoScrittoreFantasma - 26.07.06 06:31

1)la buona e onesta poesia?
mah.
chi può dire buona?
chi, onesta?
e chi tutti i contrari di essa?
questo etichettare
questo profanare
questo stabilire
non lasciando al lettore la possibilità di trafficare la lettura dei versi da solo
poesia deve essere gratuita
abbandonata unpo' sulle panchine
che si provi santo cielo
che si lascino dei fogli
senza firma senza titoli
anche sotto la pioggia tanto meglio,
che quello che non si cancellerà, basterà e avanzerà
qualunque cosa rimanga scritta
poesia non nasce nè buona nè cattiva
come i bambini

no. che egoismo.
azz. 10 euro. comprendo perchè non si abbandoni il libro sulle panchine.
sull'amore
Che l’Amore è tutto quel che c’è, / è tutto quello che sappiamo dell’Amore”.

questa frase la trovo insignificante. insulsa perchè talmente piena di tante probabili interpretazioni che le perde tutte.
un saluto
paola

Pubblicato da: cara polvere - 26.07.06 10:32

Non sono un esperto di poesia, pero' il fatto che quei versi siano citati anche da Geronimo Stilton (ne "Il segreto della famiglia Tenebrax") qualcosa vorrà dire...
ezio

Pubblicato da: Ezio - 26.07.06 16:35

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