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03.07.06

La nuova Sodoma della letteratura

di Massimo Adinolfi

[Questo articolo di Massimo Adinolfi, in arte Azione parallela, è apparso oggi in Left Wing. gm]

carlabenedetti.jpgNon molto tempo fa, in un libro dedicato alla figura dell’autore, Carla Benedetti domandava: “Se l’autore è davvero morto, che cosa è mai questa figura che continua a vagare, come un revenant, nel vecchio continente letterario"? Non si capisce come mai la critica letteraria, da Roland Barthes a Michel Foucault, abbia decretato da tempo, senza neanche fare gli scongiuri, la morte dell’autore, ma nel contempo, come uno zombie, la figura dell’autore domini la comunicazione letteraria contemporanea. Non c’è bisogno di fare molti esempi: gli autori rilasciano interviste, firmano autografi, vanno in tv, occhieggiano dalle quarte di copertina dei loro libri. Il loro nome, adeguatamente pubblicizzato, è un ingrediente fondamentale nella strategia del marketing letterario. E d’altra parte, poiché una delle condizioni per stare sul mercato è quella di farsi un nome, anche l’autore sul mercato sta, e bene, quando s’è finalmente fatto un nome. Funziona così dai tempi di Babele: “Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima sia nei cieli, e facciamoci un nome, affinché non ci disperdiamo sulla superficie di tutta la terra!»". Se ci si vuole fare un nome, bisogna che tutti parlino la stessa lingua, o che almeno tutti leggano lo stesso libro. Viceversa, se tutti leggono il tuo libro, allora sì che sei un autore coi controfiocchi (e se poi quel libro è la Bibbia, sei Dio).

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Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 03.07.06 11:32

Interventi

Caro Adinolfi, scrivi:
"Nell’universo claustrofobicamente chiuso della teoria letteraria criticato dalla Benedetti muore l’autore, e quindi l’opera, e con essa l’arte. Ma è mai possibile che non nasca mai nulla, e che non si riesca a descrivere il cambiamento epocale, guardando non solo all’epoca che finisce, ma anche a quella che forse (che magari) nasce?"

ma il libro della Benedetti che citi contiene già la risposta nell'ultima pagina:

"Basta una piccola fessura che ci faccia guadagnare un punto di vista esterno all'universo in cui si è chiusi. Il nuovo potrebbe essere concepito in una maniera diversa dalla logica differenziale del moderno. Ma per farlo occorre pensare l'impensato: occorre riaprire i possibili rimasti chiusi nella visione labirintica della storia, liberarsi da quella falsa descrizione epocale che caratterizza il senso comune post-moderno. Questa è la scommessa che si apre per l'arte e per il pensiero contemporanei." Carla Benedetti, L'ombra lunga dell'autore, pag. 215)

Certo il problema è che gli scaffali delle librerie si stanno riempiendo di librini come mucillagine, come secrezione di catarro. Questo blob ora assalta l'ultima spiaggia: la pubblicazione su carta dei blogger (da Pulsatilla a ScrittoMisto) in quanto libri dal "pre-marketing" gratuito e garantito. Finché è così avremo una lavagna strapiena di segni inutili, nessuno capirà nulla e chi ha qualcosa da dire rimarrà sepolto sotto i segnini. Ma tanto, chi se ne fotte?, al massimo poche persone ragionanti...

Pubblicato da: a.b. - 03.07.06 16:42

Ma non l'aveva già scritto Proust che l'io del libro non è l'io dell'autore? Voglio dire, non è una questione così post-moderna (e dell'io di Montaigne che parla senza alcuna autorità autoriale dall'interno dei "Saggi" vogliamo parlarne?)
Poi, è vero, sarebbe ora di finirla con la claustrofobia, uscire, andare in strada. Ma quel tipo di analisi che auspica Adinolfi (nell'integrale) è la stessa di Walter Benjamin: si può (ri)partire da lì (ma certo piangere sul latte versato è più semplice).

Pubblicato da: girolamo - 03.07.06 16:57

Andrea, ma com'è il libro di Pulsatilla?

Pubblicato da: giuliomozzi - 03.07.06 17:37

Girolamo, l'io del libro e l'io dell'autore sono astrazioni, mentre Girolamo non è astratto, infatti è un uomo, non un autore, non un protagonista di narrazioni. E allora, caro Girolamo, hai mai pensato di far finire questa umanità in un libro inventandoti una forma, anche una forma in cui non c'è nessun io?
E' possibile sai, Montaigne ci riesce egregiamente. Poi ricorda che il lettore, se riesci, ti sarà grato, ti ricorderà perché gli sei stato utile.

Pubblicato da: a.b. - 03.07.06 17:38

Illeggibile, Giulio.

Pubblicato da: a.b. - 03.07.06 17:39

Sopra ho scritto "Questo blob ora assalta..."
La frase è scritta correttamente, non volevo scrivere "questo blog", cioè non mi riferivo a Vibrisse. Preferisco evidenziarlo, non si sa mai...

Pubblicato da: a.b. - 03.07.06 17:50

Caro a.b. avrai notato che nell'articolo citavo proprio l'espressione 'falsa descrizione epocale' che si trova nell'ultima pagina del libro della Benedetti, poiché a quella mi riferivo. Mi riferivo cioè al fatto che la Benedetti ritiene falsa quella descrizione, e solo sotto questa condizione ritiene si possa aprire una nuova scommessa per l'arte (ma sarebbe poi nuova la scommessa, se essa può essere aperta solo se si trova falsa la descrizione che l'epoca tardomoderna dà di sé? Non sarà che poi quel che si può aprire è solo l'ETERNA scommessa dell'arte? Sarebbe un bel guadagno questo?). La mia domanda é: devo necessariamente pensare che la funzione autoriale permane, e che tutte le pippe sulla morte dell'autore siano solo fiato corto di una scena letteraria gravemente asmatica, oppure posso pensare che quella funzione cambia eccome, che qualcosa succede davvero al libro con la digitalizzazione del patrimonio librario, eccetera ecctera, ma che non per questo l'arte è spacciata?
Non so se adesso sia più chiara la chiusa del mio articolo, ma questa era la dommnda. Io so bene che la Benedetti vuole proprio tirare fuori la postmodernità (specie in Italia) dalle secche teoriche in cui s'è cacciata, ma la domanda è (in filosofia mi è molto più chiara): postmoderno significa necessariamente finire in quelle secche? Per cavare qualcosa di buono debbo per forza far ruotare ancora il libro intorno all'autore? Queste domande per me restano pienamente legittime, e non sono soltanto fagocitate dal sistema (o dal sistema prodotte).

Pubblicato da: massimo - 03.07.06 21:00

Come si ri-declina il dibattito sull'autore di fronte al processo che Kevin Kelly descriveva con dovizia di dettagli sul NYT di qualche settimana fa?
http://www.nytimes.com/2006/05/14/magazine/14publishing.html?ei=5090&en=c07443d368771bb8&ex=1305259200&pagewanted=all

Pubblicato da: Tressette col morto - 03.07.06 22:08

"postmoderno significa necessariamente finire in quelle secche? Per cavare qualcosa di buono debbo per forza far ruotare ancora il libro intorno all'autore?"

A me sembra che tu abbia già risposto. Traduco in breve e in maniera difettosa: postmoderna potrebbe essere, come traspare da quello che scrivi, l'assunzione dei cambiamenti come costitutivi di un'epoca, con conseguente mutamento di ruolo per l'autore, e sempre a patto di non dover assecondare nessuna teoria che dia per scontato "cosa sia" la letteratura: c'è un "essenzialismo" sottinteso che cozza con la postmodernità, secondo me.

Pubblicato da: Ivan - 04.07.06 02:22

@ Massimo
Sulla digitalizzazione del patrimonio librario non so che dire.
Non mi sembra che nel libro della Benedetti tutto sia in secca. Non mi pare per esempio per Dada, Borges, Piero Manzoni e Jackson Pollock. Ricordo Moresco, che ha partecipato alla critica verso il postmoderno dalla parte della Benedetti, parlare in modo ammirato dell'Arcobaleno della gravità di Pynchon.
Di mio aggiungerei anche Mark Rothko. Dov'è il soggetto nei suoi parallelepipedi di colore? pare che non ci sia nulla del povero Rothko, né sulla tela puoi vedere persone o cose. Però, quanta emozione danno quelle opere, quanto scompigliano fino alle parti più intime. Evidentemente Rothko aveva capito qualcosa dell'uomo e riusciva a esprimerlo con un'attività apparentemente impersonale: mescolare colori.

Avvertenza generale
Ovviamente, dato che la vita è breve, occorre selezionare le proprie attività. Io preferisco vedere o parlare di Rothko, piuttosto che buttare tempo in pseudolibri confezionati da maghi del marketing e fatti girare qua e là da appositi mediatori.

Pubblicato da: a.b. - 04.07.06 10:14

Ci fu una mostra bellissima a Parigi di Rothko. Un eccellente storico dell'arte, Riccardo Venturi,con cui colaboro, ne ha curato, credo l'uscita dell'autobiografia in italia. Ma chi me ne parlò in modo assolutamente affascinato e affascinante fu Josè Munoz. Disegnatore che tu ami,Andrea B, tra l'altro. Ecco quello che accade. Uno storico dell'arte dell'ecole du Louvre passa attraverso la contemporaneità di Rothko, che riemerge attraverso l'unverso incantato dei personaggi di Munoz. Tutto questo- voglio dire un tale miracolo- secondo le varie scuole da post moderno si post moderno no non potrebbero accadere.
Un saluto e un grazie all'autore dell'articolo.
effeffe
ps
e se tappezzassimo tutte le città d'Italia con degli annunci mortuari con la frase : "l'autore è morto" sentitamente e con gioia ne danno notizia i lettori, gli editori ma non i critici?

Pubblicato da: furlen - 04.07.06 17:06

Premesso che non ho letto il libro della Benedetti, la butto là sulla base di quanto ho compreso dal tuo intervento. E mi chiedo: non è proprio questa la prova che l'autore è definitivamente eclissato, ovvero il fatto che esso dòmini la comunicazione letteraria contemporanea? Non è uno di quei casi, questo, in cui per riconoscere l'immagine occorre guardarla al negativo?
Mi spiego meglio, se riesco. La percezione della crisi di capacità narrativa che si concretizza in un valore stilistico e contenutistico mediamente scarso, o comunque senza vertici; la sensazione che la narrativa degli ultimi anni sia esile rispetto a quella dell'epoca dei critici che hanno decretato la fine dell'autore, non sono forse causa della crisi dell'autore? Come se l'autore non riuscisse più a promuovere se stesso con il valore intrinseco della sua opera e dovesse trovare vie alternative (o qualcuno le dovesse trovare per lui).
Poniamo che sia così. Di riflesso, è solo l'autore a essere in crisi, perché il suo fulgore derivava da certe inarrivabilità letterarie, talvolta presunte, dell'opera. Di riflesso, l'opera, la narrativa contemporanea, non è realmente in crisi, ma si sta solo trasformando in qualcos'altro, che non è più in grado di dare, autonomamente, un qualunque spessore al proprio autore.
Ripeto: è solo un'impressione. Probabilmente inappropriata al tema.

Pubblicato da: jean_arthur - 04.07.06 17:25

L'autore? Direi che Pirandello ha detto molto bene in quel Capolavoro dei personaggi in cerca d'autore.
Ma perlopiù gli autori sono fantasmi in copertina che appaiono: la loro anima è nella fotografia, in quella d'agenzia, e che sta in quarta di copertina o nei risvolti. Per dire: autore e uomo non coincidono affatto, l'autore è un idealista, si disegna tale, nelle sue opere è un uomo bellissimo e che tutti non possono non amare, è un Adamo che non farebbe male a una mosca e che è sia per la difesa di Caino che di Abele. Ma una volta fuori, una volta che te lo trovi vis-à-vis, con il suo libro sottobraccio (che è poi la sua anima nella foto di copertina), ci vuole un momento per capire che gran carogna è. L'autore non coincide mai con l'uomo: sono due esseri diversi, l'autore è un'invenzione dell'uomo, ma l'uomo non è buono, è carogna per natura e riesce con fare faustiano a disegnare un autore "bello e impossibile" cui affidare i personaggi delle storie che poi l'autore scriverà. Ecco spiegato perché la foto di copertina è tanto importante, è anima, è fantasma, e senza di quella il libro non funzionerebbe, o sì ma male. Resta che l'uomo è brutto, una cosa venuta male, che di divino non ha niente. E però è molto animale d'istinto e non risparmia nessuno: capace d'ammazzare così come di spacciare droga e di farsi terrorista serial killer portaborse... malato di mente.

g.

Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 05.07.06 08:19

Ad a.b.: Rothko? Mi fai contento.
A tressette: quello che citi di Kevin Kelly è, se non erro, ciò che Updike (di cui nell'articolo cito l'intervento) prendeva di mira.
(mi scuso per la brevità, ma sono in trasferta)

Pubblicato da: massimo - 05.07.06 09:24

mi sembra evidente che chi ha detto che l'autore era morto abbia detto una grande cazzata

le cose morte poi lasciamole ai morti e focalizziamoci sulle cose vive e ritornanti

micio

Pubblicato da: micio - 05.07.06 11:39