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20.07.06
"Il minor numero di opinioni possibili"
[Massimo Adinolfi, in arte Azione parallela, ha pubblicato oggi questa riflessione: che mi interessa molto, benché io non sia bravo come lui a "formarmi il minor numero di opinioni possibili". gm]
La mia dieta mentale prevede che io mi formi il minor numero di opinioni possibili. La tenuta di un blog è una costante tentazione a trasgredire la dieta, ma io mi sforzo di portare opinioni che siano perlomeno argomentate, e così mi assolvo. Le poche volte che rilascio un'opinione senza argomentazioni a sostegno, è perché confido in cuor mio che saprei trovarne di buone.
A voler rispettare questa regola, non mi riesce di formarmi un'opinione su ogni singolo episodio dell'infinita crisi medio-orientale. Non parlo degli obiettivi di lungo periodo, del diritto dei popoli, della pace o della sicurezza. Parlo di cose come chi ha cominciato, se la reazione sia proporzionata, se c'entrano la Siria o l'Iran o tutti e due, se debba andarci l'ONU, se l'Europa debba muoversi e come, ecc. ecc. Non che non abbia opinioni in proposito, ma si tratta appunto di opinioni, fondate su dati di seconda e terza mano. Io non nutro un particolare interesse per le mie opinioni (in quanto opinioni), figuriamoci per quelle altrui. E invece vedo che molti blogger, compresi quelli che apprezzo e stimo, non hanno alcuna difficoltà a formarsene una. Beati loro. Peraltro, sono abbastanza convinto che molti non supererebbero un esame di storia contemporanea, eppure vedo che nutrono opinioni precise su faccende sulle quali io non mi raccapezzo affatto.
Ma manifestare un'opinione è anche un atto politico, e io non penso affatto che si sia titolati a compierlo solo con assoluta cognizione di causa. Mi domando tuttavia perché certi blog sentano questa urgenza politica, e se siano consapevoli che è essa, più che la conoscenza diretta della questione a spingerli a scrivere. Non vorrei essere frainteso: non sto proponendo cose alle Sartori. Sto solo dicendo che la natura del mio blog torna ad apparirmi strana, ogni qual volta vedo la blogosfera scossa e fremente, attraversata da quei temi sui quali tutti sentono il bisogno di dire la loro: che si tratti dei Mondiali di calcio o, questa volta, della crisi in medio-oriente (di nuovo, non in generale, ma nello specifico dell'attuale spirare dei venti di guerra). Proprio allora, io sento molto poco il bisogno di dire la mia, preferisco anzi non averla neppure.
(Mi si dirà: ma per i giornali è la stessa cosa. Le opinioni vi galleggiano allegramente. E' vero. Ma io non sono il titolare di un giornale).
Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 20.07.06 13:27




