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11.07.06

I libri “troppo avanti" devono essere comprati dai contemporanei.

Di Davide Bregola

Walter Siti mi scrive: "[...]di fronte alla post-realtà contemporanea (la realtà quale è permessa e promossa dall'informazione) non è male ricordare che la realtà, oltre a essere una convenzione (la realtà-realtà essendo alla lettera in-descrivibile), è anche un progetto secondo cui le varie società organizzano se stesse, a secondo che privilegiano un settore o l'altro.[...]"

Einaudi ha appena mandato in libreria il romanzo di Siti intitolato “Troppi Paradisi" nella collana Supercoralli. In nota al libro ci sono queste righe:
“Anche in questo romanzo, il personaggio Walter Siti è da considerarsi un personaggio fittizio: la sua è una autobiografia di fatti non accaduti, un facsimile di vita. Gli avvenimenti veri sono immersi in un flusso che li falsifica; la realtà è un progetto, e il realismo una tecnica di potere. Come nell'universo mediatico, anche qui più un fatto sembra vero, più si può stare sicuri che non è accaduto in quel modo. Compaiono nel libro molti nomi e cognomi di persone note (i cosiddetti vip); tali nomi e cognomi hanno una pura funzione segnaletica, e le biografie delle persone che essi designano sono volutamente e palesemente falsificate. All'opposto di quanto accade nei romanzi-a-chiave, dove i fatti veri sono attribuiti a personaggi 'in maschera', qui a persone reali, indicate con nome e cognome, si attribuiscono fatti esplicitamente fittizi.
Così funziona la post-realtà, nel regno dell'immagine, dove il prezzo da pagare per la notorietà è di essere trasformati in personaggi quasi-veri, condensatori di fantasmi. A proposito di leggende metropolitane, la maggior parte di 'nomi di vip' si affolla, nel romanzo, là dove si mima il gossip, l'atroce pettegolezzo da bar o da palestra. Il gossip non ha senso, ovviamente, se non esercitato su nomi noti; ma anche in questo caso si è cercato di confondere le piste, attribuendo a un nome un pettegolezzo che riguardava un altro nome, e ricorrendo talvolta agli asterischi - gli asterischi non sostituiscono un nome preciso, ma sono dei 'marcatori funzionali' per sottolineare la sostanziale intercambiabilità dei nomi nel mercato delle notizie; una 'tronista' vale l'altra, se il protettore politico non fosse X sarebbe Y. Tutto l'impianto realistico, insomma, è un gigantesco soufflé pronto ad afflosciarsi in una poliglia di finzione; punta estrema, forse, del quesito paradossale che regge la mia trilogia romanzesca: se l'autobiografia sia ancora possibile, al tempo della fine dell'esperienza e dell'individualità come spot."

Siccome il discorso su “Realtà, Mimesis, Finzione, Realismo, Verosimiglianza" mi è molto caro e in “La cultura enciclopedica dell’autodidatta" ci ho pure ragionato parecchio, ho chiesto direttamente all’autore alcune delucidazioni. Di seguito riporto domanda e risposta:

Ciao Walter, nel tuo libro appena uscito scrivi:
"[…]la realtà è un progetto, e il realismo una tecnica di potere.[…]"
Siccome questa cosa mi interessa molto e vorrei scriverne di "realtà" e "realismo", ma risulta un po' criptica come frase, come faccio? Mi devo andare a leggere Lacan, Doubrowski, Bataille, in merito a “realtà" e “realismo", oppure...oppure?
Due o tre "dritte" per meglio interpretare la frase.
Grazie.
Davide Bregola

Walter Siti risponde:

Dunque, grosso modo, ma molto grosso:
di fronte alla post-realtà contemporanea (la realtà quale è permessa e promossa dall'informazione) non è male ricordare che la realtà, oltre a essere una convenzione (la realtà-realtà essendo alla lettera in-descrivibile), è anche un progetto secondo cui le varie società organizzano se stesse, a secondo che privilegiano un settore o l'altro. In molte società africane, per esempio, si considera realtà quel che da noi viene considerato illusione o proiezione (per non parlare in generale delle 'realtà' religiose) e mi ricordo in Costa d'Avorio la mia incazzatura per non riuscire a fare accettare come realtà, a un tizio, il fatto che lui fosse arrivato alle 10,15 invece che alle 10 (lui mi guardava e non capiva, perché per lui le 10,15 erano le 10). Quanto al realismo, s'intende in arte, beh la mia idea è che sia sempre stato un 'risarcimento' per le quote di realtà che il potere man mano sottraeva al controllo degli individui; e adesso mi interessa capire perché tutta questa enfasi di quasi-vero, in un periodo in cui appunto i filosofi ci parlano di 'suicidio' (o di omicidio) della realtà.

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Pubblicato da Davide Bregola, il giorno e l'ora: 11.07.06 13:31

Interventi

E, naturalmente, in molte società diverse dalla nostra si considerano illusioni e proiezioni cose che per noi sono senz'altro realtà.

Pubblicato da: giuliomozzi - 14.07.06 06:22

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