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20.07.06
Gli intellettuali, la rete e la civiltà del dissenso
(ovvero ciò che posso scrivere intorno a ciò che posso sperare, in quindici minuti abbondanti di connessione: ma c'è da temere un seguito)
Senza essere portati dal caso, a volte ci si impegna. Con calma o con rabbia, e con la dose necessaria di illusione, si guardano i fatti e si dice no, si rifiuta il compromesso, la tacita e ragionevole composizione dell’orrore che si traduce in un silenzio così generoso di nulla, così mite e disciplinato nella sua imbecille docilità da attrarre, più che i disonesti, gli insolenti a cottimo, cioè coloro che rischiano quando non c’è nulla da rischiare. Ci sono stati tempi peggiori, e quando il pensiero finisce nell’arte i tempi peggiori mettono in scena un retromondo popolato da macchiette virtuose e inesistenti, omuncoli, nanetti da giardino e varie specie di gabbamondo: o, se si vuole, vetrine vuote a meno di un se stesso che fischia, ulula, e fa tutto il possibile per farsi notare: lo si fissa con pena, lo si accarezza e prima o poi lo si dimentica come un’allucinazione inutile. Così accade per la scrittura, e accade anche che oltre l’impegno vi sia la finzione dell’impegno, il surrogato dell’impegno e la commedia dell’impegno.
Bisogna vendere l’immagine, e dentro la confezione di un uovo di pasqua ci si aspetta, inevitabilmente, un uovo di pasqua. Tuttavia, c'è da essere ottimisti.
Il 5 settembre 1960 viene pubblicata la "Dichiarazione sul diritto all’insubordinazione nella guerra d’Algeria", 121 firmatari. Temps modernes esibisce due belle pagine bianche e la lista dei 121 nomi, un pezzo di storia della cultura del Novecento. “[…] ho firmato questo testo in quanto scrittore, non come scrittore politico, e nemmeno come cittadino impegnato in lotte politiche, ma in quanto scrittore non politico e portato a pronunciarsi su problemi che lo riguardano essenzialmente. […] Uno dei sensi rilevanti della Dichiarazione è quello di mostrare la responsabilità specifica degli intellettuali: quando l’ordine democratico si altera o si disfa, compete loro, al di là di ogni appartenenza puramente politica, dire, con una parola semplice, ciò che sembra loro giusto." (Maurice Blanchot, in un’intervista che il settimanale L’Express si rifiutò di pubblicare). Sull’efficacia di quell’impegno si potrebbe discutere a lungo, ma non è questo il punto. I tempi cambiano? Non cambiano troppo. Con le naturali ambiguità, e sebbene la parola “impegno" generi più di una fobia, i nostri intellettuali (Italia, XXI secolo) non disdegnano di pronunciarsi e la rete costituisce un potente strumento per farlo, giacché il diritto di parola e il tempo reale, insieme, concedono una possibilità che sarebbe stupido sprecare. Un giorno qualunque basta a rendere l’idea, il 20 luglio: apro i miei bookmarks e leggo subito questo e questo, nei pochi minuti a disposizione. La civiltà della critica si sta realizzando sotto i miei occhi, anche a dispetto delle mie assenze. Se esiste una fabbrica del consenso (e personalmente non ho dubbi che esista), è abbastanza certo che esistano molte officine del dissenso, uomini in carne e ossa, teste che pensano, mica il gabinetto dei saggi: la novità è che il dissenso si manifesta come anomalia in rapporto alla civile indolenza, e che alla convergenza di più anomalie il dissenso, da singolare, diventa plurale e si organizza. Sicché dagli intellettuali, soprattutto dagli scrittori, non mi aspetto altro che la propagazione delle anomalie come forma di lotta (concetto tanto innocuo quanto facile da avvelenare: non fraintendere prima dell’uso).
Pubblicato da Ivan Roquentin, il giorno e l'ora: 20.07.06 20:18
Interventi
Bell'articolo, Ivan. E per fortuna che i minuti di connessione erano solo 15 e che lo hai scritto con linea "vacillante"... Personalmente spero in un seguito. abbracci
Pubblicato da: Gaja - 21.07.06 07:59
Ivan, qua a Venezia è pieno di banchetti per la raccolta delle firme, gestiti da ragazzotti che fermano i passanti (soprattutto se turisti) con la domanda: "Una firma contro la droga?" o anche "Una firma contro l'Aids?"... In genere rispondo: "Grazie, ho appena firmato contro il Mal di Testa. Per oggi basta così.":- )
Pubblicato da: Lucio Angelini - 21.07.06 10:38
@ Gaja: sì, continua, era solo una premessa. Mi piacerebbe scrivere di Erri De Luca, per cominciare; ma anche di hacktivism, nuovi media, produzione di eroi e miti usa e getta, e così via. Vediamo...il clima è vacanziero (non il mio).
@ Lucio: ""Grazie, ho appena firmato contro il Mal di Testa. Per oggi basta così.":- )". Il mal di testa è passato, quella firma ha avuto un senso? E' questo che mi interessa!
Pubblicato da: Ivan - 22.07.06 13:09




