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25.07.06
Giro d'Italia con vibrisse: La quasi isola d'Elba
[Le tappe del Giro d'Italia con vibrisse - il titolo è stato trovato da Tonino Pintacuda (e qui) - saranno pubblicate ogni martedì e ogni sabato, ad eccezione dell'ultima, che uscirà domenica 30 luglio e concluderà il Giro. Il materiale pubblicato sarà poi raccolto in un pdf scaricabile. bdm] [tutte le tappe del Giro d'Italia]
Le splendide foto qui riprodotte sono state scattate dall'autore.
L'isola d'Elba è un luogo ricco di storia e di storie. Miniera di ferro e altre materie prime fin dai tempi degli Etruschi; roccaforte strategica per la navigazione nel Tirreno; ponte naturale verso la Corsica e ponte di lancio per l'ultima impresa del corso Napoleone. Si narra che ospitò per una notte Garibaldi, braccato dai servizi segreti austriaci e ferito ad una gamba. E nel porticciolo di Cavo, giusto di fronte al promontorio di Piombino, fece sosta la splendida barca da crociera di Simenon, durante il suo periplo del Mediterraneo. I suoi fondali pullulano di relitti di ogni epoca, traditi da uno scoglio affilato e dalla bassa marea. Le sue coste frastagliate conservano ancora la memoria di contrabbandieri e pescatori di frodo.
La Storia ha visitato così spesso l'isola d'Elba perché l'isola d'Elba, a dispetto delle apparenze, non è propriamente un'isola, come già il suo antico nome greco Aethalia sembra presagire. Resti di insediamenti preistorici sulle coste orientali testimoniano che il braccio di mare – detto familiarmente il Canale – che separa l'isola dal continente non è mai stato lungo abbastanza da impedire ai continentali di visitarla e di abitarla. E d'altro canto non è mai stato abbastanza breve da favorire immigrazioni massive. Fino a un passato non troppo remoto l'approdo all'Elba era riservato ai ricchi e agli avventurieri. Il turismo, per esempio, è un fenomeno recente e fino a trenta o quarant'anni fa era un turismo d'élite.
Questa distanza percepibile ma non incolmabile dal resto del mondo ha prodotto un isolamento precario e incompiuto, rendendo quest'isola una quasi isola, un luogo contaminabile e permeabile con misura, simile a un signore moderatamente misantropo che, pur non disdegnando talvolta la folla, ama soprattutto la quiete e la solitudine del buen retiro.
Ma, si sa, il tempo passa e le cose mutano.
Pesanti e capaci traghetti solcano adesso in gran numero il Canale, coprendo la distanza fra Piombino e Portoferraio in meno di un'ora, mentre il vecchio aliscafo – prossimo al pensionamento, ma ancora scattante – impiega appena quindici minuti. I paesi costieri, già poveri villaggi di pescatori e minatori, si arrampicano sulle colline circostanti a suon di condomini e villette a schiera. Il macadam è ingoiato da fauci d'asfalto, mentre i vecchi sentieri delle miniere si trasformano in circonvallazioni.
È il progresso, baby, lo capisco, e non voglio star qui a far la lagna del tempus fugit o del panta rei, però voglio ugualmente concedermi un momento di nostalgia per i tempi che furono, perché la quasi isola d'Elba è per me un luogo ad alta densità sentimentale. Ho messo piede sul suolo elbano per la prima volta nel 1981, quando la strada del Volterraio era ancora bianca e Ortano, oggi sede di un rutilante villaggio turistico, era una cala riservata a capre e ad alpinisti espertissimi. Lì ho conosciuto la donna che ancora oggi ha la forza di sopportarmi; lì incontro ancora oggi amicizie antiche e incorruttibili. Ancora oggi. L'Elba di un quarto di secolo fa è per me la radice di molte cose buone che ancora non si sono spente, ed è quindi inevitabile che per me l'Elba sia quella di allora. Vederla cambiare così rapidamente, specialmente negli ultimi tre o quattro anni, un po' mi rattrista.
Nonostante i suoi mutamenti e le mie paturnie, però, l'Elba rimane ancora oggi un luogo incantevole, specialmente per la grande varietà ambientale e paesaggistica che offre. Già la sua forma irregolare e tortuosa suggerisce la variabilità delle sue coste, ricche di baie, calette, golfi e insenature di ogni tipo, dove si alternano sabbie e rocce a loro volta diversissime da un punto all'altro della costa. All'interno è tutto un saliscendi, dall'ampia piana di Campo ai mille metri di Monte Capanne,
con la vegetazione che passa continuamente dalla macchia mediterranea, ai lecceti, alle pinete, ai prati. Il tutto condensato in poco più di duecento chilometri quadrati.
Però non voglio esagerare nel decantare i pregi della mia quasi isola. Il mio istinto di elbano adottivo mi suggerisce di moderare gli elogi, di smorzare gli entusiasmi, di coprire, dissimulare, fingere, mentire, perché se dicessi il vero, se descrivessi con esattezza la bellezza delle coste, la mitezza del clima, la limpidezza delle acque, rischierei di invogliare altri a visitarla, ad amarla, a farla propria. Non sia mai! L'Elba è mia, solo mia! Voi state alla larga, non andateci, non sbarcate nei suoi porti e non calpestate le sue strade. Tanto è bruttissima, credetemi, e non vi piacerebbe.
Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 25.07.06 08:11
Interventi
L'Isola d'Elba è così brutta che io ci vado solo a maggio o a ottobre, quando nessun turista può mascherarne la realtà con un po' di allegria triste e qualche pareo colorato. Voglio rendermi ben conto di quanto sia obbrobriosa agli occhi, all'olfatto, al tatto e alla pelle tutta, chè lì il vento ha il potere di trasportare l'atmosfera che sottende a tutti i microclimi propri dell'isola, mescolando la rude boschività della zona delle miniere al panoramico tagadà della costa ad ovest, le zone alpestri delle cime più alte e un mare tanto limpido da non esistere - roba da chiedere indietro i soldi di traghetto ed albergo. Puàh.
Pubblicato da: copydifiducia - 25.07.06 08:40
Luca
mi hai fatto venire voglia di non andarci, all'Elba!!! quindi lo farò presto, magari. saluti
mel
Pubblicato da: melpunk - 25.07.06 09:14
Mauro, così parla un vero elbano! Prima che i figli iniziassero la scuola, passavo all'Elba i primi dieci -quindici giorni di maggio: è il mese più bello sull'isola. Però continuo ad andarci la prima decina di settembre, prima che la scuola riapra.
Buon viaggio, mel! Poi mi racconti come l'hai trovata, la quasi isola.
Pubblicato da: Luca Tassinari - 25.07.06 13:27
Non sono stato citato. Eppure all'età di nove anni o forse otto (1968) ero a P.Ferraio per dieci giorni. Nel 1996 ho dormito in rada a punta Fetovaia, (?)(per poche ore). Credo che il mio passagio debba essere ricordato. P.S. Il fatto che lei è un tirrenico mi tranquilizza un bel pò. Quando vorrà venire dalle mie parti sarò lieto di farle (famiglia compresa) conoscere le isole pontine.
Pubblicato da: michele - 26.07.06 14:20
Michele, non sono tirrenico: la mia cittadinanza elbana è puramente sentimentale. Punta Fetovaia è corretto (ed è anche una delle spiagge più belle dell'Elba, anche se un po' troppo turisticizzata).
Pubblicato da: Luca Tassinari - 26.07.06 14:28
Più cittadinanza di così! Cosa altro bisogna fare per essere cittadini? Le anagrafe sono solo l'indice di errori conosciuti. Delle galere onomastiche, presunzione di fisicità, e antipatiche convivenze. (Il mio mare è il tirreno, non ci sono piazze, ne vie, ne tribunali, ne palazzi. Eppure io mi sento più "cittadino tirrenico" che nella mia città non-citta. Se mi lascio andare, e penso al mio mare faccio questa associazione: Ulivo-mare. Più precisamente...Sto sotto un albero d'ulivo e d'improvviso vengo bagnato, una folata di vento muove le foglie e queste fanno cadere delle gocce e mi bagnano. E in questa sensazione di improvisa novità e meraviglia che associo il mio mare... (indago e scopro) Sento la voce di mio padre (non più iscritto all'anagrafe) che alla mia domanda: "Questa estate ritorni alle Cicladi?" Risponde: "No, le radici d'ulivo sono dentro l'acqua."... Non vi è separazione tra ulivo e mare nello Ionio, è un continuare...
Pubblicato da: michele - 27.07.06 09:15
