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29.07.06
Giro d'Italia con vibrisse: Napoli passionaria, Napoli visionaria
di Francesca Ferrara (Poiché il sito dell'autrice è in costruzione - sarà funzionante a settembre -, qui potete vedere una sua foto)
[Questa è la penultima tappa del Giro d'Italia con vibrisse - il titolo è stato trovato da Tonino Pintacuda (e qui) - Domani, domenica 30 luglio, sarà pubblicata l'ultima tappa, che concluderà il Giro. Il materiale pubblicato sarà poi raccolto in un pdf scaricabile. bdm]
[tutte le tappe del Giro d'Italia]
Napoli è un magma. Lava in tumulto. Napoli è Rossa. Rossa come il pomodoro o il ragù della Domenica. Rossa come le ciliegie in primavera. Rossa come un’anguria. Rossa come le rose che gli zingari offrono alle coppiette sul lungomare in cambio di un euro.
Napoli è zona rossa: rossa come il sangue versato durante le sparatorie di Camorra; rossa perché vota da più di un decennio a sinistra; rossa perché fa sempre caldo, anche d’inverno.
Napoli è un fermento continuo di iniziative culturali ed artistiche, di appuntamenti ed itinerari per tutti i gusti e tutte le tasche. Il suo respiro scandisce il tempo, il tempo dell’ombelico del Mediterraneo, che ha un altro ritmo ed un’altra sonorità rispetto alle altre città. La sua linfa vitale è come lava incandescente, sempre pronta a bruciare ove passa, sempre pronta a lasciare un segno nel bene e nel male. Tutto ciò che passa per Napoli o diventa oro o diventa cenere e al tempo restituisce le memorie dei suoi abitanti e i rimpianti d’impotenza.
Napoli inizia e finisce dove i napoletani hanno deciso di incidere i confini, così come si intaglia un cartoncino o si incide sul legno.
Napoli è una struttura di cartone, pronta a prendere fuoco, per una scintilla di cerino, che pende alle falde del suo nemico dormiente. Il cratere la guarda con un occhio sì ed uno no. Le fa l’occhiolino e cerca di non tossire e di non renderla rovente, grigio fumo, nera e polvere.
Napoli è rossa come la passione, quella più viscerale, rossa come le budella di un animale strappato al suo habitat naturale per nutrire altra carne, altre ossa.
Napoli è come un bocciolo di rosa: tra un petalo e l’altro vi si nasconde un labirinto che porta agli anfratti remoti come la Napoli Sotterranea, la Napoli degli scavi archeologici, la Napoli dei quartieri popolari, la Napoli dei quartieri borghesi e quella della GiùNapoli, il centro storico, scalpitante puledro rosso da sempre.
Napoli è la città dove c’è il mare, ma non un mare qualsiasi, ma quello dove tutti, cittadini e turisti, vengono a fare ’o sentimiento’.
Napoli è l’esempio classico del caos e del marasma: territorio sedotto dalle dominazioni e dalla storia e seducente a sua volta sia per chi ci vive e sia per chi vi è forestiero.
Napoli è la sirena che incanta e che lancia visioni, immagini, input, sogni, sfide a menti e anime alla ricerca dell’essenza delle cose, del loro nucleo, della molecola dell’origine, dell’atomo che diede il via a quella forma di vita così indisciplinata come quella del suo popolo.
Articolata su più livelli sociali posti su diversi strati di tufo, la città si estende dalle sue colline (Vomero, Colli Aminei, Camaldoli, Capodimonte, Posillipo) a valle, dove si immerge in un amplesso appassionato con il mare che la circuisce, la seduce e la rende schiava dei suoi umori e delle sue maree, offrendo spettacoli umorali e connubi incestuosi tra le metafore del bene e le metafore del male; parabole di viandanti e di pellegrini viaggiatori che della mia Napoli si innamorano e poi si lasciano anche morire dopo averla vista. Da Dazio a San Giovanni a Teduccio, la città si estende come se fosse un’anaconda che nel suo ventre contiene altre anaconde, altri scivoli che dall’alto dei giovani quartieri borghesi, portano dritto come un ascensore diretto alla pancia della terra, alla Napoli antica, alla Napoli dei bassi, all’inferno dei quartieri degradati, dei Quartieri Spagnoli, dei quartieri come Forcella e la Sanità, dei vicoli ove si consumano violenze, incesti, sveltine per una manciata di pochi euro, si compra il fumo e i respiri dei barboni diventano sempre più sottili.
Napoli è la Musa che ha ispirato la visione poetica e filosofica di chi ha creduto in Lei e che per Lei è morto lasciando in eredità pillole di saggezza: patrimonio culturale che restituisce alle mura quel lustro intellettuale di un tempo, quell’aspetto di società borghese impegnata, oggi latitante.
Napoli è un cuore, malato. Zoppica nel suo battere il respiro del tempo. Spesso è in ritardo sulla politica sociale e sull’evoluzione culturale e naturale delle cose. Ha voglia di vivere. Ne ha tanta, ma non sempre ha la forza di pompare da sola. Si aggrappa agli ideali e difficilmente valuta gli aspetti reali delle questioni che la riguardano. Spesso si assenta per ricovero e cure per esaurimento nervoso.
E’ vanitosa, così come lo è una bella donna. Ama i profumi e in particolare quello del mare di Mergellina o della discesa di Coroglio che la porta a Bagnoli, un tempo terra di caschi gialli e amianto, oggi ospite di lidi, solarium e discopub. È il confine ovest, quello tracciato dalla storia delle popolazioni, dove finisce Napoli e inizia Pozzuoli.
A questa bella donna le piacciono i profumi dei fiori, e quello della pizza che volteggia nell’aria da mezzogiorno fino a quando non chiudono le cucine alle quattro del pomeriggio. Il fiore che preferisce di più è il girasole perché ha la forma del suo sole che difficilmente si assenta, anche d’inverno. Alla sera, diventa maliziosa e civettuola. Ad illuminarla c’è la luna a Marechiaro e il mandolino di un suonatore da osteria ad intrattenerla.
E’ uno spettacolo di luci di ogni genere, uno sciame di fiammelle accese che la rendono misteriosa ed intrigante come i suoi segreti che cela e protegge gelosamente nel suo seno. Napoli è ‘na bella femmena di quelle che fa perdere ‘a capa; una volta incontrata, pochi secondi e già gli appartieni, perché Lei così ha deciso, perché Lei ti ha incluso nel suo harem e difficilmente ti lascerà andar via; le sue armi per ammaliarti e dominarti le userà tutte nella sua danza di seduzione, sinuosa e selvaggia, così come lo sono i suoi stupri urbanistici. Napoli se ti ama, ti ama per sempre, perché Lei è una visionaria passionaria, crede ancora negli ideali e nell’amore puro e vero, ma spesso è come il Don Chisciotte e lotta contro i mulini a vento, invano, contro le anime dei dannati che ospita nel suo grembo materno, nel suo abbraccio di eterna amante da mille e una notte.
Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 29.07.06 07:34
Interventi
napoli è anche... la pineta della domiziana, dove trovano rifugio i tossici, napoli è quel territorio da melito a secondigliano, dove i boss vivono nelle loro case con piscina e piccolo maneggio, napoli è anche quella terra di nessuno dove si improvvisano discariche abusive, napoli è anche il mare inquinato di pinetamare con le sue case-caserme abusive, napoli è quelle strade invase dagli extracomunitari a cui nessuno da un lavoro o una casa, e sono costretti alla delinquenza, napoli potrà essere anche una bella donna, ma molto spesso è una mignotta da 4 soldi. purtroppo
Pubblicato da: LoScrittoreFantasma - 29.07.06 10:56
Bart, caro, ti dimentichi di me. :-)
Non mi son dimenticato. Ma se arrivo in ritardo, vabbe'. ^^
Beppe
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 29.07.06 15:38
Purtroppo Beppe, il Giro è finito. Ci sono altri che mi avevano, come te, promesso un testo, e si sono dimenticati di inviarlo.
Fra poco, forse a settembre, s'inizierà qualcos'altro che non ti posso anticipare. E' un'idea di Giulio che ho accolto molto volentieri.
Vedi, questa volta, di non perdere il treno:-) Segui vibrisse tra fine agosto e i primi di settembre, periodo in cui sarà data la notizia.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 29.07.06 15:53
Dài, Bart, fa niente. :-)
Spero lo leggerai da me, quando lo metterò on line: ovviamente avrà un titolo... strano! ^____^ Ma riconoscerai che si parla dell'Augusta Taurinorum.
Vibrisse io la leggo sempre. Non c'è problema.
Cari freschi abbracci
Beppe
Pubblicato da: Giuseppe Iannozzi - 29.07.06 17:43
ma questa napoli descritta tanto bene è quella stessa cosa che vedo io,in avanzato stato di decomposizione sotto quintali e quintali d'immondizia?
peste e colera prima che qualcuno faccia qualcosa?
Pubblicato da: maria - 03.08.06 08:59
Il testo che ho scritto è solo una sintesi di cosa è Napoli e corrisponde ad un punto di osservazione (sicuramente il mio ma nel quale taluni cittadini potrebbero ritrovarsi, almeno in parte). Poi c'è anche la Napoli fatiscente a cui nel testo alludo ma su cui non mi soffermo. Ciao.
Pubblicato da: Francesca Ferrara B-inL Lady - 06.08.06 18:53




