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30.07.06

Giro d’Italia (in moto) con vibrisse: a Est di Gubbio

di Fabio Baldrati

[Il Giro d'Italia con vibrisse - il titolo è stato trovato da Tonino Pintacuda (e qui) - è arrivato alla sua conclusione. Grazie a tutti coloro che hanno voluto partecipare a questa impresa simpaticissima. Il file contenente i testi ordinati per città e il file contenente le foto da applicare ai singoli testi saranno a breve raccolti da Giulio Mozzi (che ringrazio a nome di tutti per questa sua ennesima disponibilità) in un pdf scaricabile qui su vibrisse. A settembre, su un'idea di Giulio Mozzi, sarà avviata un'altra iniziativa a cui verranno invitati a partecipare soprattutto autori e collaboratori di vibrisse, aperta comunque anche ai lettori. bdm]

[tutte le tappe del Giro d'Italia]

(Questo articolo di viaggio è stato pubblicato – in una versione leggermente diversa – sul numero di aprile della rivista Mototurismo)

est di gubbio 1.jpgDa sempre l’Umbria emana un magnetismo irresistibile per l’acciaio delle moto. I suoi paesaggi sono ricchi di itinerari prestigiosi, un “must" per molti bikers, non solo italiani. E’ una regione verde, non dolce né amena, che sembra antica e intatta mentre la scopri in sella alla tua moto, lungo strade secondarie che lambiscono cittadine e borghi rinascimentali, di una bellezza così alta, come scrive Guido Piovene nel suo Viaggio in Italia. Proprio le pagine dedicate all’Umbria – anche se questo libro risale al 1956 – e a Gubbio, invitano a scendere in garage a scoprire la moto.

Chi gioisce della bellezza paesaggistica delineata davanti al manubrio potrà trovare in queste terre francescane uno degli ultimi paradisi rimasti. Al contrario di quanto purtroppo accade in buona parte d’Italia infatti sono relativamente pochi gli esempi di deturpazione paesaggistica. Oltre ai suoi celebri tesori d’arte l’Umbria può ancora vantare la bellezza di panorami naturali in cui monti mai impervi, dolci colline e verdissime pianure, fanno da scenografica cornice a borghi e paesi “rugginosi". Ancora esistono e resistono bellissime vedute agresti con filari di pioppi svettanti accarezzati dal vento; ciò che più ti colpisce dell’Umbria è la sua ordinaria, normale bellezza.
L’itinerario di queste pagine suggerisce alcuni percorsi a est di Gubbio, e sono il Monte Catria (tanto caro a numerosi motociclisti della zona), poi il Parco Naturale Regionale del Monte Cucco, e la pace del Monastero di Fonte Avellana.est di gubbio 2.jpg

Ci sono anche le curve!

Sovente nel centro-Italia si soffre di una segnaletica stradale a dir poco “anemica". Giunto alle porte di Gubbio dopo ore di sella ho fatto uso del buon vecchio sistema, quello col motore al minimo e un piede in terra: “per il monte Cucco sempre dritto?" Il tipo attempato e con fare canzonatorio allarga le braccia: “sempre dritto no, ci sono anche le curve!". Avrei voluto vederlo questo simpaticone nei panni di chi arriva da lontano e trova una segnaletica da settimana enigmistica!
Quindi ho faticato abbastanza per orientare l’avantreno lungo i percorsi che mi ero prefissato. Intanto faccio una sosta a Gubbio, questa città che è un’altra Umbria; però, caro Piovene, il Suo Viaggio in Italia qui comincia ad accusare gli anni: la Gubbio silenziosa e quieta da Lei descritta forse non esiste più. In una torrida giornata estiva ho trovato un traffico impensabile: automobili ovunque, ingorghi, e gli immancabili pullman turistici in un luogo antico concepito per qualche carrozza. E’ una abitudine tutta italica quella che permette l’accesso di questi pachidermi nei centri storici (dove paradossalmente si vieta l’ingresso ai motocicli).

Vista in lontananza la città straordinaria quasi ti impone di accostare e scalare le marce una dopo l’altra; in primo piano i resti delle mura dell’antico teatro romano risalente al I° secolo d.C., adagiata sul pendio di un promontorio (il monte Ingino) un capolavoro di perizia architettonica presa a modello nelle facoltà di Architettura di tutto il mondo. Chi arriva oggi a Gubbio resta conquistato da una città dove le case sono ancora realizzate in pietra caratteristica e non è possibile costruire oltre i sette metri e mezzo di altezza: così dettavano gli Statuti medioevali, così vuole il buonsenso odierno che qui seguita a trovare ospitalità; da queste parti c’è sempre stato un occhio di riguardo per i Beni Culturali e paesaggistici.

Strade “annegate" nel verde, un invito a perdersi

Molto godibile è il percorso ad “anello" che collega Gubbio al Parco del Monte Cucco, e sono le statali n°452 e 298 (alle porte di Gubbio, nel versante nord, si seguono le indicazioni per Fano). La prima offre alcuni rettilinei in cui si arriva a desiderare un cambio a venti rapporti, mentre la 298 è un disegno argentato lungo quindici chilometri con placide curve e tornanti scandalosamente piacevoli, roba da far scintillare le staffe poggiapiedi. E’ tutto splendido asfalto scarsamente trafficato, come del resto poco trafficata è quasi tutta la viabilità interna umbra.
Ma i percorsi più belli, quelli che restano impressi per i luoghi che sanno offrire, sono sempre i più sottili, esili e tortuosi delineati in giallo sulle carte stradali. Se ne possono individuare diversi e sono tutti “garantiti" come se avessero una certificazione DOC. La statale 452 conduce al Monte Cerrone (875 mt) poi ancora verso Gubbio, un comodo giro ad “anello".
Sono circa venti chilometri da godere in solitudine, senza fretta. Si attraversa un teatro sconfinato di rilievi boscosi a querceti e carpini, dove le solenni poiane in cielo sono più numerose degli umani in terra. Rhurhurhurhurhu… ti godi il pulsare del bicilindrico in terza marcia mentre impugni il manubrio con la sola mano destra sul gas, la sinistra a cercare il vento. Decine di curve finiscono “archiviate" negli specchi laterali, schietti lembi di asfalto si lasciano indovinare “annegati" nel verde del paesaggio.
Questo percorso non è sempre asfaltato e alcuni tratti sono in ghiaietto bianco, ma nulla di robinsoniano: per questo viaggio non è stata usata una fuoristrada ma una grossa moto stradale a gomme lisce.
Numerosi scorci paesaggistici si presentano al biker anche percorrendo la statale n°3 che dal borgo di Cantiano (a nord-est di Gubbio) scende in direzione di Gualdo Tadino; sulla sinistra si estende il massiccio boscoso del Monte Cucco, una riserva naturale integrata nel sistema parchi d’Umbria. E’ probabilmente il tratto più bello di questa lunga statale (è l’antica via Flaminia che collegava Roma all’Adriatico) ovviamente per la bellezza paesaggistica che essa offre davanti al manubrio, ma anche per la ricchezza di placide curve e ampi tornanti che fanno la gioia di ogni motociclista. Un ottimo asfalto frequentato da numerosi appassionati locali.est di gubbio 3.jpg

Farfalle sul Monte Catria

E’ sempre lui, il Monte Catria, il preferito dai motociclisti, e come non essere d’accordo: il Catria è una delle terrazze più belle di tutto l’Appennino.
Il percorso scelto per la fruizione di questo promontorio inizia dal paesino di Cantiano: i cultori del bicilindrico troveranno piacevole il borbottio sommesso del motore amplificarsi fra le ombrose viuzze di questo borgo antico. La piazzetta di Cantiano merita una sosta.
La strada sale in svolte pigre curva dopo curva e si affaccia sulle sterminate pendici del Monte Catria, poi per brevi tratti ci si tuffa nell’ombrosità di rigogliose faggete dopo lunghi percorsi dipanati in luminosi spazi aperti. Simili “nastri argentati" finiscono sempre troppo presto, ecco perché non vorresti mai oltrepassare la terza marcia.
Il vertice del Monte Catria (1701 mt) è una prateria perennemente incorniciata dalle nuvole scandita da una croce in tralicci di acciaio. Solamente l’aquila reale osa lassù, e sembra che il magnifico rapace sia tornato a volteggiare sulle praterie del Catria.
Questo è un gran bel luogo in cui aprire il cavalletto e spegnere il motore: col sibilo del vento e il ticchettio della moto accaldata puoi contemplare un lembo di mondo rimasto intatto, e ciò non accade molto spesso.
Il Monte Catria è un luogo di studio per alcune scienze naturalistiche fra cui l’entomologia a causa di un particolare microclima che favorisce le “schiuse". E infatti durante una sosta decine di farfalle multicolori mi hanno avvolto in un candido abbraccio.

Attraversando il Parco Naturale; la pace di un Eremo

Un altro magnifico itinerario è l’attraversamento del Parco Naturale del Monte Cucco tramite la statale n° 360. Circa venti chilometri che dal borgo di Scheggia conducono alla cittadina di Sasso Ferrato, quest’ultima è una ammirevole bellezza architettonica soprattutto se vista in lontananza. E’ tutto asfalto ottimo: un nastro di curve molto stuzzicanti per il polso destro sul gas.
Si attraversa il paesaggio del Parco Naturale, fitte foreste di faggi, querce e pini d’aleppo che nascondono gli ungulati (caprioli e daini) oltre al magnifico predatore, il quale finalmente protetto dopo secoli di persecuzione sta lentamente tornando in tutto l’Appennino. La ricomparsa del lupo proprio alle porte di Gubbio, luogo della celebre leggenda del lupo feroce ammansito da San Francesco, ha qualcosa di prodigioso.
Wruummmmm… seconda! terza! quarta! Ogni cosa in lontananza davanti al manubrio mi arriva addosso in un lampo, come sempre vedo il grigio-argento sfumare veloce un palmo sotto alle pedane poggiapiedi, la moto pendola a meraviglia sulle burrose curve di questo percorso verso Sasso Ferrato, solo per brevi tratti la strada è costeggiata da pareti rocciose, qua e là i resti cadenti di alcuni ruderi; ovunque si posa lo sguardo regna vittoriosa la foresta al cospetto del massiccio del Monte Cucco. Niente di meglio per chi in moto ricerca i paesaggi naturali.

L’Eremo di Fonte Avellana, alle pendici del Monte Catria (siamo entrati in territorio marchigiano), è un luogo in cui la Pace sembra aver vinto per l’eternità.
Dalla statale n°310 nel cuore del Parco del Monte Cucco si segue la segnaletica turistica per l’Eremo: ancora quindici chilometri di autentica gioia per le ruote attraverso i boschi “canadesi" del versante nord del Parco Naturale. Sulla destra l’antica pieve romanica Badia di Sitria decisa a sfidare il tempo, e a vincerlo.est di gubbio 4.jpg
Nei pressi dell’Eremo lungo la strada vi sono alcune ombrose radure con tavoli di legno per la sosta e vistosi cartelli figurativi che divulgano le caratteristiche di questi luoghi. Rhurhurhurhurhu… una dolce curva a tremila giri e “raddrizzi" la moto con un colpo di gas… eccolo: severo, silenzioso e solitario nel verde cupo dei boschi, è l’Eremo di Fonte Avellana. Fu fondato addirittura prima del 1000 da San Romualdo eremita, un pazzo sognatore motivato da quella forza che solamente i sognatori possono avere. Oggi come tutti i luoghi spirituali è frequentato da un turismo colto e raffinato che non si accontenta di bellezze effimere; guardacaso innanzi all’ingresso c’è sempre qualche moto posteggiata.

Preparate la vostra.

Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 30.07.06 07:13

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