« Francesco Randazzo: Papier Mais (2006) | Main | L'incarnazione che genera il gesto critico »

15.07.06

Giro d’Italia con vibrisse/Nel regno di Gradisca: Riccione

di Stefania Nardini

[Le tappe del Giro d'Italia con vibrisse - il titolo è stato trovato da Tonino Pintacuda (e qui) - saranno pubblicate ogni martedì e ogni sabato, ad eccezione dell'ultima, che uscirà domenica 30 luglio e concluderà il Giro. Il materiale pubblicato sarà poi raccolto in un pdf scaricabile. bdm]

[tutte le tappe del Giro d'Italia]

Riccione.jpg«Ma questi ridono…!»
In effetti sorridevano. Anzi mancava poco che Bruno, il proprietario dell’hotel mi abbracciasse.
Avevo cambiato destinazione. Maltempo in tutta Italia e solo un pugno di giorni per una vacanza.
In Romagna il tempo era meno peggio. E poi quell’esperienza mi mancava. Sì mi mancava. Perché per una vita ero andata a caccia di isole incontaminate, di mari trasparenti e pescosi, di luoghi selvaggi e lontani.
Già, lontani… Qui invece la distanza era breve. Nonostante la E 45 che, come cantava Guccini, fa veramente dell’Emilia il west della Romagna, una meta raggiungibile solo con un fuoristrada capace di saltare sulle buche, sui fossi, sull’asfalto lacerato di una strada che è veramente una vergogna nazionale.
E arrivare sta a dire avercela fatta. Aver superato una prova stile “avventure nel mondo".

Io di ridere infatti non avevo molta voglia. Ma per fortuna tutto si può rimuovere cedendo a un viaggio nel tempo e nelle atmosfere.
Tendine celeste chiaro, i tavoli allineati con le tovagliette perfettamente aderenti ai tavoli, poltroncine di acrilico velur con la sagoma di metallo. Stavo rivedendo l’arredo del bar sotto casa mia quando ero piccola. Giuro! E nell’atmosfera da “doppio brodo star “ mancava solo la donnina col cucchiaio fumante e la messa in piega appena fatta.
No. C’era anche lei. Anzi c’erano varie riproduzioni. E sulla terrazza le chiacchiere dell’Italia dei caffè, di quella bella Italia che si perde in estenuanti discussioni dai contenuti a volte banali ma che danno il senso alla nostra identità.Riccione_spiaggia.jpg

Aria di pulito, di bucato appena fatto, di bianco che più bianco non si può nemmeno col candeggio. Riccione. Basta dirlo per immaginare piadine e liscio, ombrelloni allineati e famiglie coi salvagenti a forma di papere o coccodrilli, profumo di Ambra Solare, e la canzone dell’estate.
Riccione regno del kitch. Con le gelaterie, le frullerie, le cocktailerie e le cartoline con tre bei culi in primo piano e la scritta “baci dal mare". Riccione con le ultime novità, col bagnino che è sempre un gran fico, col muscolo e gli occhiali da sole che sembra dirti “Bambola! Sono qui per proteggerti".
Riccione con i tedeschi più mansueti da quando c’è l’euro, che hanno perduto l’arroganza del marco che la faceva da padrone. Riccione dei “tutto compreso", del bagno 128 con l’altoparlante che urla: “si è perso un ragazzino di nome Hans…", e le solite barzellette che provoca l’annuncio nato come grido di dolore che sgorga dal cuore di mammona taglia 54 che ha perduto il pargolo, per poi trasformarsi in una gag del “chi l’ha visto" tra il minestrone di canzoni e pubblicità delle radio.
E si ride. Evviva l’allegria. Hans ha ritrovato la mamma che in trepida attesa sul bagnasciuga non risparmia al piccolo un cazziatone.
Orde di ragazzini esprimono la loro creatività in compagnia dei padri realizzando enormi castelli di sabbia. Quelli tedeschi sono tutti muniti di pale, sì pale, non le innocenti palette della nostra infanzia. Questi si organizzano! Il castello ha la muraglia, il ponte levatoio in legno, e la bandierina. Bello!

Il primo a lanciarsi in complimenti è il fotografo della spiaggia. “Una foto al piccolo, vicino al castello. Pensi che bel ricordo!". Le prime a cedere sono le nonne. E giù con il click per guadagnarsi la giornata. Mentre la bambina dell’ombrellone della prima fila è già in posa accanto al pedalò. “Mi raccomando la riprenda in modo che si veda la barca…".Viale_Ceccarini.jpg
Ultimi scatti prima del “coprifuoco" delle ore tredici: si mangia.
Si aprono le tende celesti della sala da pranzo. Menù numero uno a base di carne, menù numero due è pesce. La cameriera di sala con grande maestria distribuisce le pietanze fumanti. E che pietanze! Nessuno resiste ai manicaretti che prepara la cuoca. È la proprietaria che cucina, lei, la mamma del Bruno, che ha tagliato il nastro della terza generazione dell’hotel Camay. Si chiama così come la saponetta. E il Bruno si avvicina ai tavoli, chiede se il menù è di gradimento, consiglia vini frizzantini romagnoli da abbinare alle pietanze. “Sul pesce il bignoletto è una delizia…".
Un ragazzetto biondo venuto dal Trentino col viso praticamente ustionato dal sole si impressiona nel dover mangiare una doppia coppia di scampi. Nessun problema. Si cambia piatto. E tutto avviene in grande serenità. Il cliente è preso in carico, è adottato e coccolato, rassicurato, accontentato.
Riccione regno di Vasco Rossi e Ligabue con “le donne lo sanno", ultimo successo riproposto a più riprese dagli altoparlanti disseminati in via Dante, che musicano la passeggiata. E qui è il trionfo! Qui non si può fare a meno di distogliere lo sguardo da coppie di delfini che ballano su una palla azzurra con porporina, braccialetti con la Madonna e scritto “Riccione", cavatappi stravaganti, accendini a forma di estintore, cartoline che seguono una certa attualità. La più famosa è quella contro le leggi antifumo, con un grande pene sul quale si regge una sigaretta accesa. Il massimo!Viale_Dante_di_notte.jpg

Ligabue continua con il suo ritornello che ormai è un tormentone, mentre biciclette, risciò, tandem si fanno spazio tra la gente che si avvia verso viale Ceccarini, la strada bella della città per uno “struscio" bronzé, in cui si fanno spazio ustionati e vacanzieri in versione mulatta. Mentre le ragazze dell’Est sedute ai bar esibiscono french manicure che non possono passare inosservate grazie ai brillantini incastonati alle unghie. Anche a quelle dei piedi.
La notte si avvicina, la notte riccionese è prossima all’apertura del sipario. Si cena alle sette e mezzo. E nella sala celestiale il rito si ripete.
La notte di scorribande e zingarate cede il passo all’aurora che dal mare illumina la spiaggia deserta con gli ombrelloni chiusi e rigorosamente allineati.
Un uomo passeggia sulla riva.
È un vecchio che guarda il cielo.
Il cielo che è come un’immensa cappa su questo panorama felliniano dove sembra di rivedere la signorina dalle forme generose che al Grand Hotel di Rimini offre le sue grazie a un bellimbusto in vestaglia nera sussurrando “Signor Principe, gradisca...".

Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco, il giorno e l'ora: 15.07.06 07:45

Interventi

... ecco perché la Romagna si riempie e la Versilia si svuota! Dalle mie parti ti grugniscono dietro...

Pubblicato da: Rosanna Rota - 15.07.06 15:41

Hai ragione, la E 45 è 'na buca sporca e nisciun se ne'mporta.
Questa tua cartolina della riviera è uno zucchero!

Saluti

Pubblicato da: Carlo Capone - 15.07.06 20:20

Pubblica un intervento




Vuoi che mi ricordi di te?