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05.07.06

E' ancora possibile l'autobiografia, al tempo della fine dell'esperienza e dell'individualità come spot?

di Walter Siti

[Ho ricevuto oggi il nuovo romanzo di Walter Siti Troppi paradisi. Sono molto curioso di leggerlo. I precedenti romanzi di Siti, Scuola di nudo e Un dolore normale, mi sono sembrati assai belli. Ricopio qui, perché mi sembra interessante, la nota che precede questo romanzo. gm]

Questo è Walter SitiAnche in questo romanzo, il personaggio Walter Siti è da considerarsi un personaggio fittizio: la sua è una autobiografia di fatti non accaduti, un facsimile di vita. Gli avvenimenti veri sono immersi in un flusso che li falsifica; la realtà è un progetto, e il realismo una tecnica di potere. Come nell'universo mediatico, anche qui più un fatto sembra vero, più si può stare sicuri che non è accaduto in quel modo.
Compaiono nel libro molti nomi e cognomi di persone note (i cosiddetti vip); tali nomi e cognomi hanno una pura funzione segnaletica, e le biografie delle persone che essi designano sono volutamente e palesemente falsificate. All'opposto di quanto accade nei romanzi-a-chiave, dove i fatti veri sono attribuiti a personaggi 'in maschera', qui a persone reali, indicate con nome e cognome, si attribuiscono fatti esplicitamente fittizi.

Così funziona la post-realtà, nel regno dell'immagine, dove il prezzo da pagare per la notorietà è di essere trasformati in personaggi quasi-veri, condensatori di fantasmi.
A proposito di leggende metropolitane, la maggior parte di 'nomi di vip' si affolla, nel romanzo, là dove si mima il gossip, l'atroce pettegolezzo da bar o da palestra. Il gossip non ha senso, ovviamente, se non esercitato su nomi noti; ma anche in questo caso si è cercato di confondere le piste, attribuendo a un nome un pettegolezzo che riguardava un altro nome, e ricorrendo talvolta agli asterischi - gli asterischi non sostituiscono un nome preciso, ma sono dei 'marcatori funzionali' per sottolineare la sostanziale intercambiabilità dei nomi nel mercato delle notizie; una 'tronista' vale l'altra, se il protettore politico non fosse X sarebbe Y. Tutto l'impianto realistico, insomma, è un gigantesco soufflé pronto ad afflosciarsi in una poliglia di finzione; punta estrema, forse, del quesito paradossale che regge la mia trilogia romanzesca: se l'autobiografia sia ancora possibile, al tempo della fine dell'esperienza e dell'individualità come spot.

[in vibrisse, alcuni articoli su argomenti simili]

Pubblicato da giuliomozzi, il giorno e l'ora: 05.07.06 15:19

Interventi

Perché no? è finita l'esperienza, non il soggetto.
E poi anche se è finita può essere ancora rappresentata.
Ci si arrangia con quel che c'è.

Pubblicato da: temperanza - 06.07.06 12:03

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