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03.07.06
Dove le buttano a New York, le scrittrici di sinistra?
(questo breve testo fa parte di un programma di ricognizione e di studio che ho appena intrapreso con un paio di compagne e compagni, nel tentativo di capire dove vanno a finire le ideologie che non vengono più praticate. a.s.)
Una sola cosa vi potrà capitare, peggiore del fatto di avere un genitore di destra. Sarà l’avere un genitore cattolico. Se poi ce l’avete cattolico e di destra siete nella merda. Due sono le cose da fare allora, appena ne avrete la piena consapevolezza: prendersi immediatamente un cane e iscriversi a un Sert (un corso di disintossicazione da droghe pesanti). Il cane lo dovete prendere perché continuerà a svolgere nella vostra vita la funzione del Terzo Occhio, cui vostro padre vi aveva abituate. Non pressatelo, però, povera bestia, non consideratelo troppo, o alla fine, anche se vi risponderà dall’alto dei 20.000 anni di convivenza con noi umani, sarà solo per dirvi, “Ehi, smettila di guardarmi come se fossi Dio! Se a voi umani è una cosa che può piacere a noi cani ci mette in imbarazzo!".
L’altra cosa che dovreste fare sarà, come abbiamo detto, di iscrivervi al Sert. No, non per iniziare una cura disintossicante da cattolicesimo, come vi verrebbe da pensare banalmente, ma per concludere un ciclo, prima che esso inizi. E che esso ciclo di vostra dipendenza inizi, sappiatelo, è inevitabile. Chi ha un padre cattolico si sfa. E niente, se non forse un’anticipazione controllata del suo destino, potrà fargli cambiare strada. Be’, naturalmente, i modi di sfarsi sono tanti. Non è detto che una debba per forza buttarsi sulla droga.
Io per esempio ho cominciato a riempirmi le vene e il cervello del fatto di essere di sinistra che non avevo neanche 14 anni, una età davvero troppo giovane per prendere certa roba, tanto più che dai 6 ai 12, anche se non volevo, e anche se tutte le volte che me l’iniettavano vomitavo, mi sono veramente sfatta di brutto di cattolicesimo. C’è stato un periodo in cui me ne andavo in giro per la città di provincia dove vivevo con dei crocifissi grandi quanto una coppetta di gelato attaccati al collo. Facevo pena, si. Poi, con la forma di dipendenza a qualsiasi cosa, che mi hanno costruita addosso, dal fatto di essere di sinistra non sono mai riuscita a disintossicarmi del tutto. Se considerate che c’è stata pure un’epoca in cui mi sono buttata in vena fino a 2 grammi di femminismo al giorno potrete capire che ho avuto una vita davvero del cazzo, no?
“…e allora la bambina con la sua ostia consacrata sul petto affrontò i cattivi atei…atei che la uccisero a sassate…ma mentre la uccidevano a sassate, la bambina senza un sospiro pensava al suo Gesù…e stringeva, stringeva al petto l’ostia consacrata e senza dire niente morì!"
“Ma perché la bambina non è scappata?"
“Perché sapeva che sarebbe diventata santa!"
Quelle che ho riportato sopra sono battute tratte di miei colloqui con le spacciatrici: Suor Graziella, e Suor Rosina.
Se una cercava di uscire dal giro loro erano subito pronte a farti vedere i cadaveri. Per spaventarti dico. Appena una suora moriva loro organizzavano subito un bel giro di ricognizione con scolaresche al seguito, senza chiedere un cazzo di parere ai genitori, né niente. Mia madre con quel po’ di energia che le rimaneva dagli scazzi con mio padre, sono sicura che gliel’avrebbe impedita. Ma io ero terrorizzata e non gliel’ho mai detto. Come se fosse stata colpa mia se ci portavano a vedere le suore morte.
Le guardavi, e capivi che cosa ti poteva succedere se non eri brava a portarti nel petto la tua brava ostia consacrata. Ammirare la bambina che pur di non mollare l’ostia che ha nel petto e si fa uccidere a sassate, mi ha fatto diventare, devo ammetterlo, una vera sbandata. Ma sarebbe successo a tutti penso, però no?
Il Sert per i tossici, per i Grandi Dipendenti dall’ essere di sinistra è poco che lo frequento. Ma credo che se avessi fatto quello che vi ho consigliato all’inizio di questo breve scritto, da molto giovane, be’ credo che la mia vita sarebbe stata diversa, e tante cose non mi sarebbero capitate. Uno degli esiti dello sfarsi troppo da giovane è che la persona non sarà mai libera del tutto. Io per esempio, ancora adesso, faccio fatica a non cedere al ricatto degli spacciatori. Sì, perché ricordatevi che una persona che vive nel contrabbando e nello spaccio da bambina (sia di cattolicesimo o di roba è uguale), tenderà sempre a vedere tutti come possibili spacciatori, e difficilmente smetterà di avere quel suo atteggiamento patetico e di dipendenza. Non so se capite cosa voglio dire. C’è da dire che quando ero giovane per me la situazione era decisamente peggiore. Prendete una volta che ero andata a New York. Su indicazione di Leandro ero andata a trovare una anziana scrittrice. Cioè, io volevo diventare una scrittrice. E così un giorno che eravamo a Milano: “Be’, Leandro, sai, è stato così gentile, questo Filippino Lippi, lo scrittore, conosci no? Me l’ha chiesto, e adesso sto andando a portargli il racconto di cui gli ho parlato…", gli ho detto.
“Ma perché devi portare questo tuo racconto a Filippino Lippi scusa? Perché devi prendere un’iniziativa così, se vuoi fare la scrittrice? "
“Ma perché l’ho incontrato al banco dei formaggi, al supermercato, e l’ho riconosciuto, e insomma, lui è quello della lotta ai fascisti, e della resistenza, e dei tre giorni di carcere duro…insomma, era un comunista! Ed è anche uno scrittore! E allora io voglio diventare una scrittrice e sono di sinistra…"
“Ma non si fa così! Non si porta un racconto a uno scrittore! Non si fa! Se si vuole fare la scrittrice!"
“E come si fa?"
“Si telefona a un amico che controlli una casa editrice!"
Leandro è sempre stato molto più sveglio di me. Solo che io vedevo me più sveglia di lui perché ero tossicomane e l’essere di sinistra con cui mi sfacevo mi dava quell’euforia mista a depressione che solo le droghe pesanti danno. Soprattutto immaginavo, come tutti quelli che si sfanno, che qualsiasi altro tossico, o comunità di tossici fosse e se la vivesse la sua tossicomania meglio di me. Quindi, quando Leandro, approfittando del mio viaggio a New York, mi gridò nel telefono, “Ehi, vai a trovare Marisela Fabbri, che ti aspetta!", agitata come uno stomaco all’ora dell’aperitivo gridai soltanto, “Io da Marisela Fabbri? La scrittrice di sinistra?", e chiusi, per quanto ero felice.
Marisela Fabbri era una donna sfinita. Incedeva a passi d’elefante nella sua casa che dava su Park Avenue come se si trovasse nella peggio stanza del peggio ospedale della peggio città del terzo mondo. In Italia non la intervistavano più da almeno 35 anni. E in questo senza dubbio aveva influito il fatto che di lei si dicesse che si era bevuta qualsiasi cosa, dai vinacci fetidi agli amaretti migliori, profumo compreso, prima di iniziare eccezionali sedute terapeutiche e infiniti ricoveri in cliniche disintossicanti di tutti i tipi.
“Ciao ragazza bruna, come va?"
“Bene, Marisela, ehm, signora Marisela!"
“Sono vecchia, ma non è gentile da parte tua ricordarmi quanto!"
“…"
Incedendo come un elefante di almeno seicento anni, andò a sedersi sulla poltrona che stava al centro della stanza, proprio dove arrivava il sole. Dietro di lei, arrivò, poco dopo, coi capelli lisciati di fresco su un cranio tutto pieno di macchie di melanina, e anche una pelle della faccia e delle mani, piene della stesse macchie, il marito.
“Piero, è lei, la giovane scrittrice…", disse Marisela.
“Sei già stata in bagno?". Ho capito dopo qualche secondo che ce l’aveva con la moglie. Nel frattempo avevo risposto, ma per fortuna lui era distratto e non se n’era accorto.
“Allora, ragazza, come va? D’accordo sulla lettura della Resistenza Italiana che ne danno stamattina i quotidiani italiani? Sai di che si tratta, no? Non dimenticarsi mai della Resistenza! Ce l’hai fatta da sola ad aprire l’armadietto?"
Questa volta stetti zitta.
Mi rendevo conto di trovarmi davanti a due esemplari di tossicodipendenza ben peggiore di me. Ero entusiasta. Mi sentivo un’idiota, ma andava bene. Andava bene così. Erano gente di sinistra. Mi avrebbero insegnato un sacco di cose. Finalmente la sinistra italiana che ha casa sulla Park Avenue, e a Portofino, come a Roma. I vetri erano perfettamente puliti. Si vedevano pure i nidi degli uccelli sugli alberi di fronte.
“Io la Resistenza la adoro!", dissi. Le pupille mi si erano ridotte a due punture di spillo.
“Meno male!" Era ancora lui che parlava, “…perché Marisela, da giovane, con la sua intelligenza e la sua velocità, della resistenza aveva capito l’essenza… pura generosità…organizzazione istituzionale della generosità, ecco…purtroppo poi ha cominciato a stare male, eh, Marisela! Povera Marisela! E’ stata male e non si è più ripresa, e anzi ha stroncato la vita di tutti quanti noi…eh Marisela, ma non è un problema, noi gli vogliamo bene lo stesso!". E dicendo così la spettinò. Pensavo che si trattasse di un leggero dispetto, anche perché lei, fu costretta a togliersi i capelli dalla fronte. Ma non mi sentivo all’altezza di esprimere un giudizio.
Marisela mi guardava. Se mi avessero detto che le era stato praticato un elettrochock, non mi sarei meravigliata, ma avrei pensato che lo sbaglio era sempre stato mio. Io non avevo capito quanto possa essere chic e di gusto, l’elettrochoc.
“…bene! Adesso io vado di là, tu le fai l’intervista, mi raccomando, se vedi che si alza, vieni di là a darmi una voce, o dai la voce alla cameriera che sta in cucina a preparare il caffè…lo vuoi anche tu?"
Ce l’aveva con me. “Oh, sì. Io lo prendo a bottiglioni!"
Mentre Marisela parlava non riuscivo a distogliere lo sguardo dalla stanza e dai suoi innumerevoli ammennicoli. Era tutto così elegante.
“Il problema dell’Italia di oggi è che non ci sono più le operaie" stava dicendo Marisela, “ma quando ci vivevamo noi, erano la cosa più chic che ci si potesse immaginare!" Tossì forte.
Be’, potevo capire che cosa stava cercando di dirmi. Tutte quelle cose che avevo già imparato a Milano. Quanto fosse bello e chic, che esistessero dei poveri. “…avevamo delle cose da dire, noi scrittrici capisci? C’era tutta questa bellezza da descrivere! Non che fossero belle queste operaie, eh? Per carità! Erano orrende, ma la loro vita, quella in cui ci immergevamo, oh, quella sì…"
Che peccato. Molta di quella povertà di cui Marisela parlava era sparita. Lei oltre che di vino buono e pessimo, aveva potuto sfarsi anche di tutta la povertà del dopoguerra in Italia.
Prendevo appunti.
“…lavoravo in un campo di riso…una risaia…ci sono andata a lavorare dopo la mia laurea a Kensignton sur la Mere del Pont. Sai dov’è?"
“No…viaggio poco!"
“Già. Tu vieni dalla Bassa Italia, vero? Però dovreste svegliarvi un po’, laggiù voi, eh?"
Avrei voluto dirle, entusiasta, “Sì, vengo dalla Bassa Italia, ma sono già almeno sette o otto anni che mi sfaccio della stessa materia di cui vi fate voi, e, non ho lavorato in un campo di riso, come una mondina, ma in uno di pomodori sì!" Glielo dissi.
“Anche io ho lavorato in un campo di pomodori!"
“Davvero? Non appartieni allora a quell’orrida piccola borghesia che infesta i nostri giorni… spero non siano gli ultimi per me…sai, mi piace vivere…anche se so che mio marito mi considera più che un peso…" Tosse. Tosse forte.
Avevo paura che mi dicesse, “Una rompicoglioni!" Invece “Certo. Visto che comunque non ho tantissimo da vivere, mi piacerebbe che i nuovi governi si occupassero del fatto di togliermi da torno questa orrenda piccola borghesia che riempie le nostre città, le nostre vacanze le nostre vite...che trovasse il modo di riempire di nuovo le nostre piazza di quella gente bella e buona della mia infanzia…"
“Certo! Io i pomodori…"
“I pomodori! Brava! E dimmi, dimmi, come è stato?". Sembrava improvvisamente eccitata. I suoi occhi con le palpebre scese mi guardavano curiosi.
“Faticoso. Ci si alzava troppo presto…però era bello. Tutto questo rosso! Quando si spiaccicavano, dico..."
“Beh, sì, anche di quella fatica, io parlo nel mio libro. Quei dieci mesi nei campi di riso sono stati una fatica enorme. Ma io ho conosciuto il Capitale…questa povera gente…queste donne…brutte, ma forti! Ti ho detto che è nata la mia prima nipotina? I suoi capelli sono biondi come l’oro! E’ splendida!"
Volevo che mi parlasse ancora di lotta di classe.
“Io ho preso una scatola di biscotti pesante. Una scatola di biscotti di metallo in fronte, anzi, qui, sulla tempia, qualche mese fa, perché sono andata a un’assemblea…"
“Assemblea? Mica avrai a che fare coi terroristi?"
Il marito ci portava il caffè. La cameriera nera dietro di lui, lo guardava. Aveva la crestina come la Mami di Via col Vento. Tutte cose che con i miei pantaloni a zampa sì, ma strascioloni e strappati, ecco, io non avrei mai immaginato.
Il marito aveva fatto cadere il caffè sulla tovaglia. “Porca ma…porca miseria, Adelina, ho troppo caldo!", gridò. E buttando tutto là davanti, si scostò dal tavolo.
Adelina a piccoli passi scomparve verso la cucina.
“Questa donna è un po’ stupida", disse il marito di Marisela.
"Poveretta! Ma è africana! Lasciala in pace!"
La vista fuori dalla finestra era splendida, ma io non vedevo niente. Ero eccitata, e troppo presa da loro. In quella casa avevano un modo così grandioso di trattare la domestica, e che io non avevo mai immaginato. A casa mia certe volte dormivano con noi, quando io ero piccola. Avrei dovuto impararlo, mi dicevo. Era come se vedessi la psilocibina, dopo anni di sniffamenti di colla. Ecco come erano delle persone di sinistra. Avrei dovuto abituarmi.
“…e allora! Leandro ci ha detto che scrivi…"
“Be’ solo qualche intervista…"
“Sai, Marisela è una poveretta, adesso, tu la vedi così".
Marisela si era alzata, e di spalle si stava avviando lentamente verso il bagno. La sua carcassa di vera donna di sinistra mi dava la commozione. L’avrei rincorsa e se non avessi avuto paura di sbatterla per terra, l’avrei abbracciata. Li vedevo che erano sfatti di qualcosa.
Erano chic, eleganti. Per terra c’era un tappeto che Marisela quando tornò dal bagno mi disse che era fatto con le creature che stavano ancora nella pancia della mamma di certe caprette asiatiche. Cioè. Operavano le madri capre per prendere i cuccioli, che poi certe volte morivano perché erano troppo giovani, per farci questi cazzi di tappeti. Lo disse perché ci stava inciampando dentro.
“L’ha portato mia figlia per sottrarlo al contrabbando! Che situazione orribile in certe parti del mondo! La guerre! Ach!", mi disse.
Che stile. Non come quel babbeo di mio padre che pensava solo a guardare la televisione e a cantare le canzoni napoletane. Niente traccia di racchette da tennis, in questa casa e neanche di passioni tipo il calcio, o le gite con la 124. E la passione finta per Gesù. Questi ero sicura, sapevano sì che esisteva Gesù. Ma per loro era come un parente un po’ stupido. Un po’ cafone, e di quelli che alzano troppo la voce, ecco.
Erano fatti bene questi, fatti come piacevano a me. Fatti di testa, voglio dire, con la testa piena di roba senza senso che solo una lunga consuetudine con il non-senso può darti, e io ero così contenta che non sapevo come dire loro una cosa. Volevo essere ridotta al più presto possibile nel loro stesso stato. Vivere finalmente!
“…se tu sapessi la vita che mi ha fatto fare, questa donna! Io l’ho tanto amata, eh? Ma ha distrutto la mia vita! Sono stanco! Non ce la faccio più! "
“Be’, ma è una grande scrittrice!"
“Certo, ed è anche molto buona…solo che ci sono delle persone così pesanti, che nella vita uno a volte si dice, perché è dovuta capitare proprio a me?" Si lisciò il cranio lucido. Marisela stava tornando dal bagno.
Elefantiaca come al solito sprofondò di nuovo sulla sua poltrona al centro della stanza. Il sole le andava addosso, in un modo che la faceva sudare. Nessuno le cambiava la posizione della poltrona.
Anche a me, strafatta come loro, solo con prodotti più scadenti, sembrava normale che lei sudasse così.
“Hai preso lo Xanax? E il Prozac? Il Litium? Mica avevi nascosto qualcosa in bagno, eh, Marisela?"
“Ho preso tutto, ma certo…cosa vuoi che abbia nascosto, che mi avete massacrato?"
“Te la senti di cominciare l’intervista?"
“Sì, certo. Sono solo un po’ stanca…"
Il marito si alzò. Sulla porta mi disse di avvicinarmi. “Io adesso esco dieci minuti. Sono stanco. Altro che, dice lei, è stanca. Non ce la faccio più Ho bisogno d’aria. Mi raccomando vale sempre quello che ho detto prima. Appena si alza vai ad avvisare la domestica. Bisogna tenerla sempre sotto controllo…"
Si avviò verso la porta. Io ero al settimo cielo.
Pubblicato da Angela Scarparo, il giorno e l'ora: 03.07.06 11:54
Interventi
BASTA SCARPARO!
Pubblicato da: carlo - 03.07.06 12:31
carlo, dai e dai qualcuno che parla di me in termini esclamativi!!! :) non solo. dedichi così attenzione a me e basta. di questo ti ringrazio.
Pubblicato da: angela scarparo - 03.07.06 12:41
Il cattolicesimo, teologicamente inteso, è tutt'altra cosa. Ma, a quanto pare, costringere la Scarparo ad affrontare un discorso teologico, è come pretendere di far parlare un pesce.
Se questo vuole essere un tentativo di racconto, come tentativo di racconto fa pena.
Se vuole essere un'invettiva contro il cattolicesimo, invoglia a farsi cattolici.
Se vuole essere qualunque altra cosa, non lo è, comunque.
Pubblicato da: lelik - 03.07.06 14:05
e due (o no?) posto che ci siano droghe decisamente migliori che insultare la scarparo, direi che con "il cattolicesimo, teologicamente inteso è tutt'altra cosa...", ci avviciniamo a una fra una le meglio percorribili. baci tossicomani.
Pubblicato da: angela scarparo - 03.07.06 14:12
e poi, carlo e lelik, perché tutto questo bisogno di dire, 'la scarparo scrive il niente! basta scarparo! questo non è un racconto!'? ve lo chiedo per curiosità sociologica, e a parte gli scherzi. potete rispondere a:
1.difendete (nell'epoca delle non ideologie) l'ideologia della qualità voi?
2.di che cosa vi fate?
3.siete religiosi?
4.appartenete a qualche gruppo o agite da soli?
Pubblicato da: angela scarparo - 03.07.06 14:22
Appartengo al gruppo "c'ho anche provato a farmela stare simpatica, ma l'è troppo dura."
In effetti ho smesso di dedicarti la mia attenzione - di questo tuo intervento ho letto solo la prima riga e non sono andato oltre. Tuttavia, in quanto appartenente alla schiatta dei figli di genitori di destra, non ho potuto trattenere il mio BASTA!
Pubblicato da: carlo - 03.07.06 15:27
Ciò che ti manca ancora, Angela, è il rispetto per gli altri, per coloro che non la pensano come te. Acquisito questo, potresti essere più simpatica, fin quasi quanto la tua cagnetta:-)
Insomma, questo te lo potevi proprio risparmiare: "Una sola cosa vi potrà capitare, peggiore del fatto di avere un genitore di destra. Sarà l’avere un genitore cattolico. Se poi ce l’avete cattolico e di destra siete nella merda."
Sembri, ossia, una cagna che ha la rabbia, e morde dove capita capita.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 03.07.06 15:38
Bart, considerando che la mia era un'autoanalisi, direi che non tengo abbastanza conto delle rabbie altrui e delle altrui perverse maleducazioni. Oltre che delle ignoranze. Sempre altrui :)
Pubblicato da: angela scarparo - 03.07.06 15:48
Di destra o di sinistra la Scarparo qualche problemino lo fa venire fuori, non c'è che dire, come Bart che è fascista o che dice cagna.
Io chiamerei sua moglie cagna istruita, per esempio, tanto ui non voleva offendere nessuno.
Pubblicato da: contracarla - 03.07.06 16:27
Bart un poco di ragione l'ha. Ciò che ti manca è un poco il rispetto per gli altri.
Quanto alla frase che Bart riporta occorrerebbe comunque ricordare l'attacco al bellissimo "Le Ceneri di Angela" (sic) di McCourt: "Ripensando alla mia infanzia, mi chiedo come sono riuscito a sopravvivere. Naturalmente è stata un'infanzia infelice, sennò non ci sarebbe gusto. Ma un'infanzia irlandese è peggio di un'infanzia infelice qualunque e un'infanzia infelice irlandese e cattolica è paggio ancora." Dove si può notare subito quanto l' ironia e non l'astio faccia da padrona.
Inoltre noto che nei commenti ai tuoi pezzi i tuoi sono sempre in soprannumero. Tutta sempre tesa a rispondere, a non lasciare spazi. Evvia: take it easy :-)
Io ho comunque provato a leggerti. Puoi insultare anche me, sei libera in fondo e di sinistra (anche se non so che c'entri) però ti confesso che non ci capito proprio nulla. Mi pare tu ti muova sempre in una sorta di terra di nessuno: reportage? analisi (l'auto è meglio lasciarla in garage è più ecologico)? racconti? articoli, riflessioni? Mah! E che utilizzi questi spazi per farti "salire" sul palco, per farci parlare dei tuoi -problemi? Se non capisco chiedo perdono. Spero mi venga concessa la libertà di esprimere un parere -con cui ci si può sempre pulire... le scarpe. E non scrivere che devo evitare di leggerti -una delle risposte più stupide che si possano sempre dare: innanzitutto perchè lo decido io questo e poi perché questo è il modo che si usa in genere quando si vuole semplicemente togliere di mezzo il confronto.
Pubblicato da: maline - 03.07.06 16:45
Appartengo a nessun gruppo. Non agisco, sono agito. Di che cosa ti fai è una domanda che cantava Lindo ferreti ai tempi dei CCCP (ma Ferretti, uomo di terra e di libro è arrivato a cantare, ultimamente,"so che ci ha liberati l'esercito angloamericano"). Rispondendo, come sopra: non mi faccio, sono fatto da una realtà stupefacente. Sono religioso, precisamente cattolico. Sono di destra (non destra politica ma culturale. Chiederle, Scarparo, di operare dei distinguo a tal riguardo, so che è troppo), antifascista per indole, di fatto e partigiano...
Pubblicato da: lelik - 03.07.06 17:26
@maline se la prendo un po' più easy ti assicuro che evaporo. :) contenta comunque di aver convinto anche te a esserlo un po' di più.
@controcarla. a me essere paragonata a una cagna non dispiace.
Pubblicato da: angela scarparo - 03.07.06 17:30
Angela mi spaventi perchè non riesci nemmeno a concepire l'altro da te... la tua non è ironia ma frustrazione, sterile autoreferenzialità. E fatti una risata ogni tanto, di quelle vere però, non di quelle che vogliono mascherare un senso di inadeguatezza o che nascondono un profondo disprezzo per un altro da te che non arrivi nemmeno a sfiorare. Cavoletti!
w il mondo bidimensionale! :)
Pubblicato da: Baron Von Blubba - 03.07.06 18:48
@contracarla
Il riferimento alla cagna con la rabbia si riferiva al fatto che Angela possiede Milù, una cagnetta che dovrebbe essere diventata un po' una mascotte qui dentro vibrisse, da tutti conosciuta (tranne da te, evidentemente. Non voleva affatto essere un insulto. MI fa piacere che Angela abbia capito il collegamento. In ogni caso, potevo forse scrivere meglio, e quindi mi scuso con Angela e con tutti.
Il tuo invece è un insulto cattivo, e rozzo nei confronti di mia moglie, che in questa questione non c'entra per nulla e dovevi lasciarla fuori!
E per quanto riguarda il fascista che mi hai dato, fascista sarai te! Da come scrivi non puoi essere altrimenti. (E' significativa questa aberrazione della mente per cui si giudica fascisti coloro che non la pensano alla stessa maniera. Si resta bambini, insomma, e ci si ciuccia il dito finché si campa).
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 03.07.06 19:03
... di Monaco... lei è troppo colto e signore per perder tempo in queste stupidaggini a botta-e-risposta. La conosce, no?, il celebre suggerimento di Karl Kraus ad un lettore che si lamentava in una lettera al direttore della 'Fiaccola' delle insulse discussioni alle quali ogni tanto era costretto a scendere per non far vincere sempre l'umana stupidità: "Mi dia retta, caro lettore, non si deve mai discutere con un cretino: la gente potrebbe non notare la differenza".
Pubblicato da: marco v - 03.07.06 21:55
Sento di dovere una solidarietà a Bartolomeo. Trovo anch'io aberrante dare del fascista così, gratuitamente (perchè senza argomenti) e sopratutto coinvolgendo persone che nulla c'entrano. Lo dico poiché "pur" se di sinistra ho sempre trovato disgustoso questo semplificare tutto: bianco e nero; bene e male, o di qua o di là (a volte occorre certo compiere queste scelte, ma allora ci troviamo in una gravità ed il peggio è già avvenuto...)
@ von Blubba
Spero le dimensioni siano sempre più di due :-)
***
In sostanza: mi pare (sic :-)) che il perno di questo blog sia la scrittura. Attraverso essa possiamo fare e dire di tutto su tutto. Ma la scrittura ha delle regole (l'aveva anche quella in libertà dei futuristi ;-)). Con essa possiamo senz'altro anche dare del cretino a qualcuno: decisivo sarà sempre il modo, perchè è questo a chiudere o ad aprire le porte di un confronto -leggero o accanito e pesante che possa divenire.
Pubblicato da: maline - 03.07.06 21:55
... di Monaco... lei è troppo colto e signore per perder tempo in queste stupidaggini a botta-e-risposta. Lo conosce, no?, il celebre suggerimento di Karl Kraus ad un lettore che si lamentava in una lettera al direttore della 'Fiaccola' delle insulse discussioni alle quali ogni tanto era costretto a scendere per non far vincere sempre l'umana stupidità: "Mi dia retta, caro lettore, non si deve mai discutere con un cre..no: la gente potrebbe non notare la differenza".
Pubblicato da: marco v - 03.07.06 21:56
Sono perplesso e un briciolo basito. Lo so che sono gnucco (anche sudaticcio, accaldato e appiccicoso), ma non capisco.
Deve essere il caldo, o la barista cubana. Ah, le bariste cubane che fanno un caffè da schifo, ma portano la mini-mini...
A me questo pezzo, letto oggi in ufficio mentre traccheggiavo fra un climatizzatore e l'altro cercando di non farmi spetasciare da super consulenti e partner vari, armati di tutto punto con super portatili autorigeneranti e penne a sfera in maiolica umanoide, dicevo: a me questo pezzo ha fatto ridere e sorridere.
Non sono cattolico lo ammetto (i preti in fonderia e le suore alla filanda, per par condicio si intende), solo di destra. Cioè quando esco di casa parcheggio quasi sempre a destra. A volte anche a sinistra, ma più frequentemente a destra. Dopo le conto, ma non credo vi interessi.
Dicevo, a me 'sto pezzo ha fatto sorridere, oggi pomeriggio, e anche un poco pensare, stasera.
Non solo il pezzo, anche i pazzi, cioè, scusate, anche i commenti. Le commentate via. Si possono chiamare così?
E questo saltare di palo in fascista, da cagna a cagnetta, da cattolico a destro, poi dritto, seguito da un gancio, al fegato magari, prontamente supportato da un montante al volto; insomma tutto 'sto commentare. Arringhiato. Ringhioso. Gattuso?
Un applauso. Sì, ora mi viene un applauso. Ben meritato e guadagnato. Non un applauso preterintenzionale, che pensavate ad altro, no: uno colposo, con aggravante inclusa e senza rito abbreviato.
Da galera insomma, però quella romana, con i remi, e quello grosso e pelato che mena il tamburo e la frusta a dare il tempo e il primo che si ferma è perduto. Spacciato. Spiaccicato. Tastierato oserei dire.
Ufffff....
Buona serata. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 03.07.06 21:57
Bravo Trespolo. Adesso che hai fatto sfoggio di tutto il tuo repertorio, sei contento? In fonderia manderei te, che ti meni la biga in ufficio (io ci lavoro, in una fonderia).
Pubblicato da: lelik - 03.07.06 23:16
Angela, arrivo un po' in ritardo.Ho letto, ho letto con attenzione. Hai fatto centro dentro e fuori di te. Conosco ambiente e personaggi, e conosco anche quest'aria da Alice nel paese delle meraviglie quando c'è la voglia, il desiderio, di essere di sinistra per necessità "fisiologiche". Poi si ripercorre la propria storia, gli incontri, le passioni e grazie alla saggezza si riguarda tutto come in un film.
Non mi interessa rispondere a certi commenti che probabilmente non tengoo conto dei contesti, della storia e di quanto la storia trafigga le coscienze. Che poi sanguinano per un dolore che é nella realtà di tutti i giorni.
Un bel racconto indignato Angela, e anche la capacità di sapersi mettere in discussione. E ognuno lo fa a modo suo
Baci
Pubblicato da: stefania nardini - 03.07.06 23:17
ho letto il testo e non mi è sembrato offensivo o altro, Angela ha raccontato due fatti sostanzialmente: quello delle suore che terrorizzavano le bambine e quello della scrittrice, gli occhi della ragazzina non colsero lo squallore ma nel descriverlo da adulta quello squallore viene fuori. Dice due verità che possono far male a tutti. Io che ho avuto per maestra una suora mancata ho subito violenza psicologica, anche fisica per la verità capisco cosa vuol dire. Dio mi spiava e mi coglieva in fallo in ogni gesto,Dio era il terrore. Il prete non era da meno. Avevo sette anni, dovevo confessarmi e non sapevo che cosa dire, non avevo rubato, non avevo detto bugie, ero imbarazzata, neanche un peccato da confessare così mi venne in mente che sì uno lo avevo: la domenica prima non ero andata a messa, tutta contenta di avere un peccato da farmi perdonare,lo dissi sollevata e l'arciprete mi diede una sberla con le sue mani pelose, una sberla tanto potente da lasciarmi il disegno della mano sulla faccia. Poi ho incontrato nella mia vita persone che si dicono compagni e nei fatti sono tutt'altro. Angela nel suo post (perlomeno io così l'ho inteso) voleva dire proprio questo: che ci sono persone da una parte e dall'altra che hanno perso il senso, e parlando di se stessa, del Sert e così via, cerca di capire se a sua volta lo ho perso anche lei per strada, visto le dosi accolte nelle sue vene. Ed è in questa ricerca che io lo trovo il suo senso. Certo ha usato un tono brusco, un linguaggio rude ma questo non giustifica i commenti che lo hanno seguito, quello rivolto alla moglie di Bart e a Bart stesso è veramente offensivo e indecente, cattivo senza motivo, violento. Lucia
Pubblicato da: lucia - 03.07.06 23:23
@Lelik, sai com'è, io son molto meno elegante della Angela, pure bresciano, esperto di fonderie, contadinaccio, amante delle risse, poco acculturato, anche un po' stronzo (non sempre però) e ammiratore dei saggi detti antichi.
Quindi scrivi ciò che vuoi, che c'è spazio, molto spazio, tanto spazio: è spaziosissimo qui.
Sul serio. Non mi credi? Fidati; talmente tanto spazio che puoi discutere e interloquire cogl'uni, persino cogl'altri e anche coi cogl'ioni.
O non ci voleva l'apostrofo?
Vabbé, me ne vado a dormire e una medaglia per il fondiario, il fondista, il fuso; insomma, come cavolo si chiama quello che lavora in fonderia?
Buona notte. Trespolo.
PS: non preoccuparti, a me di medagliette ne han date talmente tante che non so più nemmeno dove metterle quindi non preoccuparti, te la cedo senza alcun problema.
Pubblicato da: Trespolo - 03.07.06 23:27
Ma si Lucia, quante o quanti di noi hanno fatto queste esperienze! Ma non se ne parla. Sono come cadaveri nell'armadio da santa inquisizione. Angela ha il suo stile, che personalmente apprezzo perché vero. Poi non lo si puo' condividere, ma la questione è la realtà del contenuto.
Mi dispiace per l'offesa a Bart. Oltre che per le offese ad Angela. Chi lo ha fatto non ha argomenti e non merita risposte.
Pubblicato da: stefania nardini - 03.07.06 23:32
E' ufficiale: la Scarparo è la brutta copia comunista della Fallaci.
Pubblicato da: ppp - 03.07.06 23:51
Bene, bene, una va al cinema torna e ha l'onore di trovare Mc Carthy e Ku Klux Klan riuniti in Gran Consiglio. Buona sera. :) Come va?
(Be', Stefania, Trespolo, Lucia lo sapete no che vi siete messi in un bel guaio? d'ora in poi ogni volta che ho un problema vi chiamo!)
@bart. mi dispiace che abbiano insultato così tua moglie. spero che tu non volessi insultare me, in quel modo. ma credo di aver capito bene, col no.
Pubblicato da: angela scarparo - 04.07.06 00:05
"Il cattolicesimo, teologicamente inteso, è tutt'altra cosa. Ma, a quanto pare, costringere la Scarparo ad affrontare un discorso teologico, è come pretendere di far parlare un pesce.
Se questo vuole essere un tentativo di racconto, come tentativo di racconto fa pena.
Se vuole essere un'invettiva contro il cattolicesimo, invoglia a farsi cattolici.
Se vuole essere qualunque altra cosa, non lo è, comunque."
il cattolicesimo inteso non-teologicamente non esiste e il cattolicesimo teologicamente inteso, ossia l'unico possibile, qui è "inteso" discretamente bene e con umorismo, a quanto leggo.
A margine, posso capire che una "prospettiva morale" differente da quella di Angela renda l'umorismo poco comprensibile (infatti io rido), ma non mi pare di aver letto niente di offensivo (in riferimento ad alcune battute)
Pubblicato da: Ivan - 04.07.06 02:12
@ Angela
Hai capito bene, sì. Lungi da me offenderti. Hai la cagnetta Milù, consigli di prendersi un cane, per forza allora mi si è associata l'immagine del cane: che dovevo scrivere di te, che sei un rinoceronte inferocito?:-)
@ ivan
Mi dispiace, non condivido. L'ironia non riesco a trovarla, quando si accenna al cattolicesimo, ma un forte disprezzo, ribadito più volte. Ora, si può odiare una religione, per carità. Ma ciò non autorizza a prendersi la libertà di insultare (ancora una volta senza ironia, mi pare) coloro che lo praticano: "Una sola cosa vi potrà capitare, peggiore del fatto di avere un genitore di destra. Sarà l’avere un genitore cattolico. Se poi ce l’avete cattolico e di destra siete nella merda."
@ maline.
La frase di McCourt ha un obiettivo diverso - il cattolicesimo - e non esprime rancore verso le persone che lo praticano, come accade nella frase di Angela. Rileggiamo McCourt: "Ripensando alla mia infanzia, mi chiedo come sono riuscito a sopravvivere. Naturalmente è stata un'infanzia infelice, sennò non ci sarebbe gusto. Ma un'infanzia irlandese è peggio di un'infanzia infelice qualunque e un'infanzia infelice irlandese e cattolica è peggio ancora."
Chiuso l'argomento per quanto mi riguarda, devo aggiungere che ho sempre avuto in simpatia Angela, mi sono fatto un'immagine di lei, descritta in più occasioni. Non ho cambiato opinione, anzi il tempo non fa che confermarmela. Ammiro la sua forza di battersi per le sue idee, e mi dispiace delle delusioni che sta provando. Alcune cose per le quali si batte, le condivido: il diritto alla casa, e lo smascheramento dell'inciucio tra i poteri forti (economico e politico, che comunque c'è sempre stato) a prescindere da chi governa. Dimostra di essere una militante di sinistra che non si fa condizionare se al governo della città ci sono uomini della sua parte. Oggi in politica, rispetto al passato, si deve acquisire una indipendenza di giudizio. Una volta, invece, accadeva che si cercava in qualche modo di giustificare le azioni della propria parte. Per quanto mi riguarda ho cercato sempre di essere obiettivo e di usare il cervello. Angela, sta dando l'esempio, di come ci si deve mantenere lucidi quando ci sono delle battaglie da fare, senza guardare in faccia i padroni di turno. Sono battaglie difficili, perché si è quasi sempre soli, e si raccolgono più delusioni che speranze. Gli ultimi post di Angela sono intrisi di delusione e di malinconia. La leggo sempre, perché è il modo in cui posso esprimerle la mia solidarietà. Se qualche volta ci sono battaglie che intraprende e non condivido, non per questo si riduce il mio rispetto per le sue lotte civili. Solo vorrei, che quando scrive non dimenticasse di restare sempre sul piano delle idee ed evitare il disprezzo verso chi non la pensa come lei. Io sono un cattolico praticante, e sono padre (non sono di destra, come qualcuno scrive, non avendo affatto compreso la mia indipendenza di idee) e i miei figli non credo che siano scontenti di me. Ebbene, la frase di Angela mi è parsa un insulto gratuito e poco meditato, che offende tante persone oneste che si sforzano di condurre una vita anche nel rispetto degli altri.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 04.07.06 08:43
@ Bart
Su McCourt: infatti. Il punto è proprio questo, l'eroe del romanzo utilizza l'ironia per mostrare una "situazione" che in qualche modo modella l'imprinting della sua vita -ma cattolico lo rimarrà. Così come le frecciate che tira agli abitanti di Limerick meno avranno a che vedere con la fede che con la loro mentalità. Ma sappiamo bene che l'essere cretini o meno, intelligenti o meno ha poco a che fare con l'aderire a questa o quella fede, a questo o quello schieramento politico. Del resto si sa, (c'e anche scritto) che il regno dei Cieli si cerca, non si trova... ;-)
Pubblicato da: maline - 04.07.06 11:57
Sono d'accordo con Bartolomeo, il fatto che non si pratichi una religione o se ne siano patiti certi effetti non autorizza a farne ingiuria.
Ho avuto un'educazione religiosa di prim'ordine, col tempo ho disertato, eppure provo benigna invidia per chi ha fede. Mia situazione familiare: mo padre era un socialista - a detta sua discendente del Pisacane per parte di madre - mamma era sinceramente devota. Ricordo, quando ero un giovane uomo, come si disperava nel vedermi sconsacrato. Ma come si fa - diceva - a vivere fuori la grazia di Dio? però non mi ha mai imposto nulla, come del resto i gesuiti al liceo. Di lei ho un ricordo dolcissimo, la ricordo mentre recitava il Pater con le braccia aperte e il volto al cielo. Nel presepe che apparecchio a natale c'è un pastorello che prega in quel modo. Quando l'osservo sento un gran bisogno di pace.
Carlo
Pubblicato da: Carlo Capone - 04.07.06 13:50
Be', non c'è che dire. Una buffa situazione. Scommetto che se dicessi, "Mio padre che stronzo!", tutti gli stronzi dei marciapiedi si sentirebbero in diritto di dirmi, nonostante il gran caldo, "Ehi, signora! Ci sta mancando di rispetto! Lei, signora ornitorinca gigante!". Si sa no, che da sempre gli stronzi c'hanno la fissa degli ornitorinchi.
Pubblicato da: angela scarparo - 04.07.06 15:17
Quando si scrive, e specialmente quando si scrive in pubblico (sul web come in un libro o in un giornale), occorre valutare bene le conseguenze che possono avere le nostre parole. Tornando ad Angela, ho imparato a conoscerla e so che spesso è l'irruenza che la domina; se qualcosa non va, si scatena e, come ho già scritto, lancia strali e invettive dove capita capita. Questa volta se l'è presa con i cattolici dei quali, per carità, sono il primo io a vederne i difetti: non per nulla è stato coniato a carico di taluni quel termine così indovinato: baciapile. Del resto, anch'io, quando voglio portare l'esempio di un cattolicesimo mal professato, cito Scalfaro, che mi è sempre parso livoroso e vendicativo, assai poco obiettivo e comprensivo delle ragioni altrui. In questo giudizio su Scalfaro, vedete bene che anch'io non sono un buon cattolico, e per giunta non porgo mai l'altra guancia. Tra i cattolici ci sono difetti assai grandi, dunque, ma non tutti i cattolici sono così.
Ora, supponiamo che quanto ha scritto Angela sui cattolici fosse condiviso da tutti i non cattolici e, prese le redini da qualcuno di una certa notorietà, si levasse una specie di grido di guerra contro i cattolici (badate: faccio solo un esempio del peso che possono avere le parole) non ci sarebbe alcuna differenza tra questo odio e quello portato contro gli ebrei, o, al tempo delle Crociate, contro i musulmani, ed oggi dei musulmani contro gli infedeli dell'Occidente. S'innesterebbe un pericoloso razzismo, finalizzato ad emarginare e ghettizzare i cattolici. Insomma, un dagli all'untore di manzoniana memoria.
Non sono state certo queste le intenzioni di Angela, ne sono più che sicuro, ma le sue parole possono avere anche questo peso terribile.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 04.07.06 15:18
"Non sono state certo queste le intenzioni di Angela, ne sono più che sicuro, ma le sue parole possono avere anche questo peso terribile."
Sono costretta a chiederti, bart, (e non te la prendere) scusa, che ti prendi prima di scrivere questi post?
Pubblicato da: angela scarparo - 04.07.06 15:25
Metto la testa sotto la fontana e poi scrivo...
Tu ogni tanto lo fai? :-)
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 04.07.06 15:39
Angela, *peso* qui sta per *significato*. Mica pensavo di farti montare la testa:-)
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 04.07.06 15:45
Sono una persona di sinistra, con madre padre e fratello di sinistra. Mia madre è anche molto religiosa, io ancora non lo so se lo sono o meno. Però a parte questo, non mi è piaciuto leggere questo post, Angela. Non c'entra nulla appartenere o meno a uno schieramento politico o a una fede piuttosto che un'altra, c'entra il modo di porsi, il rispetto. Ecco, ho sempre avuto un po' di timore verso le persone che puntano il dito, tanto nella vita quanto in quello che leggo. Non è un'accusa a te, Angela, sei libera di mettere per iscritto il tuo pensiero come meglio credi, è solo che vorrei che ti fermassi un attimo a riflettere: perché alcune persone ci sono rimaste male? Tutto qui. La mia paura è che ci sarà sempre astio se non si impara, partendo anche dalle piccole cose, a filtrare i nostri pensieri, mettendoci un po' nei panni degli altri. C'è chi è più debole e fragile, c'è chi può venir ferito se io uso una parola invece di un'altra, ecco, a queste persone, credo, bisognerebbe pensare.
Scusate, e scusa Angela, non è certo mia intenzione fare la maestrina. Ho buttato giù, di getto, quello che ho pensato legggendo il post.
Pubblicato da: criscia - 04.07.06 15:45
@ Bart: "Una sola cosa vi potrà capitare, peggiore del fatto di avere un genitore di destra. Sarà l’avere un genitore cattolico. Se poi ce l’avete cattolico e di destra siete nella merda."
io ho un genitore cattolico (a suo dire) ma non vedo l'offesa, o meglio non la percepisco. La mia idea è che l'offesa non nasca né dalle parole di Angela né dalla mancata condivione di uno sfondo morale comune, ma dal fatto che le convinzioni religiose, a parte i principi morali, implicano un'idea di sacralità (e con essa di "inviolabilità") che si estende automaticamente dal proprio universo all'universo circostante.
In un'ottica laica non mi pare che si possa leggere altro che ironia, sfottò, e in un'ottica laica non c'è nulla che sia esente da sfottò, in linea di principio.
Se nella frase in questione sostituisci "cattolico" con "comunista" io non mi offendo affatto; se ho pregiudizi ti dò del fascista, altrimenti mi limito a pensare che tu non sia comunista ("tu" impersonale).
Poi dici: "Ora, supponiamo che quanto ha scritto Angela sui cattolici fosse condiviso da tutti i non cattolici e, prese le redini da qualcuno di una certa notorietà, si levasse una specie di grido di guerra contro i cattolici (badate: faccio solo un esempio del peso che possono avere le parole) non ci sarebbe alcuna differenza tra questo odio e quello portato contro gli ebrei, o, al tempo delle Crociate, contro i musulmani, ed oggi dei musulmani contro gli infedeli dell'Occidente. S'innesterebbe un pericoloso razzismo,"
E' un argomentazione in stile "pendio scivoloso" (in genere non funzionano granché, le cose nella realtà vanno ben diversamente e dobbiamo fare i conti con la realtà; qui "n" non-cattolici si guardano bene dall'odiare i cattolici, neppure ci pensano, e non credo sia un caso)
Pubblicato da: Ivan - 04.07.06 16:14
Il cattolicesimo non teologicamente inteso è il cattolicesimo inteso con gli strumenti propri della sociologia.
Se quello della Scarparo voleva essere un tentativo di racconto, si può solo giudicare quello che vorrebbe essere un racconto, cioè tentativo di fare letteratura. In questo caso si può solo dare un giudizio estetico, perché i personaggi fatti agire dall'autore niente hanno a che vedere con l'autore. Se questo della Scarparo è un tentativo di racconto, io posso solo dire che è brutto, pessimamente scritto.
Se questo invece è un pezzo in cui la Scarparo tenta di esprimere il proprio pensiero, posso solo dire che la Scarparo è una brutta persona, e che l'esercizio del pensiero non le si addice. Poi, il paragone con gli stronzi non merita nemmeno di essere commentato, tanta è l'inconsistenza.
Pubblicato da: lelik - 04.07.06 16:29
oh, lelik, brutto, brutto, inconsistente, brutto. quante storie. magari anche questo mio pessimo racconto uscendo troverà qualcuno meglio di lui che se lo accatti. e se no, chi se ne frega. sarà servito a far fare i gargarismi a te. e io che l'ho scritto merito comunque un grazie per questo.
Pubblicato da: angela scarparo - 04.07.06 16:41
ah, ivan, scusa, te lo volevo dire già ieri. sai, no che adesso a ogni piccolo problema mi sentirò in diritto di pensare, "e Ivan? che ne pensa ivan?". magari la chiamata, ecco quella, se riesco, te la risparmio. :)
Pubblicato da: angela scarparo - 04.07.06 16:45
grazie!
... e ora vai al mare, scarparo, evvai!
Pubblicato da: mavaialmare - 04.07.06 16:45
@ ivan
Non mi convinci. Sono parole quelle della Scarparo che non hanno un briciolo di ironia, bensì un contenuto razzista. Questo al di là delle vere intenzioni di Angela, che non credo volesse spararla così grossa.
Come faccio io, che prima di scrivere metto la testa sotto la fontana, vorrei che - se non proprio sempre - qualche volta almeno lo facesse anche la nostra pasionaria.
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 04.07.06 16:55
boh, sarà che non sono cattolico, ma io tutta questa offesa non la vedo. Piuttosto mi sembra molto autoironico e spietato con una certa sinistra. La frase in questione, all'interno dell'intero pezzo, non può che riversarsi sulla voce narrante. Non è che qualcuno qui è un po' troppo suscettibile?
Pubblicato da: brekane - 04.07.06 17:07
Bart, vaialmare e lelik sembrano la stessa persona ma con te deficenze diverse. complimenti
Pubblicato da: cc - 04.07.06 17:21
Per me la questione è chiusa. Dovrei ripetermi, sennò, e annoiare quantomeno. Appuntamento al prossimo post di Angela:-)
Bart
Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 04.07.06 17:23
non so, angela, il problema non è quel che dici. è come lo dici. con quella strizzata d'occhio che significa: o pensi anche tu quello che penso io o sei un povero cre...no/a. io tendo a credere che questa non sia una tua intenzione deliberata, però insomma dai tuoi scritti io traggo spesso questa sensazione. sono un po' troppo scopetamente manipolatori. dopo di che, confesso, anche io sono infastidita dal carattere superficiale e piuttosto banale di questo pezzo. va bene il piglio polemista - che ha una sua nobile tradizione - ma ancora non ti è riuscito bene, secondo me. ciao
Pubblicato da: paolab. - 05.07.06 09:57
menomale che non è finita ai rigori, eh ?
Pubblicato da: cletus - 05.07.06 11:23
Ma: io che sono figlio di ben due genitori cattolici (uno dei quali, all'epoca della mia prima educazione, poteva ben essere definito "nettamente di destra"; l'altro era democristiano), e che sono palesemente cattolico e dichiaratamente democristiano (benché oggi essere democristiani sia quasi come essere comunisti), non ho trovato offensivo per me, e per la comunità religiosa alla quale appartengo, questo pezzo di Angela.
Se fossi di sinistra, penso che mi sarei incazzato parecchio. In fondo, l'invettiva iniziale dice: mi sono tolta dalla dipendenza di "essere cattolica" e sono caduta nella dipendenza dall' "essere di sinistra"; se ne deduce che essere questo o essere quello non è una scelta ideologica, non è una presa di posizione eticopolitica, eccetera, ma è solo un modo o un altro modo di soddisfare un bisogno sempre pressante e mai davvero soddisfacibile (una dipendenza, appunto).
Pubblicato da: giuliomozzi - 05.07.06 12:17
neanch'io ho trovato offensivo il pezzo di angela, anzi, ci ho sorriso su parecchio, nella solitudine di questo internet point terrone, pensando ai miei genitori (operaio destrorso cattolico non praticante + casalinga che vota tutti i partiti del mondo cattolica praticante).
Una domanda a Giulio:
che significa "oggi essere democristiani è quasi come essere comunisti"?
stefano
Pubblicato da: stefanomanca - 05.07.06 17:38
Stefano. In campagna elettorale ho sentito un leader della destra dare della "comunista" a Rosy Bindi.
Pubblicato da: giuliomozzi - 05.07.06 18:31
A dire il vero, io trovo fastidiosa la metafora dell'ideologia come tossicodipendenza, forse anche greve.
Fastidiosa per via di quell'ammiccamento che vuole coinvolgere chi legge nell'esperienza eroinomane: per me, sembra dire Angela, che sono una donna di sinistra, l'ideologia è una droga. Per Marisela, donna di sinistra, l'ideologia è pure una droga. Su, non facciamo finta di negarlo, anche per te, lettrice di sinistra, la tua ideologia è una droga. Il drogato evocato dal Sert, poi, non è il cocainomane posh del jet-set, ma l'eroinomane vittima di una droga che non solo ti brucia i neuroni, ma ti scava anche il corpo. E' uno zombie di Romero, non un Robert Downey Jr. brillantemente vacuo. Angela associa così all'ideologia l'immagine di un drogato sovrapposta a quella di un fallito autodistruttivo.
Non che la metafora non abbia una certa efficacia. Voglio dire, un terrorista politico è uno che ha calato acido, uno cui la distorsione psicotropa dell'LSD ha dato l'illusione di onnipotenza. L'ostinata reiterazione appesantisce però l'effetto allegorico. Alla fine sembra quasi di ascoltare la prozia che si lamenta sempre del male alle ossa: per un po' si presta un orecchio simpatetico, poi ci si stufa.
Pubblicato da: Pensieri Oziosi - 06.07.06 13:16
che bel pezzo Angela, hai riaperto con il ditino piaghe di ipocrisia in ricicatrizzazione.
leggendo i commenti che sono seguiti mi viene da pensare all'intoccabilità della sacralità del dogmatismo (più che a quella del dogma del sacro), visto che ogni ideologia ha un tappeto di agnellino da mostrare agli adepti e da nascondere ai più.
daldivano
Pubblicato da: daldivano - 14.07.06 13:52




