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16.07.06
Dopo Carosello - Corpacciòn dermoestetico
[Dopo Carosello ospita un intervento di Daniela Ceglie, copywriter, transcreator* e cittadina del mondo al momento di base a Roma. mm]
* Che non significa operare dei makeover più o meno radicali e trasformare robusti omaccioni in voluttuose fanciulle, ma adattare per la lingua, la cultura e il mercato italiano materiali originariamente redatti in lingua inglese – Daniela
Lo devo dire: gli spot della Corporación Dermoestética sono brutti e irritanti come pochi.
Intanto sarebbe anche ora di finirla con questa ossessione per la perfezione fisica che ci vorrebbe tutte del manichini levigatissimi, sodissime dai talloni sin nelle gengive, depilatissime, sgrassate a mano come si fa con una fetta di crudo di Parma quando si è a dieta (appunto), tutte tarate sullo stesso amount di curve standard.
Curve chiaramente quasi mai naturali: le "bellezze" che sconsideratamente servono da modello sono praticamente dei mucchietti d'ossa chioccolanti con tutte le sporgenze morbide naturali annullate e ricostruite in plastica - praticamente delle Real Dolls.
Già che le ho nominate, pensate che paradosso allucinante: ci sono uomini che comprano a migliaia di dollari bambole che vantano una somiglianza impressionante con le donne reali (reali?), mentre le donne reali fanno la cresta sulla spesa pur di comprarsi a migliaia di dollari una somiglianza fittizia a bambole di plastica.
Tutta questa manutenzione, infatti, con questi tranci di pelle e silicone imbullonati al corpo, alla fine tutto lascia fuorché un risultato dall'aspetto "naturale", quindi già solo per questo gli spot della Corporaciòn dovrebbero essere multati per pubblicità ingannevole, visto che mostrano ragazze (a loro dire passate per il bisturi e/o trattamenti di vario tipo) carine e ben fatte, ma dall'aspetto ancora umano e soprattutto visibilmente già belle "di base".
Che, insomma, se vuoi dimostrarmi quanto strafiga posso diventare con l'aiuto della Corporaciòn, come minimo devi prendermi a testimonial Stefania Nobile e trasformarmela sotto gli occhi in Gisele Bundchen.
Che poi, strafiga fino a un certo punto: personalmente ho già in partenza dei seri dubbi sulle reali possibilità di imbellimento ottenibili con interventi di chirurgia estetica (men che meno con la semplice "dermoestetica"): basta farsi un giro ad esempio su awfulplasticsurgery.com per rabbrividire sui risultati ottenuti da moltissime star.
E se persino loro, con tutti i miliardi che possono investire nel tagliando, sono riuscite a farsi trasformare in ridicole caricature di sé stesse, cosa potremmo mai sperare di ottenere noi con le poche migliaia di euro messe faticosamente da parte nel barattolo dei biscotti?
Cominci a vent'anni a farti liposuggere qui e pompare là e arrivi ai settanta che come minimo hai le palpebre sulla cima del cranio tipo sogliola, le labbra a becco d'anatra e le areole e i capezzoli ridotte a dei patetici chewingum masticati da un tirannosauro.
Già ora si vedono in giro signore agée chiaramente passate più volte a fil di bisturi nel corso degli anni, trasformate in poveri mostricini con le tette gonfie e lucide, il viso teso a tamburo... ma il collo tragicamente in pelle di coccodrillo e le mani da fattucchiera ricoperte di grinze e macchie (due zone, non a caso, su cui ancora nulla possono né la chirurgia né la dermoestetica contro il passare del tempo).
Intravedo un futuro di cadaveri non biodegradabili da smaltire nella campana della plastica, e mi fa sinceramente orrore.
Tornando a bomba, leggo sull'ignobile marchettone uscito su TgCom qualche giorno fa (ma l'Istituto di Autodisciplina che fa, dorme? Dov'è la scritta "pubbliredazionale", sinonimo politically correct di "marchettone" e obbligatoria per le pubblicità mascherate da articoli di giornale?) che in realtà esistono due Corporación (cito paro paro dall'articolo): "Corporación Dermoestética, [che] offre trattamenti di estetica avanzata e distribuisce una linea cosmetica esclusiva; e Corporación Médico-estética, specializzata in trattamenti di medicina estetica ed interventi di chirurgia estetica, cuore dell'attività del Gruppo."
La legge italiana in materia ancora non permette di pubblicizzare interventi chirurgici, perciò gli spot sono in apparenza incentrati sulla più blanda Dermoestetica. Che così, a naso, sembrerebbe niente di diverso da un qualsiasi centro estetico dove farsi fare cerette, pedicure, pulizie del viso e quant'altro (non so bene che se fa in sti posti, dato che non ci sono mai entrata in vita mia).
La pubblicità in onda, però, suggerisce miglioramenti ben più radicali di una semplice ceretta.
Quando lo speaker vagamente spagnoleggiante percorre insieme alla telecamera il corpo di una modella esclamando semiarrapato Che viso! Che seno! Che fianchi! Che gambe! non vorrà mica darmi a bere che tanto ben di dio è stato ottenuto con qualche peeling all'acido ialuronico.
No, è ovvio che sta alludendo a interventi più seri e invasivi, in grado di rimodellare la silhouette non certo a colpi di creme e lozioni.
Complimenti ancora una volta allo IAP che lascia correre.
Stendiamo una pietosa lastra di cemento armato sul doppiaggio a dir poco penoso: quando la strafiga di turno dice "Per se-nn-tt-irrrrrr-ti meglio" a me vien voglia di schiattarle i seni rifatti come fossero le bollicine di quei fogli di plastica da imballaggio.
"Per sentirti meglio", già.
Cioè, prima fanno degli spot mirati a farti sentire un cesso, una che "per sentirsi meglio" ha bisogno di andare a farsi esaminare a tranci come una vacca da fiera e farsi scolpire in punta di bisturi i punti critici, poi hanno il coraggio di affermare che no, loro quelle affette da dismorfofobia le mandano a casa senza tante storie, perché (vedi l'articolo già citato) la scelta di sottoporsi a un intervento di chirurgia estetica deve essere una cosa lunga e ponderata sotto appoggio psicologico, mica un ticchio da farsi saltare in testa così ad minchiam... chessò, ad esempio dopo aver visto uno spot pubblicitario.
Non a caso infatti gran parte della loro clientela è sotto i 50 anni (a partire dai 18, ma accettano pure minorenni purché abbiano il consenso dei genitori...) e cioè formata da ragazze e donne che in teoria non sono ancora entrate -per questioni anagrafiche- in quella stagione della vita in cui effettivamente qualche ritocchino sarebbe giustificabile.
Loro le dismorfofobiche non le fanno nemmeno entrare, nooooo-oooooo.
Dismorfofobia (vedi definizione), ovvero una vera e propria malattia dell'anima innestata sull'errata percezione del proprio corpo da un punto di vista estetico, una malattia su cui sopravvivono e anzi prosperano centinaia di aziende e di marchi e che può arrivare a livelli di follia a dir poco ridicoli, come i trattamenti per schiarire la pelle intorno all'ano. No, non è un'invenzione mia: questo trattamento (che pare sia già molto in voga fra star di vario calibro...) esiste davvero e si chiama anal bleaching. Pazzesco.
Chissà se c'è anche questo nel menù della Corporaciòn.
Meno male che anche in pubblicità forse qualcosa comincia a cambiare, e che in perfetta controtendenza c'è ad esempio la Unilever, che per la linea Dove ha già da qualche anno scelto di scaricare le manichine a favore di donne vere, molto più vicine a ciascuna di noi.
Una furbata, senz'altro, ché il marketing non è mai beneficienza, e non immune da vizi perché (vedi sito) anche qui sotto sotto pompare l'autostima di una donna nonostante le imperfezioni fisiche significa ancora in qualche modo considerare tali imperfezioni (rispetto a quale standard, poi?) un altro da sé con cui imparare a convivere anziché dettagli che ci rendono uniche, ma a mio parere comunque un passo avanti e una strategia da lodare, sperando che stabilisca un precedente e inauguri un nuovo trend più sano di pubblicità più a misura di donna.
Pubblicato da Mauro Mongarli, il giorno e l'ora: 16.07.06 10:23
Interventi
Io pensavo che il doppiaggio fosse fatto apposta, perché lo Spagnolo fa tanto "caliente"!
Comunque, non è l'obiettivo della pubblicità renderti insoddisfatto di quello che hai, per spingerti a comprare quello che non hai?
Credo che qui dobbiamo spingere sull'Istituto di Autodisciplina perché faccia il suo dovere: che cosa si può fare, nel concreto?
Pubblicato da: Rosanna Rota - 16.07.06 12:37
Dico la mia: la pubblicità ha tutti gli obiettivi che uno si può immaginare, quindi anche questo che dici. Quanto allo IAP, sul sito c'è il modulo per presentare un esposto. Vai su iap.it, cerchi nel menù "procedure per le segnalazioni" e leggi, è tutto spiegato chiaramente. Consiglio caldamente, comunque, di leggere anche il Codice di Autodisciplina e l'Archivio delle Decisioni. E' sempre istruttivo.
Pubblicato da: Mauro Mongarli - 16.07.06 13:52
mah. a mio parere si esagera, e molto.
tutte queste lamentele sembrano per dare il via a crociate da esercito della salvezza.
sembra un po' come la storia dei maghi.
se tutti questi donne e uomini suppostamente dismorfofobici e fragili psicologicamente non sono in grado di operare un discernimento tra una fregatura e una cosa seria... perche non vengono interdetti? si dovrebbe interdire il 40 per cento della popolazione, forse.
ci si occupi invece dei malati gravi, di quelle famiglie che hanno un pericoloso malato mentale in casa e non sono supportate da nessuno.
in questo caso, come in molti altri, la si smetta di fare il verso o essere damine tutte protese terribilmente a salvare un prossimo che non è affamato, bombardato, espropriato con la forza, ma è solo un prossimo imbecialle.
un saluto
paola
Pubblicato da: cara polvere - 17.07.06 10:30
cara polvere, con il mio lavoro ho la fortuna di contribuire a combattere i disagi di cui parli. Mantengo il contatto con gli operatori di una rete di associazioni che sostengono in mille modi gli anziani padovani dell'Alta Padovana per cui ho fatto la campagna. Fa impressione vedere come chi dovrebbe star dietro per legami di famiglia a chi soffre, di mente e non solo, sia in grande maggioranza chi definisci un imbecille da interdire con la casa piena di "fregature" televisive.
Un collegamento c'è, quindi: che poi il tutto vada ben al di là di quello che si può fare con una denuncia allo IAP ok, ma che sia esagerato stigmatizzare certi parassiti profittatori senza alcuno scrupolo, no.
Pubblicato da: copydifiducia - 17.07.06 12:13
ascolta. a me quelle della dove urtano non poco. Ti spiego. non sono un immagine neutra, capito? non puoi prenderne atto e basta, così e punto. Pornografica -oltre che profondamente demagogica. Ti fanno l'effetto -non lo so- di uno scherzo di natura, elephant man o roba simile. Non è normale. Voglio dire. Mi sono scoperta stamattina tre peletti incarniti sul ginocchio [lo so, disgustoso: ma è il silkepil, che vuoi fare]: bene, succede, ma si da il caso che io preferisca rimuovere. Scusa. devo andare a scuoiarmi.
Pubblicato da: Lu - 17.07.06 13:34
Anche a me questi spot hanno dato lieve irritazione...http://unpostoperscriverci.splinder.com/post/8393301
Pubblicato da: cidindon - 17.07.06 15:17
Scusa, Lu, non sono sicura di aver capito il tuo commento: potresti farmi un esempio di immagine "neutra"?
Pubblicato da: Daniela Ceglie - 17.07.06 16:29
a me, esterna al mondo pubblicitario, rinfranca sapere che all'interno del settore ci siano correnti di pensiero in conflitto, dialettico e non, per una politica della limitazione del danno, ovvero: questo deodorante dobbiamo venderlo, ma almeno non utilizziamo le solite tecniche proiettive, non proponiamo il solito ideale estraniante, non eccediamo in creazione di bisogni e non spingiamo troppo sul pedale del senso di inadeguatezza e sul timor panico di non poter appartenere a.
io la soluzione la vedo in termini difensivi, dotare i famigerati "imbecilli" di strumenti per intelleggere le pubblicità, per riderne quando sofisticamente stupide, per diffidarne tutte le volte che con un gelato ci vogliono vendere un pompino o, con una macchina destinata alle signore, un orgasmo multiplo.
gli imbecilli sono imbecilli fino a quando ci fa comodo differenziarci da loro.
daldivano
Pubblicato da: daldivano - 17.07.06 17:17
In pubblicità, come dappertutto, ognuno è responsabile dei suoi comportamenti. "signor cliente, questa è una truffa, si prende per il culo la gente facendo lo spot come dice lei. Per non parlare dei danni d'immagine che potrà avere, al prezzo di un incremento delle vendite" "Caro il mio pubblicitario, se non lo fa lei lo farà un suo vicino concorrente, quindi si sappia regolare" C'è chi si alza e se ne va, e chi si adatta. Tutti i pubblicitari conoscono bene entrambe le possibilità. Le "correnti di pensiero in conflitto" nel mondo pubblicitario stanno tutte in queste poche righe, stringi stringi.
Pubblicato da: copydifiducia - 17.07.06 17:33
qualcosa che non provochi nè ribrezzo nè erezioni. questa è un'immagine neutra. gradevole, versatile- sta con tutto. non la metti in discussione. è solo molto carino. tutto quanto di molto carino. Per concludere: i gatti delle pubblicità del resto sono identici ai gatti reali. Negli esseri umani dev'esserci per forza qualcosa che non va.
Pubblicato da: Lu - 17.07.06 22:07
Lu, il problema è che gli esseri umani non sono gatti e che nessuna immagine può essere unanimente percepita come neutra, meno ancora se è l'immagine di un tipo fisico maschile o femminile (tanto per rimanere nell'esempio), perché non esiste uno standard di riferimento reale e universale.
Secondo te è possibile trovare una specie di "comune denominatore", uno spartiacque che stia al centro (come elemento neutro) tra ciò che viene percepito come "bello" e ciò che viene percepito come "brutto"?
Secondo me no, in generale, e ancora meno in pubblicità, soprattutto quando stiamo parlando di campagne (come in questo caso quella di Dove) destinate a più mercati su scala mondiale, ognuno con i propri riferimenti socioculturali e la propria composizione etnica e "biometrica".
Sapevi ad esempio che l'ideale afroamericano di bellezza femminile contempla un sedere che noi europee con l'imprinting della taglia 42 bolleremmo immediatamente come "mongolfiera e/o portaerei"? :-)
Ma anche se, per assurdo, fosse possibile individuare un tipo fisico che la quasi totalità degli esseri umani percepisce come "neutro" secondo la definizione data da te, che senso avrebbe usarlo in pubblicità, visto che quest'ultima ha fra i suoi obiettivi quello di attirare l'attenzione e suscitare desiderio?
Pubblicato da: Daniela Ceglie - 18.07.06 06:49
Vorrei rispondere tangenzialmente anche a Cara Polvere:
il codice di autodisciplina pubblicitaria (ma è una cosa che vale più o meno per tutti i codici) nasce soprattutto per proteggere le categorie umane che non hanno gli strumenti (culturali, intellettuali, ecc) per proteggersi da sole: in primis i minori, ma anche le persone più influenzabili e/o meno accorte, e proprio per questo bisognose di una tutela particolare da messaggi pubblicitari ingannevoli, fraudolenti, lesivi della dignità e delle convinzioni morali, eccetera. Anche perché queste caratteristiche spesso non sono eclatanti e quindi palesemente riscontrabili, ma molto subdole e quindi più dannose e anzi già in partenza mirate proprio a quel target incapace di "discernere tra una fregatura e una cosa seria".
Pubblicato da: Daniela Ceglie - 18.07.06 07:05
Interessante, ma l'effetto secondario di tutto questo limarsi e rappezzarsi potrebbe essere un altro; quello di quando, dopo aver sposato la restaurata di turno ci fai un figlio o una figlia e ti nasce: col nasone, le orecchie a sventola, il mento sporgente, le gambe storte, etc... etc...
Una grande truffa insomma. Strano che gli avvocati non l'abbiano ancora trasformata in un business... :-)
Buona giornata. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 18.07.06 12:40
@copydifiducia:
"In pubblicità, come dappertutto, ognuno è responsabile dei suoi comportamenti." ripeto, come dappertutto... vede copy, l'ignoranza non deve più pagare...
questa sua affermazione divide comunque i furbi dai più furbi e gli "imbecilli dai più "imbecilli" DAPPERTUTTO, e mi da ragione.
poi lei per rendere ancora più pietosa e pregnante la storia mi va a prendere l'esempio dei vecchi padovani derelitti... etc etc
io le potrei portare l'esempio di persone belle, alcune molto belle fisicamente, laureate, benestanti, giovani che si sono fatte rifare il naso quattro volte e che ancora non sono soddisfatte senza essere per questo dismorfofobiche (dico naso ma posso dire seno, liposuzione, etc etc)
ecco. ribadisco che per me quelli sono imbecilli. punto.
vogliono essere "al passo".
li vorrei vedere correre in un campo minato in compagnia di bambini senza gambe e senza braccia che chissà mai nemmeno se vedranno una protesi... altro che chirurgia estetica
precisiamo che la "dismorfofobia" è una rispettabile e gravissima malattia e che non tutti quelli che si rivolgono al chirurgo ne sono ammalati.
@dal divano
"gli imbecilli sono imbecilli fino a quando ci fa comodo differenziarci da loro."
scagli la prima pietra chi non si è mai differenziato... io mi differenzio ma sono pronta anche ad accettare di entrare a fare parte di qualunque categoria d'imbecilli purchè mi si portino le prove che sia davvero un'imbecille appartenenza.
(mai firmato un ordine per 250 volumi dell'inciclopedia "il sesso dei pidocchi, dalla preistoria ai giorni nostri", ad esempio.)
azz.meno male che daldivano ha pontificato con la sua mirabile frase:-)
ps: ad esempio io dico che dopo la pubblicità del gelato si dovrebbe mandere subito quella della crema contro la secchezza vaginale... abbinamento stereolibidoso.
@ a Daniela Ceglie
quello che dici è sconvolgente (allargando il discorso oltre l'oggetto estetico del tuo articolo)
sembra che la metà degli italiani non sia in grado d'intendere e di volere.
ripeto, occorre una scansione porta a porta, o un intervento di assistenza sociale mirato alle persone influenzabili per preservarli
dal farsi del male... o un vigilantes come personal trainer delle volontà fragili.. .mah (ma chi pagherebbe questi ministeri?)
ma. mah. mah.
un saluto
Pubblicato da: cara polvere - 18.07.06 14:48
cara polvere, ti scrivo.
pontificare è bellissimo e dovresti smetterla di fingere di non farlo :-) (è una categoria d'imbecillità, presumo, ma non ho prove, solo qualche sparuto indizio). siamo una grande famiglia, volemose bene!
l'idea delle pubblicità assonanti-dissonanti è carina, sarebbe da sperimentare.
daldivano
Pubblicato da: daldivano - 19.07.06 12:27
@daldivano
"pontificare è bellissimo e dovresti smetterla di fingere di non farlo :-)"
:-) uff. touchè.
Pubblicato da: cara polvere - 19.07.06 14:59
a me sti spot de queste donne spagnole mi fanno arrizzare!
Pubblicato da: rocco scutulè - 20.07.06 20:00
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Pubblicato da: Leland - 26.02.07 02:20
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Pubblicato da: Drake - 26.02.07 02:38
