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02.07.06

La sindrome di Gastone

di Mauro Baldrati

gastone1.jpgQuando io e il vecchio Loris, il mio grande amico del 1970, partimmo in autostop verso Amsterdam, non potevamo immaginare ciò che sarebbe successo. Eravamo non solo amici, ma anche soci: soci nel condividere la scelta culturale di quel periodo, una scelta freak, underground-letteraria, una scelta di rifiuto radicale del Sistema. Io ero kerouchiano, lui ginsberghiano; io ero per una scrittura classica, una scrittura narrativa, lui un surrealista poetico; ci univa l’adorazione per Jimi Hendrix (io poi lo imitavo anche nell’aspetto, e il mio soprannome tra gli amici era proprio Jimi), l’amore per la libertà, per l’apertura delle coscienze.

Quando uscimmo dall’Italia, dopo una settimana (ma facemmo una sosta a Milano per visitare un centro autogestito fondato sul modello degli hipsters americani, i Diggers, o del BIT Information Service inglese) ed entrammo in Svizzera (a quei tempi l’autostop non era un problema, le auto si fermavano per caricare due sbarbatelli con enormi zaini), scattò qualcosa. Iniziammo a beccarci, a colpirci. Noi, i due grandi amici, i due fratelli, non la smettevamo più di scagliarci a vicenda frecciatine velenose. L’accusa più devastante era di essere “sculacciato", cioè di godere di una fortuna sfacciata. “Prova tu a autostoppare va là, sei così sculacciato che qualcuno si ferma di sicuro". E se l’auto si fermava l’accusatore godeva, perché era la conferma che l’altro era davvero un fottuto baciato dalla fortuna. Perché era un’accusa infamante: essere fortunato voleva dire godere dei benefici del Sistema, essere un privilegiato; era una negazione della nostra essenza di ribelli, di eroi epici che rifiutavano il mondo imputridito degli adulti, dei vecchi politicanti signori della guerra, dei padri, dei gendarmi, dei giudici. Insomma, era la negazione del nostro stato di eroi perdenti.

Ci logorammo i nervi per due settimane, fino all’arrivo ad Amsterdam, dove il trionfo psichedelico (che non si era ancora spento, quello forse fu l’ultimo anno in cui migliaia di giovani come noi provenienti da tutto il mondo si davano appuntamento nel Vondel Park) ci liberò finalmente da quell’intossicazione negativa. Dimenticammo l’ossessione dello sculacciato e andammo avanti con le nostre scoperte. E tornammo i due amici-fratelli di sempre.

Questa parola è riemersa con prepotenza dalla mia memoria guardando le partite della Nazionale di calcio. E’ arrivata in semifinale senza avere incontrato una sola delle squadre maggiori, che si sono eliminate tra loro. E la partita contro l'Australia l’ha vinta grazie a un rigore che non c’era, durante l’ultimo minuto di recupero. Ma come si fa a essere così sculacciati? D’altro canto si dice che Lippi, il coach, sia un famoso sculacciato, e quando durante l’ultima, trionfale conferenza stampa, qualcuno gliel’ha fatto notare, lui si è lanciato in una filippica in cui ha negato, tra battute sarcastiche, quest’infamia: lui non è affatto fortunato (“ah sì" ha detto, “abbiamo proprio un bel culo"), perché sono partiti male, con Totti reduce da un infortunio ecc. Quindi, trentasei anni dopo, ha confermato la nostra avversione verso questo imbarazzante status sociale-esistenziale. Guai ad ammettere di avere fortuna, è un insulto. Ma Lippi non sarà stato anche lui un fricchettino, non è che nel 1970 era nel Vondel Park con noi, coi capelli lunghi e lo sguardo meravigliato perso tra i sadhu coi capelli lunghi e la barba che sedevano a gambe incrociate a meditare tra le anitre dei laghetti?

Pubblicato da Mauro Baldrati, il giorno e l'ora: 02.07.06 18:04

Interventi

Baldrus, hai corretto, hai tolto Ucraina e scritto Australia. Quando ho letto l'errore sull'Ucraina nel tuo pezzo mi è tornato in mente il Conrad ucraino che non mi ricordo quale collaboratrice aveva prefigurato in Vibrisse. Lì però, nonostante tutte le dimostrazioni possibili, era rimasto tragicamente ucraino. Anzi, non tragicamente ma in virtù del teorema: finché esisterà una quarta di copertina che dichiara l'ucrainicità di Conrad - scriveva più o meno la collaboratrice - scriverò Conrad ucraino! Mi pareva una fiducia nella parola - della quarta di copertina! - assolutamente commovente. :-)

Pubblicato da: a.b. - 03.07.06 16:07

Andrea, la collaboratrice era la brava Stefania Nardini.

Intervenni nel commento per precisare che lo "Scrittore inglese di nascita polacca" nacque a Berdicev, cittadina passata poi all'Ucraina.

Questo può spiegare il bisticcio della quarta di copertina.

Bart

Pubblicato da: Bartolomeo Di Monaco - 05.07.06 07:26

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