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27.07.06
Cooperative e criminalità
Questo articolo è basato sulla mia esperienza personale come animatore di un centro estivo nella provincia sud di Milano.
Da inizio luglio mi occupo di una classe di bambini dell’asilo, dai tre ai sei anni. Il mio contratto, così come quello di tutti gli altri insegnanti, è a progetto. Ha la durata di quattro settimane e straordinari, infortuni sul lavoro o altri imprevisti non sono inclusi in esso. Questo progetto è gestito da una cooperativa alla quale il comune del mio paese ha dato tutto in mano già tre anni fa.
Fu in quella data che io ed altri insegnanti cominciammo a seguire le classi estive per questa scuola.
Da quel giorno ad oggi, ciò che mi ha fatto continuare la collaborazione è stato il desiderio di terminare un certo lavoro intrapreso con il gruppo di bambini che allora avevano tre anni e che, nella mia classe, era molto numeroso.
Solo due insegnanti del primo anno (me compreso) sono ancora attivi al terzo. I motivi di questo esodo sono di tipo economico ed educativo.
Le cooperative, alla quale il comune lascia l’appalto, hanno come primo interesse quello di monetizzare. Questo, dalla loro ottica, può anche essere normale. Dall’ottica di chi fa un lavoro di questo tipo, l’insegnante, e di chi riceve tale lavoro, l’alunno, no.
Ogni anno, e il mio non è l’unico caso, una cooperativa vince un appalto per gestire una scuola, senza alcun criterio etico e/o morale. Vince l’appalto semplicemente abbattendo i prezzi. La mia cooperativa, quest’anno, ha gareggiato come unica concorrente all’appalto.
In cosa consiste questo abbattimento dei prezzi? Cibo scadente, gite in parchi senza nulla da vedere (e il cui costo è quindi gratuito), semplici prati dove gruppi di ottanta, cento bambini sono costretti a camminare ore sotto al sole in attesa che torni il pullman all’orario prestabilito, spesso luoghi non disinfestati pieni di zanzare. Nessun insegnante tocca il cibo che gli viene dato, i bambini lo fanno per scarsa consapevolezza. Gran parte di ciò che viene distribuito come “menù" è immangiabile. La stessa composizione del “menù" è ridicola (esempio: come primo pizza, come secondo mozzarella e pomodori, come dolce budino al latte). La quantità delle porzioni (e questo forse è un bene) è striminzita (esempio: piatto di spaghetti con dentro tredici spaghetti di numero).
Se un’insegnante protesta, la risposta è: sei libero di andare da un’altra parte (perdendo ovviamente tutti i soldi del contratto a progetto). Ovviamente un’altra parte non esiste perché la cooperativa in questione gestisce gran parte di Milano e, per molti di questi insegnanti, è difficile andare a lavorare più in là.
E, poi, il lavoro dell’insegnante ha anche qualcosa di etico in sé, no? Come faccio ad abbandonare una classe?Con queste costrizioni gli insegnanti, più o meno, vengono mantenuti sul posto.
Ma l’anno dopo non si ripresentano. Viene chiamata gente più giovane senza esperienza. Ci sono casi di bambini sordi o ciechi o artistici: gli vengono affiancati sostegni (se si riescono ad ottenere i sostegni!) che non sanno nemmeno da dove partire e, ogni tot, scappano.
In tre anni il livello di esperienza degli insegnanti è calato sensibilmente e si sono verificati incidenti. Il controllo è diminuito. Alcune classi sono rimaste senza insegnanti.
Anche il materiale con cui lavorare è diventato, a poco a poco, ridicolo.
Classi di ventotto/trenta bambini dispongono per un mese di questo: qualche centinaio di fogli, una quarantina di pennarelli ed un centinaio di pastelli. I pennarelli si scaricano subito, i pastelli sono la metà di un pastello normale. I fogli sono pagine di pubblicità sul cui retro i bambini possono disegnare. Gli insegnanti non hanno penne per compilare i registri e se le devono portare da casa. Come giochi collettivi (e mi viene da ridere solo a scriverlo) vengono dati: due o tre palloni tele (e va bene), due paia di racchette con pallina da tennis (grandissimo gioco collettivo!), dei birilli con le bocce. Ora: gli insegnanti con esperienza riescono ad organizzare dei giochi in giardino (dove la disinfestazione richiesta non è stata effettuata e ci sono nidi d’api), gli altri, quelli chiamati all’ultimo in mancanza di personale, si limitano a guardare questi bambini dispersi che giocano sotto il sole correndo a vuoto, lanciando le racchette, mandando un pallone sull’albero e, immediatamente, annoiandosi.
La gita è il terrore di tutti, la piscina pure perché la cooperativa ha pagato una convenzione secondo la quale i bambini si possono cambiare solo al di fuori delle mura dell’edificio. Con relativo caos. Ora: un bambino non ha lo stesso diritto di un adulto di potersi cambiare e vestire in un suo spogliatoio?
Quando si va “fuori porta" viene dato ai bambini un sacchetto con il cibo: un panino al formaggio ed un panino al prosciutto più una bottiglia d’acqua. I panini, come il resto, sono immangiabili. Noi insegnanti non ce la sentiamo di sforzarli, così portiamo qualche biscotto da casa (trasgredendo alla circolare che ci impone di dare solo cibo fornito dalla scuola). Senza quei biscotti rimarrebbero un giorno intero solo ad acqua.
Coi miei bambini di quest’anno ho fatto un progetto sull’Odissea. Le fotocopie, ovviamente, non venivano fornite dalla scuola. Così la mia collega consumava le cartucce della sua stampante a casa per fare di ogni disegno ventotto copie.
Ha consumato cinque cartucce da ventidue euro, in queste quattro settimane. Le cartucce costano, più o meno, ventidue euro. Fanno centodieci euro.
Il nostro contratto come insegnanti è di duecentoventi euro lorde la settimana. Pulite fanno circa centosettanta euro. Le ore di lavoro settimanali sarebbero quarantadue ma, per riunioni e per motivi contingenti (non lasciare il collega da solo con trenta bambini), si arriva tranquillamente alle cinquanta-cinquantacinque ore (molti di noi, me compreso, non fanno questi centri estivi per soldi ovviamente). Gli straordinari vengono imposti ma non vengono pagati (perché li accettiamo? È tutto spiegato in una clausola sul contratto). Il contratto ci viene consegnato in visione durante il lavoro e ci viene fatta pressione per leggerlo velocemente o non leggerlo affatto (i motivi sono due: 1 – Ci sono i bambini in libertà 2 – Il Capo della Cooperativa ha fretta e deve correre via e quindi “firmatelo senza storie, è tutto a posto, muovetevi"). I pagamenti non sono mai regolari (il Capo della Cooperativa è rimasto bloccato a Sondrio nel traffico per tre giorni).
La Cooperativa impone una festa per l’ultima settimana ma non dà i mezzi. Non fornisce nemmeno i pullman per portare nella nostra scuola i bambini dell’altra a noi affiliata. Così un insegnante per ogni classe deve andare nell’altra scuola e cercare di aiutare i bambini ad attraversare mezza città per arrivare nel luogo della festa.
Pochi genitori protestano. Molti, dispiace dirlo, si accontentano di parcheggiare i bambini nelle scuole. Chi protesta viene ridicolizzato dalla Cooperativa, preso in giro e messo sulla lista nera. L’anno successivo suo figlio, con un cavillo o con un altro, non verrà preso al centro estivo (la scusa del numero eccessivo di iscrizioni è sempre pronta).
Cosa pagano questi bambini (in termini economici)? Ciascuno paga quarantasei euro a settimana. In un mese e per cento bambini fanno diciottomilaquattrocento euro.
Faccio un breve calcolo (è un ipotesi di spesa secondo quanto ho sentito): sei insegnanti pagati complessivamente cinquemila euro circa (lordi), edificio scolastico gratuito, materiale didattico si e no trecento euro (ma sono ottimista), cinquecento-seicento euro spesa pullman, gite gratuite, duemila euro per personale di servizio (due bidelle), duemila euro per coordinatrice, mensa scolastica duemila euro.
Il Comune alleggerisce notevolmente questa spesa con varie sovvenzioni. Credo si tratti di un alleggerimento di almeno duemila/tremila euro.
Avanzerebbero novemilaquattrocento euro per la Cooperativa. Che in tutto questo si è anche scocciata ad ascoltare le nostre richieste-lamentele.
Quando studiavo per laurearmi in Antropologia, mi sono occupato della New York di inizio secolo e del problema del caporalato. Ecco: le cooperative non sono altro che caporalato. Cose antiquate, che dovrebbero essere by-passate perché inutili e stupide. Che poi questa stupidità venga applicata al mondo della scuola, che dovrebbe avere bisogno di principi etici prima ancora che finanziari, è una vera e propria vergogna. Ed è vergognoso ed incivile il sistema che lo permette.
Le cooperative, a Milano, gestiscono anche gran parte dei sostegni e assistenze che vengono in appoggio alle scuole durante il normale anno scolastico.
Questo è ancora più vergognoso.
È piccola realtà, i giornali non ne parlano mai, nessuno si schiera contro questi grandi mostri che hanno la consistenza di fantasmi. È piccola realtà ma è la stessa realtà che, fra un po’ di tempo, sarà grande.
Per chi mi volesse scrivere e comunicare esperienze simili, cliccare qui
Pubblicato da Nicola Manuppelli, il giorno e l'ora: 27.07.06 16:20
Interventi
Non farti cadere le braccia,
corri forte, va più forte che puoi.
Non devi voltare la faccia,
non arrenderti né ora né mai!
Pubblicato da: fm - 27.07.06 16:42
sono una mamma di Milano che ha usufruito di questi centri estivi presso la scuola elementare;
è tutto verissimo;
non mi sono mai sentita così in colpa nei confronti dei miei figli come quando sono stata costretta a lasciarli in queste deprimenti condizioni;
appena è stato possibile ho sostituito questa schifezza con l'oratorio estivo della parrocchia che è pur sempre un cortile di cemento affollato di circa 200 bambini stipati e sudati ma almeno è un ambiente un po' più etico, che uno sia credente o no;
è giusto che la parrocchia fornisca un servizio in sostituzione della scuola pubblica?
poi è finita che dalla quarta in poi i bambini hanno preferito passarsi giugno e luglio davanti alla televisione e alla playstation soli in casa; amen!
Pubblicato da: marica - 27.07.06 17:14
A FM: ciurma, questo silenzio cos'è?
A Marica: io continuo a pensare che il metodo migliore sia una cooperazione genitori-insegnanti per organizzare scuole e centri secondo nuovi principi e by-passando cooperative e tutti quelli che con questo lavoro non hanno nulla a che fare. e questo credo valga per ogni settore lavorativo: rapporti diretti
Nico
Pubblicato da: Nicola Manuppelli - 27.07.06 17:34
Allucinante! Ho due figlie, ora so come comportarmi in futuro. (per ora non ne ho avuto mai bisogno).
Pubblicato da: gianni biondillo - 27.07.06 17:41
Nicola, ci sono i sindacati :-)
di fronte a questa situazione i sindacati nicchiano: le cooperative sono bianche, rosse e alcune senza colore e prendersela con la cooperativa non è cosa buona e nemmeno giusta (secondo loro). qui a brescia si è respirata una nuova aria solo quando è stata spostata sulle cooperative una sindacalista proveniente dal tessile, una dura dicevano, sai, nel tessile le lotte sono toste e invece no, la dura è rimasta ferma al verbo dopo un paio di mesi di apertura alla lotta. nel frattempo le cooperative si consorziano, si organizzano in confcooperative o in legacooperative, queste sovrastrutture danno vita a corsi di formazione per i "dirigenti", forniscono professionalità legali e selezionatori del personale, elargiscono indicazioni quali il non riconoscimento del titolo di studio in termini contrattuali e, quindi, di livello, si pongono come controparte nelle contrattazioni nazionali, gestiscono territorialmente la suddivisione degli appalti. spesso i consorzi hanno anche una funzione "politica", nel senso che curano le relazioni con assessori e consiglieri (sto sgrossando).
la situazione è simile in tutti gli altri ambiti del sociale in cui sia prevista una gara d'appalto: handicap, salute mentale, disagio giovanile, tossicodipendenza, scuole per l'infanzia, nidi, servizi per i senza fissa dimora, comunità per minori e via dicendo.
la novità sembrerebbe costituita dal nuovo piano socio sanitario nazionale che, in teoria, dovrebbe superare la regola dell'appalto; detta così sembra una conquista, in realtà l'ente pubblico darà un buono spesa al cittadino da spendere in servizi accreditati, per essere un servizio accreditato devi avere lo stabile a norma e le professionalità previste dalle clausole di accreditamento: non riesco a immaginarmi lo scenario che ci aspetta, al momento riesco a figurarmi pochi enti privati (soprattutto religiosi, chi, in italia, possiede le strutture nelle quali opera?) con un servizio a singhiozzo, il personale sempre più a "progetto", finiti i soldi finito l'amore...
daldivano
(non ho riletto, scusate gli errori)
Pubblicato da: daldivano - 27.07.06 17:53
Esistono anche appalti non fatti al ribasso (immagino rari), ma con un punteggio che dipende da una serie di fattori di cui il ribasso è solo uno. Voglio dire: da una cooperativa uno non si aspetterebbe queste cose, ma dipende anche da cosa viene chiesto, se è il prezzo bassissimo, l'esito non potrà essere molto diverso. Penso.
In bocca al lupo...
Pubblicato da: Vincenzo Della Mea - 27.07.06 22:06
Un'amministrazione seria non fa una gara basata soltanto sul ribasso, la fa anche sulla base della qualità: progetto esecutivo, esperienza dell'impresa, curricola del personale impiegato. Quindi se capita questo non è soltanto colpa della cooperativa.
Comunque è un articolo che tocca una situazione reale esponendosi, complimenti all'autore.
Pubblicato da: a.b. - 27.07.06 22:43
Tra l'altro devono essere escluse le offerte anomale al ribasso dopo aver chiesto una giustificazione del ribasso all'impresa.
Pubblicato da: a.b. - 27.07.06 22:46
Anni fa la mia fidanzata ha fondato, insieme ad alcuni amici, una piccola cooperativa operante nello stesso settore. A distanza di parecchio tempo, l'ambaradan è ancora in piedi; grazie a lei e ad altre persone degnissime (quasi tutti quelli che ci lavorano ne sono anche soci) che spesso, come Nicola, ci rimettono di tempo e tasca propria per far andare le cose nel migliore dei modi. E ci riescono, arrivando persino a rinunciare a pretendere il dovuto dalle famiglie più in difficoltà, senza per questo chiudere le porte ai loro figli.
So che il discorso in oggetto è ben differente, ma cercavo di dire che forse le cooperative non sono il male assoluto (è chiaro che affidare loro la gestione di un istituto scolastico è affare delicatissimo; in questo senso sono d'accordo, nel cercare altre strade), male peggiore è la logica di mercato alla quale esse sono costrette a sottostare. La mancanza di etica (e di competenze, e di controllo!) fa il resto. Detto questo, la storia è avvilente ed è ammirevole il tuo averla raccontata in questo modo, Nicola. Ti saluto caramente.
Pubblicato da: stark - 28.07.06 02:30
Piccole realtà, Istant Book, Vibrisselibri.
La situazione esposta da Nico come lui stesso scrive è una PICCOLE REALTÀ di cui i giornali non parlano. Di questa come di tante altre piccole realtà. E se VIBRISSELIBRI (la butto lì anche perchè premetto che so quasi nulla del progetto vibrisselibri) fosse uno spazio per "Istant Book" che trattino queste e altre grane sociali? Ho cercato sul DE MAURO il significato di Istant Book: "libro scritto e pubblicato in tempi strettissimi, incentrato su un argomento di grande attualità e risonanza pubblica". Si potrebbe tenere il carattere di ISTANTANEITÀ ma per occuparsi non solo di argomenti che hanno già risonanza pubblica (ES: scoppia lo scandalo calcio quindi ci faccio un libro) ma anche di quelli che aspettano di averla questa risonanza. Certa editoria forse può avere più coraggio di certa carta stampata. L'ho buttata lì. So che il riscontro economico potrebbe mancare ma se non è un libro ma è una COLLANA, ovvero si buttano nella mischia una serie di libri sui piccoli problemi e non solo uno che si perde nel mare, forse qualche effetto editoriale lo si può ottenere.
Pubblicato da: fm - 28.07.06 10:06
A Stark: sono consapevole che esistano cooperative anche del tipo che tu dici. Ciò che io contesto, al di là del fattore etico, è la presunzione di quasi tutte le cooperative che si interpongono fra scuola e insegnante, scuola e alunno per fare un'opera di mediazione. e questo riguarda anche altri campi del lavoro. ho cercato di parlare di caporalato non a sproposito. le cooperative fanno un'opera di "mediazione". credo che esista un articolo del codice civile che vieti questa mediazione e che sia uno dei più antichi diritti conquistati dai lavoratori. quello che mi chiedo è: com'è stato possibile far sì che oggi questo diritto sia perso? non è ancora vietato fare opera di mediazione?
Nico
Pubblicato da: Nicola Manuppelli - 28.07.06 10:43
Scusate, non avevo capito che era un attacco generalizzato alle cooperative in quanto sarebbero "mediatrici": complimenti congelati fino a data da definirsi.
Speravo che l'articolo fosse un'altra cosa.
Consiglio di prendere visione delle norme prima di scrivere.
Pubblicato da: a.b. - 28.07.06 10:53
Ad a.b. No, l'articolo attacca solo una cooperativa. Non è generalizzato e lo specifico. E più che altro fa una questione etica. Il mio precedente commento è una domanda: alcune cooperative fanno questa mediazione (nel bene o nel male, non giudico), non esiste un articolo del codice che lo impedisce?
Ad a.b. chiedo poi di risolvere i miei dubbi (visto che sembra informato):
1 - Cosa prevedono le norme di cui parli?
2 - Se anche tutto fosse previsto dalle norme, perchè mediare? (nel mondo delle scuole spesso c'è già un rapporto diretto insegnanti-scuole eppure io, per poter lavorare nella mia scuola, devo mandare il curriculum alla cooperativa) Perchè gente estranea ad un progetto lavorativo deve poterlo gestire? Non è migliore il rapporto diretto con la scuola, non dev'essere la scuola a gestire mense, edifici scolastici, tipo di istruzione? Ricordo ad a.b. che la scuola ha un certo codice che è anche etico mentre nelle cooperative è facile (non sempre, certo) che il primo obiettivo sia economico.
Sarò all'oscuro di qualcosa ma non capisco il vantaggio, il fascino della mediazione. E perchè questa, anche se oggi possibile, fu un tempo vietata dal codice civile?
Caro a.b. non è una polemica, sono solo domande
altrimenti tu difendi la mediazione, io ti leggo e continuo a non capire perchè lo fai
p.s. comunque l'articolo era la denuncia di un caso e non generalizzava
Nico
Pubblicato da: Nicola Manuppelli - 28.07.06 11:17
Sul discorso della mediazione
che ruolo hanno gli Sportelli Lavoro, gli Adecco, la Compagnia delle Opere?
Pubblicato da: fm - 28.07.06 11:41
Nicola, il tuo articolo fotografa una realtà: e su questa realtà qualcuno (parlo di Magistratura) dovrebbe infilare mani e piedi e capire cosa succede. A me pare una truffa con tutti i sacri crismi; e non solo da parte della Cooperativa, ma anche di chi appalta a queste condizioni!
Poi le Cooperative non sono tutte così, per fortuna, anche se per me 'parlare bene' delle Cooperative è molto difficile. Sicuramente è una forma 'societaria' che deve essere ristrutturata e rivista: così com'è è diventata (tranne lodevoli eccezioni) una via rapida per pagare meno tasse e ottenere TUTTA la flessibilità di questo mondo, passando sulla testa dei lavoratori senza alcun problema.
Buona serata. Trespolo.
Pubblicato da: Trespolo - 28.07.06 17:34
Scusa Nicola dici che ti riferisci a questa esperienza però parli genericamente delle cooperative. Allora diventa un attacco indiscriminato. Che cosa vuol dire mediazione? da come la metti tu è caporalato. Quindi il tuo discorso diventa tutte le cooperative fanno caporalato e vincono le gare con offerte anomale al ribasso. Non dubito che sia accaduto nel tuo caso ma conosco gente che lavora nelle cooperative senza regime di caporalato e queste cooperative non vincono gare facendo ribassi anomali. E ti ripeto che una gara che premia soltanto il ribasso mi sembra una procedura stramba per un'amministrazione, in genere si premia l'offerta "economicamente più vantaggiosa" che è individuata in base a parametri anche qualitativi. Se avviene diversamente occorre denunciare il fatto almeno per una responsabilità politica. Però la denuncia deve essere su fatti circostanziati altrimenti perde valore. Non basta dire "le cooperative..." bisogna dire "la tale amministrazione ha selezionato la tale cooperativa sulla base di criteri incoerenti rispetto all'utilità pubblica che ne deve derivare...". Ai cittadini non piace certo sapere che il tale servizio fa schifo e ci sarebbero sicuramente dei cambiamenti di rotta politici (sempre che l'amministrazione non abbia così pochi soldi da non poter fare diversamente...).
Trespolo ha scoperto la flessibilità (meno male, ultimamente era ossessionato dalla barca di d'alema...): dove non c'è la flessibilità? io la vedo dappertutto, vedo disgraziati dappertutto. Anzi sapete che vi dico: vedo persone che vivono sole con uno stipendio di mille euro al mese con contratto a tempo indeterminato che fanno una fatica bestia e non si possono permettere nemmeno la macchina. Questa è la realtà e a me viene da chiedermi come mai non viene fuori nei lit blog?
Pubblicato da: a.b. - 29.07.06 08:37
Mi fido di Nicola. Però vorrei anche portare la mia esperienza che è stata positiva. Si tratta della cooperativa che gestisce il nido di mia figlia, nell'hinterland di Milano. Personale in gamba, seri programmi pedagogici, materiale didattico di qualità e ambiente accogliente.
Però, a sostegno di Nicola, anche a me sono arrivate delle voci su una situazione disastrosa sul fronte delle cooperative che si occupano dei centri estivi. Credo che i controlli dovrebbero partire dai genitori.
Pubblicato da: Nicolò La Rocca - 29.07.06 09:40
Concordo con Nicolò La Rocca sul fatto che i controlli dovrebbero partire dai genitori. Purtroppo spesso, e non capisco perchè, c'è disinteresse.
Nico
Pubblicato da: Nicola Manuppelli - 29.07.06 13:23




